lunedì 8 ottobre 2007

Le rumorose bataglie del comandante Mark

Corriere della Sera, pagina 30
8 ottobredel 2007
di Carlo Vulpio
Recensione di "A sinistra del Pci"
Quando Grillo si chiamava Pannella era il 1976. E infatti, Pannella Giacinto detto Marco, eletto deputato con il Partito radicale, apostrofava così i colleghi della Camera: «Cosa saremmo noi radicali, antiparlamentari, perché chiediamo al Parlamento di attuare la Costituzione? Antiparlamentari siete voi!».
Qualcuno può dire in coscienza che l’invettiva del «comandante Mark» contro «il regime Dc-Pci-Psdi-Pri-Psi-Pli» (sembra il leit motiv di una famosa canzone di Rino Gaetano di qualche anno dopo, ma è pura prosa pannelliana) sia tanto diversa da quella lanciata l’8 settembre scorso da Beppe Grillo («Noi l’antipolitica? L’antipolitica siete voi»)? Difficile.
E su destra e sinistra? Se poco poco non le si considera categorie dello spirito e si osa chiedere pragmaticamente conto del loro contenuto, ecco scattare gli stessi anatemi di «qualunquismo» e «sfascismo». Sembra una malattia recidiva. Accade a Beppe Grillo oggi, ma era già successo a Pannella trent’anni fa. Con alcune aggravanti. Primo, Pannella (e Mellini, Spadaccia, Faccio, Aglietta, Bonino) faceva parte di un gruppo parlamentare di 18 deputati e 3 senatori, che arrivò a raccogliere un milione e trecentomila voti. Secondo, Pannella meritava, alla luce degli avvenimenti di questo trentennio, più d’essere ascoltato allora che non sentirsi dare ragione oggi. Terzo, le critiche più feroci a Pannella vennero (come a Grillo) soprattutto da sinistra.
Le ragioni di questa sorta di psicotica «coazione a ripetere» si capiscono meglio leggendo la raccolta ragionata, curata da Lanfranco Palazzolo, dei discorsi parlamentari del leader radicale nel triennio 1976-79 (Marco Pannella. A sinistra del Pci, Kaos edizioni, pp. 516, € 23). Pannella aveva già chiarito cosa intendesse dire per «stare a sinistra del Pci» prima che i radicali entrassero in Parlamento. Lo aveva fatto in un’intervista a Pierpaolo Pasolini pubblicata da il Mondo nel 1974.
«In fondo un libertario di oggi, pur restando sostanzialmente fedele alla destra storica - disse Pannella -, si colloca politicamente alla sinistra del Pci». E così fece, quando nel ‘76 i radicali entrarono per la prima volta in parlamento e cercarono di occupare i banchi alla sinistra del Pci. La reazione dei comunisti fu durissima. «Dalla Resistenza in poi - scrive Giorgio Galli nell’introduzione - il Pci era sempre stato impegnato a impedire che si formassero competitori alla sua sinistra». Figuriamoci un competitore come il Partito radicale, che Si proponeva come «una presenza originale, sincretica, le cui posizioni spaziavano dal liberalismo al socialismo libertario», e che del Pci contestò, da subito, il «consociativismo» con la Dc, il suo sistematico venir meno al ruolo che in ogni democrazia che si rispetti devono svolgere le forze di opposizione. Altrimenti, diceva Pannella, allora accusato di fare spettacolo dai politici «seri» non meno di quanto oggi lo showman Grillo venga «accusato» di far politica, la democrazia diventa una finzione e trasmuta in partitocrazia e quindi in regime. Ecco allora Pannella invocare «un antagonismo serio, onesto, appassionato, invece di questa commedia degli inchini, delle riverenze e dei riconoscimenti reciproci». Ecco le sue accuse allo «Stato fuorilegge», che avalla «le stragi di legalità, senza pudore» e ignora le lezioni di Ernesto Rossi «contro questo Stato corporativo e contro questo capitalismo privato e di Stato». E poi il concordato fra lo Stato e la Chiesa cattolica, i diritti civili, il divorzio, l’aborto e le leggi di polizia, l’esportazione illecita di capitali e la giungla retributiva. «Pannella è forse il solo politico italiano di lungo corso che oggi possa rileggersi senza imbarazzi - scrive ancora Galli -, forse il solo che non sia costretto a rimuovere il proprio passato, una pratica nella quale è impegnatissima l’intera classe politica della cosiddetta Seconda Repubblica».
Forse è anche per questo che Pannella, nel nascente Partito democratico, non ce lo vogliono. E che non ce lo vogliano soprattutto gli ex pci, alla cui sinistra Pannella osò pensare di potersi collocare.