domenica 31 agosto 2008

Una lettera di Giovanni Malagodi al Tesoro di Pavia

Giovanni Malagodi ringrazia "vivamente"
di Lanfranco Palazzolo

Anche i liberali del Pli non erano diversi dalle altre forze politiche. Anche nel Pli si preoccupavano delle richieste dei cittadini. Lo testimonia questa lettera scritta dall'ex segretario del Partito Liberale Italiano Giovanni Malagodi (1904-1991), allora Presidente del Pli, al dott. Giuseppe Colajanni della Direzione provinciale del Tesoro a Pavia. La carta intestata è quella del Pli ed è regolarmente protocollata dai funzionari del Partito. Anche la data è molto significativa: il 30 luglio del 1973. Due giorni prima erano stati necessari ben 2000 poliziotti per sedare una grave rivolta nelle carceri italiane nelle grandi città. In quei giorni il Governo era alle prese con la crisi economica. Al punto che il ministro dell'Industria Ciriaco De Mita fu costretto a firmare un decreto per bloccare i prezzi facendo affiggere anche dei manifesti per invitare gli italiani di segnalare al Governo chi non aveva rispettato il provvedimento dell'esecutivo. Per tornare alla nostra lettera, il 10 luglio precedente la Direzione provinciale del Tesoro aveva comunicato a Malagodi che era stato fatto quanto dovuto per il signor Sciacca. Naturalmente ignoriamo cosa avesse chiesto il dott. Sciacca e cosa era stato comunicato al medesimo. Non deve sorprendere che Malagodi ne sia stato informato dalla Direzione provinciale del Tesoro visto che fino al 7 luglio del 1973 era stato ministro del Tesoro del Governo Andreotti II. Forse il responsabile della Direzione provinciale del Tesoro avrebbe dovuto rivolgersi ad Ugo La Malfa che aveva preso il suo posto al ministero del Tesoro nel successivo Governo presieduto da Mariano Rumor (IV). Anche se non escludiamo che possa averlo fatto. Non lo sapremo mai.......

sabato 30 agosto 2008

Perizia psichiatrica su santo Padre Pio

Padre Pio e i disturbi mentali
Intervista a Luigi Cancrini

Nel 1999 la rivista MICROMEGA (numero 3) pubblicò una perizia psichiatrica sul Santo di Pietrelcina. In occasione della pubblicazione del volume dello storico Sergio Luzzatto, dal titolo "Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del '900", lo abbiamo ascoltato per spiegare a Radio Radicale la personalità istrionica e la trance dissociativa sulla personalità di questo discusso personaggio. Ecco cosa mi ha detto a Radio Radicale in questa intervista realizzata dell'8 novembre del 2007. Qui sotto ho pubblicato l'articolo di "Micromega" e il link a all'intervista.

PERIZIA PSICHIATRICA SU PADRE PIO
'Istrionismo e trance dissociativa':
una diagnosi scientifica sulle turbe di personalità del frate di Pietrelcina,
'santificate' da Karol Wojtyla e acclamate da folle crescenti.
Articolo di Luigi Cancrini tratto da "Micromega", marzo 1999, pp. 194-200


La diagnosi
Una diagnosi psichiatrica relativa al caso di padre Pio non è diffici­le da proporre. Osservato longitudinalmente, il disturbo di cui ha sofferto padre Pio è, secondo il Dsm IV (il manuale diagnostico pre­parato dall'Associazione degli psichiatri americani e oggi largamente utilizzato anche in Italia e in Europa), un disturbo istrionico di personalità. Osservato trasversalmente, nelle sue manifestazioni sintomatiche più evidenti, il suo è un disturbo di trance dissociativa.
Il disturbo di trance dissociativa
I criteri di ricerca per il disturbo di trance dissociativa sono di ordine sintomatico e culturale. Il primo prevede due diverse condizioni morbose che possono presentarsi, in periodi diversi, nella stessa persona. Dal Dsm IV:
a) Trance, cioè alterazione temporanea marcata dello stato di coscienza, oppure perdita del senso abituale dell'identità personale, senza che vi sia il rimpiazzamento da parte di una identità alternativa, e associata con almeno uno dei seguenti elementi:
- restrizione della consapevolezza riguardo all'ambiente circostante, oppure focalizzazione ristretta e selettiva sugli stimoli provenienti dall'ambiente;
- comportamenti o movimenti stereotipati, che vengono percepiti come sfuggenti al proprio controllo.
b) Trance di possessione, una alterazione singola o episodica dello stato di coscienza, caratterizzata dal rimpiazzamento del senso abituale dell'identità personale da parte di una nuova identità.
Ciò viene attribuito alla influenza di uno spirito, di una potenza, di una divinità o di una altra persona, e viene evidenziato dalla presenza di uno (o più) dei seguenti elementi:
- comportamenti o movimenti stereotipati e culturalmente determinati che vengono vissuti come controllati dall'agente della possessione;
- amnesia completa o parziale per l'evento.
Gli agenti presumibili della possessione sono di solito di natura spiritica (per esempio spiriti dei morti, entità soprannaturali, divinità, demoni), e vengono spesso percepiti come impositivi e minacciosi.
Il secondo criterio, di ordine culturale, pone un problema più generale di rapporto fra questo tipo di esperienza e i luoghi sociali in cui esso si manifesta. Per parlare di disturbo di trance dissociativa, scrive il Dsm IV, è necessario che tali episodi «non siano previsti come parte normale di una qualche pratica culturale o religiosa collettiva». Il che è sicuramente avvenuto nel caso di padre Pio, che fu sottoposto in vita, secondo l'opinione di chi in lui credeva, «ad una vera e propria persecuzione» da parte di chi, anche dall'interno della Chiesa, non riconosceva la natura soprannaturale dei suoi disturbi dando luogo, nel tempo, ad una serie di controversie, spesso assai drammatiche e causa di gravi sofferenze per lo stesso padre Pio. Come accade assai spesso peraltro a chi soffre di una condizione morbosa la cui prevalenza è particolarmente elevata «tra le minoranze etniche tradizionaliste all'interno delle società industrializzate»: in situazioni, cioè, di cui la terra di padre Pio era ed è esempio fra i più evidenti nella storia recente del nostro paese. Le manifestazioni dello star male di padre Pio che con più chiarezza propongono la validità di questa impostazione diagnostica sono frequenti e vengono descritte con cura particolare da coloro che hanno studiato la sua vita. Due ne ho scelte, fra tutte, nel racconto del suo biografo «ufficiale»; fra' Alfonso Maria Parente.
Padre Pio fu mortificato, quasi calpestato, dalle forze del male, perché esse sapevano il bene che avrebbe compiuto durante la sua vita. Già alla tenera età di cinque anni il piccolo Francesco fu visitato e percosso dal demonio.
In modo particolare nella torretta di Pietrelcina, dove Padre Pio visse per un certo periodo, lottava nottate intere contro il diavolo che si presentava sotto le più diverse sembianze. In una lettera del 1910 egli scrisse che «quei brutti ceffi sono venuti alle dieci di sera e se ne sono andati soltanto questa mattina; mi hanno trascinato per la stanza, mi hanno spogliato e mi hanno caricato di botte, però è venuto Gesù bambino a consolarmi»; in un'altra, facendo sempre riferimento alle lotte contro il maligno, affermò che «è venuto Gesù, mi ha raccolto dal nudo pavimento e mi ha rimesso a letto» ed in altri scritti raccontò delle visite consolataci di S. Giuseppe e di S. Francesco dopo le notti passate a lottare con le forze del male. Le tentazioni erano così numerose da prostrarlo profondamente. Desiderava che gli fossero, piuttosto, cambiate dal Signore in dolori fisici, per timore di commettere anche un solo peccato. Una santità, dunque, straordinaria. [sic!]
Padre Pio stava confessando alcuni giovani seminaristi, poiché a quel tempo il convento fungeva anche da seminario; nell'atto di confessare uno di questi ragazzi, fu sopraffatto da una visione che lo stesso Padre descriverà, qualche tempo dopo, al suo direttore spirituale: gli apparve dinanzi «all'occhio dello spirito» (la definizione è di Padre Pio) un personaggio misterioso che reggeva una lancia con una punta ben acuminata. Il vedere tale personaggio e l'atto stesso dello scagliare la lancia nel cuore di Padre Pio fu un tutt'uno, come egli racconta; da quel momento si sentì ferito a morte (gli fu impressa la piaga nel costato) ed il suo dolore fu così intenso da costringerlo a dire al seminarista di ritirarsi, perché non poteva continuare ad ascoltarne la confessione. I due giorni che seguirono furono, secondo le sue parole, i più dolorosi della sua esistenza e contemperati, nello stesso tempo, da una beatitudine di sapore celestiale.
Secondo gli esperti, quel fenomeno, che tecnicamente è chiamato «trasverberazione del cuore», appartiene ad un grado di elevazione spirituale altissimo, ed è possibile riscontrarlo soltanto nell'esperienza spirituale di pochissimi altri grandi santi, tra cui S. Giovanni della Croce, S. Teresa d'Avila, S. Carlo da Sezze, quest'ultimo poco conosciuto ma anch'egli grande personaggio del mondo e della mistica francescana.
Nel caso di Padre Pio questa esperienza è ritenuta un preludio alla realizzazione meravigliosa che si sarebbe compiuta nel suo corpo e che ebbe luogo proprio nel «coro», la mattina del 20 settembre.
Padre Pio quel giorno aveva celebrato Messa all'altare di sotto; subito dopo la celebrazione, così come era solito fare, era salito nel coro, inginocchiandosi per il ringraziamento al Signore. Durante tale preghiera, fu sopraffatto da una specie di sonnolenza e tutti i suoi sensi si trovarono immersi in una condizione di grande pace e di inesprimibile serenità e tranquillità. Alzando gli occhi, vide dinanzi a sé quello stesso personaggio che un mese prima aveva inferto la ferita mortale; la sola differenza era il fatto che questa volta, dalle mani, dal costato e dai piedi di tale personaggio, grondava sangue abbondantemente. Quando la visione disparve, Padre Pio si avvide che le sue mani ed i suoi piedi erano stati trafitti e grondavano sangue copiosamente.
Si sentì confuso, umiliato e indegno di portare le medesime ferite che avevano segnato il corpo di Nostro Signore. Pregò Dio ardentemente di liberarlo dalla mortificazione ma non dal dolore: questa volta la sua richiesta non fu accolta e le stimmate rimasero impresse e ben visibili fino al momento della morte quando, miracolosamente, sparirono senza lasciare alcuna cicatrice. Nonostante il tentativo di tenere nascosto l'evento, ogni sforzo si rivelò inutile, soprattutto quando la notizia raggiunse i giornali che ne divulgarono l'accaduto.
Il disturbo istrionico di personalità
Ancora dal Dsm IV:
Le caratteristiche essenziali del disturbo istrionico di personalità sono un'emotività pervasiva ed eccessiva e un comportamento di ricerca di attenzione. Gli individui con disturbo istrionico di personalità si sentono a disagio o non apprezzati quando non sono al centro dell'attenzione. Spesso brillanti e drammatici, tendono ad attirare l'attenzione, e possono inizialmente affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, apparente apertura e seduttività.
L'espressione emotiva può essere superficiale e rapidamente mutevole. Gli individui con questo disturbo costantemente utilizzano l'aspetto fisico per attrarre l'attenzione.
Questi individui hanno un eloquio eccessivamente impressionistico e privo di dettagli. Convincenti opinioni vengono espresse con acume, ma le ragioni sottostanti sono di solito vaghe e generiche, senza fatti e dettagli di supporto. Per esempio un individuo con disturbo istrionico di personalità può commentare che una certa persona sia un essere umano meraviglioso, ma è incapace di fornire esempi specifici di qualità positive che supportino questa opinione. Gli individui con questo disturbo sono caratterizzati da autodrammatizzazione, teatralità ed espressione esagerata delle emozioni.
Gli individui con disturbo istrionico di personalità hanno un elevato grado di suggestionabilità. Le loro opinioni e sentimenti vengono facilmente influenzati dagli altri e da momentanei entusiasmi. Possono essere eccessivamente fiduciosi, specialmente nei confronti di figure con forte autorità, a cui attribuiscono la risoluzione magica dei loro problemi.
L'insieme di queste caratteristiche è molto evidente in una storia come quella di padre Pio: un uomo capace di stare costantemente al centro dell'attenzione, per l'eccezionaiità delle sue esperienze. Il tono dimesso con cui ne parla, la naturalezza con cui le descrive sono sincere (l'istrionico non è un simulativo) ed hanno un impatto formidabile su chi le ascolta restando «a bocca aperta». Leggiamo ancora quanto scrive fra' Parente:
Era convinto che quei fenomeni da noi definiti soprannaturali o straordinari fossero invece assolutamente ordinari e comuni a tutte le anime. La cosa acquista per noi un sapore paradossale se consideriamo che Padre Pio nutrì quella convinzione fino all'ormai matura età di 28 anni, quando gli fu fatto notare che le esperienze di tipo mistico che egli viveva (accostarsi all'Eucarestia e vedere fisicamente Nostro Signore, o la Vergine Maria, o l'angelo custode, o spiriti beati...) erano fenomeni visibili solo a lui.
In altre situazioni, la seduttività della personalità di tipo istrionico si gioca carte diverse: dalla provocazione sensuale alla teatralità leaderistica dei gesti e degli atteggiamenti. Quelle che vengono cercate ed ottenute, qui, sono un'attenzione ed una leadership giustificate da credenza e illusioni di tipo religioso. Si rifletta, per rendersene conto, su un episodio marginale riferito con gran precisione di dettagli da fra' Alfonso Maria Parente.
La piaga del petto è quella più nascosta e difatti, solo pochissime persone hanno avuto la possibilità di vederla. Per averla vista devo «ringraziare» il diavolo; potrebbe sembrare un'affermazione provocatoria, ma è così: c'era una ragazza di 20 anni circa, impossessata, venuta da Padre Pio in pellegrinaggio per chiedere la grazia di essere liberata dal demonio, ma pochissimi sapevano. La sera dopo la benedizione Padre Pio passava davanti alla gente benedicendo sorretto da me. Giunto di fronte a questa ragazza, bellissima e giovanissima ma attorniata da quattro o cinque uomini robusti, Padre Pio diede la benedizione ed improvvisamente, prima che finisse le parole, la ragazza gli si scagliò addosso ingiuriandolo e offendendolo con una voce grave, da uomo.
Accompagnai Padre Pio lontano da lì, e venni a sapere che questa ragazza era una posseduta, non a livello psicologico, come capita il più delle volte, ma concretamente.
Ce ne andammo e verso le 10, 10 e 30, sentimmo un rumore all'interno del convento. Era un rumore spaventoso che fece tremare le pareti del convento come se fosse stato un terremoto, e poi una voce esile: «Confratelli, confratelli...» proveniente dalla cella di Padre Pio. Andammo di corsa e lo trovammo per terra, a testa in giù e grondante di sangue: era una posizione strana, non dovuta ad una caduta normale; sembrava che fosse stato sbattuto con violenza a terra da una forza soprannaturale. Sollevammo Padre Pio, incapace di muoversi, e lo adagiammo sul letto. Quasi subito giunse il suo medico personale che dovette suturare con due punti la ferita vicino l'occhio destro. Terminata questa operazione Padre Pio, che aveva la maglia interna impregnata di sangue, pregò i confratelli di uscire e mi chiese di aiutarlo a cambiare la biancheria interna. Benché la luce fosse bassa, a causa di un fazzoletto azzurro che Padre Pio era solito mettere sopra la lampada, riuscii a vedere la ferita del costato nonostante i suoi tentativi di nasconderla: aveva una forma particolare come una croce inclinata; essa non presentava croste, ma fuoriusciva del sangue sieroso in maniera evidente, non abbondante, ma continuo.
L'eloquio di padre Pio è «impressionistico e privo di dettagli». Le sue opinioni «vengono espresse con acume ma le ragioni sottostanti» sono «vaghe e generiche». È la convinzione relativa alla santità della persona da cui provengono che attribuisce loro un fascino tutto particolare. L'autodrammatizzazione e la teatralità sono efficaci proprio in quanto proposte da una persona schiva, «umile», capace di attrarre attenzione attraverso la sua spiccata tendenza ad appartarsi, a restare nascosto. La suggestionabilità è esistente fin dall'inizio ma si dirige rapidamente verso le sue stesse esperienze e le figure diverse che in esse si manifestano. Il disturbo istrionico di personalità si associa naturalmente al disturbo di trance dissociativo. La vecchia psichiatria faceva rientrare ambedue nel grande campo dell'isteria: un termine oggi in disuso ma di cui va riassunto qui il significato di disturbo funzionale (cioè non sostenuto da lesioni organiche), involontario e non consapevole (cioè non collegato alla simulazione) e che trae origine (da Freud in poi) in vissuti ed esperienze infantili non correttamente elaborati. Un disturbo che può esprimersi, e che non essenzialmente lo fa, anche a livello del corpo: in forma di stimmate o di piaghe al costato di cui sarebbe ingenuo e sbagliato dire che erano «simulate» ma di cui è sicuramente lecito pensare che fossero speciali e particolari «sintomi di conversione».
Liceità della diagnosi
Il dubbio cui non ci si può sottrarre nel momento di trarre una conclusione è quello che riguarda la liceità della diagnosi. E operazione corretta ed utile quella di chi utilizza un manuale per inquadrare o, entro certi limiti, per spiegare i comportamenti di una persona che fu visitata da molti medici ma che mai pensò da solo e per cui nessuno mai pensò di consultare uno psichiatra? Quella di cui ci si rende responsabili agendo in questo modo non è, in qualche modo, una forma di prevaricazione? Non obbedisce egli stesso, lo psichiatra, nel momento in cui fa diagnosi utilizzando la biografia scritta da un devoto confratello di padre Pio, ad un bisogno profondo di esorcizzare il sacro o il soprannaturale, l'esperienza che gli è ignota e che potrebbe mettere in contraddizione il sistema di valori e di credenze consolidate cui anch'egli, lo psichiatra, affida una parte del suo equilibrio personale? Non tenterò di dare risposta all'insieme di questi interrogativi semplicemente perché, in un dibattito del genere, mi sento e sono parte in causa: persona legata, cioè, ad una posizione costruita nel tempo, vissuta con forti livelli di partecipazione, difficile da relativizzare ragionando. Il problema è serio, tuttavia, perché è intorno a storie del tipo di questa che si definiscono, ancora oggi, sentimenti di appartenenza, visioni del mondo, forme del giudizio capaci di influire profondamente sui comportamenti collettivi. La diffusione e la santificazione di un sentimento religioso affascinato dalle imprese (sintomi) di un santo (persona con gravi disturbi personali) significa, da questo punto di vista, promozione e diffusione fra i fedeli di una credenza che molti pensavano superata: il male del mondo, si legge nella vita di padre Pio, è opera del diavolo e delle tentazioni cui un grande scommettitore (Dio) esporrebbe la creatura uomo semplicemente per vedere se ad esse sarà in grado di resistere; credenza medievale dal punto di vista della collocazione storica, primitiva e un po' perversa dal punto di vista dell'organizzazione psicologica di chi la provoca o la condivide e che non è stata mai negata apertamente, tuttavia, dalla Chiesa di Roma.
Viene spontaneo dire, sulla base di queste osservazioni, che sarebbe stato assai più utile, più creativo, più maturo e più sano diffondere e santificare, alle soglie del Duemila, in un momento in cui la Chiesa di Giovanni Paolo II tenta di ricostruire rapporti con le altre Chiese del mondo nel nome e nel segno di una ritrovata spiritualità, altre forme di religiosità, altri modi di leggere il messaggio del Vangelo. A titolo di esempio e senza pretesa di prevaricare, da parte di un non religioso, procedure scelte di persone che credono, sarebbe stato meglio santificare, forse, don Lorenzo Milani: un uomo capace di produrre, a Barbiana, miracoli molto più seri e più grandi di quelli prodotti dalle stimmate di padre Pio. Che questo tipo di discorso non passi e che le folle siano chiamate ad acclamare il mistero del sintomo (le stimmate) invece che la chiarezza della parola (il Vangelo) significa, in fondo, che il sentimento religioso rappresenta ancora oggi, per milioni di persone, un modo di evitare il contatto con la realtà: continuando a raccontarsi favole di cui l'inconscio profondo del singolo si serve per gestire, esprimere, simbolizzare conflitti non risolti e di cui le istituzioni continuano a servirsi per restare se stesse, luoghi e riti cui gli individui sacrificano la loro possibilità di essere se stessi. Diceva a Gesù tornato in terra il grande inquisitore di Dostoevskij che l'uomo non tollera il peso della libertà. Che Egli aveva sbagliato e sbagliava proponendogli un compito superiore alle sue forze. Che compito della Chiesa era quello di salvare l'uomo da questo peso difendendolo dalla forza eversiva della Parola. Come andava in principio ed ora e sempre: o, per lo meno, oggi.

Piccolo pensiero per il mio Hellas Verona



Non so proprio da dove cominciare. Tra qualche giorno inizia il campionato di calcio di serie C1 nel quale è impegnato il mio Hellas Verona. Mi auguro che quest'anno non ci siano ragioni per piangere. Ho scelto queste immagini della scorsa stagione (Spareggio di andata dei playout Hellas Verona-Pro Patria 1-0, gol al '94 di Morante!) che rappresentano bene l'amore per questa grande squadra. Non ho voluto mettere l'immagine del gol perchè la scorsa stagione è stata da dimenticare. Voglio solo ricordare questo entusiasmo. Diminuirà il pubblico, ma l'amore per questa l'Hellas resterà sempre. Ne sono convinto.

Gli sportivi non hanno fatto nulla per il Tibet

Parla il Presidente della Comunità tibetana in Italia Thupten Tenzin (a sinistra)
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 30 agosto 2008

Il Comitato olimpico ha dato troppo ascolto al Governo cinese e gli atleti non hanno fatto niente per il Tibet. Lo pensa il professore di filosofia buddista Thupten Tenzin, Presidente della Comunità tibetana in Italia che ha aderito allo sciopero della fame pro Tibet che si terrà oggi (Sabato) dalle 08 alle 20 al Parco Sempione di Milano per rafforzare l’impegno alla non-violenza.
Thupten Tenzin, perché avete deciso di fare questo sciopero della fame a Milano? Cosa chiedete per il Tibet?
“Questa è un’iniziativa voluta dal primo ministro del Governo tibetano in esilio. Vista la natura della nostra lotta, che è una lotta non violenta, lo sciopero della fame è un’azione forte per richiamare l’attenzione su una questione molto importante sul Tibet sotto l’occupazione cinese. Stavolta lo sciopero della fame è stato lanciato come una campagna per la pace nel Mondo e anche per il Tibet. Quindi chiediamo a tutti i sostenitori della lotta non-violenta, guidata dal Dalai Lama, ma anche agli individui che aspirano alla pace e alla libertà, di sostenere la nostra causa. Lo sciopero della fame è un mezzo molto potente perché muove la nostra coscienza. Si tratta dunque di un impegno molto forte. Per questa ragione è stata lanciata questa campagna internazionale”.
Cosa pensa del comportamento del mondo politico italiano sulle Olimpiadi e sul rispetto dei diritti umani in Cina?
“Noi avevamo sperato in un boicottaggio della cerimonia d’apertura dei giochi da parte del mondo politico. Questo non è accaduto. Comunque siamo contenti che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non è andato alla cerimonia di apertura delle olimpiadi. Quello che ci dispiace è che non ci sia stata nessuna azione clamorosa a favore dei diritti umani, ma non solo per il Tibet. Noi abbiamo sperato in qualcosa di più che non c’è stato”.
Chi poteva fare questa iniziativa?
“La potevano fare gli sportivi perché coloro che fanno sport sono molto ascoltati dall’opinione pubblica italiana. Credo che la gente sia portata molto di più ad ascoltare gli sportivo che i politici. Ma stavolta credo che ci sia stata una pressione troppo forte da parte dei Comitato olimpico internazionale. Il Cio ha dato troppo ascolto al Governo cinese e quindi ha allineato la sua posizione nel reprimere la libertà di espressione in Cina. Questo è molto grave. Ecco perché questi sono stati dei Giochi che hanno fallito nell’obiettivo dello spirito olimpico”.
Lei non ha visto nessun progresso per il Tibet in queste settimane nella consapevolezza dell’opinione pubblica internazionale?
“Sì l’attenzione mediatica c’è stata tra marzo e aprile quando c’è stata la repressione. Ma non c’è stato alcun progresso concreto nei fatti da parte del Governo cinese. La Cina non ha cambiato il suo atteggiamento”.

venerdì 29 agosto 2008

Rivolta, quanti errori con la Russia

Con Mosca si può recuperare
La Voce Repubblicana 29 agosto 2008
di Lanfranco Palazzolo

I rapporti dei paesi Occidentali con la Russia non si possono definire pessimi. E lo spazio per il dialogo c’è. Lo ha detto alla “Voce” il responsabile dell’area internazionale di Forza Italia Dario Rivolta.
Onorevole Rivolta, come valuta la crisi nel Caucaso?
“Non credo che rapporti tra Occidente e Russia possano essere definiti pessimi. Mi auguro che tornino ad essere come dovrebbero essere: virtuosi. Credo che questa crisi abbia delle precise responsabilità nella politica degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno fatto dei passi falsi nei confronti di Georgia ed Ucraina con l’invito ad aderire alla Nato. E anche con la situazione che gli Stati Uniti hanno imposto nel Kosovo. Il riconoscimento di questo Stato ha rappresentato la prima evidente violazione del diritto internazionale. Questa situazione ha creato un precedente. Oggi la Russia si appiglia proprio a quel precedente per chiedere l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia”.
Chi ha sbagliato negli Stati Uniti?
“Credo che abbiano commesso un errore i sedicenti russologi americani al momento della caduta dell’Unione sovietica. Dopo il 1992 in Russia era presente un atteggiamento che oggi possiamo definire filoamericano e filo Occidentale in generale. Il cittadino russo guardava con ammirazione tutto ciò che era americano. Oggi la situazione è totalmente opposta. Credo che gli americani abbiano commesso un errore pensando di contenere la Russia circondandola e di fatto cercando di umiliarla. Appena la Russia ha avuto l’occasione ha voluto dimostrare che la situazione doveva cambiare”.
Però questo giustifica un’operazione come quella in Georgia?
“Non dimentichiamoci che l’invasione l’hanno fatta i georgiani. L’Ossezia del Sud non è georgiana come popolazione. I popoli dell’Ossezia del sud non si sono mai sentiti georgiani. Peggio ancora per gli abhkazi. Quando ci fu il crollo dell’Unione sovietica e la dichiarazione di indipendenza della Georgia gli abitanti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud hanno rifiutato di unirsi alla Georgia. La debolezza della Russia ha consentito che fossero stabiliti i confini che oggi conosciamo. Mikheil Saakashvili ha sbagliato a bombardare l’Ossezia e a colpire per prima i soldati russi. La Russia ha reagito forse in maniera spropositata. Lo dico da amico degli Usa e da sostenitore dei valori occidentali. Ma credo che da Clinton in poi siano stati commessi molti errori di valutazione”.
Perché il Presidente della Federazione russa Medvedev ha voluto subito il voto della Duma su Ossezia e Abkhazia?
“Credo che avrebbe temporeggiato. Ma a cambiare il suo orientamento ci hanno pensato le dichiarazioni di qualche esponente politico occidentale che ha chiesto subito l’ingresso della Georgia nella Nato. A questo punto Medvedev è passato ai fatti”.

giovedì 28 agosto 2008

Il cattolico liberale che voleva la fine del potere temporale del Papa

Alla scoperta di Lord Acton
Radio Radicale
Intervista al professor Rocco Pezzimenti
di Lanfranco Palazzolo
(A destra Lord Acton: "Non posso accettare, la tua convinzione che non si possano giudicare Papa o Re come qualsiasi altro uomo").

Alla vigilia delle celebrazioni del XX settembre del 1870 Marco Pannella ha ricordato che questo appuntamento "ha avuto un valore un significato grande nella storia europea ed internazionale, sul piano istituzionale, politico, laico e religioso. Il fatto è che da tempo le tradizionali celebrazioni (e non celebrazioni) del XX settembre, a Porta Pia e con Convegni radicali mi sembravano improprie, troppo 'nazionali' e troppo poco europee". Tra i temi che Marco Pannella ha suggerito come possibile argomento di dibattito vi è la figura di "Lord Acton e gli eventi religiosi e politici degli anni '860 e '870 pontifici e italiani" o "Cause e conseguenze in Europa, nel mondo politico, in quello religioso (In particolare cattolico, anglicano e evangelico), in quello massonico e laico". Per parlare di questi temi abbiamo interpellato il professor Rocco Pezzimenti, docente di storia delle Dottrine politiche all'Università LUISS di Roma, autore de "Il pensiero politico di Lord Acton - I cattolici inglesi nell'ottocento" (edizioni studium Roma). Ecco cosa ci ha detto lo studioso su questa grande figura di cattolico liberale inglese fondatore della rivista "The Rambler". Si ringraziano le Edizioni Studium per la realizzazione di questa intervista.

Dopo la Georgia tocca all'Ucraina?

Intervista all'ex ministro degli Esteri georgiano Nodar Gabashvili
Voce Repubblicana, 28 agosto 2008
di Lanfranco Palazzolo

La Russia ha attaccato la Georgia dopo che questo paese e l’Ucraina non sono state ammesse nella Nato. E non è detto che anche l’Ucraina possa essere invasa da Mosca. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo storico e giornalista georgiano Nodar Gabashvili che nel 1990 ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri del governo di Tbilisi. Ecco cosa pensa della crisi nel Caucaso.
Professor Gabashvili, il Presidente della Federazione russa Dmitrij Anatol'evič Medvedev minaccia di interrompere la collaborazione di Mosca con la Nato dopo il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia.
“In Russia ci sono due posizioni rispetto a questa decisione. L’ala conservatrice e nazionalista sostengono e applaudono la posizione di Medvedev. Ma i conservatori vicini all’ala democratica dicono che è un errore perché ritengono che la Russia abbia esagerato nel Caucaso perché ha fatto un’azione troppo elevata per le sue possibilità. Loro hanno ammonito i dirigenti russi che Mosca rischia molto perché né militarmente, né economicamente non è in grado di sostenere la contrapposizione ai paesi occidentali e alla Nato”.
Come si è comportata la Duma riconoscendo l’Ossezia del Sud?
“Era da tempo che molti deputati come l’ultranazionalista Vladimir Vol'fovič Žirinovskij erano per il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. I democratici sostengono che questa scelta è un boomerang perché dal punto di vista del diritto internazionale questa scelta non è accettabile. E’ bene ricordare che Putin e Medvedev sono dei giuristi e conosco molto bene i termini della questione. Questo comportamento può avere un effetto boomerang perché bisogna tenere conto della situazione in Cecenia e nel Daghestan e nelle altre Repubbliche del Caucaso del Nord che possono chiedere l’indipendenza. Alcuni osservatori hanno scritto che la Russia ha cominciato da se stessa il processo di scioglimento della Federazione Russa. Anche la Cecenia potrebbe rivendicare l’indipendenza”.
Da quanto tempo la Russia stava preparando l’attacco alla Georgia?
“Tutto è cominciato dal riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Inoltre, il fatto che l’Ucraina e la Georgia non siano state ammesse nella Nato ha spinto la Russia a fare questa azione- Mosca ha interpretato questa scelta come una debolezza dell’Occidente e quindi come carta bianca per invadere la Georgia. Credo che quello che sta accadendo in Georgia sia una prova di quello che potrebbe accadere in Ucraina. Le mire di Mosca su Kiev sono più importanti della Georgia”.
Qual è il paese europeo più determinato contro l’azione della Russia?
“La Polonia e i paesi baltici pensano che quanto è accaduto possa ritorcersi contro di loro. Anche la Svezia teme questa azione e l’ha definita chiaramente come un aggressione”.

mercoledì 27 agosto 2008

Ecco perchè ho detto "No" a "l'Unità" di Concita

Luca Telese sta bene a "il Giornale"
La Voce Repubblicana del 27 agosto 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Luca Telese)
La nuova direttrice de l’Unità Concita De Gregorio non farà una ‘Repubblica’ di Serie B. Lo pensa Luca Telese de “Il Giornale” che ha rifiutato l’offerta di passare al quotidiano l’Unità.
Luca Telese, perché hai detto no al passaggio al quotidiano fondato da Gramsci?
“Io sto bene al ‘Giornale’. Quando arriva un’offerta fa piacere. E dopo 10 anni al ‘Giornale’ la tentazione può essere forte. Ma io ho un ottimo rapporto con la direzione de ‘il Giornale’ e con il direttore. La direzione del ‘Giornale’ mi ha concesso uno statuto difficile da mantenere che è quello di mantenere sempre la mia identità. Mi ha fatto piacere che Concita De Gregorio abbia pensato questa cosa pazza di portarmi a l’Unità. Credo che io e Marco Travaglio siamo i sintomi del paradosso del giornalismo italiano. Travaglio viene da destra ed è la più importante firma di un giornale di sinistra. Quindi può accadere che io abbia fortuna a destra pur essendo di sinistra. Il problema è che le identità sono saltate e oggi prevalgono le tifoserie vuote. Oggi prevale un giornalismo pecorile, accucciato e da curva Sud”.
‘L’Unità’ si appresta a diventare un quotidiano da curva Sud?
“La prima cosa che mi ha detto Concita De Gregorio quando mi ha chiamato è: ‘Io voglio fare un giornale indipendente’. Lei sapeva bene che io scrivo articoli non particolarmente teneri sul ‘cadaverificio’ del Pd. Ecco perché mi ha fatto questa proposta. Credo che rivolgendosi a me, la direttrice de l’Unità non avesse in mente di fare un quotidiano tribale. Credo che oggi la sinistra abbia bisogno di una dose di criticità. Oggi siamo alla tabula rasa”.
Il giornalismo di centrosinistra garantisce meno libertà?
“La libertà di stampa è una condizione soggettiva. La libertà di stampa non è mai stata così a rischio a destra come a sinistra. Io ho una libertà assoluta di scrivere quello che voglio sulla sinistra. Il problema è che oggi la sinistra vuole scavalcare la destra. Questo è ridicolo. L’esempio di scuola è stata la coglioneria di quel poverello di Francesco Rutelli che voleva scavalcare Gianni Alemanno proponendo quella coglionata del braccialetto a tutte le donne romane. In altri tempi lo avrebbero spedito al sanatorio a fare Napoleone. Questo è uno dei fondatori del Pd”.
‘Repubblica’ si è trasformato nella cinghia di trasmissione de ‘l’Unità’?
“No. Io credo che ci sia stata un’infelice direzione de l’Unità di Mino Fuccillo. Quello era un tentativo di fare una ‘Repubblica’ sfigata, la ‘Repubblica’ di serie B”.
La De Gregorio non farà ‘la Repubblica’ di serie B?
“Credo che abbia in mente tutt’altro”.
La defenestrazione di Antonio Padellaro da l’Unità è stata giusta?
“Padellaro è una persona civile e per bene. Però ha perso 20 mila copie in due anni. Il giornalismo è fatto di cicli. Potrebbe accadere anche a me un giorno”.

martedì 26 agosto 2008

XX settembre 1870. Le ultime ore del Papa Re

Come Pio IX perse il potere temporale
Questa notte Radio Radicale trasmette, in apertura della programmazione nottura (00.30 circa), una mia intervista dello scorso 12 ottobre con Antonio Di Pierro, autore de "L'ultimo giorno del Papa Re" (Mondadori). Ho visto che quest'anno i radicali celebreranno questa ricorrenza a Londra. Quindi quale migliore occasione per parlare di questo importante appuntamento con la cronaca e la storia di quel giorno che è piena di particolari da conoscere, soprattutto per i romani che conoscono la zona di Porta Pia solo per la presenza dei grandi magazzini de "La Rinascente" e basta. Buon ascolto.

Cosa cambia dopo i Giochi olimpici di Pechino?

Intervista al sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica
La Voce Repubblicana del 26 agosto 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A destra la cerimonia di chiusura vista dall'esterno del nido d'uccello).

Dopo i giochi olimpici non è cambiato nulla sui diritti umani in Cina. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica.
Senatore Mantica, i giochi olimpici si sono conclusi. Pensa che sia cambiato qualcosa sui diritti umani in Cina?
“Temo di no. Se c’era qualcosa da fare per dare forza ai diritti civili in Tibet andava fatta prima dell’inizio dei giochi e sul piano politico. Avevo auspicato che l’Ue prendesse una posizione nei confronti di questa manifestazione. I giochi ci sono stati ed oggi hanno poco senso sportivo, a parte gli atleti che fanno il loro dovere. Ma dopo la strumentalizzazione che è stata fatta, le olimpiadi sono tutto fuor che un evento sportivo nel giudizio complessivo. Non voglio togliere nulla al record sui cento metri di di Usain Bolton. Ma la Cina ha fatto un investimento politico su questo evento e ha ottenuto quello che si prefiggeva”.
Pensa che la ‘contaminazione’ economica della Cina con l’Occidente introdurrà in questo paese la democrazia?
“La ‘contaminazione’ può avere un senso. In Cina non ci sono forme pensionistiche e le famiglie hanno un solo figlio. I cinesi sanno perfettamente che tra una decina d’anni chi lavora dovrà mantenere sei persone. Ci sarà bisogno di più reddito o di forme di previdenza. Inoltre ci sarà bisogno di un’istruzione pubblica che in Cina non esiste. Non credo che i cinesi accetteranno sempre di lavorare 18 ore al giorno. E’ accaduto anche da noi nel XIX secolo. Non so se definirla contaminazione, ma credo nella necessità dei cinesi di cambiare in meglio le loro condizioni. Il contatto con l’Occidente può essere utile”.
La Cina è il paese asiatico più favorito nelle relazioni con l’Occidente?
“Credo che l’India lo sia molto di più. Questo paese di un miliardo di abitanti ha puntato sull’industria del software, sul terziario avanzato e sta superando molti problemi come la separazione tra caste. La Cina è più indietro”.
Tutti hanno paura della Cina. Sarkozy ha fatto incontrare il Dalai Lama a Carla Bruni…
“Non trovo giustificata questa paura. Nei rapporti internazionali deve prevalere il dialogo e il confronto. L’Europa punta al dialogo, però ha paura di trovarsi dalla parte del torto come è avvenuto nei rapporti con l’Africa a causa del ricordo colonialismo. Oggi la Cina, con il suo atteggiamento, sta facendo di peggio del colonialismo in Africa. Mentre l’Europa non riesce ad affrontare problemi come il Darfur. La Cina non teme il suo passato”.
Nel 1980 ci fu il boicottaggio dei giochi di Mosca dopo l’invasione dell’Afghanistan. La Cina di oggi è più potente dell’Urss?
“L’Urss era molto più forte della Cina di oggi. L’arma del boicottaggio è spuntata. Credo che oggi sia più importante il sostegno alle forze interne alla Cina che vogliono cambiare quella realtà”.

Praga 1968, i pasticcini a casa dell'ambasciatore

Fatti e Fattacci
La Voce Repubblicana del 26 agosto 2008

di Lanfranco Palazzolo
(A destra Piazza San Venceslao nel 1968 poco prima dell'arrivo dei carri sovietici)

L'intervento che avevo pubblicato qualche giorno fa sul blog è diventato un articolo che ho pubblicato oggi sulla "Voce". Eccolo nella versione modificata ed allungata. Buona lettura.


Diciamo la verità. L'anniversario dell'irruzione dei carri armati Sovietici a Praga il 21 agosto del 1968 è passato in sordina. Adesso tutti continueranno a dire che la posizione del Pci fu lungimirante perchè il Partito comunista italiano aveva criticato quell.azione militare con la famosa formula del "grave dissenso". Eppure i compagni del Pci furono i primi ad essere informati di quello che stava accadendo a Praga. Perchè non lanciarono l'allarme su quell'attacco e rimasero in silenzio? Ma vediamo dove si trovavano nell.agosto del 1968 i grandi dirigenti del Pci: Emanuele Macaluso era in vacanza in Urss; il segretario del Pci Luigi Longo si trovava a Dobi, vicino a Mosca; Giancarlo Pajetta si trovava tra Odessa e Yalta. Il funzionario di turno del Pci il 20 agosto del 1968 era Armando Cossutta che venne chiamato, insieme a Maurizio Ferrara, dall'ambasciata sovietica che doveva dare una comunicazione urgente al Pci. A dare uesta comunicazione fu l'ambasciatore Nikita Rijov. Erano le 19.30. L'ambasciatore sovietico icevette Armando Cossutta e gli altri funzionari comunisti e, tra un pasticcino e l'altro, spiegò ai due funzionari che i carri armati sovietici stavano per entrare a Praga. Cossutta gli chiese chi avesse dato quell.ordine. L'ambasciatore Rijov non rispose. L'atmosfera era imbarazzante. I funzionari comunisti se ne stavano per andare quando l'ambasciatore corse loro dietro pregando di non dire niente a nessuno. C'era stato un errore di comunicazione. La notizia era coperta da embargo. Forse l'ambasciatore non aveva letto bene il telex da Mosca. A quel punto Maurizio Ferrara ed Armando Cossutta erano gli unici dirigenti occidentali a sapere quello che nessun altro funzionario di un partito comunista occidentale conosceva. Cossutta e Ferrara corsero alla sede de l'Unità mettendosi in contatto con i funzionari di partito e i corrispondenti del quotidiano che si trovavano a Mosca: Qualcosa di nuovo? La risposta fu: No, non è accaduto nulla. Ma alle 02.00 di notte del 21 agosto arrivò il primo flash di agenzia: Truppe corazzate del Patto di Varsavia convergono su Praga.. I compagni del Pci rispettarono la consegna del silenzio. Spettò alla dirigenza del partito scrivere il comunicato sul grave dissenso del Pci. Lo stesso .grave dissenso. del Partito comunista rumeno. Ma quell.atteggiamento non servì certo a rompere con Mosca. Anzi, a ribadire che l.Italia - come disse qualche giorno dopo Pietro Ingrao alla Camera - doveva uscire dalla Nato. E del vero atteggiamento del Pci avrebbero fatto le spese gli esuli cecoslovacchi in Italia. Fortunatamente Jiri Pelikan, direttore della tv nazionale cecoslovacca, ha testimoniato come il Pci italiano cercò sempre di creare il vuoto intorno a questi esuli politici per non dispiacere l'Urss.

Quando l'Italia non programma l'oro

Riflessione dopo i giochi olimpici
di Lanfranco Palazzolo
LA Voce Repubblicana del 26 agosto 2008
(Josefa Idem, argento a Pechino)

Quando l’Italia non programma le scelte vincenti. Come sono andati gli azzurri alle Olimpiadi di Pechino? I bilanci si sprecano dopo la cerimonia di chiusura dei Giochi. Alla vigilia, gli specialisti di “Sport Illustrated” avevano predetto per l’Italia nel dettaglio le 28 medaglie, assegnando però 7 ori e 11 argenti agli azzurri. Per fortuna agli esperti americani era sfuggito un campione del calibro di Roberto Cammarelle, che di salire sul secondo gradino del podio non voleva proprio saperne. Questo trionfo non deve illudere nessuno perché alla fine il bilancio non è stato troppo positivo. Nel carniere azzurro si nota l’assenza di metalli pregiati provenienti da canottaggio (solo un argento, mai così in basso da Mosca 1980) e ciclismo su pista, settori da ricostruire, magari seguendo il modello della Gran Bretagna che in vista di Londra 2012 si è assicurata sette delle dieci medaglie d’oro assegnate al Laoshan Velodrome. Quasi inesistente invece la nazionale di atletica leggera – se si eccettuano le solite imprese della marcia - incapace persino di gestire la sua unica punta, quell’Andrew Howe arrivato acciaccato a Pechino per colpa di un capriccio. Per capire le ragioni di queste delusioni basta leggere qualche passaporto, controllando i dati anagrafici: Antonio Rossi, Massimiliano Rosolino, Giuseppe Gibilisco, Andrea Benelli, tutte punte di una squadra da ringiovanire in fretta perché fra quattro anni non si pensi di contare ancora su atleti eterni come Valentina Vezzali, Josefa Idem o Alessandra Sensini. Troppo poco anche il quarto posto dei ragazzi di Andrea Anastasi nella pallavolo per sollevare le sorti degli sport di squadra: per la pallanuoto è quasi un disastro, il calcio ancora una volta è scivolato su una buccia di banana, mentre ci si aspettava indubbiamente una medaglia dall’Italvolley donne. Non è nostro interesse scaricare gli errori di questa olimpiade sugli atleti. Forse è il caso di pensare meglio a come vengono gestite le singole federazioni sportive. E qui va fatto un discorso serio. Pochi giorni prima della cerimonia di chiusura dei giochi, l’ex allenatore della nazionale di Scherma italiana Christian Bauer ha puntato l’indice sul rapporto tra la politica e le federazioni sportive nel nostro paese. Questo malcostume aveva indotto Bauer a lasciare la nostra nazionale (vittoriosa) di scherma. Forse la scarsa capacità di trovare un adeguato ricambio generazionale nello sport italiano è dovuta anche alla scarsa capacità di alcune federazioni di puntare su giovani talenti invece che scegliere ancora gli stessi campioni ai quali non si può chiedere sempre il miracolo olimpico.
(l. p.)

lunedì 25 agosto 2008

Amato e quella raccomandazione non riuscita

Quando Tristano Codignola ignorò Giuliano Amato
di Lanfranco Palazzolo

Prima di riprendere la mia attività giornalistica in pieno volevo parlarvi di raccomandazioni. Nella nostra vita tutti abbiamo fatto ricorso a questo importantissimo istituto del diritto privato. L'ho fatto anche io. Purtroppo nessuno mi ha mai dato ascolto perchè non conto niente; nessuno mi ha mai filato più di tanto; non conosco le persone giuste; non sono nel ranking delle persone influenti e nessuno ha interesse a sponsorizzarmi. Anzi, colgo l'occasione per chiedere la raccomandazione a qualcuno che nel frattempo si è commosso leggendo le prime righe di questo post. Giuliano Amato invece si trovava in un'altra situazione alla fine degli anni '60. In quel periodo il nostro ex Presidente del Consiglio era un uomo emergente del Partito socialista italiano. Infatti si era iscritto al glorioso Psi nel 1958. E alla fine degli anni '60 stava raccogliendo i primi frutti di una carriera folgorante. In questa lettera lo troviamo alle prese con una raccomandazione al senatore socialista Tristano Codignola (1913-1981), esponente di rilievo del Psi e punto di riferimento del partito nei confronti del mondo universitario. In quel periodo Amato aveva vinto un concorso con le sue forze all'università di Pisa. Ma non era sicuro di riuscire ad ottenere il posto. In quella circostanza Amato si appellò alla legge "Codignola bis". Il bigliettino risale verosimilmente alla primavera-estate del 1969. Nel foglio con la carta intestata del Senato, Amato chiede a Codignola di interessare il ministro dell'Istruzione Mario Ferrari Aggradi sulla sua sistemazione a Pisa, dove lo stesso Amato si era laureato. Chissà se Codignola trovò il tempo di interessarsi a quella richiesta scritta sulla carta intestata di Palazzo Madama. E' bene ricordare che Amato non è mai stato senatore. La richiesta di Amato andò a vuoto. Sebbene Amato si sia laureato al collegio medico giuridico di Pisa non ha mai insegnato a quell'università. Del resto, con le sue qualità Amato non aveva certo bisogno di raccomandazioni. La storia di Giuliano Amato ha dimostrato proprio questo.

sabato 23 agosto 2008

Una dedica dalle "forche caudine"

Dediche ritrovate
By Lanfranco Palazzolo
Un ricordo di Enzo Tortora

Quando mi capita di comprare un libro la prima cosa che faccio è andare a vedere se nella "terza pagina" ci sono dediche fatte dai precedenti proprietari. Allora avevo pensato di condividere il piacere di leggere queste dediche con chi ha la fortuna (o sfortuna!) di frequentare questo blog. Qualche mese fa mi è capitato di acquistare un libro usato scritto da Enzo Tortora nel lontano 1967. Si tratta de "Le forche caudine" edito da Bietti. Ho trovato questo libro in una delle poche bancarelle interessanti che si trovano nel centro di Roma. Non voglio dare troppo suggerimenti agli amanti dei libri usati. Il libro è un regalo di 41 anni fa tra studenti che oggi saranno prossimi alla pensione. Come passa il tempo! L'unica cosa che mi dispiace di questa dedica è che non c'è la data. Ve la propongo attraverso la mia interpretazione dello scritto dell'acquirente: "Avevo pensato di farti: 'La tutela giuridica del condominio' o 'Problemi nel principato augusteo' ma poi ho pensato che, fra una 'lex romana' e una 'tribunicia potestas' ('Potere del tribuno', ndr), pensando a contratti e successioni con i quali hai già fissato un doloroso appuntamento, era meglio farsi due risate. Augurissimi". Segue la firma. Alla dedica è aggiunto questo Ps: "Non è escluso che ti chiederò il libro in prestito o meglio in comodato come dicono in facoltà per dare un leggero e balsamico sollievo al mio animo quando studierò Finanze". E' probabile che il libro non abbia riscosso il consenso di chi lo ha ricevuto in dono visto lo stato ottimo del volume. Oppure chi lo ha ricevuto lo ha apprezzato al punto da lasciarlo quasi integro. Non lo saprò mai. Un'altra curiosità. All'interno del libro ho trovato un cartoncino plastificato che pubblicizza la camicia Aramis con, nel retro, il calendario del campionato di Serie A del 1967-1968 vinto dal Milan.

giovedì 21 agosto 2008

Appunto sulla Primavera di Praga

20 agosto 1968:
Quel silenzio dei compagni comunisti
di Lanfranco Palazzolo

Diciamo la verità. Questo anniversario dell'irruzione dei carri armati Sovietici a Praga è passato in sordina su alcuni quotidiani. Adesso tutti diranno che la posizione del Pci fu lungimirante perchè il Partito comunista italiano aveva criticato quell'azione militare con la celeberrima formula del "grave dissenso". Eppure i compagni del Pci furono i primi ad essere informati di quello che stava accadendo a Praga. Perchè non lanciarono l'allarme su quell'attacco e rimasero in silenzio? Ma vediamo dove si trovavano in quel momento i dirigenti del Pci. Emanuele Macaluso era in vacanza in Urss, il segretario del Pci Luigi Longo si trovava a Dobi, vicino Mosca, Giancarlo Pajetta si trovava tra Odessa e Yalta. Il funzionario di turno del Pci il 20 agosto del 1968 è Armando Cossutta che viene chiamato, insieme a Maurizio Ferrara, dall'ambasciata sovietica che deve dare una comunicazione urgente al Pci. A dare questa comunicazione è l'ambasciatore Nikita Rijov. Sono le 19.30 di quel giorno. L'ambasciatore sovietico riceve Armando Cossutta e gli altri funzionari comunisti e, tra un pasticcino e l'altro, gli spiega che i carri armati sovietici stanno per entrare a Praga. Cossutta gli chiede chi ha dato quell'ordine. L'ambasciatore Rijov non specifica. L'atmosfera è imbarazzante. I funzionari comunisti se ne stanno per andare quando ad un certo punto l'ambasciatore gli corre dietro pregandogli di non dire niente a nessuno. C'è stato un semplice errore di comunicazione. La notizia è coperta da embargo. L'ambasciatore non aveva letto bene il telex da Mosca. A quel punto Maurizio Ferrara ed Armando Cossutta sono gli unici dirigenti occidentali a sapere quello che nessun altro funzionario di un partito comunista occidentale conosce. Cossutta e Ferrara corrono a l'Unità e si mettono in contatto con i funzionari di partito e i corrispondenti de l'Unità che si trovano a Mosca: "Qualcosa di nuovo?". La risposta è: "No, non è accaduto nulla". Ma alle 02.00 di notte del 21 agosto arriva il primo flash di agenzia: "Truppe corazzate del Patto di Varsavia convergono su Praga". I compagni del Pci hanno rispettato la consegna del silenzio. Spetta alla dirigenza del partito scrivere il comunicato sul "grave dissenso" del Pci. Lo stesso "grave dissenso" del Partito comunista rumeno. Ma tale dissenso non servirà certo a rompere con Mosca. Anzi, a ribadire che l'Italia - come disse qualche giorno dopo Pietro Ingrao alla Camera - doveva uscire dalla Nato......

martedì 19 agosto 2008

L'illusione di Cristina

Intervista con Cristina Comencini
e Riccardo Tozzi
di Lanfranco Palazzolo e Gianfranco Cercone
(Cristina Comencini alla "prima" del libro "L'illusione del bene".)

La sera del 18 gennaio scorso stavo rincasando con la mia compagna quando ho ricevuto la telefonata di Gianfranco Cercone: "Ciao, Lanfranco come stai? Hai qualche impegno per domani pomeriggio? Viene in Radio Cristina Comencini che viene a presentare il suo film con suo marito Riccardo Tozzi". Gli ho risposto immediatamente di sì. Qualche anno prima avevo letto un'intervista della Comencini con Barbara Palombelli sul Corriere della Sera e avevo trovato certe affermazioni della Comencini contraddittorie. Quando è uscito il suo libro "L'illusione del bene" ho ripensato a qeull'intervista. E allora quella sarebbe stata l'occasione giusta per discutere con la Comencini del suo ultimo libro uscito con Feltrinelli e del suo film "Bianco e nero". Devo essere onesto con me stesso e dire che i film della Comencini non mi sono mai piaciuti, però se non avessi fatto quella intervista mi sarebbe dispiaciuto molto perchè la regista e scrittrice merita di essere ascoltata per la sua capacità di individuare nuovi temi di discussione intellettuale, anche se questi argomenti restano confinati nell'ambito del "politicamente corretto". Naturalmente vi invito ad ascoltare l'intervista e magari a comprare "L'illusione del bene".
Ascolta l'intervista da questa pagina

lunedì 18 agosto 2008

Si poteva evitare il rapimento di Aldo Moro?

Aldo Moro: una testimonianza inascoltata
Intervista al professor Giuseppe Eusepi
di Lanfranco Palazzolo, Radio Radicale
(A sinistra il prof. Eusepi oggi)

Il 10 marzo del 1978 il professore non vedente Giuseppe Eusepi, che oggi insegna alla facoltà di Economia e Commercio dell'università di Roma, ascoltò una conversazione davanti la facoltà di Lettere de "la Sapienza" nella quale si parlava del possibile rapimento di Aldo Moro. Ecco cosa ci ha detto il docente che all'epoca insegnava all'istituto "Caetani" di Piazza Mazzini. Nel corso dell'intervista viene proposto anche l'intervento di Pannella alla Camera il 5 luglio del 1984 sulle conclusioni della Commissione d'inchiesta sul rapimento di Aldo Moro e sull'uccisione dei suoi uomini della scorta. In quell'intervento, Pannella citò anche la testimonianza del prof. Eusepi. Ecco cosa ci ha detto lo studioso circa quello che ascoltò quel giorno e quello che accadde sulle indagini delle settimane successive.

Ascolta l'intervista

mercoledì 13 agosto 2008

Una scoperta importante: Henry Furst

L'Henry ritrovato
Monte Argentario, 13 agosto 2008
(A sinistra Henry Furst)
Devo dire che le mie vacanze procedono molto bene. Ieri sono stato così fortunato da trovare in una bancarella della località dove mi trovo in vacanza un libro della Longanesi & c. dal titolo "Il meglio di Henry Furst". Lo scrittore americano (1893-1967) è stato dimenticato troppo in fretta dalla nostra critica letteraria. E' un peccato che nessuno abbia avuto voglia di occuparsi di Furst. Noi abbiamo un grosso debito nei confronti di questo uomo che ha avuto il merito di essere stato uno dei pochi intellettuali antifascisti e poi di avere la nostalgia del ventennio quando è arrivata la democrazia in Italia. Furst ha avuto anche il merito di essere stato un intellettuale politico che durante la reggenza dannunziana del Carnaro (1919) convinse Gabriele D'Annunzio a riconoscere la Republica d'Irlanda prima del Regno Unito. Ma i meriti di Furst nn finoscono certo qui. Da destra, negli anni '60, riuscì ad affrontare i temi della liberazione sessuale prima che lo facessero i giovani del '68. Se andate in qualche bancarella dell'usato o in qualche biblioteca non fatevi sfuggire i libri di Henry Furst. Commettereste un errore imperdonabile se ve li lasciaste sfuggire. Una segnalazione particolare nella raccolta de "Il Meglio": l'articolo dal titolo "Croce e la libertà" uscito su "Il Borghese" del 17 marzo del 1966.

domenica 10 agosto 2008

Barattopoli

Quando Berlusconi e Veltroni si volevano bene...sottobanco.
Radio Radicale 22 maggio 2008
Intervista di Lanfranco Palazzolo a Michele De Lucia

Non mi capita tutti i giorni di trovare in rete un'intervista trascritta che avevo realizzato per Radio Radicale. Mi ha aiutato Gianpaolo Marcialis che nel sito www.villacidro.info ha trascritto e pubblicato la mia intervista realizzata per Radio Radicale con l'amico Michele De Lucia, autore de "Il Baratto", lo scorso maggio. Ecco cosa mi ha detto l'autore del saggio sui rapporti tra il Pci e la Fininvest.

La politica italiana è una grande finzione? Il libro di Michele De Lucia, "Il Baratto" (Kaos edizioni), sui rapporti tra la Fininvest e il Pci delinea una realtà che pochi conoscevano attraverso le relazioni e i rapporti tra il giovane Walter Veltroni e l'attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso degli anni '80. Il "Ventrusconi" di cui tutti hanno parlato in queste elezioni politiche ha un'origine lontana che sono in pochi a ricordare e a conoscere. Noi siamo in collegamento con Michele De Lucia membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani […] Con la Kaos edizioni ha già pubblicato il libro "Siamo alla frutta" sull’ex presidente del Senato Marcello Pera.Michele De Lucia, come è nata l’idea di questo libro e volevo sapere anzitutto se concordi sul fatto che la politica italiana sia …una finzione.
"Ma sì, credo che in grandissima parte lo sia e credo che questo possiamo spiegarlo riconducendo tutto a quella che è storicamente l’analisi radicale del Regime italiano: del partito unico della partitocrazia articolato poi nelle sue varie sezioni in competizione tra loro per il potere, ma molto più spesso in consociazione tra loro per il potere. Quindi, sia che ci sia un vincente, sia che ci sia un perdente di volta in volta ci si accorda per garantire in ogni caso cosa spetterà al vincente e cosa al perdente. Questo, dalla cosa più grande alla cosa più piccola. E le televisioni sono state uno dei terreni preferiti e rispetto alle sorti della cosiddetta democrazia italiana che democrazia non è abbiamo avuto proprio il momento topico che sono questo tipo di rapporti tutti interni alla partitocrazia. Il Baratto e’ un libro su un sistema di potere che descrive aspetti di un sistema di potere".
Come è nata questa idea che la Kaos aveva già sviluppato con un altro libro che era "Il rosso e il nero" che evidenziava le relazioni tra Silvio Berlusconi e le Cooperative rosse nel corso degli anni 80? E’ stato lo scontro politico delle ultime elezioni o che tipo di altra considerazione c’è stata?
"..Guarda, il progetto e’ nato alla fine di ottobre del 2007 quandi quando eravamo lontani dallo scioglimento delle Camere e anzi quando sembrava che il governo Prodi potesse durare almeno un altro anno che in realtà era in via di disintegrazione, lo avevamo visto poi nel dicembre più il centro destra che il centro sinistra questo per dire subito che è un libro indipendentemente dal momento elettorale in una fase in cui ilmomento elettorale sembrava che non dovesse esserci nel 2008. I fattori sono stati due: da una parte un po’ casualmente per la vertà, mi era caduto l’occhio su lla vicenda parlamentare della conversione del secondo decreto salva Berlusconi del governo Craxi : avevo letto solo un trafiletto dove si diceva che il partito comunista non è che avesse fatto questa grande opposizione. Contemporaneamente, era iniziata la fase del tete a tete Berlusconi Veltroni , questa propagandata fase di grande dialogo, questo “nuovo e*****enismo” potremmo chiamarlo. Unendo i due dati, mi sono insospettito e mi sono messo a cercare in modo certosino, molto ‘alla radicale’ chiudendomi letteralmente nelle biblioteche di mezza Roma, tirando fuori articoli interventi, ricercando sullo storico ANSA , spulciando la serie storica di Rinascita quella de Il moderno e di altri periodici e quotidiani e naturalmente il ricchissimo archivio di Radio Radicale, che ringrazio che è veramente una miniera d’oro. E lì, cominciando a scavare, è venuto fuori di tutto, ma…sono venute fuori informazioni notizie do*****enti testimonianze che hanno preso forma via via…Cioè, io, quando ho iniziato, ho iniziato per curiosità e non pensavo minimamente di mettere le mani sulle cose sulle quali io ho messo le mani. Quindi, il libro si è fatto strada facendo, è stato un work in progress e, quel che tengo a dire è che questo non è un libro “a tesi” ; non ci sono teoremi, è cronaca è la ricostruzione con il rigore del cronista potrei dire, di fatti accaduti…Non è un libro sulle intenzioni bune o cattive, è un libro sui do*****enti, sui fatti , su quelle che poi sono state di volta in volta le prese di posizione ufficiali. E, attraverso questa ricostruzione per le contraddizioni del “dichiarato”, per esempio i comunicati stampa e del “fatto”, i comportamenti nelle aule parlamentari, le dichiarazioni rese durante occasioni pubbliche, sono riuscito a ricostruire una vicenda che a mio avviso è davvero inquietante, perché è una pantomina , o un minuetto, se volete. Qual è il cuore del “baratto”…fermo restando che il titolo del libro è singolare ma parla di molti baratti... Lo ripetoè un sistema di potere che viene descritto, che viene ricostruito . All’inizio dell’85 dopo quello che è passato alla Storia come l’oscuramento delle Reti Fininvest da parte dei Pretori , in realtà un auto-oscuramento, nel senso che i Pretori erano intervenuti soltanto per impedire quella che era una sorta di diretta-differita, una trasmissione generalizzata su tutto il territorio nazionale che non era consentita dalla legge…Se B. avesse rinunciato , se avesse cessato di fare questo collegamento tra tutte le Reti (col sistema delle cassette) del suo network, avrebbe potuto tranquillamente continuare a trasmettere. Berlusconi invece scelse di creare ”il caso” e già allora usò le sue televisioni per condizionare l’opinione pubblica rivendendogli una balla percheè nessuno aveva oscurato nessuno.– L’allora presidente del Consiglio Craxi si tuffò letteralmente in aiuto del suo amico Berlusconi e…questo è un altro episodio tipicamente italiano…Io spesso ho parlato di “committenza normativa” per quanto riguarda le grandi imprese nel nostro Paese, a cominciare dalla Fiat e devo dire che anche la Fininvest non si è sottratta. Craxi cosa fa: Craxi adotta un decreto legge e vi pone poi la questione di Fiducia…Adotta un decreto legge e salva Berlusconi letteralmente, su misura per la Fininvest . Il Decreto doveva essere convenrtito entro la mezzanotte del 4 di febbraio e, ricorrendo all’ostruzionismo, non ci vorrebbe praticamente nulla per farlo saltare. Invece, che cosa accade: accade che il Partito Comunista a più riprese garantisce il numero legale e poi, al momemto della votazione, dopo avere rinunciato all’ostruzionismo, abbandona l’aula in finta polemica col presidente del Senato che era allora Francesco Cossiga che aveva effettivamente strozzato i tempi del dibattito. Morale della favola: in tempo utile il Decreto viene convertito con l’aiuto fattivo del Partito Comunista".
E perchè il Partito Comunista aiuta Craxi e aiuta Berlusconi?
"Perché – e questo è l’oggetto del baratto - nello stesso Decreto Legge da convertire non c'erano soltanto le misure pro Berlusconi, ma tutta una parte del Decreto riguardava la modifica delle norme che disciplinano i vertici della RAI. Per il Partito Comunista significava il perfezionamento di quella che era già avviata prassi consociativa, vale a dire sancire organizzare potenziare questo sistema. D’altra parte, il Pci ha sempre parlato di pluralismo rispetto alla informazione radio televisiva. Non ha mai parlato di democrazia, ma il loro pluralismo è consociazione. Loro storicamente per “pluralismo” hanno inteso la consociazione. E cosiì sono andati avanti e così hanno consolidato e chiuso il loro assoluto controllo su Rai 3.
Allora possiamo dire che TeleKabul fu una coproduzione Berlusconi-PCI?
"Ma Telekabul è figlia di quella vicenda, senz’altro".
Quali altri sono i baratti che tu descrivi nel libro…? Ma, soprattutto, ritieni un elemento di debolezza della nostra democrazia il fatto che oggi l’espressione delle più grosse leadership italiane siano frutto del mercato massmediatico…come si potrebbe dire?
"Ma guarda, la situazione della informazione, anzi della non informazione in Italia è nota. Io leggo ancora in queste ore le dichiarazioni del ministro Melandri, del Ministro –Ombra delle telecomunicazioni Melandri che mi pare rischiare, - come tutto il governo ombra di essere - più che un ministro ombra , l’ombra del ministro vero e l’ombra del governo vero:all’ombra del governo vero…Pensare di intervenire sulla Rai senza intervenire sul privato e viceversa è qualcosa che non sta assolutamente in piedi. Di fatto, Rai e Mediaset si legittimano l’una con l’altra col 3+3: io non credo che nel regime italiano ci sia la possibilità di adottare qualsivoglia nuova norma sulla Rai che sia capace di fare uscire i partiti , il controllo partitocratico dal cosiddetto servizio pubblico. Io penso che l’unica soluzione sia quella di dare seguito al referendum promosso e vinto qualche anno fa dai radicali, quello che eliminva dall’ordinamento italiano le norme che impedivano di privatizzare la Rai. (Il modello e’ Radio Radicale, ce l'abbiamo sotto gli occhi e tutti i cittadini possono constatare come funziona).Mi convince molto di più e funziona molto meglio un sistema per cui si dà un servizio pubblico con delle regole precise , con un contratto ben fatto ben articolato che dia tutte le garanzie: un servizio pubblico in concessione a un privato. Credo che questo sia l’unico modo per liberarci dalla cappa di piombo che abbiamo. D’altra parte, in Italia abbiamo il sistema delle tre televisioni più tre. In Paesi come la Francia un privato non può possedere piu’ del 25 per cento di una Rete televisiva…".
"Senti ci spieghi…Io ho sentito diversi commenti su questo libro..L’impressione che hanno detto alcuni è che sei stato più impietoso nei confronti di Veltroni che di Berlusconi. E’ così, o è una interpretazione sbagliata questa?
"Su Berlusconi si è detto e si è scritto già molto : in fondo questo è il primo libro che esce che riporti tutta una serie di notizie anche su Walter Veltroni. E credo che sia l’effetto novità. Da un certo punto di vista sono più le cose nuove le cose inedite su Veltroni che non su Berlusconi; anche se questo è vero solo in parte, e magari tra poco ci verremo, perché ci sono delle assolute chicche. Per esempio, rimanendo su Veltroni: gli scritti del giovane Veltroni per Roma Giovani, mensile ufficiale dei Giovani Comunisti romani sono assolutamente introvabili . Io più che…mi sono sentito un concorrente di una caccia al tesoro perché Roma Giovani che per legge la Biblioteca Nazionale dovrebbe avere , be’ alla Biblioteca Nazionale Centrale non ce n’è traccia. Presso la Fondazione Gramsci depositaria dell’archivio del fu PC esiste solo il primo numero e ricercando su tutto il sistema bibliotecario nazionale non se ne trova traccia. Poi, siccome Veltroni s’è fatto molti amici in questi anni, ho avuto un insperato colpo di fortuna e un privato che sono riuscito a rintracciare mi ha gentilmente prestato tutta la collezione di questa rivista. E ci sono delle chicche incredibili: Veltroni che attacca Kennedy, Veltroni che accusa la DC di avere svenduto il Paese agli americani. Veltroni che fa l’apologia del compromesso storico e del governo di unità nazionale di Berlinguer. D’altra parte, il lupo perde il pelo ma non il vizio e Veltroni abbiamo visto come proprio nelle ultime due settimane sia tornato su questo punto, sia tornato a celebrare la politica berlingueriana dell’Unità nazionale. In questo devo dire, almeno in questo, in assoluta coerenza con la sua storia. E quindi questo materiale si trova attualmente nel Baratto e’ disponibile solo lì.Ma poi c’è tutto l’archivio di Radio Radicale, cito due episodi che sono poi la parte principale del libro. Il primo è la partecipazione di Berlusconi e Veltroni insieme alla Festa Nazionale dell’Unità a Milano nell’86 dove Veltroni a mio avviso realizzò un capolavoro di ambiguità. In pratica Veltroni dice a Berlusconi : tu sei una vittima, tu sconti il padrinato politico soprattutto del PSI e di una parte della Dc, e quindi sei tu Berlusconi (questa è la tesi del Veltroni modello 86) tu Berlusconi sei vittima nelle loro mani ma come sai noi abbiamo posizioni molto più aperte.Perché non parli anche con noi. Perchè non ne discutiamo? E nel libro trovate poi la sbobinatura del dibattito alla Festa dell’Unità …E Berlusconi che risponde: mi fa caldo al cuore sentire queste parole eccetera…Ancora: 1988: audizione di Silvio Berlusconi presso la Commissione Cultura in Parlamento e lo stesso Veltroni rivolge delle domande a Berlusconi ma è esilarante come Veltroni esordisce nel suo intervento, poi magari avremo modo anche con Radio Radicale di farlo ascoltare ai nostri ascoltatori. Veltroni inizia così: “Ritengo che al dottor Berlusconi vadano rivolti i complimenti, complimenti sinceri di stima per le sue capacità. Il primo riguarda le sue capacità di imprenditore che è riuscito a inventare un settore realizzando effetti ritenuti positivi; il secondo complimento va alla sua capacità di avere imposto attraverso una alto grado di egemonia i tempi della decisione politica in un settore cosi’ delicato come è quello nel quale opera. Cioè in pratica Veltroni celebra positivamente quello che è stato il metodo berlusconiano dei fatti compiuti e delle semplici ratifiche da parte del parlamento attraverso i suoi rapporti con il Potere, con la partitocrazia. Cosa serviva? Serviva la norma x y? Serviva la norma Z? I suoi amici al potere gli davano le norme di cui aveva bisogno. Cosi’ son sempre andati avanti. Veltroni apprezza questo modo di procedere evidentemente. Glielo dice chiaro, è negli atti parlamentari.Quindi, nessun teorema, nessun libro “a tesi” ma l’esposizione di fatti che si volevano dimenticati, censurati e lasciati nell’oscurità. E credo molte chiavi di lettura per comprendere quello che accade oggi: noi abbiamo da una parte la questione Rai che è subito stata posta da Veltroni e vedremo per fare cosa e per arrivare a quale punto ma dall’altra abbiamo la questione della legge elettorale. Allora il problema è questo: se Berlusconi non dà a Veltroni lo sbarramento alla legge elettorale per le europee il PD il 33 per cento alle europee non lo vede nemmeno col cannocchiale. Questo è un problema molto più per Veltroni, ne ha bisogno molto piuù Veltroni che non Berlusconi".
Quindi pensi che non farà opposizione fino a quando non gli dà questo sbarramento…
"Io questo non lo so , nessuno può saperlo, ma qualcosina ce la scommetterei. Che, a parte qualche sceneggiata, e oggi qualcosa sulla Rai abbiamo visto, io non credo che ci saranno…Magari ci sarà molto fumo ma non ci sarà l’arrosto. Oggi Veltroni ha drammaticamente bisogno di Berlusconi. Poi potrà accadere qualcosa di questo genere: Berlusconi che continuerà a pronunciarsi per uno sbarramento al 5 per cento. Veltroni a quel punto vestirà i panni che gli sono consueti dell’agnello, del buono della situazione rispetto alla Sinistra comunista e dirà ma no il 5 è troppo : facciamolo al tre al due al quattro, Poi, se Berlusconi glielo darà andrà da questi altri e dirà: “Vedete che vi ho dato una mano”Se Berlusconi andrà direttamente al cinque per cento come sbarramento lui potrà dire : Cattivo Berlusconi io però ci avevo provato”In realtà stapperanno una cassa di bottiglie di champagne".
Senti cosa ne pensi del Berlusconi che alla fine degli anni '80 entra nel mercato pubblicitario comunista. Glielo hanno rinfacciato in molti questo compromesso, con il mondo comunista che fu senz’altro sostenuto dal Pci e da quello che era il presidente della Lega delle Cooperative…che in quel periodo era Lanfranco Turci. Ci vedi qualche cosa di contraddittorio rispetto al Berlusconi che poi è diventato politico. O per un imprenditore è naturale abbracciare tutti i mercati che si aprono?
"Ma, per un imprenditore è assolutamente naturale. Poi c’è da dire che Berlusconi è un imprenditore molto particolare ed era un impenditore molto particolare ben prima di entrare in politica . Nel capitolo iniziale dedicato a Berlusconi, ho inserito il titolo: l’affarista del potere. Perché, che si tratti di rapporti con persone risultate, cone Berlusconi, iscritte alla P2, che si tratti di rappèoirti con la partitocrazia nel suo insieme ; che si tratti di finire nelle agende non solo di Gelli ma anche di Pecorelli…Agli atti parlamentari - e qui cito puramente e semplicemente atti parlamentari basta andare alla biblioteca della Camera e mettersi a scartabellare i faldoni degli Atti della Commissione di inchiesta sullaP2 -….Ma questo per dire cosa..Per dire che Berlusconi come la stessa P2 sono epifenomeni di Regime. Da questo punto di vista lui rappresenta proprio la summa di quello che non va di quello che non funziona in questo Paese. Il politico Berlusconi poi ha fatto dell’anticomunismo una bandiera, anche se l’imprenditore Berlusconi in realtà, nelle interviste che concedeva negli anni 70 e 80 non di rado aveva punte molto marcate di anticomunismo. Contemporaneamente però Berlusconi che cosa faceva…Nell’88 per esempio, il contratto in esclusiva tra Publitalia 80 e l’Unione Sovietica, Berlusconi ci dice nella conferenza stampa estera che le trattative erano iniziate un anno e mezzo prima , quindio nell’86 ben prima della caduta del muro …Berlusconi stipula questo accordo per cui Publitalia ha l’esclusiva per tutta Europa per la pubblicità nel mercato dell’Unione Sovietica che pian piano Gorbacev andava aprendo. Contratto in esclusiva di tre anni rinnovabile per altri tre ; in partica qualunque azienda europea che avesse voluto fare pubblicità in URSS avrebbe dovuto passare obbligatoriamente per Publitalia. Nel libro poi c’è l’anastatico del manifesto celebrativo di questocontratto, con uno schermo televisivo scritto in russo, il logo Publitalia 80 e la falce e martello. Non male come colpo d’occhio".
Senti, il Partito comunista ha ricevuto finanziamenti attraverso la pubblicità da parte della Fininvest?
"Nel libro riposto una intervista a Ludoivico Festa realizzata dal Corriere della Sera nel 2003 dove Lodovico Festa, che era ai vertici de Il Moderno , il mensile poi settimanale dei miglioristi lombardi del Partito Comunista…poi è passato al Foglio e dice in questa intervista che Berlusconi prestava soldi al PC non soltanto dava soldi al giornale Il Moderno, e ci torno tra un attimo, ma anche acquistando pubblicità alle Feste dell’Unità. Ora la cosa delle Feste dell’Unità è anche più comprensibile e meno sorprendente, se vuoi. Lo èmolto di più invece la vicenda di questo giornale Il Moderno, nel senso che a un certo punto su ogni numero compaiono settimanalmente fino a tre pagine pubblicitarie fornato A3 di Publitalia, della Finivest, dei giornali delle Reti di Berlusconi. Ma anche Mediolanum Assicurazioni, ma anche Centri Commerciali.Piccolo particolare: Il Moderno vendeva poche centinaia di copie, Noi ci troviamo, per anni, tre pagine pubblicitarie giganti a settimana e molto spesso insereti di oltre 10- 15 pagine dedicate alle trasferte del Milan in Coppa dei Campioni realizzate assieme all’Ufficio Stampa del Milan. Oltre a articoli che compaiono sul Moderno contemporaneamente a quando Berlusconi viene beatificato e santificato in un’unica soluzione".
Più moderno di cosi’…
"Sì, i miglioristi del PC erano la corrente dell’attuale presidente della Repubblica".
Diciamo, il presidente della Repubblica è al di sopra delleparti! Però era la corrente nella quale all’epoca era NAPOLITANO. Diciamolo chiaramente...
No no è detto molto correttamente nel libro. D’altra parte noi abbiamo reso anche in questo caso un servizio pubblico semplicemente andando ad acchiappare e a ricostruire una vicenda che - lo ripeto – stava sepolta nelle biblioteche o, come ricordavo prima, in qualche caso nell’archivio privato di qualche persona di buona volontà, ma tutte cose che sono state pubbliche e pubblicate e dichiarate e si è trattato semplicemente di recuperare tutto questo materiale , stabilire dei collegamenti tra i vari do*****enti e renderli disponibili. Ma tanto ritengo questo lavoro corretto che con l’editore abbiamo deciso di inserire un'appendice che copre 120 pagine . Il titolo di questa sezione del volume è. "Testuali parole": E abbiamo fatto una cosa davvero radicale e cioè noi abbiamo ricostruito questa vicenda e vi diamo questa chiave di lettura ma vi diamo anche con un apparato sterminato di note e con tutti i do*****enti in appendice o almeno quelli che è stato possibile riprodurre senza fare magari due volumi o un’enciclopedia…Quindi quanto era sufficiente senza appesantire troppo…di modo che poi ciascuno possa trarre le sue conclusioni.E, per chi li sappia leggere,credo che ci sia anche qualche utile spunto per [...] assolutamente incredibile anche per il basso profilo che ha…D’altra parte non solo di questo si tratta. Un’altra cosa che secondo me va portata all’attenzione degli ascoltatori è come, a un certo punto, il Partito comunista cerchi copiando lo schema Berlusconi, quello delle cassette, preregistrate e diffuse poi su tutto il territorio nazionale, il Pci prova a imitare il metodo Berlusconi e prova a costruire il proprio network, la Net, diretta proprio da Veltroni.Ora, secondo la testimonianza di Primo Greganti nel libro parla Greganti e quella cito ne Il Baratto…quando poi il Pci si accorge che la Net diretta da Veltroni non ce la fa, chiaramente comincia a vendere le televisioni e, secondo la testimonianza di Greganti, alcune di queste televisioni sono state acquistate proprio da Berlusconi. Ma, ripeto,è il dato di consociazione che è caratteristico della partitocrazia, che è caratteristico del regime italiano. Cioè, in questi decenni, da una parte ci sono stati i radicali con il bavaglio di Pannella, con il fantasma della democrazia, con la nonviolenza, con i digiuni, con le denunce, in Italia e presso le Istituzioni europee e la denuncia in Italia, dall’altra c’e’ stata la partitocrazia, e il mondo imprenditoriale ha fatto da perfetta interfaccia ; è stato ed è una componente essenziale del regime, del sistema partitocratico…Voglio dire, chi ci ha rimesso, allafine...Ci hanno rimesso i cittadini.Mentre questi si spartivano tutto , lottizzavano tutto e si distribuivano anche il più piccolo e ammuffito dei sottoscala, i cittadini italiani erano privati del diritto a essere informati, del diritto a conoscere per deliberare e tante delle iniziative radicali sono passate sotto censura e anche per questo oggi ci ritroviamo nella Italia in cui ci ritroviamo. Io spero che questo libro, soprattutto per Veltroni (su Berlusconi non ho sperae) …ilmessaggio che voglio dare è: Basta! [...]
Senti l’annotazione che tu facevi su Net Tv , è in qualche modo la metafora che la forza di Berlusconi è venuta anche dai fallimenti del Pci in cui c’era Veltroni che non ha saputo fare quello che poi è stato abilissimo a sfruttare Berlusconi?
Mah, sulla ailità di Berlusconi non ci piove, la combinazione è stata che B. oltre a essersi introdotto in tutti i gangli del potere italiano, già pienissimamente negli anni 70…ha unito al suo essere l’affarista del potere anche una capacità e una spregiudicatezza con poche pietre di paragone. Berlusconi è uno che gioca al gatto e al topo…Non ricordo chi lo ricordava recentemente. Ma è vero che B. è bravissimo a fare con te trattative e accordi da cui tu hai tutto da perdere e lui tutto da guadagnare. In realtà qui il PC non è che abbia perso granche, ma ha avuto come pedina di scambio del baratto la piena lottizzazione della Rai con la piena partecipazione del Partito comunista. Lo ripeto, il loro è pluralismo, quello degli altri èl ottizzazione. Eh non funziona cosi
Senti un’ultima annotazione…Quando è uscito il libro quale era la volontà dell’editore per fare uscire questo libro..
"La volontà comune era quella di uscire più presto possibile. Dopo di che è stato un libro complicatissimo, è stata la cosa sicuramente non la più faticosa anche se e’ stata molto faticoso, ma più complicata ... perché era un tale intrico di dati, di materiale, di possibili chiavi di lettura, di fonti, di giochi e giochetti, di detti e non-detti, di pubblico enon-pubblico. Oltretutto abbraccia un arco di tempo così ampio perché in realtà parte da metà anni 70 (su questo forse l’occhiello del titolo inganna un po) Il libro parte da metà degli anni 70 e arriva fino al 2008 . La complessità è stata tale per cui quando stavamo per chiudere stavamo per andare in stampa, ho deciso io di prendermi un altro po’ di tempo , un altro paio di settimane perché ho voluto riscrivere delle parti e il libro è andato in stampa quando sono stato soddisfatto di quello che era venuto fuori.Poi chiaramente ora la parola e’ agli ascoltatori , ai lettori e farò tesoro di ogni giudizio , di ogni reazione che arriverà, dalla più positiva alla più negativa. Quello che mi interessa è fare informazione e dare alcune chiavi di lettura possibili di questa legislatura magari per scongiurarle…Io ritengo che questa legislatura possa essere davverola pietra tombale per lo stato di diritto in Italia, quel che ne resta se c’è rimasto qualcosa, credo che ci siano grandissimi pericoli.Credo che tanti di questi pericoli possano essere compresi leggendo Il Baratto. Spero che avere fatto questo libro possa se non rimane completamente clandestino aiutare a scongiurare il peggio e anche magari aiutare qualcuno dei protagonisti a combinare qualcosa di meglio che in passato. D’altra parte il vecchio Pci era stato addirittura contrario alla televisione a colori. Quello era La Malfa…I Sindacati gli diedero ragione, insomma però Ricorda un po’ i papi che erano contro le Ferrovie".
Be’ non è vero che i papi erano contro le Ferrovie perchè Pio Nono aveva inaugurato la Roma Ancona, ha creato la Stazione Termini...Un’ultima cosa, per quanto riguarda l’alleanza tra Radicali e partito Democratico, questo libri ha creato qualche frizione, qualche problema, ne hai avuto sentore, oppure si è scelto, come si fa in queste circostanze per moltilibri della Kaos …il silenzio?
Ma che io sappia non c’è stata nessuna reazione. E d’altra parte l’imbarazzo in questo caso non sarebbe radicale ma sarebbe della controparte, Il problema non è di chi denuncia queste cose , le do*****enta e le porta alla luce del sole. Semmai di chi le ha fatte, In parte perchè non è stato capace di leggere fino in fondo le situazioni, che vi via andava ad affrontare ed in parte perchè c’è stato, anche da parte di Velroni, un eccesso di realpolitik che ha portato di volta in volta il Partito Comunista di volta in volta di quella che era la convenienza , la politica del momento, invece di fare una battaglia veramente per la libertà di informazione, per il diritto dei cittadini ad essere informati. Quindi, no…l’imbarazzo di certo non è nostro, temo che si stia scegliendo, come giustamente ricordavi tu propriola via del silenzio, della censura. Credo che cercheranno in ogni modo di evitare che se ne parli e noi cercheremo di fare di tutto percheè se ne parli e se ne parli nei termini corretti. E che sia una utile occasione di riflessione e di dibattito che consenta di leggere la situazione di oggi, di evitare che si compiano di nuovo inciuci, e gli errori e non solo gli errori drammatici del passato. Che si possa riprendere finalmente a fare quel millimetro al giorno nella direzione giusta che oggi è proprio di là da venire. Mi pare che stiamo facendo un chilometro al secondo nella direzione sbagliata".
Io ti ringrazio di aver discusso con noi de Il Baratto di quest sorta di Veltrusconi degli anni 80 e qui hai rivelato, trovate tante fonti che forse sarebbero andate perse, sarebbero rimaste nell’oblio. Ringrazio l’Autore del Baratto edito dalla Kaos: Michele De Lucia.

sabato 9 agosto 2008

beh...barzi!

Sorpresa Diabolika

Dunque, oggi ho avuto una bella sorpresa. Mi ha scritto Davide Barzi che lo scorso anno aveva pubblicato il bel saggio dal titolo "Le regine del terrore – Angela e Luciana Giussani: le ragazze della Milano bene che inventarono Diabolik", scritto con Tito Faraci per le edizioni BD. Ho sempre avuto una grande simpatia per il fumetto come dimostrano altri articoli che ho pubblicato su TIN TIN e Topolino consultabili in questo blog. Scrivere la recensione di questo libro per "Il Velino" è stato molto interessante visto che mi ha permesso di scoprire tante cose su Diabolik. Naturalmente spero di riuscire a fare qualcosa con Barzi & Faraci per Radio Radicale su "Le regine del terrore" visto che "Diabolik si era battuto per impedire l'abrogazione della legge sul divorzio. Ecco cosa ha scritto Davide Barzi sul suo blog. Buona lettura.

"I lettori italiani di fumetti hanno imparato da decenni ad amare Diabolik. Il Re del terrore è uno dei personaggi più seguiti dagli amanti del genere criminale. Non tutti sono però a conoscenza della storia di coloro che hanno creato questo personaggio. Si tratta di Angela e Luciana Giussani, le sceneggiatrici che hanno dato vita a Diabolik". Abbiate pazienza, lo so che chi legge questo blog ormai ha la nausa nel ritrovare per l'ennesima volta questo argomento, ma è così che inizia una recensione che non avevo ancora segnalato. E' scritta da Lanfranco Palazzolo, giornalista di "Radio Radicale" che ha pubblicato con Kaos Edizioni "Leonardo Sciascia deputato radicale 1979-1983" (2004), "Dossier Bnl. Roma-Atalanta-Bagdad" (2004), "Enzo Tortora per una giustizia giusta" (2006); "Marco Pannella a sinistra del Pci" (2007), "Marco Pannella. Contro i crimini di regime" (2007). La rece per intero la potete trovare qui. Tra l'altro, se passate dal blog di Palazzolo, leggete il post odierno: Luciano Bianciardi è uno di cui si parla sempre troppo poco (e non lo dico solo perché nel film "La vita agra" ci sono Ugo Tognazzi ed Enzo Jannacci).