sabato 20 ottobre 2007

Allende come non lo avete mai visto

Libri / Quando Allende sosteneva tesi da Terzo Reich
--IL VELINO CULTURA--di Lanfranco Palazzolo
20 ottobre 2007

Roma, 20 ott (Velino) - “È più facile morire in battaglia che dire la verità in politica”. Con questa massima di Gilbert Keith Chesterton, uno degli scrittori inglesi che conobbe le difficoltà della piccola editoria inglese, si apre il volume del germanista e docente di filosofia Victor Farìas Salvatore Allende. La fine di un mito (Medusa), uno dei libri più controcorrente dell’ultimo decennio. Farìas ha dovuto faticare le cosiddette sette camicie per riuscire a far entrare nel mercato editoriale cileno questo libro che oggi giunge nelle librerie italiane. Sono state almeno 16 le case editrici che gli hanno sbattuto la porta in faccia, fino a quando la piccola Editorial Maye gli ha concesso la possibilità di far uscire il suo precedente libro Salvador Allende, antisemitismo y eutanasia. Farìas ha avuto il merito di riportare alla luce in questi due libri il passato del leader di Unidad Popular, un passato legato all’antisemitismo e all’intolleranza contro gli omosessuali e favorevole all’eugenetica. Colpisce il fatto di vedere nell’album dei ricordi del presidente cileno, personaggi quali Cesare Lombroso e Nicola Pende, uno degli studiosi che sottoscrisse il manifesto fascista per la difesa della razza. Farìas parte da una domanda semplice “Chi era realmente Salvator Allende?”. Nel libro si mischiano le ricerche storiche e le esperienze personali dell’autore che ricorda quando, trovandosi in coda per entrare in un cinema di Santiago, vide irrompere il senatore Allende che evitò la fila pretendendo immediatamente il biglietto scavalcando i clienti della sala. Ricordi che fanno male soprattutto a chi ha sempre speso una parola di stima per il presidente cileno morto durante il colpo di Stato dell’11 settembre del 1973. Il volume analizza passo per passo la tesi di laurea di Salvator Allende dal titolo Higiene mental y delinquencia (1933), approvata “con giudizio medio” dalla commissione universitaria, nella quale l’aspirante medico chirurgo copiò le tesi di Nicola Pende sostenendo la necessità di “classificare gli umani inquadrandoli entro analogie somatiche e psichiche similari”. Secondo Allende, il “parassitismo sociale” includeva il “pazzoide sociale”, “lo zingaro”, “il gitano”, “il mendicante” e “il vagabondo”. Farìas è stato dipinto da molti come un mitomane alla ricerca di popolarità. Una tesi poco credibile, dal momento che si tratta di uno studioso di tutto rispetto, che ha scritto saggi di rilievo come Heidddger e il nazismo e che per il libro su Allende si è avvalso dell’aiuto di docenti universitari di medicina dell’antichità come Mariacarla Gadebusch Bondio. Ma Farìas segue Allende anche quando questi diviene ministro della Salute nel 1939 e cerca di mettere in pratica i suoi studi universitari presentando, durante il governo frontista di Pedro Aguirre Cerda, un progetto di legge teso a sterilizzare i malati di mente e gli alcolisti. Bisogna dire che il quadro della sinistra sudamericana dei decenni precedenti è raccapricciante se pensiamo che Josè Carlo Maratergui escluse cinesi e negri nel Partito comunista peruviano a causa della mancanza di radici nella terra in cui erano insediati. Non fu da meno Carlos Altamirano, segretario del Partito socialista cileno, che arrivò a “mandare al diavolo Mosè” e a scrivere: “Mosè è un vecchio infelice, un vecchio impotente ed amareggiato; l’unica cosa che ha fatto è stata traumatizzare l’umanità per duemila anni”. Questo terreno ideologico ha forse impedito ad Allende e al suo partito di sostenere con forza l’espulsione dal Cile del criminale nazista Walter Rauff, incaricato da Himmler di preparare un commando per sterminare i 600.000 ebrei della Palestina nel caso di una vittoria italo tedesca nel 1942 in Egitto. La Corte suprema del Cile non si pronunciò a favore dell’estradizione e nemmeno Allende decise di pronunciarsi a favore della cacciata di Rauff dal paese. Ma l’aspetto più sorprendente è che alcune tesi elaborate in passato da Allende sono state riprese oggi dai politici cileni. Farìas scrive: “Quando il lavoro era già terminato, m’imbattei in un brillante articolo di Fernando Orrego Vicùna, docente alla facoltà di Medicina dell’università del Cile e dell’università di Los Andes, che denunciava come nel 2000 il ministero della Salute del governo di Riccardo Lagos avesse introdotto, in forma surrettizia e senza consultarsi o confrontarsi con l’opinione pubblica e con il Parlamento, alcune norme che legalizzavano la sterilizzazione di massa e forzata di malati di mente, anche per disposizione di ‘terzi’ non meglio definiti. Orrego Vicuna scrive, a ragione, che questa politica ricordava le campagne di sterilizzazione naziste. La disposizione ministeriale era firmata da Michelle Bachelet Jeria e suonava, ovviamente, come la resurrezione macabra e velata del progetto di sterilizzazione del suo celebre predecessore socialista”.
(pal) 20 ott 2007 11:04