sabato 21 luglio 2007

Goria, l'uomo che sapeva leggere il bilancio dello Stato

Quando Cossiga offrì a Goria l'abito adatto per il Colle
IL VELINO CULTURA, 21 luglio 2007

di Lanfranco Palazzolo
(A destra Goria durante il dibattito sulla fiducia al suo Governo)

Roma - Venti anni fa, il 28 luglio 1987, entrava in carica il governo guidato da Giovanni Goria, che così diventava il più giovane presidente del Consiglio della storia repubblicana. Il nuovo premier aveva 43 anni ed era ritenuto un politico in grado di poter gestire un momento molto difficile per il paese. Uno dei pregi riconosciuti a Goria era quello di essere dotato di grande comunicativa e serenità anche nei momenti più difficili. Lo testimonia la vicenda del “Venerdì nero” della lira quando, nel luglio del 1985, il dollaro balzò da 1.870 a 2.200 lire e lui, all’epoca ministro del Tesoro, insieme al governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, offrirono le dimissioni al presidente del Consiglio Bettino Craxi. Eppure, a dispetto di quella serenità, il suo mandato da premier fu tra i più tormentati della nostra storia recente. A dispetto dell’immagine che gli venne affibbiata da Forattini nei mesi di governo, quando veniva dipinto come un uomo senza volto con la barba intorno, quasi a sottolineare che a palazzo Chigi ci fosse un uomo senza personalità, Goria riuscì ad affrontare difficoltà su cui altri sarebbero caduti prima. Francesco Cossiga ricorda Goria come “giovane segretario della Dc ad Asti” all’epoca in cui era ministro dell’Interno. Giovanni Marcora lo segnalò al futuro presidente della Repubblica: “Dalle parti di Asti c’è un giovane molto promettente, fai una scappata in città e cerca di arruolarlo”. Nel 1976 era già sui banchi del gruppo parlamentare democristiano e nel 1982 assunse l’incarico di ministro del Tesoro nel quinto governo Fanfani. Goria aveva una qualità che forse molti esponenti politici hanno perso: sapeva leggere con intelligenza e capacità il bilancio dello Stato. Come ricorda Bruno Tabacci, la “colpa” di Goria fu senza dubbio quella “di essere capace di parlare alla gente, di bucare il video, ma senza darsi le arie da superuomo”. Dopo le elezioni politiche del 1987, il segretario della Democrazia cristiana Ciriaco De Mita avrebbe voluto assumere la guida del governo per attuare il patto di alternanza tra Dc e Psi, ma in quella fase non si riuscirono a creare le condizioni politiche per una svolta. Bettino Craxi non ne voleva proprio sapere di De Mita a palazzo Chigi. Il leader della Dc ripiegò allora su Goria, convinto che quel giovane preparato ed intelligente non avrebbe retto a lungo. Quando il 13 luglio del 1987 Cossiga lo convocò al Quirinale per affidargli l’incarico, Goria era talmente impreparato alla chiamata da non avere neppure l’abito adatto per salire al Colle. Appena Cossiga seppe di questo problema disse al segretario generale del Quirinale che avrebbe provveduto lui a pagare il vestito al giovane presidente del Consiglio. Il suo esordio al Senato non fu meno brillante grazie alla performance del missino Romano Misserville che lo interruppe immediatamente esibendosi in aula con una maschera a gas. Nonostante la simpatia della stampa e il tentativo apparente della Dc di darsi un nuovo volto, il cammino di Goria si presentò pieno di difficoltà. I franchi tiratori della sinistra Dc e il Pci erano in agguato. Avere come punto di riferimento la “Base”, la corrente moderata della Dc, fu il suo limite perché gli impedì di tessere le trame in cui erano abili Craxi e De Mita. Con il governo massacrato dai franchi tiratori democristiani, Goria annunciò in aula che avrebbe rassegnato al capo dello Stato le dimissioni. Ad applaudirlo, in quell’occasione, non furono gli uomini della Dc, ma i parlamentari del Psdi, del Pri, del Psi e del Pli, quasi a sottolineare l’abbandono in cui lo aveva lasciato il suo partito. Ma per Goria ci sarebbe stata una rivincita nel 1989, alle elezioni europee. Se ne accorsero Mino Martinazzoli e Roberto Formigoni che in quella tornata elettorale furono superati dal giovane enfant prodige della Dc che raccolse quasi 700 mila voti di preferenza. Tra i più grandi limiti di De Mita va annoverato il fatto di non aver compreso le qualità di Goria e, più in generale, delle nuove leve della Balena bianca. Il politico di Nusco avrebbe pagato questo suo limite dimostrando di non essere in grado di fare meglio di Goria una volta che prese il suo posto a palazzo Chigi. (pal)