venerdì 9 novembre 2007

La prima denuncia contro la casta

Dalla denuncia di Giovanni Berlinguer a oggi
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino 9 novembre 2007

Roma, 9 nov (Velino) - I dibattiti sulla cosiddetta “casta” proseguono mentre il governo continua a discutere sul numero dei parlamentari e Grillo inveisce contro i politici. Ieri sera, Porta a Porta si è occupata di questo argomento. Tra gli ospiti della trasmissione era presente il senatore Cesare Salvi, esponente di Sinistra democratica, che è stato presentato da Bruno Vespa come uno dei precursori del confronto sulla casta dopo aver pubblicato il libro dal titolo Il costo della democrazia (Mondadori). In realtà, il primo a sollevare il tema sull’argomento è stato un rappresentante della stessa area politica di Salvi. Stiamo parlando di Giovanni Berlinguer autore de I duplicanti. Politici in Italia (Laterza, pp. 160, 1991), un saggio che passò del tutto inosservato e che oggi è fuori catalogo. Nel libro si parlava dei politici in Italia come di una casta pericolosamente incline all’autoriproduzione, cresciuta a dismisura negli ultimi quarant’anni, in un contagioso meccanismo di moltiplicazione che, assecondando appetiti e intrighi, sfornava nuove province, Usl, prefetture, provveditorati agli studi, questure, intendenze di finanza, motorizzazioni civili, Inps, Inail, provveditorati, e tant’altre amministrazioni pubbliche. Rileggere questo libro oggi è una sorpresa per comprendere come certe critiche sono sempre state fatte, ma volutamente ignorate da tutti per la paura dei politici nei confronti della magistratura, in tempi in cui questa sembrava non voler risparmiare nulla a nessuno di loro. “Ora che è stato sciolto a Mosca il Soviet Supremo siamo la prima potenza mondiale per numero di parlamentari”, disse sorridendo Berlinguer nel presentare il suo lavoro. E pensare che egli stesso viene da tre generazioni di politici tutti rigorosamente di opposizione: repubblicano il nonno Enrico Berlinguer, deputato del pre e del post fascismo il padre Mario, segretario del Pci il fratello maggiore Enrico.
Tuttavia, Giovanni Berlinguer ha sempre nutrito una certa antipatia verso la casta. Sentimento accresicuto durante l’esperienza da segretario regionale del Pci nel Lazio. “Allora potei osservare che il maggior numero di ore lavorative e di logoranti riunioni erano sempre dedicate alla quotidiana fatica di affrontare questioni interne di inquadramento, di candidature per le elezioni, di designazioni in organismi più o meno direttamente controllati. Svolsi, in sostanza, forse più che le funzioni politiche d’un segretario, quelle d’un capo del personale. Senza avere peraltro una particolare vocazione per questo mestiere”. Infatti, al momento della trasformazione del Pci in Pds, criticò la pletora di rappresentanti politici all’interno del suo partito: “Proprio a questo aumento insensato dedicai il mio intervento al 20esimo congresso, quello costitutivo del Pds. Il fenomeno, dissi, ci richiama alla mente la legge di Parkinson, secondo la quale, nella storia della marina britannica, la moltiplicazione degli ammiragli ha sempre accompagnato la riduzione dei marinai e delle navi. Gli applausi dei congressisti furono generosi, l’esito della mia solitaria protesta fu catastrofico. Le conseguenze nel partito sono evidenti: minore frequenza delle riunioni, potere crescente degli apparati e degli esecutivi, maggiore tendenza al leaderismo. Ma c’è un caso ancor peggiore di sovrabbondanza: l’assemblea nazionale del Psi, che non si riunisce mai”. Nel capitolo dal titolo La riproduzione del ceto Berlinguer denunciò alcuni enti inutili: “Mi ha incuriosito la persistenza d’un istituto, con sede a Torino, che si occupa dell’educazione correttiva dei minorenni dell’antico regno sardo: pur conoscendo la longevità della nostra razza, mi sono domandato quanti di essi siano ancora in vita”. Rileggere oggi I duplicanti è senza dubbio un esercizio utile per comprendere l’onestà intellettuale di Giovanni Berlinguer che introdusse il tema del burocratismo politico nella Sinistra e nel sindacato. Infatti, nel libro è presente anche un attacco al sindacato. Berlinguer si scagliò contro il distacco sindacale che “s’è andato trasformando in questi anni in un distacco dai lavoratori. Succede spesso che, nelle commissioni di concorso o in quegli organismi che decidono le assunzioni e le promozioni, i sindacalisti, anziché far pesare la propria forza per garantire a tutti la correttezza delle procedure e la valutazione dei meriti, finiscano per legittimare arbitri e spartizioni. Con effetti comici: come nel caso della promozione a capo servizio di ricerca, all’Enea, di un addetto ai giardini che aveva fatto tutta la sua carriera all’interno del sindacato”.
(pal) 9 nov 2007 15:34