martedì 26 agosto 2008

Quando l'Italia non programma l'oro

Riflessione dopo i giochi olimpici
di Lanfranco Palazzolo
LA Voce Repubblicana del 26 agosto 2008
(Josefa Idem, argento a Pechino)

Quando l’Italia non programma le scelte vincenti. Come sono andati gli azzurri alle Olimpiadi di Pechino? I bilanci si sprecano dopo la cerimonia di chiusura dei Giochi. Alla vigilia, gli specialisti di “Sport Illustrated” avevano predetto per l’Italia nel dettaglio le 28 medaglie, assegnando però 7 ori e 11 argenti agli azzurri. Per fortuna agli esperti americani era sfuggito un campione del calibro di Roberto Cammarelle, che di salire sul secondo gradino del podio non voleva proprio saperne. Questo trionfo non deve illudere nessuno perché alla fine il bilancio non è stato troppo positivo. Nel carniere azzurro si nota l’assenza di metalli pregiati provenienti da canottaggio (solo un argento, mai così in basso da Mosca 1980) e ciclismo su pista, settori da ricostruire, magari seguendo il modello della Gran Bretagna che in vista di Londra 2012 si è assicurata sette delle dieci medaglie d’oro assegnate al Laoshan Velodrome. Quasi inesistente invece la nazionale di atletica leggera – se si eccettuano le solite imprese della marcia - incapace persino di gestire la sua unica punta, quell’Andrew Howe arrivato acciaccato a Pechino per colpa di un capriccio. Per capire le ragioni di queste delusioni basta leggere qualche passaporto, controllando i dati anagrafici: Antonio Rossi, Massimiliano Rosolino, Giuseppe Gibilisco, Andrea Benelli, tutte punte di una squadra da ringiovanire in fretta perché fra quattro anni non si pensi di contare ancora su atleti eterni come Valentina Vezzali, Josefa Idem o Alessandra Sensini. Troppo poco anche il quarto posto dei ragazzi di Andrea Anastasi nella pallavolo per sollevare le sorti degli sport di squadra: per la pallanuoto è quasi un disastro, il calcio ancora una volta è scivolato su una buccia di banana, mentre ci si aspettava indubbiamente una medaglia dall’Italvolley donne. Non è nostro interesse scaricare gli errori di questa olimpiade sugli atleti. Forse è il caso di pensare meglio a come vengono gestite le singole federazioni sportive. E qui va fatto un discorso serio. Pochi giorni prima della cerimonia di chiusura dei giochi, l’ex allenatore della nazionale di Scherma italiana Christian Bauer ha puntato l’indice sul rapporto tra la politica e le federazioni sportive nel nostro paese. Questo malcostume aveva indotto Bauer a lasciare la nostra nazionale (vittoriosa) di scherma. Forse la scarsa capacità di trovare un adeguato ricambio generazionale nello sport italiano è dovuta anche alla scarsa capacità di alcune federazioni di puntare su giovani talenti invece che scegliere ancora gli stessi campioni ai quali non si può chiedere sempre il miracolo olimpico.
(l. p.)

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