lunedì 7 maggio 2007

Satira & politica, quando il passato fa "Male"


IL VELINO SERA, di Lanfranco Palazzolo, 7 maggio del 2007
(A sinistra uno dei falsi de "Il Male", il falso arresto di Ugo Tognazzi "accusato" di essere stato il capo delle BR).

Roma, 7 mag (Velino) - In questi giorni la casa editrice Rizzoli ha voluto ricordare i cinque anni terribili della satira italiana riportando alla memoria degli italiani l’avventura de Il Male, il settimanale che fece arrabbiare tutto il mondo politico italiano con le sue vignette feroci. Il volume si intitola Il Male – 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira. Il Male, che fu fondato da Giuseppe Zaccaria nel febbraio del 1978, amava mischiare la realtà con il falso. Questo settimanale resterà nella memoria degli italiani anche grazie ai numerosi falsi delle prime pagine dei quotidiani italiani. L’autore di questo volume è il vignettista Vincino che, con la collaborazione di Franco Giubilei e di Pasquale La Forgia, ci accompagna nella storia della satira di quegli anni. Questo libro è anche la storia di come la satira riesce involontariamente ad anticipare la storia. Tra le prime pagine false de Il Male c’è quella del Bild del 29 febbraio 1980 che anticipa di nove anni la caduta muro di Berlino. Vincino si vanta di questa anticipazione e spiega: “Ma la cosa più bella non è tanto aver anticipato l’unificazione della Germania…No, la cosa più bella è aver intuito quale sarebbe stata l’immagine fotografica che avrebbe rappresentato questo evento: la gente che entra ed esce dalla porta di Brandeburgo! È questo il punto, la magia di quel falso: non si limita a raccontare qualcosa di strambo e improbabile, ma cattura anche l’iconografia, l’immagine che nel 1989 avrebbe rappresentato il tutto”. Vincino definisce questa come una delle “magie” più riuscite de Il Male. Ma il settimanale, che agli inizi aveva una cadenza quindicinale, non fu certo portatore di magie, ma fotografò il disastro della politica italiana di quegli anni. La sua satira si scontrava spesso con il dolore delle tragedie della politica italiana e con la morte dei grandi statisti di allora. Tutti ricordano che i repubblicani acquistarono centinaia di copie de Il Male, per poi bruciarle, dopo che il settimanale aveva titolato sulla morte di Ugo La Malfa paragonandola alla scomparsa di una tartaruga. Nel caso del rapimento Moro, il settimanale fu duro e impietoso riproducendo l’immagine dello statista nelle mani delle Br intento a lavare i piatti o mentre si scusa con gli italiani perché nelle istantanee delle Brigate rosse non indossava abiti Marzotto. Vincino scrive nel libro: “Di quel periodo ricordo la nostra incapacità di accettare il ricatto ipocrita dell’‘O con lo Stato o con le Br’. Sembra che non ci fosse altra scelta, che a nessuno interessasse la vita di quell’uomo”. Nell’edizione successiva al ritrovamento del cadavere di Moro, Il Male pubblica una “distorsione storica” nella quale viene raccontata la liberazione di Moro e l’imbarazzo del mondo politico italiano che si ritrova lo statista Dc di nuovo libero e arrabbiato al punto che rifiuta di incontrare Benigno Zaccagnini che è costretto a entrare in casa Moro vestito da spazzacamino. Il Male criticò duramente anche il Pci e il suo modo di fare politica, attaccato alle poltrone e ai voti. Nel volume c’è un’intervista (falsa) con Giorgio Napolitano che spiega come il Pci riuscì a conquistare i voti dei calvi e degli stempiati dopo il fallimento delle elezioni del 18 aprile del 1948 attraverso il sacrificio dello scalpo del futuro presidente della Repubblica. Ma nel libro c’è spazio anche contro Romano Prodi e i tecnici che portò al ministero dell’Industria nel morente governo Andreotti IV. In una vignetta vengono mostrati i tecnici portati dall’economista al ministero di Via Veneto incapaci di mangiare tanto erano arretrati e retrogradi. Tuttavia, questo libro è una conferma come e quanto la satira oggi si ponga tanti limiti nel ricordo. Nel volume, pubblicato da Rizzoli, mancano espliciti riferimenti alla scoperta delle trame della P2 (maggio 1981), uno scandalo che travolse la stessa Rizzoli. Nel libro manca almeno una vignetta che ci parli di questo aspetto drammatico del compromesso storico raccontato con dovizia di particolari da Gianluigi Da Rold nel Da Ottone alla P2 (SugarCo) dell’aprile del 1982. In questo piccolo saggio venivano spiegati gli intrecci della loggia massonica di Licio Gelli con la politica del compromesso storico. Oggi, rivedendo la storia della satira di quegli anni del Male (1978-1982) riusciamo a capire la drammaticità di quel periodo senza sapere quale fu l’ironia del settimanale sulla P2. Grazie alla Rizzoli, una volta tanto la satira di Vincino si è data un limite ai ricordi.

(Lanfranco Palazzolo) 7 mag 2007 20:03

Le mille giravolte di BHL su Segolene Royal

Il Velino del 7 maggio del 2007

Bernard Henry-Levy e il mito di “Biancaneve-Royal”
di Lanfranco Palazzolo

(A destra BHL con Segolene Royal).

Roma, 7 mag (Velino) - Chissà cosa penseranno i posteri quando andranno a guardare l’edizione di questa mattina del Corriere della Sera per leggere i commenti sulle elezioni presidenziali francesi. Sulla prima pagina del quotidiano di via Solferino campeggia un articolo del filosofo Bernard Henry-Levy. In questo commento al voto delle presidenziali francesi, lo studioso piange della sconfitta di Ségolène Royal. In “Segò sconfitta dalla misoginia”, il filosofo ricorda la campagna delle elezioni per l’Eliseo puntualizzando che “innanzitutto, la Royal è stata demonizzata. Si è parlato molto – e a ragione – del tentativo di demonizzazione di cui è stata vittima il suo avversario politico (Nicolas Sarkozy). Ma molto più insidiosa, e dunque più dannosa, è stata la demonizzazione che l’ha seguita sin dai suoi primi passi. Tacciata d’incompetenza, quando teneva la bocca chiusa; di aggressività quando si esprimeva…”. Ora non vogliamo fare le pulci a Bernard Henry-Levy e al suo tormentato rapporto con il suo maestro Andrè Glucksmann, che ha votato il candidato dell’Ump, Nicolas Sarkozy. Tuttavia, oggi è bene ricordare che se la Royal ha perso è stato perché ci sono stati dei detrattori come BHL che l’anno attaccata sin dal primo momento. Per questa ragione l’articolo di oggi sul Corriere balza agli occhi più di qualsiasi osservazione sulle analisi del voto soprattutto perché manca di autocritica.
Bernard Henry –Levy aveva scritto della Royal quanto segue al momento della sua investitura: “Sorvoliamo sul personaggio stesso di Ségolène Royal, un’insieme instabile di demagogia e carattere, di narcisismo estremo e vera audacia politica; sorvoliamo sull’aspetto Biancaneve e Dame Blanche, Giovanna D’Arco per epoca catodica e immacolata concezione neosocialista; sorvoliamo su quell’aderite al mio tailleur color crema, imprimete su di esso i vostri sogni, lamentele e desideri” (Corriere della Sera del 25 novembre del 2006 – “Il dilemma Segolene”). Concludendo questo stesso articolo BHL annotò: “Attorno a questo royalismo, garantito da una provincia contro Parigi e al cento per cento di tradizione francese, aleggia un profumo di lavoro, famiglia, patria che non promette nulla di buono”. Il 31 gennaio del 2007, Levy torna, sempre sul Corriere, a parla de “le inettitudini di Ségolène Royal” ricordando che la candidata socialista aveva dimenticato il tema dell’Europa nella sua agenda elettorale. E all’inizio di febbraio arriva il fatidico incontro tra i due in un ristorante di Parigi. Bernard Henry-Levy non si è ancora pronunciato sul voto al primo turno. Ma in compenso traccia un impietoso ritratto della candidata socialista e alla fine la paragona quasi a una giraffa: “Un uomo, seduto al tavolo vicino, si è alzato per venire a dire che l’ammirava. Si è alzata anche lei, stranamente commossa, più rosa del rosa del suo tailleur, contenta con il suo lungo bel collo che sembrava allungarsi ancora per la soddisfazione” (Corriere della Sera del 9 febbraio 2007).
Ma poi BHL decide di sostenere la Royal. Perché? Alla fine dello scorso marzo viene arrestato in Brasile il terrorista Cesare Battisti. Il filosofo critica duramente il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy per l’arresto del pregiudicato sottolineando che “la sua polizia ha miracolosamente ritrovato le tracce Cesare Battisti”, alludendo a un presunto miracolo elettorale (vedi il Corriere della Sera del 21 marzo 2007). Poco più di due settimane dopo arriva il sostegno di BHL alla candidata socialista dopo aver contribuito a demolirne l’immagine per mesi. E questa mattina, Henry-Levy ha avuto il coraggio di lodare la candidata socialista per il suo silenzio sul ‘68: “Madame Royal ha resistito a tali discorsi. Fedele alla linea mantenuta, a ragione o torto, dai nostri ultimi due presidenti, ha cercato di arginare questo fiume di odio e di rancore. E anche di questo le sono grato”. E meno male che c’era Biancaneve.

(pal) 7 mag 2007 10:23