venerdì 4 maggio 2007

Le Brigate Rosse e la Chiesa

Inediti Br: attaccavano la morale cattolica, non le gerarchie
IL VELINO SERA del 4 maggio del 2007
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 4 mag (Velino) - Quante volte le Brigate Rosse hanno attaccato la Chiesa cattolica e le gerarchie ecclesiastiche? Il tema è tornato d’attualità dopo le assurde minacce rivolte al presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco. Abbiamo provato a verificarlo consultando i documenti delle Br. A fornirci lo spunto per questa ricerca è stata la Kaos edizioni che ha dato alle stampe e distribuirà la prossima settimana il primo volume di Dossier Brigate Rosse (1969-1975), a cura di Lorenzo Ruggiero. Il libro è utile perché consente di risalire e di consultare tutti i documenti di questo gruppo terroristico. Il volume è stato realizzato con grande difficoltà perché molti documenti delle Brigate rosse sono stati ingiustamente occultati dall’Archivio storico del Senato che non ha provveduto a schedarli. Una parte doveva essere pubblicata al termine del lavoro svolto dalla commissione Stragi nel 2001, ma questi preziosi documenti sono sfuggiti alla pubblicazione della biblioteca della Camera e del Senato e poi sono finiti in alcuni scatoloni dell’archivio di Palazzo Madama senza che nessuno si preoccupasse di schedarli. Lo stesso archivio storico del Senato ha posto molte difficoltà per la ricerca dei documenti, sebbene i presidenti dei due rami del Parlamento (all’epoca Luciano Violante e Nicola Mancino) avessero dato l’esplicita autorizzazione alla pubblicazione. Nella sterminata documentazione a disposizione della Kaos emergono solo due riferimenti alla Chiesa cattolica distanti tra loro. Il primo è relativo alla sanguinosa “Campagna di primavera: cattura, processo, esecuzione del presidente della Dc Aldo Moro”. In questo proclama del marzo del 1979 i terroristi scrivevano: “... E allora, questo ‘ardore fanatico in difesa dello Stato’, così rigido e sorprendente, di cui la Dc ha dato pubblico spettacolo, dove attingeva il suo sacro fuoco? La tentazione delle risposte schematiche è sempre molto forte ma siamo convinti che componenti diverse si siano aggrovigliate nelle coscienze degli uomini di potere democristiani. Tra le altre: (...) una volontà a metà tra il conscio e l’inconscio, di liquidare Moro, da parte degli amici, residuo tribale del rito di uccidere il capo, mangiarsi il dio come fanno i cattolici, e diventare così più forti e più potenti (oppure... anche col prendere il suo posto!), un condizionamento ideologico della tradizione cattolica che affida alla provvidenza il compito di risolvere ogni cosa. (...)”. Per trovare un altro riferimento ai cattolici bisogna arrivare alla primavera del 1999, quando fu ucciso il giuslavorista Massimo D’Antona: “(...) Infine, altro aspetto, è l’impossibilità di azzerare la soggettività politica sulla base del criterio della opportunità di introdurre formule di ingegneria istituzionale. È il caso per esempio, del Ppi erede di quella componente della Dc che più di tutte ha rappresentato gli interessi della frazione dominante della borghesia imperialista, in equilibrio tra interessi atlantici ed europei, inquadrando intorno ad essi, componenti sociali quali Cisl, primo tra i sindacati a proporsi in un ruolo neocorporativo e a rinnovarlo con il coinvolgimento dell’associazionismo e della finanza cattolica, componente politica che ha espresso il suo ruolo anche attraverso le massime figure istituzionali”. Nei due documenti sono evidenti gli attacchi alla morale cattolica, ma i termini non toccano mai esponenti delle gerarchie ecclesiastiche. Il “salto di qualità” è arrivato adesso.

(pal) 4 mag 2007 20:31