sabato 27 ottobre 2007

La famiglia Clinton di fronte alla questione felina

I Clinton e quel gatto “poco presidenziale”
--IL VELINO CULTURA--27 ottobre 2008

di Lanfranco Palazzolo (A destra "SOCKS")

Roma, 27 ott (Velino) - Il Sunday Times ha dedicato ampio spazio a “Socks”, il gattino della ex first lady, Hillary Clinton, “abbandonato” durante il trasloco dalla Casa Bianca alla fine del 2000. Secondo alcuni fini psicologi, questo comportamento della aspirante presidente degli Stati Uniti rivelerebbe il suo punto debole. Per la cronaca, il gatto fu affidato a Betty Currie, la segretaria personale del presidente: la motivazione ufficiale è stata che per “Socks” (letteralmente “Calzini”) nella nuova casa non ci sarebbe stato abbastanza spazio. Un comportamento che avrebbe dato il fianco a molte critiche all’indirizzo di Hillary Clinton. Ma ad aprire il fuoco e a orientare il Sunday times contro la signora Clinton è stata la bellissima Caitlin Flanagan sulle pagine di The Atlantic Monthly. La Flanagan, che è anche un’autorevole giornalista del The New Yorker, è una donna molto sensibile, ma è soprattutto una sociologa che segue il comportamento della donna moderna. Per questa ragione ha accusato Hillary di avere un comportamento “freddo e calcolatore”. Soprattutto sulla stampa italiana, qualcuno è arrivato anche ad azzardare una perdita di voti da parte della senatrice democratica in vista delle elezioni primarie del suo partito. Ma Flanagan torna su una notizia largamente risaputa senza toccare il dualismo tra cani e gatti all’interno della Casa Bianca. Quando ha lasciato la Casa Bianca, la famiglia Clinton ha abbandonato il gatto, ma non ha lasciato invece il cane Buddy che ha invece, per qualche mese, ha trovato una comoda cuccia nella sua nuova abitazione, la villa di Chappaqua, alla periferia di New York. Dove in realtà c’era posto anche per il gatto Socks. Ma la sorte del labrador Buddy non è stata felice. I Clinton non si sono curati più di tanto di lui e nel gennaio del 2002 l’opinione pubblica mondiale è stata informata che il cane era stato investito da un’auto mentre i coniugi erano altrove. Bill e Hillary Clinton fecero un comunicato nel quale scrissero: “È stato un compagno leale. Siamo rattristati per questa perdita”. Però quel cane non meritava di morire abbandonato così. E pensare che quando Bill Clinton presentò Buddy alla stampa citò una frase di Harry Truman: “Se vuoi contare su un amico a Washington, hai bisogno di avere un cane”. Clinton fece questa mossa per soppiantare il gatto Socks che indeboliva la sua immagine di presidente. Infatti, quando nel novembre del 1992 i Clinton fecero il loro ingresso alla Casa bianca, il pubblicitario Mike Deaver, che aveva seguito la presidenza di Ronald Reagan (1981-1988) disse con disappunto: “Il cane è presidenziale, il gatto no. Il cane rievoca immagini di caccia, di virilità, di divertimento e di schiettezza. Al contrario, il gatto è infido, femmineo, lunatico”. Per questa ragione, ogni volta che i giornalisti sono entrati nella Casa Bianca e hanno incontrato Clinton, nelle loro cronache non mancava mai la presenza di Buddy. Il cane è presente nelle conversazioni tra Bill Clinton e Walter Veltroni nel gennaio del 2001. Ritroviamo il cane anche nelle trattative di Washington tra Yasser Arafat e Beniamin Netanyahu. Clinton lo accarezza labrador mentre dispensa consigli alle parti che devono raggiungere un difficile accordo nell’ottobre del 1998. Nel giugno dello stesso anno, il cane interrompe abbaiando una conversazione tra Boris Eltsin e il presidente americano. La notizia rimbalza su tutti i mezzi di informazione nazionali e internazionali. Un altro episodio illuminante avviene nel luglio del 2000 quando Bill Clinton ratifica online la legge sulla firma elettronica utilizzando la password Buddy in onore del suo cane. L’animale domestico è vicino alla famiglia Clinton nei momenti difficili del “caso Lewinsky”. E il gatto Socks cosa ha fatto in questo periodo? A lui ci ha pensato in qualche modo Hillary Clinton che ha pubblicato Dear Socks, Dear Buddy: Kids Letters to the First Pets (Simon & Schuster – 2003). Il libro ha venduto 500 mila copie. Una bella fortuna per i Clinton che hanno devoluto il ricavato di quel volume in beneficenza. Nel libro c’era anche un capitolo nel quale veniva insegnato ai bambini come prendersi cura degli animali domestici. Rileggere oggi quella lezione è singolare se si pensa che i due animali, non appena i Clinton hanno lasciato la loro prestigiosa dimora, sono finiti rispettivamente in affidamento alla segretaria e l’altro è stato investito da una macchina. Negli otto anni alla Casa Bianca questi due fatti non si sarebbero mai verificati.

(pal) 27 ott 2007 11:15