martedì 10 luglio 2007

Ciak, le Br rapiscono Cossiga.....

"Italia ultimo atto?", trent'anni fa il film che fotografò le Br
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino, 10 luglio 2007
(a destra la locandina del film)

Roma, 10 lug (Velino) - Trent’anni fa, nel luglio 1977, arrivava nelle sale cinematografiche Italia ultimo atto? (L’attentato) l’unico film che in quegli anni tentava di analizzare il fenomeno delle Br mentre il terrorismo rosso stava progettando l’assalto al cuore dello Stato. A farlo arrivare nelle sale ci pensò un giovane regista della sinistra indipendente, Massimo Pirri, stufo di vedere sugli schermi film di commissari vendicativi, di cittadini che si ribellano e di polizie che si incazzano. Il soggetto del film prendeva lo spunto da “l’operazione Pettirosso”, una manovra scoperta dal Sid che riteneva come tra il 1970 e il 1974, c’era chi preparava nel nostro paese un golpe. Nel piano era prevista l’uccisione del ministro dell’Interno. La trama di Italia ultimo atto? viene raccontata così dal Morandini: “Condensata nel giro di un giorno, è la cronaca di un attentato che tre terroristi di sinistra (Luc Merenda, operaio; Marcella Michelangeli, ricca borghese; Andrea Franchetti, pregiudicato) compiono a Roma contro il ministro degli Interni, uccidendolo insieme a molti del suo seguito. Uno dei tre muore; gli altri due si ammazzano tra loro. Vittoriosa controffensiva della reazione e dei suoi carri armati”. Il film, ambientato quasi profeticamente nel marzo del 1977, lo steso mese in cui un anno dopo fu consumato il rapimento di Aldo Moro, fu immediatamente stroncato dalla critica e addirittura vietato ai minori di 18 anni. Eppure questo film è stato ampiamente rivalutato dalla recente saggistica in due volumi: Schermi di piombo (Il terrorismo e il cinema italiano), scritto da Christian Uva (Rubbettino), uscito nel marzo del 2007 e da Italia odia di Roberto Curti (Lindau). E pensare che fino all’uscita nelle sale di Italia ultimo atto? le Br avevano fatto solo alcune “comparsate” nel cinema italiano come era accaduto nei Gabbiani volano basso di Giorgio Cristallini, dove un facoltoso industriale si sentiva minacciato dalle Brigate rosse.
Di questo film, realizzato da una cooperativa, è quasi impossibile trovare la videocassetta o il dvd che comunque vengono rivenduti a prezzi proibitivi. Se E-bay, il vhs è messo in vendita a 38 euro. È curioso che nel cinema italiano impegnato di quegli anni sia stato fatto solo questo tentativo per analizzare il fenomeno delle Brigate rosse. E pensare che Pirri aveva identificato benissimo il dualismo all’interno dell’organizzazione terroristica caratterizzando in due dei brigatisti del commando che deve uccidere il ministro dell’Interno la figura del moderato (simile alla figura di Renato Curcio) e quella dell’estremista in cerca di sangue (Mario Moretti). E aveva individuato bene l’obiettivo dei terroristi nel ministro dell’Interno, carica allora ricoperta da Francesco Cossiga. E tutto questo ancora prima che le Br preparassero la risoluzione strategica del novembre del 1977 che prevedeva l’attacco alla Dc. Ma Pirri riesce nel suo lavoro “profetico” nonostante tutto. Su Il Messaggero del 4 settembre del 1977 viene spiegato che “per realizzare il film il regista, che si definisce un ‘indipendente di sinistra’, racconta di aver avuto contatti frequenti con autentici rivoluzionari e teorici dell’attentato, aggiunge di aver ricevuto minacce e telefonate minatorie, ma assicura di non essersi spaventato per niente: ‘È ora di finirla con i film intimisti o solo psicologici. Il cinema oggi deve riferirsi alla realtà, alla situazione reale delle cose, l’unica in grado di offrire spunti per il cinema’”.
Nella sua stroncatura sul Corriere della Sera del 7 maggio del 1978 Giovanni Grazzini è costretto ad ammettere sul regista di Italia ultimo atto? che: “La sua descrizione del retroterra sociologico dei tre terroristi è superficiale, ma la rappresentazione dei loro comportamenti, nati dal sonno della ragione, è abbastanza persuasiva: non è difficile credere che molti personaggi venuti alla ribalta della cronaca nera, ai quali il film spesso allude senza farne il nome, abbiano i loro connotati isterici, vivano nel reciproco sospetto e siano portati ad autodistruggersi”. Peccato che nella realtà delle cose i terroristi, soprattutto i pentiti, abbiamo dimostrato il contrario. Comunque l’elogio per il film da parte di Grazzini si limitava a questo aspetto. Avrebbe scritto ben peggio Tullio Kezich sul Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, (Oscar Mondadori): “Nonostante il continuo ricorso al monologo interiore, le motivazioni del terzetto restano poco chiare; come del resto sfumano nel generico i connotati della loro organizzazione, gli eventuali collegamenti internazionali e il reale disegno della politica eversiva. Fin dal titolo il film si allinea alle più pessimistiche visioni della situazione attuale e non dovrebbe dispiacere al senatore Saragat, che accanto al cadavere di Moro vide quello della Prima Repubblica”. Strano che i critici abbiano attaccato Pirri senza porsi l’interrogativo sul perché il cinema italiano non abbia fatto film sulle Br. Il risultato paradossale è che oggi la critica arriva a elogiare il film di Pirri come un piccolo gioiello. Christian Uva scrive sul recente Schermi di piombo: “In più di un punto Pirri si dimostra attento a una fedeltà alla realtà che sfiora la profezia. Da questo punto di vista risulta curioso l’aneddoto del regista a proposito di un orologio che, in una scena, riportava la data del giorno in cui, da lì a un anno avrebbe avuto luogo l’attentato ad Aldo Moro e alla sua scorta…”.
Eppure, i registi di allora erano motivati politicamente. Elio Petri disse in quegli anni: “Per me il nemico della classe operaia in questo momento non è Fanfani, ma Moro” (l’Espresso del 16 giugno del 1976). Gianpaolo Pansa fu molto più crudo, rivolgendosi ad Adolfo Sarti (Dc) che non era pensabile fare un film di denuncia contro la sinistra: “Voi non riuscirete a fare un film feroce verso la sinistra neanche quando la sinistra sarà al potere. Non ne avrete le capacità” (l’Espresso citato). Il problema che si poneva la sinistra allora era quello di essere in grado di dire “la verità”. Alla fine degli anni ‘60 Dacia Maraini disse: “Gli intellettuali (guarda caso sempre di sinistra) sono gli unici (guarda caso sempre di sinistra) a dire la verità” (Paese sera del 7 maggio del 1969). Ed ecco che nel maggio del 1978 spunta un intellettuale di sinistra che ricorda, “a coloro che dicono sempre la verità”, che il cinema italiano scappa di fronte al terrorismo. È Pierre Billard che sulle pagine de Le Point del maggio del 1978 a scrivere questo articolo di denuncia: “Questi gruppuscoli terroristici quando i nostri cineasti italiani li hanno messi sotto accusa? Mai. Quali film hanno dedicato al reclutamento, alla preparazione, all’organizzazione di questi fanatici criminali? Nessuno”. Billard definisce questa come una “singolare mancanza, straordinario silenzio, da parte di artisti così lucidi, così realistici, così coraggiosi”. La risposta dei registi italiani è negativa e quasi snobistica di fronte a questo attacco. Francesco Rosi gli risponde: “Vorrebbe che in quattro e quattr’otto si imbastisse un bel film sul sequestro Moro da mandare magari al prossimo festival di Cannes per il piacere di recensori come lui”.
La realtà è che i cineasti italiani non volevano confrontarsi e il sistema di produzione cinematografia di allora lo impediva. Basta prendere esempio da Ugo Pirro, lo sceneggiatore di Un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che propose un soggetto di un terrorista nichilista che arriva a Roma con l’obiettivo di uccidere il Papa (Titolo provvisorio: Crimini oscuri nell’estremo occidente). Se fosse andato in porto il progetto, sarebbe stata realizzata un’altra opera che avrebbe anticipato un fatto come l’attentato in piazza San Pietro del maggio del 1981. Ma allora il progetto fu bocciato perché non bisognava occuparsi di nulla che fosse pericoloso. La conferma viene anche da un altro regista di allora come Damiano Damiani che rivela a l’Espresso del 14 maggio 1978: “Perchè non faccio un film sulle Br? Ma perché per esempio le condizioni attuali della produzione cinematografica in Italia non me lo consentirebbero”. E allora oggi non ci resta che ringraziare Massimo Pirri che allora ebbe il coraggio di fare, nonostante le minacce ricevute, quello che lo “star system italo marxista” non fu in grado di fare perché aveva paura.

(pal) 10 lug 2007 16:01