giovedì 6 dicembre 2007

Playboy bandito dalla basi militari Usa?

Ecco come si è salvato Playboy dal fanatismo censorio
IL VELINO SERA del 6 docembre del 2007
(A sinistra la soldatessa, degradata, Michelle Manhart in posa per Playboy)
di Lanfranco Palazzolo

Roma - Pare che negli Stati Uniti stia diventando un caso nazionale la decisione del Pentagono di non bandire dalle basi militari americane le riviste Playboy, Penthouse o Playmates In Bed. Da mesi le forze politiche di ispirazione religiosa sono sul piede di guerra contro le prestigiose riviste internazionali. Il Pentagono aveva istituito una commissione ad hoc alla quale aveva dato l’incarico di giudicare quali pubblicazioni ledessero la legge sull’onore e la decenza militare siglata nel 1996, il Military Honour Decency Act, che proibiva la vendita di qualunque “materiale dal carattere esplicitamente sessuale”. La commissione ha concluso che queste riviste non potevano essere definite, nella loro interezza, come “esplicitamente sessuali”. Se Playboy ce l’ha fatta, altre pubblicazioni come Girls’ Night In e Blonde and Beyond non oltrepasseranno il filo spinato. Sulle 473 riviste esaminate, il 67 per cento è stato giudicato “non conforme”. La legge del 1996 definisce film o riviste “esplicitamente sessuali” quei materiali in cui le immagini o le descrizioni delle altrui grazie sono il “tema dominante”. Un parametro che lascia ampi margini di interpretazione. Come la commissione abbia infatti deciso l’inammissibilità di 317 riviste resta un mistero. Forse avranno seguito i consigli di Potter Stewart, ex giudice della Corte Suprema, che soleva dire: “Riconosco la pornografia non appena la vedo”. A contrastare questa decisione ci ha pensato l’Alliance Defence Fund. La potente lobby cristiana ha fatto pressione sul Pentagono affinché bandisse anche le altre 156 pubblicazioni che avevano superato il vaglio, sostenendo che la loro circolazione potrebbe incitare i soldati a commettere atti di violenza sessuale. I rapporti tra Playboy e l’esercito americano non sono molto buoni in questo periodo. Per alcuni esponenti politici queste riviste non devono circolare nelle basi Usa. Roscoe Bartlett, il deputato del congresso che sponsorizzò la legge nel 1996, ha detto al Times che le “basi militari sono ambienti chiusi in cui vivono anche famiglie e bambini. Queste riviste trattano le donne come oggetti sessuali ed è una offesa, nonché un rischio, per le nostre soldatesse, che potrebbero essere vittime di abusi da parte dei loro commilitoni”. Eppure, di violenza istigata da Playboy non c’è ombra e non ne ha mai istigata. In realtà molte donne soldatesse vorrebbero finire volentieri nel paginone centrale della rivista. È di qualche mese fa la notizia che Michelle Manhart, prosperosa trentenne in forze all’Us Air Force, è stata degradata lo scorso marzo, dopo essere stata in un primo tempo sospesa, per avere posato nuda nelle pagine del più famoso mensile per soli uomini. La donna, sposata con figli, lavorava alla base di Lackland, vicino a San Antonio, in Texas, e non pensava che le sue foto avrebbero sollevato un tale polverone. Parlando con la tv americana Abc, la Manhart ha definito la decisione presa dalle autorità militari profondamente scorretta. Dopo essere stata degradata, Manhart è stata rispedita alla Guardia nazionale dell’Iowa, cui apparteneva, ma ha chiesto di essere rimossa dall’incarico. Carol Shaya, invece, è la prima poliziotta ad apparire nuda su Playboy nel lontano 1994. In alcune immagini posava con le manette, la pistola e lo sfollagente. Il commissario William Bratton a quel punto l’ha licenziata dopo che la sua apparizione sulla rivista patinata aveva raccolto il consenso dei colleghi del distretto di polizia. Magari, se fosse rimasta, qualche delinquente si sarebbe fatto catturare più volentieri. Questi due casi mettono in evidenza la popolarità di queste riviste. Del resto, nelle basi americane hanno tutto l’interesse a vendere queste riviste. Non si sa mai. Domani in copertina potrebbe esserci la sottotenente nuda. (pal)