mercoledì 11 luglio 2007

Nuovi miti yugoslavi: Jovanka è alla fame

Nuovi miti / Mentre infuria la Titomania, Jovanka fa quasi la fame --IL VELINO CULTURA--11 luglio 2007
di Lanfranco Palazzolo


Roma - Quanto è “bello” il Tito style. Il dittatore jugoslavo continua a far discutere al di la dei suoi demeriti politici. Ne ha scritto il Corriere della Sera che ha recensito il libro Tito’s cookbook (Laguna) di Anja Drulovic, uscito nel 2005. Nel suo articolo dal titolo Nostalgia di Tito, Francesco Battistini - che sostiene la recente uscita del Tito’s cookbook nelle librerie di Belgrado e di Zagabria - descrive i fasti del compagno Josip Broz “Tito”. Il volume della Drulovic è pieno di aneddoti curiosi sulla bella vita “culinaria” di Tito. Il Corriere scrive: “In Jugoslavia ci fu un comunista con stile che i re volevano alla loro tavola e le attrici di Hollywood andavano ad incontrare. Uno che si permetteva di ospitare la Royal Family britannica nelle campagne di Leskovac e accendere la carbonella del barbecue, o invitare Sophia Loren a Brioni (1974) perché gli cucinasse gli spaghetti al pomodoro”. Al di là delle annotazioni del Corriere su Tito, negli ultimi anni la figura superficiale di questo dittatore è stata utilizzata molto come immagine da vendere. È nato addirittura un sito internet (Tito’s homepage) nel quale vengono magnificati i fasti del regime titino con materiale inedito e testimonianze dei suoi 35 anni di potere. Quello che per noi italiani è apparso come un dittatore odioso, come il massacratore di Goli otok, il mandante delle stragi nelle foibe, oggi è un oggetto prezioso da vendere al mercato. Secondo il Venerdì di Repubblica, “la Jugo-nostalgia è diffusa in tutte e sei le Repubbliche. Dappertutto, sui muri dei villaggi, si legge ‘il vecchio era meglio’, oppure, ‘torna tutto è perdonato’. A Lubiana il bar ‘Tito’ è diventato il punto di riferimento tra i giovani socialisti. A Novi Sad, un ricco assicuratore ha salvato dalla fusione i busti di bronzo celebrativi, e lavora per preparare un futuro museo. Nell’isola croata di Brioni, dove il maresciallo trascorreva le vacanze, le t-shirt con le immagini del capo di Stato da giovane sono tra le più richieste” (19 settembre del 2003). Un anno dopo, Pietro Veronese di Repubblica spiega ai lettori del quotidiano che nella “Tito renaissance c’è un duplice paradosso. Il primo è che non ha nulla di politico. La nostalgia di Tito non significa affatto un rimpianto dalla Jugoslavia socialista, del vecchio statalismo, della stella rossa sulla bandiera e ancora meno del partito unico (…). Dietro la rinnovata simpatia per il padre fondatore non stanno annidati vecchi comunisti in cerca di rivincita” (15 luglio 2004). A questo punto gli eredi del dittatore non potevano stare fermi. Joska Tito, nipote del dittatore, nel 2006 ha avuto la brillante idea di registrare il volto e il nome di Tito per lo sfruttamento dell’immagine dell’illustre nonno: “Negli ultimi anni”, spiega Joska, “ho potuto constatare un’invasione di oggetti marchiati con l’immagine di mio nonno, dalle t-shirt, ai cappelli, alle tazze per il tè, a certi cd pirata, il tutto spacciato a turisti o connazionali da bancarelle e negozi senza alcun limite. Adesso è venuto il momento di dire basta” (La Stampa del 6 agosto del 2006). Accanto a questi fasti nostalgici abbiamo assistito alle miserie dell’ultima moglie di Tito, Jovanka, che vive in una casa fatiscente a Belgrado. Ironia delle sorte, mentre oggi tutti si arricchiscono con il commercio di Tito, la persona che gli era accanto è rimasta vittima di una “legge varata poco dopo i funerali solenni del consorte, in base alla quale tutto quanto appartenuto a Tito spetta allo Stato” (Corriere della sera del 27 febbraio del 2006). E così, mentre il mito di Tito continua a rendere tanti dinari, la sua vedova non riesce nemmeno a pagarsi le spese del tetto da dove continua a entrare acqua nei giorni di pioggia. (pal)