venerdì 21 dicembre 2007

Perchè le Br "ignorarono" Moro fino al rapimento?

La Kaos edizioni pubblica Dossier Brigate Rosse
IL VELINO CULTURA del 21 dicembre del 2007
Di Lanfranco Palazzolo


Roma - Che cosa hanno scritto le Brigate rosse? Di libri sul partito armato ne sono stati pubblicati moltissimi. Il copione di queste opere è scontato: un giornalista intervista il brigatista che racconta la sua versione dei fatti, la quale spesso non coincide con la verità processuale e contraddice quello che hanno già detto altri brigatisti in altri volumi. Un mosaico senza fine. Di questo andazzo troviamo traccia ne “L'ultimo brigatista” di Aldo Grandi (Rizzoli). A rompere questa “tradizione saggistica” arriva ora il volume “Dossier Brigate rosse (1976-1978)” (Kaos) a cura di Lorenzo Ruggiero. In questo libro, che segue “Dossier Brigate rosse (1969-1975)" pubblicato lo scorso gennaio, vengono divulgati tutti i documenti e i comunicati delle Brigate rosse nel primo periodo della gestione di Mario Moretti, il discusso e misterioso erede di Renato Curcio. Di libri contenenti carte dei brigatisti o riguardanti la loro ideologia ce ne sono stati veramente pochi e oggi queste opere sono introvabili. Il primo volume di questa scarna serie fu pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli, la quale aiutò Soccorso Rosso a far uscire “Brigate rosse. Che cosa fanno fatto, che cosa hanno detto, che cosa se ne è detto”, pubblicato nel lontanissimo 1976. Dopo Soccorso rosso ci ha pensato la cooperativa Sensibili alle foglie, gestita dallo stesso Curcio, a far uscire nel 1996 “Le parole scritte”, un testo nel quale, per la verità, ci sono pochi documenti brigatisti. Viene da chiedersi perché tanta ritrosia nel pubblicare questo materiale. Oltre a questo interrogativo ci sono altre perplessità sul perché il Parlamento non abbia mai sentito il bisogno di pubblicare i documenti della commissione Stragi che non sono mai stati né classificati né ordinati e giacciono “morti” in casse di legno nel deposito dell'archivio del Senato. Gli stessi funzionari dell’archivio non fanno molto per rendere consultabili le carte. In questo sforzo è riuscito invece Lorenzo Ruggiero che in pochi mesi di lavoro è riuscito a trovare e raccogliere il materiale cercando negli atti processuali, nell'archivio della Camera e negli atti della commissione d'inchiesta su Aldo Moro. Il risultato del lavoro è ragguardevole. Nella sua introduzione, il curatore scrive: “Come dimostrano i documenti fin qui raccolti, fino al momento del sequestro, le Br avevano completamente ignorato Aldo Moro, rivolgendo le loro farneticanti invettive contro Andreotti (presidente del Consiglio), Cossiga (ministro dell'Interno), Fanfani (leader della destra democristiana) e contro Berlinguer (il segretario comunista fautore dell'intesa governativa con la Dc). Eppure, già alla fine del 1975 Moretti aveva collocato la base romana delle Brigate rosse in via Gradoli, cioè a poca distanza dall'abitazione di Aldo Moro e da via Fani, e in un edificio amministrato da un fiduciario dei servizi segreti del Viminale. Un palazzo gremito di appartamenti intestati a società gestite da fiduciari del servizio segreto civile”. Oltre all'assenza di attacchi contro Moro, il volume mette in risalto anche il cambiamento del linguaggio dell'“era Moretti” che rinuncia al marxismo-leninismo per scagliarsi a fondo contro il Pci. Se le Br di Curcio vedevano nel Pci un partito potenzialmente rivoluzionario “inquinato” dai suoi dirigenti, nella fase morettiana, dal 1976 in poi, il vertice di Botteghe Oscure venne condannato come ultrarevisionista e indicato come forza da combattere anche se non ci furono mai azioni dirette contro suoi esponenti. Il volume è arricchito da due appendici: la prima riguarda “Luigi Cavallo, lo scienziato della provocazione” e l'altra “Il Covo di Stato e la censura”. Il riferimento è al covo di via Gradoli, scoperto dalla polizia il 18 aprile del 1978. Il curatore non si stupisce del silenzio che ha accompagnato il primo volume e che probabilmente accompagnerà anche il secondo: “Non c'è stata alcuna reazione pubblica al primo volume né positiva, né negativa. Il motto è quello che è meglio tacere e far finta di niente. Da parte dei lettori c'è stato invece un consenso unanime se non altro per lo sforzo che abbiamo fatto. Del resto, prima di noi, a pubblicare integralmente questo materiale non ci aveva pensato quasi nessuno”. (pal)