giovedì 11 ottobre 2007

Veltroni e l'indulto

Veltroneide /1. L’indulto, critica senza autocritica
IL VELINO CULTURA, 11 ottobre del 2007
di Lanfranco Palazzolo


Roma - Il leader in pectore del Pd attacca l’indulto: “Ho visto le conseguenze nella mia città, a Roma, e non sono state positive”. Con queste dichiarazioni al settimanale Gente il sindaco di Roma ha riaperto il dibattito sul provvedimento di clemenza approvato al Parlamento lo scorso anno. Queste dichiarazioni hanno indispettito il ministro della Giustizia Clemente Mastella che gli ha risposto: “Il suo partito ha votato l’indulto se il suo partito non l’avesse fatto non ci sarebbe stato l’indulto. Se uno se ne ricorda dopo un anno...”. Mastella si sbaglia a indicare solo il partito. In realtà proprio Veltroni ha fatto della battaglia per l’indulto una sua bandiera, sia da segretario dei Ds che da sindaco di Roma. Forse la critica del primo cittadino della capitale sarebbe dovuta essere accompagnata da un’assunzione di responsabilità politica precisa. Dell’opportunità di varare un indulto del resto parlò per primo, tra i leader politici, proprio Veltroni nel giugno del 2000 per rispondere, durante l’Anno santo, alle sollecitazioni di Giovanni Paolo II e venne illustrata dal responsabile giustizia dei Democratici di sinistra Carlo Leoni in un’intervista al Manifesto il 28 giugno del 2000 nella quale sosteneva che “questo (l’indulto, ndr) è lo strumento più adatto per intervenire con rapidità” (“Il nostro indulto”, il Manifesto. Quando il 14 novembre del 2002 il Papa parlò alle Camere il sindaco di Roma concordò con la proposta di Giovanni Paolo II di un atto di clemenza nei confronti dei detenuti. All’indomani dell’intervento in aula del Santo Padre, Veltroni chiese infatti di far seguire “agli applausi al Papa le decisioni”. Il sindaco della Capitale ritornò sull’indulto qualche settimana dopo pronunciando queste parole: “Il Papa ha ricevuto applausi unanimi in Parlamento, c’è da augurarsi che agli applausi seguano comportamenti coerenti”. Il sindaco di Roma Walter Veltroni pronunciò queste parole il 27 dicembre del 2002 durante la presentazione delle borse-lavoro sostenute dal Campidoglio per il reinserimento lavorativo di 10 detenuti. Tre anni dopo, alla vigilia di Natale del 2005, il sindaco di Roma dichiarò di aderire alla marcia a favore dell’indulto assicurando che Roma avrebbe accolto la marcia “con lo spirito che è proprio a essa, aperto e solidale”. Ma le iniziative veltroniane a favore dell’indulto non finiscono qui. Alla fine di luglio del 2006, dopo l’approvazione dell’indulto, il Comune annunciò un piano cittadino (il piano viene presentato il primo agosto) che aveva lo scopo di assistere e facilitare il reinserimento sociale dei detenuti che sono “in condizioni di fragilità” e che “lasceranno il carcere in seguito all’indulto approvato dal Parlamento”. In quella occasione, il sindaco Veltroni sottolineò che “è dovere di una comunità cercare di favorirne il ritorno a una vita normale, lontana il più possibile da ogni forma di criminalità”. (pal)