martedì 30 settembre 2008

Socialist International don't change his name

Interview with Pia Locatelli
Voce Repubblicana, 1st ottobre 2008
by Lanfranco Palazzolo - preview

The Socialist International has never discussed changing its name as stated in the Pd. He told the "Voce" the PSE MEP Pia Locatelli, President of IS-Women and vice president SI.
Pia Locatelli, September 17th the Ansa said that the Socialist International would address the Presidium of New York (September 26-28) the proposed name to add the word "Democratic"?
"There has never been any proposal to reached President of SI George Papandreou, neither of Pasok. In fact, the same Papandreou and PASOK did not know absolutely nothing of this launch dell'Ansa and were surprised by this. In fact, I was just myself to inform them of this notice of agency. And they were very surprised. "
You know explain why this news was spread?
"How is this news out we do not know precisely. The news spoke of 'sources close' to the President of SI Papandreou. But he does not know anything. I do not know if anyone in the team Papandreou think that, but it is certain that this was not a subject of political debate. Among other things the agenda of the Presidium of. S. was composed of four points that we failed to address all. At the end of the Presidium has talked about how to reform the International. Papandreou said that is setting the work for reform as the SI to give the empowerment ".
Massimo D'Alema and Piero Fassino had discussed with you the proposed name change to SI?
"There have never discussed with us. And we have not expressed an opinion. The first person who brought this change was Bettino Craxi because they wanted to enlarge the SI parties in Latin America. This was proposed to make the less Eurocentric SI. I do not understand this fear of socialist defined by the Pd Italian. We and other forces like the British Labour Party have always worked for democracy. This should know the former communists and former DS of Pd. " As they leave those of Pd from this affair?
"In politics is never good to be ambiguous. Does not pay. In the world you're here or there. In Pd think they have their own peculiarities. The reality is that perhaps they do not know why they did choose a cold fusion".
Pd in the Italian think of bringing the Democrats Americans in the SI?
"Do not expect that Democrats will join Americans at least 25 years by the Socialist International. The rule out. The 'National Democratic Institute' for Madaleine Albright has invited both by IS that dall'Internazional of liberals. At the time of primary Hillary Clinton has been difficult to communicate with you because they want contacts with the International were used against her".

Io candidata outsider nei giovani del Pd

di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 30 settembre 2008
Intervista a Giulia Innocenzi
Il manifesto dei giovani del Pd è incostituzionale. E’ l’accusa della radicale Giulia Innocenzi, aspirante candidata alle primarie dei giovani del Partito Democratico. Ecco cosa ha detto alla “Voce”.
Giulia Innocenzi, come è nata l’idea di una sua candidatura per le primarie dei giovani del Pd? Che risultati avete ottenuto?
“Abbiamo ottenuto la pubblicazione del regolamento delle elezioni primarie dei giovani del Pd. E poi la proroga per la raccolta delle firme per la presentazione delle candidature, cioè il prossimo 3 ottobre. Adesso dobbiamo portare avanti la battaglia per la costituzionalità del manifesto fondativo dei giovani del Pd. I candidati alla segreteria del Pd devono firmare questo documento”.
Che critiche formulate al manifesto?
“In questo manifesto, al capitolo ‘Per una nuova cultura politica’ c’è una affermazione non condivisibile. La descrizione dei giovani democratici viene fatta così: ‘Una generazione che non ha mai votato null’altro prima che Ulivo e poi Partito democratico o che non ha mai votato nessun partito’. Questa frase, che in un primo momento non poteva destare interesse, è una vera e propria inchiesta sulle idee politiche passate dei giovani del Pd. Questa è una palese violazione dell’articolo 48 della Costituzione, che prevede la segretezza del voto, e dell’articolo 16 che prevede la libertà di associazione. Qui non si ammette che una persona abbia votato un altro partito che non sia Ulivo o Partito democratico. Ad esempio, in passato io ho votato per i radicali. Va da sé che nel manifesto fondativo non si ammette la possibilità di cambiare la propria scelta”.
Come è nata la scelta di affidare all’onorevole Andrea Orlando l’incarico di monitorare queste primarie?
“Non c’è stata una notizia pubblica nella quale veniva affidato questo ruolo all’onorevole Orlando. L’ho saputo tramite i giovani democratici che me lo hanno detto. Il parlamentare mi ha risposto che sta analizzando la questione e mi risponderà”.
Da chi è stato redatto il manifesto fondativo dei giovani del Pd?
“Dal tavolo nazionale del Pd. Questo organo non ha più nessun compito. Il manifesto è una dichiarazione d’intenti prolissa nel quale viene utilizzato un linguaggio stantio nel quale non si prende una posizione su nulla”.
Si sa chi vincerà queste primarie dei giovani?
“In queste primarie il dato per vincente è Fausto Raciti, segretario della Sinistra giovanile. L’esponente dei giovani della Margherita Pina Picierno aveva ottenuto il ministero ombra delle politiche giovanili, e Raciti è stato in pratica designato alla guida dei giovani del Pd. Questo era il loro calcolo. Ma non avevano previsto la mia candidatura nel Partito democratico. Proprio come chiedeva Pannella negli anni ’50”.

lunedì 29 settembre 2008

Giulia Innocenzi discovers Pd's youth tricks

Voce Repubblicana del 30 settembre
di Lanfranco Palazzolo
(Preview - On the right mr Fausto Raciti with Mp Piero Fassino)

The manifesto of Pd's youth is unconstitutional. Said the italian radical Giulia Innocenzi, aspiring candidate in the primary election in the youths italian Democratic Party's. Here's what he told the "Voce".
Giulia Innocenzi, as did the idea of his candidacy for the primaries of Pd's youngs? What results did you get?
"We achieved the publication of the regulation of primary elections of the young people of Pd. And then we got an extension for collecting the 600 signatures for submission of applications is next on October 3th. Now we must continue the battle for the constitutionality of the founding manifesto of the young people of Pd. The candidates for secretary of Pd must sign this document".
Wath do you think about the youth's manifesto?
"In this manifesto, the chapter 'for a new political culture' is a statement not acceptable. The description of young Democrats is done with this sentence: 'A generation that has never voted before Ulivo nothing and then the Democratic Party or who has never voted any party'. This phrase, which at first could not arouse interest, is a real investigation of past political views of young Pd's. This is a blatant violation of Article 48 of the italian Constitution provides that the secrecy of the vote and 16 of the Constitution which provides for freedom of association. You do not accept that a person has voted another party that is not Ulivo or Democratic Party. In the past I voted for the Radicals to past elections. Then in poster founding does not admit the possibility to change their choice".
How did the choice of Mp Andra Orlando to entrust the task to monitor these primary?
"There was a story in which the public was assigned this role to Orlando. I learned by young democrats that I may have said. The lawmaker said that is reviewing the matter and will respond to me".
Who was drafted the manifesto Pd's young people?
"From 'the table of national Pd'. That body no longer has any task. The manifesto is a statement of intent prolix in which you use a language in which stale does not take a position on anything. "
You know who will win the primary youth?
"The primary winner will be Fausto Raciti, secretary of the Left youth (Sinistra giovanile). The exponent of the young Margherita Pina Picierno had obtained the youth's shadow ministry and Raciti was practically designated to drive the Pd's youth. This was their calculation. But they had not expected my candidacy a democratic party. Just as Marco Pannella asked in the'50s".

domenica 28 settembre 2008

Il Mieli cinese

Storia di un'amicizia
by Lanfranco Palazzolo




Vi è mai capitato di far credere agli altri di essere amici di qualcuno?! Ebbene io l'ho fatto con Paolo Mieli! Una volta ho intervistato il direttore del "Corriere della Sera" sul suo libro "Storia e Politica" (Rizzoli). Nel corso dell'intervista ho avuto la brillante idea di dare del "Tu" a Mieli. Il giorno dopo la messa in onda dell'intervista tutti mi chiedevano se ero un amico stretto di Mieli. Ovviamente ho risposto a tutti che io e Mieli eravamo amici strettissimi. A quel punto, quando è uscito il libro successivo, "La Goccia Cinese" ho pensato di ribadire questa grande amicizia con un'altra intervista. Ho chiamato Mieli direttamente per avere il libro. E Paolo Mieli me lo ha mandato con tanto di dedica personalizzata: "A Lanfranco con stima. Paolo". Non credevo ai miei occhi. Fantastico! Ho fatto vedere la dedica anche a mia zia. Abbiamo fatto l'intervista e prima di registrarla ho chiesto all'attuale direttore del "Corriere": "Ci diamo del tu durante l'intervista?". E lui mi ha risposto: "No, diamoci del lei...". Fine dell'"amicizia".

sabato 27 settembre 2008

Storace, salverei l'ospedale San Giacomo

Ecco il dissesto di Marrazzo
Voce Repubblicana del 27 settembre
di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto a sinistra l'ospedale San Giacomo)
Ai tempi della guida della Regione Lazio, la mia amministrazione apriva gli ospedali e non li chiudeva come fa oggi la giunta Marrazzo, la quale ha prodotto un debito sanitario superiore al mio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex ministro della Salute e Governatore della Regione Lazio Francesco Storace (La Destra).
Senatore Storace, cosa ne pensa del dissesto finanziario della sanità laziale provocato dall’attuale giunta?
“Tengo a precisare che il piano di rientro che deve mettere in atto la giunta regionale del Lazio sulla Sanità è stato causato dai debiti della sua amministrazione. Chi ama leggere le cifre sa perfettamente che la Regione Lazio chiuderà la sua gestione con un disavanzo di due miliardi di Euro. Si tratta di un debito infinitamente più grande di quello che produceva la mia amministrazione. L’attuale giunta regionale del Lazio predica bene, ma razzola male. Se sono stati loro ad aumentare il debito dovrebbero fare un esame di coscienza. Pur producendo un debito, la mia giunta ha pensato di aprire degli ospedali. Penso all’ospedale Sant’Andrea, all’ospedale Regina Elena, all’ospedale di Tor vergata, all’istituto per paraplegici di Ostia, al Cto. Mentre con questa giunta gli ospedali si chiudono. Dobbiamo chiederci: la sanità è un costo o un servizio?!”.
All’epoca della sua giunta ci furono molte scelte criticate sulla Sanità.
“Io rivendico le scelte operate per dare maggiori servizi ai cittadini. Ricordo che all’epoca della mia imposi un ticket di un euro per le famiglie più facoltose. Oggi il ticket costa il triplo. Francamente questa è una partita sulla quale non c’è più discussione. C’è una realtà strutturale – e su questo Marrazzo ha ragione – che provoca un disavanzo strutturale. Si tratta degli ospedali universitari e religiosi. Questa è la specialità del Lazio. Però la la Giunta smetta di fare propaganda”.
Quale chiusura ospedaliera eviterebbe nel Lazio? Pensa che il commissariamento sia arrivato troppo tardi?
“Sul commissariamento dobbiamo ricordare che è stato attivato dal Governo di Romano Prodi. Questa fu una delle ultime lettere firmate dall’allora Presidente del Consiglio. Io non chiuderei l’ospedale San Giacomo. Lo dico perché stiamo parlando della Azienda sanitaria locale meno indebitata del Lazio. E quindi il risparmio sarebbe marginale”.
Qual è stato l’errore fondamentale di Marrazzo?
“Non ha guardato le uscite della Sanità. E’ elementare. Se il disavanzo cresce ogni giorno sarebbe stato sensato porsi il problema come rientrare da quel debito”.
Che tipo di danni ci saranno per la sanità laziale?
“Non sono quantificabili perché manca una strategia. Vorrei sapere che fine ha fatto il piano regionale della Sanità nel Lazio. Oggi devo constatare che i miei accusatori stanno facendo peggio”.

venerdì 26 settembre 2008

Don't close San Giacomo hospital

"Voce Repubblicana", 27th september 2008
by Lanfranco Palazzolo
Interview with Francesco Storace - preview
(on the left Marrazzo behind Veltroni)
At the time of the leadership of Region Lazio, my administration opened hospitals, not closing them, as Today the Marrazzo's regional council, which has produced a debt health more than mine. He told the "Voce Repubblicana" former Minister of Health and Governor of Region Lazio Francesco Storace (The Right party).
Senator Storace, what the financial failure of health Lazio caused by come?
"I want to clarify that the plan return that must implement the reached the regional Lazio on Health was caused by debts of his own administration. Who likes to read the numbers knows perfectly that the Lazio Region will close its management with a deficit two billion euros. This is an infinitely debt larger than that produced my administration. The current Lazio's regional council preaches well but scratching badly. If they were to increase the debt, should make an examination conscience. While producing a debt, my thought has come to open hospitals. I think at Sant'Andrea, the hospital Regina Elena, at Tor Vergata, the institute for paraplegics Ostia, the CTO. While this came with hospitals close. We must ask ourselves: Health is a cost or service?".
At the time of his council regionale there were many criticisms on Health ...
"I claim the choices made to give more services to citizens. I remember when I came imposition of a ticket euro for the more affluent families. Today, the ticket costs three times. Frankly this is a game where there is no more debate. There is a structural reality - and this is right Marrazzo -- causing a deficit. These hospitals and university religious. This is a specialty of Lazio. But the regional council have to stop to make propaganda".
Which hospital would close? Do you think the commissaryship has come too late?
"On commissaryship we must remember who was activated from Government of Romano Prodi. This was one of the last letters signed by the President of the Council. I do not close the hospital San Giacomo. I say this because we are talking about the Company Local health care less indebted Lazio. So the savings would be marginal".
What was the fundamental mistake of Marrazzo?
"There has watched the exits of Health. It's 'elementary. If the deficit grows every day would have been sensible to put the problem how to fall from that debt".
What kind of damage there will be a public health Lazio?
"Do not be quantified because there is no strategy. Let me know What did the regional plan of Health in Lazio. Today I see that my accusers are doing worse".

La crisi della finanza Usa non mette in discussione il mercato

Voce Repubblicana del 26 settembre 2008
Intervista al Professor Michele Bagella
di Lanfranco Palazzolo
(A destra il Segretario al Tesoro Henry Paulson)

I mercati finanziari europei e italiani non sono esposti come quelli degli Stati Uniti perché gli operatori finanziari si muovono attraverso il sistema bancario. Questa crisi imporrà nuove regole, ci saranno problemi di governance, ma non è certo il caso di mettere in discussione il mercato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Michele Bagella, Preside della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “Tor Vergata” di Roma.

Professor Michele Bagella, come valuta le ultime decisioni dell’amministrazione americana di istituire un fondo per rastrellare i titoli spazzatura?
“Questa apertura del Governo americano non ha convinto le borse internazionali e gli operatori. Infatti gli indici hanno continuato a flettere. Questo significa che c’è ancora qualcosa che non conosciamo bene, nonostante il Governo americano si sia fatto carico di titoli spazzatura. Chi ha emesso questi titoli non è in grado di sostenerli; è ovvio a questo che che finiranno per essere pagati dal contribuente americano. Da quello che si capisce dall’andamento delle Borse ancora non è venuto a galla tutto il marcio che esiste. Questa è la preoccupazione”.
Le ultime due banche d’affari sopravvissute alla crisi, la Goldman Sachs e la Morgan Stanley, si sono trasformate in banche commerciali cambiando la loro natura. Pensa che questa decisione sia sufficiente per scongiurare il rischio di una crisi dei due istituti?
“Bisognerebbe entrare nello specifico delle situazioni patrimoniali delle due banche. Quello che si può osservare dall’esterno è che un tipo di cambiamento del genere significa poter dare a queste due banche storiche la possibilità di accedere al mercato dei depositi. E quindi di avere una maggiore capacità di rimborso delle perdite che hanno subito in questi ultime settimane drammatiche di crisi. E quindi di salvare il salvabile”.
Il Segretario al Tesoro statunitense Henry Paulson ha sollecitato la collaborazione del G7 per affrontare la crisi finanziaria. In cosa può concretizzarsi questa collaborazione?
“E’ necessario fare un passo indietro prima di spiegarlo. Questa crisi nasce da una cattiva valutazione dei rischi insiti in certi titoli definiti come strutturati e derivati da parte delle autorità. Queste ultime si sono fidate delle valutazioni fatte dalle società di rating. E quindi hanno trasferito al mercato al cento per cento i rischi che erano insiti in questi titoli che venivano venduti a prezzi che non incorporavano il rischio. Sono prevalsi in questo modo i prezzi bassi, con facilità di acquisto da parte di tutti gli intermediari che li usavano quasi come se fossero liquidità. Ora, la lezione che viene fuori da questa vicenda è che bisogna avere molta più attenzione nella valutazione dei rischi non solo da parte delle agenzie di rating ma anche delle autorità di sorveglianza dei mercati. In un sistema aperto come quello dei mercati finanziari internazionali significa grande collaborazione tra le autorità di controllo, regole simili, regole certe, regole applicate. L’altra grande collaborazione è quella nel campo monetario. In questo periodo abbiamo assistito ad interventi continui della Fed e della Bce per dare la liquidità necessaria al mercato per evitare il default. Ora, in qualche caso, la politica monetaria americana è sembrata più accomodante rispetto a quella europea che non ha praticato la politica dell’abbassamento dei tassi di interesse. Anche da questo punto di vista una collaborazione potrebbe essere utile per evitare che politiche monetarie divergenti finiscano per creare problemi nel mercato dei cambi. E’ chiaro che quando gli Stati Uniti abbassano i tassi di interesse e la Banca centrale europea li mantiene alti, molte attività espresse in dollari si spostano verso le attività espresse in euro. Si apprezza il cambio dell’euro su quello del dollaro. E infine, come conseguenza, saltano il prezzo del petrolio e quello delle materie prime. Quindi la collaborazione internazionale è fondamentale. Ma non deve essere una collaborazione solo di facciata. Questa nuova collaborazione deve guardare alle questioni regolamentari e alla gestione delle politiche monetarie. Credo che ci sia parecchio da fare in questo campo. Mi pare peraltro che ci sia una generale convinzione che quella sia la strada da percorrere”.
Qual è il suo giudizio sul comportamento dell’amministrazione repubblicana e della Fed di fronte alle turbolenze di queste settimane?
“Nel giugno del 2007 gran parte della stampa economica era contraria alla riduzione dei tassi di interesse negli Stati Uniti e in Europa. Tutti chiedevano che i tassi aumentassero per frenare l’inflazione. Ora, probabilmente chi inseguiva questa linea aveva un percezione non completa di quello che sarebbe accaduto dopo. Nel senso che la crisi era così profonda che, se la Fed avesse seguito il suggerimento di aumentare i tassi di interesse, probabilmente non avremmo avuto questo anno di altalena in Borsa, con qualche banca che fallisce, con qualche intermediario che esce dal mercato. Sarebbe stato un crack generalizzato. Il crollo di Wall Street del 1929 sarebbe stato considerato come un episodio minore rispetto a quello del 2007. La Fed ha preferito seguire una linea di mercato, dando liquidità e assicurando i mezzi per evitare il panico e il crack successivo. Non so se questo si può chiamare ‘soft lending’, ma da allora abbiamo avuto certamente delle perdite forti, volatilità dei mercati finanziari, con banche che hanno fatto male il loro lavoro. Quello che doveva essere salvaguardato era il mercato come istituzione, come valore, come struttura che era in grado di rispondere a situazioni in cui alcuni attori hanno svolto male il loro compito offrendo al mercato titoli non particolarmente solidi che venivano presentati invece come tali. Questo è il punto: il mercato. La grande differenza tra presente e passato è che l’economia ha acquisito una tale complessità – per quanto riguarda i rapporti finanziari – che non si può immaginare che questi vengano ricondotti a regole fisse e a modalità di gestione del tutto prevedibili. Il mercato va difeso. E’ l’istituzione cardine della civiltà occidentale. Che si è espansa dal punto di vista economico, sociale e culturale grazie a questa grande istituzione, progressivamente rafforzata anche grazie alla finanza. E la fiducia è stato l’elemento fondamentale. Nelle economia ‘cartacee’ – come lo sono tutte le economie occidentali – se viene a mancare la fiducia crolla tutto. Quindi non è più un problema di crisi passeggera, ma un problema più strutturale e più difficile da superare”.
Questa crisi segna inevitabilmente l’avvio di una gestione più controllata e protetta dei mercati soprattutto in materia finanziaria. C’è addirittura chi pensa che dopo la fine del comunismo sia arrivata la fine del liberismo.
“Queste sono solo polemiche. E’ utile che ci siano perché aiutano a capire e ad approfondire. La storia dell’economia di mercato nei paesi occidentali quasi coincide con la storia dell’Occidente. Un grande economista come il premio Nobel Joseph Stiglitz all’inizio degli anni ’80 ha fatto un lavoro nel quale ha mostrato come le imperfezioni del mercato – dal punto di vista delle informazioni – possano portare a situazioni in cui è necessario intervenire per fare delle correzioni. Siamo tutti consapevoli di questo. Gli economisti che si richiamano al mercato non si ispirano all’economia perfetta. L’economia perfetta non esiste. I mercati si misurano sempre con una certa mancanza di informazione da parte degli operatori. Se le autorità di rating americane avessero avuto la percezione che i titoli che stavano accreditando correvano rischi avrebbero evitato quello che è accaduto. Quello che abbiamo visto è avvenuto perché non c’è stata una adeguata informazione sui rischi”.
Dopo questa crisi ci saranno effetti visibili anche sui mercati europei? E, in particolare, quali potranno essere gli effetti sull’Italia nel medio periodo?
“Credo che tutto dipenda dal grado di assestamento dei mercati internazionali. Noi non siamo direttamente esposti come lo sono gli intermediari negli Stati Uniti. In Europa, gli intermediari sono legati di più alle banche, mentre gli operatori americani operano nei settori più vari e con i fondi più disparati, compresi quelli spazzatura. Quindi gli effetti sull’economia finanziaria non si fanno sentire così platealmente come negli Stati Uniti. Gli effetti ci saranno nei nuovi equilibri che si creeranno a livello internazionale. Mi auguro che l’economia americana riesca a risollevarsi da questa crisi, ma ci vorrà qualche tempo prima che questo avvenga. Nel frattempo è in corso un rallentamento dell’economia che si ripercuoterà sui partner economici degli Stati Uniti. Quanto ai nuovi paesi emergenti nell’economia internazionale, come i paesi asiatici e il Brasile che tra l’altro ha scoperto grandi giacimenti di petrolio, non stanno soffrendo una crisi drammatica; anche se certamente non esporteranno come in passato, viste le difficoltà dell’economia occidentale. La crescita di questi paesi significa che nuovi soggetti vanno acquistando spazi aggiuntivi e porzioni di mercato sempre più grandi”.
Quale assetto vede per il sistema finanziario mondiale in futuro?
“L’integrazione della domanda e dell’offerta di titoli deve riguardare anche le regole. Queste devono essere simili per tutti i paesi e devono essere disciplinate con criteri convergenti. Nella nostra storia non c’è un caso di paesi in cui lo sviluppo reale sia rimasto estraneo allo sviluppo della finanza. Da questo punto di vista sono ottimista. Credo che il mercato finanziario mondiale continuerà ad esistere, continuerà a funzionare, ci saranno degli aggiustamenti sulla governance, sulla qualità dei titoli che vengono offerti. Questa è la questione sulla quale è necessario trovare una convergenza internazionale. Non bastano accordi come quello di ‘Basilea 2’. Non basta guardare alla capitalizzazione delle banche, si deve guardare anche alla qualità dei titoli, soprattutto dei derivati che vengono offerti al mercato. E in questo campo ancora molto da lavorare”.

Quell'eroe usato dal fascismo

Intervista a Stefano Biguzzi
Voce Repubblicana del 26 settembre 2008
Di Lanfranco Palazzolo

Cesare Battisti è stato un grande patriota dell’interventismo democratico. Ma il fascismo ha provocato dei grossi danni all’immagine storica di questa grande figura della nostra storia. Lo ha detto alla “Voce” Stefano Biguzzi, autore di “Cesare Battisti”, edito dalla Utet.
Stefano Biguzzi, come è nata l’idea di fare un libro su Cesare Battisti e perché questo personaggio è stato dimenticato?
“Sono sempre stato affascinato da questo grande personaggio della nostra storia condannato a morte. Questa passione è diventato un desiderio di analisi più approfondito. Questo mi ha portato a sentire molto forte l’esigenza di fare avvicinare gli italiani alla loro memoria storica”.
Si può parlare di un caso Battisti? La storiografia italiana è stata ingenerosa verso questa grande figura?
“Nel generale disinteresse per la storia italiana, quello su Battisti è un caso di rimozione e di oblio. Su importanti storie d’Italia Cesare Battisti addirittura non esiste nell’indice analitico. Magari troviamo Battisti nella storia d’Italia di Denis Mack Smith, ma nei grandi volumi e compendi è addirittura sparito. Per questo abbiamo voluto creare con la Utet una sorta di biografia scientifica che affrontasse totalmente la sua vita. Bisognava dare un quadro completo di un personaggio che ha patito un sezionamento della sua vita a seconda delle memorie politiche che si sono applicate sulla sua vicenda umana. Così alcuni vogliono solo ricordare gli ultimi due anni della sua vita e il suo impegno politico militare. Altri preferiscono ricordare le sue battaglie politiche nel riformismo socialista per rispondere alle strumentalizzazioni del fascismo che aveva utilizzato questa figura per sostenere l’imperialismo verso il nord del regime e dell’intangibilità del confine del Brennero. Purtroppo l’interventismo democratico della grande guerra è stato etichettato come prodromo del fascismo”.
C’è stato un dualismo tra Cesare Battisti e Alcide De Gasperi nella politica trentina dell’Impero austro-ungarico?
“Nella politica trentina di quegli anni la Chiesa aveva un grosso peso. I cattolici trentini erano fedeli all’imperatore di Vienna che era considerato il braccio politico della Chiesa. Alcide De Gasperi era un esponente politico del Partito popolare trentino. La lotta tra i due fu molto accesa. Dalla vita politica di De Gasperi sono emerse anche degli scritti non proprio brillanti contro il popolo ebraico che sono state rimosse quando De Gasperi è diventato uno statista repubblicano. I partiti di ispirazione cattolica del trentino erano antisemiti. Il leader di questa corrente era il sindaco di Vienna Carl Lueger. Allora molti cattolici ritenevano che il socialismo fosse il braccio armato del complotto ebraico per governare il mondo”.
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Interview with Stefano Biguzzi
"Voce Repubblicana", 26th September 2008
by Lanfranco Palazzolo
Cesare Battisti was a great patriot of democracy. But fascism has caused serious damage to this great historical figure in our history. He told the "Voce" Biguzzi Stefano, author of "Cesare Battisti", edited by Utet.
Stefano Biguzzi, as the idea of doing a book on Cesare Battisti, and why this character has been forgotten?
"I have always been fascinated by this great figure of our history sentenced to death. This has become a passionate desire for more thorough analysis. This led me to feel very strongly the need to bring the Italians to their historical memory".
We can talk about a case Battisti? The Italian historiography wasn't objectiv to this great figure?
"In general disregard for the Italian history, one on Battisti is a case of removal and oblivion. On major stories of Italy Cesare Battisti does not even exist in the index. Maybe we Baptists in the history of Italy by Denis Mack Smith, but in large volumes and abstracts even disappeared. That is why we wanted to create by Utet a kind of scientific biography that fully addresses his life. Should give a full picture of a character who has suffered a cut of her life as memories of policies that were applied on its human story. So some want to remember only the last two years of his life and his military commitment. Others prefer to remember his political battles in social reforms to meet the exploitation of fascism that had used this figure to support imperialism to the north of the border and untouchability Brenner's border. Unfortunately, the democratic interventionism of the great war was labeled as a prodrome of fascism".
There was a dichotomy between Cesare Battisti and Alcide De Gasperi in politics thirty of the Austro-Hungarian Empire?
"In politics thirty of those years the Church had a big weight. Trentino Catholics were faithful to the emperor of Vienna who was considered the political wing of the Church. Alcide De Gasperi was a politician of the People's Party trentino. The fight between the two was very heated. From the political life of De Gasperi, but also revealed the writings not brilliant against the Jewish people that were removed when De Gasperi became a Republican statesman. The parties of Catholic inspiration of Trentino were anti-Semitic. The leader of this current was the mayor of Vienna Carl Lueger. So many Catholics believed that socialism was the armed wing of the Jewish plot to rule the world".

giovedì 25 settembre 2008

Lazio: emergenza sanità, parla Francesco Storace

Io gli ospedali li aprivo
Intervista a Francesco Storace
Radio Radicale, 25 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Questa mattina ho chiamato Francesco Storace per chiedergli un'intervista a "Radio Radicale" sulla situazione della Sanità nel Lazio. Dovevo intervistare il leader de "La Destra" per alcune ragioni: Storace è stato Presidente della Regione Lazio ed è stato anche ministro della Salute. Ecco perchè il suo giudizio non poteva che essere qualificato. Certo è davvero curioso che per anni Storace sia stato attaccato e insultato per la sua gestione della sanità da Presidente della giunta del Lazio e poi come ministro. Però il danno più grosso lo ha fatto l'attuale Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Di fronte ad ospedali che chiudono, a posti letto che spariscono non ci sono state grosse proteste. Chissà cosa avrebbe fatto Veltroni con il suo "I care"......Eppure lo sconquasso marrazziano meriterebbe di finire su "Mi manda Raitre". Dubitiamo che nella trasmissione della Rai vogliano occuparsi di questo argomento. Comunque ascoltiamo quello che ci ha detto Storace. Qui vi lascio anche una sintesi scritta dal mio caporedattore Paolo Martini di quello che mi ha detto Storace: "Le responsabilita' del dissesto della sanita' del Lazio? Il commissariamento riguarda il piano di rientro di Marrazzo dal debito che ha prodotto la sua Amministrazione. Chi ama leggere le cifre sa che il Lazio finira' con un disavanzo di due miliardi di euro, una situazione infinitamente piu' grave del disavanzo prodotto dalla mia Amministrazione. Dunque, predicano bene e razzolano male'. Lo ha detto Francesco Storace, intervistato da Radio Radicale sulla situazione della sanita' nel Lazio. 'Aggiungo - ha detto Storace - che nel disavanzo prodotto dalla mia Amministrazione c'era l'apertura di 4 ospedali. In questa Amministrazione gli ospedali si chiudono. Io rivendico le scelte operate per dare servizi ai cittadini. Fummo criticati per aver imposto un ticket di un euro ai cittadini piu' facoltosi, adesso c'e' un ticket del triplo. Marrazzo ha ragione nel dire che c'e' un deficit strutturale, ma la smetta con la propaganda', ha concluso Storace.

Stupidario con dedica

Luciano Cirri Docet
di Lanfranco Palazzolo
Roma, 25 settembre 2008

Lavorando a Radio Radicale si imparano sempre un sacco di cose. Ad esempio si riesce a comprendere bene lo spessore umano dei parlamentari e, in qualche caso, la loro ignoranza. Ecco perchè quando qualcuno scrive qualcosa di divertente sui parlamentari mi ci butto dentro. Non ho mai gradito i libri di Guido Quaranta e il suo modo di raccontare le cose. Ho sempre amato però Luciano Cirri, capo della redazione romana de "Il Borghese". Secondo la mia personalissima opinione, questo settimanale era uno dei pochi organi di opposizione in Italia. Gianna Preda e Mario Tedeschi sono stati molto bravi e nessuno, nella destra italiana, è riuscito a raggiungerli nella qualità dell'informazione. Tengo a precisare che non sono di destra. Ma questo non toglie che non si possa apprezzare un'informazione diversa da quella che non condivide idealmente. Il discorso che ho fatto serve per introdurvi ad una dedica di Luciano Cirri, autore di "Stupidario Parlamentare" (Il Borghese, 1959). Ritengo questa opera un piccolo capolavoro. E quando me la sono ritrovata davanti nella libreria di antiquariato di via Lepanto a Roma non me la sono fatta sfuggire soprattutto dopo aver letto la dedica. Tenete conto che Cirri oggi può contare su numerosi imitatori come il senatore Giulio Andreotti che con "Onorevole stia zitto" ci ha fatto un sacco di soldi. Devo dire che recentemente l'idea dello stupidario parlamentare era stata ripresa da Donatella Poretti prima che diventasse parlamentare. Infatti ne aveva fatto una rubrica sul sito dell'Aduc, se non sbaglio. Qualche tempo fa ho incontrato la senatrice radicale a Palazzo Madama e le ho chiesto perchè non lo fai più lo stupidario? Mi ha risposto: "Per rispetto del Parlamento. Adesso che sono qui mi sembrava irriguardoso nei confronti dell'istituzione". Mah! Non credo che se avesse proseguito la Poretti avrebbe colpito il Parlamento. Anzi, avrebbe fatto capire al suo elettorato chi ci va in quelle aule. Ma torniamo alla dedica di Cirri. Il libro che possiedo è stato donato da Luciano Cirri nel dicembre del 1959 al professor Arata. Ecco cosa scrisse allora l'autore dello stupidario: "Al professor Arata, perchè le amenità parlamentari valgano, almeno, a ricordargli la viva simpatia di Luciano Cirri. dic. '59". Sottoscriviamo in pieno. Ma almeno oggi ridateci un altro Luciano Cirri perchè non lo troviamo da nessuna parte......

Sulla Rai il Partito democratico è confuso

La "Voce Repubblicana" del 25 settembre 2008
Intervista al senatore Alessio Butti
di Lanfranco Palazzolo
La situazione sul futuro della Rai è confusa a causa dell’incertezza del Pd. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del PdL Alessio Butti.
Senatore Alessio Butti, cosa sta succedendo nella vicenda della Presidenza della Vigilanza Rai?
“La situazione è abbastanza confusa. Il nostro auspicio è quello di votare il Presidente della Vigilanza Rai alla prima occasione possibile. Però temo che non sia così. All’interno del centrosinistra c’è una confusione colossale”.
Dove regna la confusione? Ritenete il nome di Leoluca Orlando come ostile?
“Personalmente e il mio partito non abbiamo ritenuto Leoluca Orlando come ostile. Abbiamo ritenuto Orlando l’esponente di un partito guidato dall’onorevole Di Pietro, che certo non ha avuto atteggiamenti moderati nei confronti del centrodestra. Quindi non c’è una preclusione ‘ad personam’ nei confronti di Orlando. Abbiamo sempre detto che la Vigilanza Rai doveva essere inclusa in un contesto d’insieme del quale facessero parte il Presidente designato, il direttore generale e i consiglieri di amministrazione della Rai. Il Pdl ha sempre detto che il nome del Presidente della Vigilanza è strettamente connesso al Cda Rai, scaduto da 4-5 mesi e che deve essere rinnovato con la legge 112”.
In questi giorni di serrato confronto non c’è stato alcun abbinamento tra il nome di Orlando e quello del nuovo Presidente del Cda Rai?
“Devo dire che, rispetto a qualche settimana fa, sono stati fatti enormi passi avanti. E anche i toni del dibattito politico sono più concilianti. Non si litiga e si comincia a parlare di quella che potrebbe essere una futura riforma della governance della Rai, si comincia a parlare del profilo e dello spessore del nuovo Presidente del Cda Rai, del potere del Direttore generale, di ciò che potrà contare la figura dell’Amministratore delegato in un eventuale contesto di riforma. Quindi questo mi lascia ben sperare”.
E allora cosa c’è che non sta andando per il verso giusto?
“Il segretario del Partito democratico Walter Veltroni torna dagli Stati Uniti e propone per la Presidenza del Cda della Rai Claudio Petruccioli, scontentando quella parte del centrosinistra che voleva Pietro Calabrese. E’ evidente che la confusione nel centrosinistra regna sovrana. In questo partito non sanno sintetizzare le diverse posizioni”.
In questi mesi Walter Veltroni ha detto che i partiti devono uscire dalla Rai e oggi propone alla guida del Cda della Rai un uomo di partito come Petruccioli…
“Petruccioli sta sentendo i leader che dovranno raggiungere un accordo complessivo sulla Rai. E’ giusto che Petruccioli lo faccia. Il Partito democratico predica bene, ma razzola non molto bene. In questi anni il centrosinistra ha occupato tutti gli spazi di potere in Rai. Finché la Rai non sarà privatizzata assisteremo a questi scenari”.

mercoledì 24 settembre 2008

Il mito distorto di Cesare Battisti

"Cesare Battisti" (UTET), intervista a Stefano Biguzzi
Radio Radicale, 24 settembre 2008

In Italia è difficile diventare un eroe riconosciuto quando la politica decide di distorcere la storia. Questo è quello che è accaduto a Cesare Battisti. Ne abbiamo parlato con lo storico Stefano Biguzzi che ha pubblicato con la UTET "Cesare Battisti". Ecco come l'eroe trentino è passato attraverso la contrapposizione con Alcide De Gasperi, l'amicizia con il compagno Benito Mussolini e ha affrontato le strumentalizzazioni del fascismo, fino a giungere al quasi oblio dei nostri giorni. Con Biguzzi abbiamo parlato dell'importanza del XX settembre del 1870 nella storia italiana e della "politica" sul Risorgimento. Ecco cosa ci ha detto in questa interessante discussione.

Ascolta l'intervista di Lanfranco Palazzolo

I democratici Usa non aderiranno all'I.S.

Intervista a Gianni De Michelis
La Voce Repubblicana, 24 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Non credo che i Democratici americani aderiranno all’Internazionale socialista perché negli Stati Uniti c’è già un partito socialista legato all’IS. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex ministro degli Esteri e parlamentare europeo socialista Gianni De Michelis.
Onorevole Gianni De Michelis, il 26 settembre si svolgerà a New York una riunione dell’Internazionale socialista nel corso della quale l’IS dovrebbe discutere la proposta del Partito democratico italiano di cambiare nome all’organizzazione. Il Partito democratico italiano ha lasciato intendere che, dopo questo passaggio, anche i Democratici Usa sarebbero favorevoli ad un loro ingresso nell’IS.
“Credo che il ministro ombra del Partito democratico Piero Fassino abbia avanzato la proposta italiana per una ragione molto semplice: in Italia il Partito democratico si trova in grande difficoltà. Mi sembra evidente che questo progetto politico oggi sia in crisi totale. Vedremo cosa risponderanno gli altri partiti dell’Internazionale socialista. La mia impressione è che questa proposta italiana decadrà per diverse ragioni. La prima è che non è detto se l’Internazionale socialista cambiasse nome, il Partito democratico americano potrebbe decidere di aggiungersi agli altri partiti socialisti di tutto il resto del mondo”.
Qual è la posizione degli altri partiti dell’Internazionale socialista?
“Non credo che qualche partito di questa importante organizzazione oggi senta la necessità di cambiare il nome dell’Internazionale socialista e di cambiare la propria identità solo per fare un favore a Piero Fassino a Walter Veltroni e a Massimo D’Alema”.
Quindi il suo giudizio è negativo?
“Trovo che queste vicende siano troppo legate a questioni di tipo domestico. Non vedo delle reali motivazioni politiche se non nella necessità di togliere qualche difficoltà al Partito democratico in Italia”.
A quanto pare in Italia si è sparsa la voce che George Papandreu sia favorevole a questa ipotesi. Cosa ne pensa di questa eventualità?
“Non conosco ancora bene i dettagli della proposta italiana. Mi sento di escludere che l’IS accetti la proposta di chiamarsi Internazionale Democratica. Può darsi che accetti la proposta di chiamarsi Internazionale dei partiti socialisti e democratici. Questa ipotesi potrebbe avere maggiore fortuna. Ma credo che questa proposta non abbia avuto alcun rilievo nelle recenti discussioni politiche”.
Pensa che il Pd italiano voglia abbinare questo cambiamento lasciando credere che i Democratici Usa entreranno nell’Internazionale socialista?
“Dubito che il Partito democratico americano possa aderire all’IS tout-court. E poi c’è già un partito americano aderente all’IS che ha connotati diversi dal Partito democratico americano. Quindi è necessario il consenso di questo partito”.

martedì 23 settembre 2008

Lo sport italiano emula il modello DDR

Fratelli d'Italia
Radio Radicale, 11 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A destra la Vezzali con Silvio Berlusconi, sotto Alberto Tomba medagliato da Francesco Cossiga e sotto ancora lo stemma della DDR....)

Gli atleti dei Gruppi sportivi delle Forze armate e dei Corpi di polizia sono una colonna portante dello Sport italiano ma anche dei grandi privilegiati. Mentre centinaia di carabinieri, uomini della Guardia di Finanza rischiano la loro vita ogni giorno c'è chi se la passa benissimo con uno stipendio assicurato senza spendere una goccia di sudore. Anzi, il sudore lo utilizzano per lo sforzo sportivo. Ma perchè l'amministrazione penitenziaria e gli altri corpi dello Stato devono mantenere questi divi? Ne ho parlato con Stefano Frapiccini, autore di "Atleti di Stato", che lo scorso 11 settembre mi ha concesso una bellissima intervista che vi ripropongo qui in Link. Nell'intervista Frapiccini parla senza mezzi termini di un modello sportivo, quello italiano, paragonabile a quello a quello della Ex Repubblica democratica tedesca.
In questa ricerca, Stefano Frapiccini illustra la particolarità del fenomeno italiano degli "Atleti di Stato" e dei Gruppi sportivi dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza (Fiamme Gialle), della Polizia (Fiamme Oro), dei Vigili del fuoco, del Corpo forestale e della Polizia penitenziaria (Fiamme Azzurre). Correda il testo un’Appendice con le medaglie conquistate dagli "Atleti di Stato" alle diverse Olimpiadi, estive e invernali. Stefano Frapiccini è nato nel 1964 a Recanati (Macerata). Laureato in giurisprudenza, dottore di ricerca in "Critica storica, giuridica ed economica dello sport", ha sempre analizzato i fenomeni sociali e giuridici con un metro di giudizio obiettivo e distaccato che la sua attività, quasi trentennale, di arbitro di calcio ha contribuito a sviluppare e ad affinare.
Ha lavorato e lavora nella Pubblica Amministrazione: prima nell’Esercito, poi nelle Ferrovie dello Stato e alMinistero della Giustizia fino all’attuale impiego di Funzionario del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Da dove ogni tanto entra anche in questo blog.

Il potere in formato Matrioska

La Struttura del potere in Russia
Spiegare la politica attraverso una foto è sempre molto difficile. Ma quello che ha fatto il sito "The interpreter" è davvero straordinario. Non ci vogliono troppe parole per spiegare il senso di questa foto che da sola spiega come viene gestito il potere in Russia. Il titolo della foto è "La struttura del potere in Russia".
Un ringraziamento particolare lo rivolgiamo a soprattuttio a Sam Roggeveen che cura questo sito. Si tratta di Think Thank australiano curato molto bene che vi consiglio di visitare e di leggere con attenzione non solo per questa foto, ma anche per la qualità delle analisi. Il sito è specializzato in Relazioni internazionali.

Obama will not go in International Socialist (IS)

Interwiev with Gianni De Michelis
Voce Repubblicana
by Lanfranco Palazzolo
24th september 2008 - Preview

I do not think that the Democrats of Us will join Socialist international because there is already a socialist party linked to IS. He told the "Voce Repubblicna" former Foreign Minister and Socialist MEP Gianni De Michelis.
Mr Gianni De Michelis, Sept. 26 will be held in New York a meeting of the Socialist International during which the SI should discuss the proposal of the Italian Democratic Party to change the name. The Italian Democratic Party has suggested that after this step, the U.S. Democrats would be in favor of their input nell'IS.
"I think the shadow minister of the Democratic Party Piero Fassino has advanced the Italian proposal for a very simple reason: in Italy the Democratic Party is in great difficulty. It seems clear that this political project today is in total crisis. We will see what others say of the Socialist party. My impression is that this cease Italian proposal for several reasons. The first is that it is not said whether the name change Socialist International, the U.S. Democratic Party could decide to join with other socialist parties from around the world".
What is the position of the other parties of the Socialist?
"I do not think that any party to this important organization today feel the need to change the name of the Socialist and change its identity to only a favor to Piero Fassino at Walter Veltroni and Massimo D'Alema." So his assessment is negative? "I find that these stories are too tied to issues of household. I do not see the real political motives except to the need to remove some difficulties to the Democratic Party in Italy".
It seems in Italy has spread the voice that George Papandreou supports this hypothesis. What do you think of that eventuality?
"I do not know well the details of the Italian proposal. I can exclude that the SI accept the proposal to call Democratic International. Maybe that accepts the proposed International called socialist and democratic parties. This hypothesis may have more luck. But I believe that this proposal has not had any relief in the recent political discussions".
Pd think that the Italian should match this change while Democrats believe that the U.S. will join the International Socialist?
"I doubt that the Democratic Party will adhere to ISO American toto. And then there is already an American party member to ISO that has connotations other than the American Democratic Party. Then you need the consent of the party".

Quando Walter scrisse: "Kennedy che illusione"

La scoperta di Ualter
Il Tempo del 23 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Walter e la «grande illusione» di Jfk. In questi giorni i quotidiani italiani hanno dato conto della presentazione a New York dell'edizione americana del libro «La scoperta dell'alba» («The discovery of dawn»), scritto dal segretario del Partito democratico Walter Veltroni.
Il libro viene pubblicato negli Stati Uniti dalla casa editrice Rizzoli. La presentazione avvenuta lo scorso 18 settembre a New York è stata l'occasione per dimostrare all'opinione pubblica italiana che Veltroni non è un uomo politico finito e che negli Stati Uniti lo apprezzano molto.
Ovviamente nessuno ha ricordato che in passato Veltroni è stato un esponente del Partito comunista italiano. La parola è accuratamente evitata in ogni biografia dell'ex sindaco di Roma. Alla presentazione del libro si è fatta vedere anche Kathleen Kennedy Townsend, la figlia maggiore di Bob Kennedy. Se la figlia di Bob avesse saputo cosa aveva scritto in passato degli Stati Uniti Veltroni probabilmente non si sarebbe nemmeno fatta vedere nell'Upper West side di Manhattan.
Abbiamo fatto una piccola ricerca per sfatare il grande rapporto di amicizia tra i Kennedy e la «Veltroni generation». Il rapporto tra gli Stati Uniti e Walter Veltroni non è sempre stato idilliaco. A rileggere l'introduzione di Veltroni al libro dal titolo «Alla ricerca di un ideale» (Novisti), di Eduard Rosental, pubblicato nel 1977 dall'editore filosovietico Roberto Napoleoni, troviamo un attacco violento del giovane Walter nei confronti di Jfk. Veltroni accusa Jack Kennedy di aver provocato quei rivolgimenti che portarono al '68: «Tra i giovani che vivono a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta si fa strada progressivamente una sorta di grande illusione di massa sulle capacità di un capitalismo dinamico, conosciuto nella sua fase di ascesa di mascherare le proprie contraddizioni e di elevare il livello di vita delle masse popolari.
Questa illusione fu il frutto della confluenza di spinte eterogenee presenti nella società occidentale. Non vi è dubbio che il Kennedysmo, il mito della nuova frontiera, il grande sviluppo produttivo della fine degli anni cinquanta contribuirono a creare una certa cultura apologetica del capitalismo».
Secondo Veltroni il kennedysmo era il frutto di una «grande illusione». Forse già allora Veltroni doveva sapere che in passato Kennedy era stato un fervente ammiratore della destra italiana sin dai tempi del fascismo. Nel libro scritto da Philip Cordaro dal titolo «Kennedy» (Salvatore Sciascia editore - 1961), l'autore ricorda che a Jfk «piacque il sistema corporativo fascista» (pagina 25). Certo, Veltroni non avrebbe mai rotto le relazioni con il clan Kennedy per questo riconoscimento di Jfk nei confronti del regime fascista.
Certo, oggi Veltroni non potrebbe andare tranquillamente a New York a presentare il suo libro. Sono lontani in tempi in cui Walter negava a De Gasperi il diritto ad andare negli Stati Uniti scrivendo: «Nella fase immediatamente successiva alla guerra di Resistenza, noi siamo stati in presenza di alcune scelte della Democrazia Cristiana tese ad edificare un sistema di potere: penso ad esempio al viaggio di De Gasperi negli Stati Uniti, e in sostanza l'asservimento del partito della Democrazia Cristiana e dell'Italia stessa al soldo ed al volere degli americani» («Roma Giovani» marzo aprile 1976).

Il giorno in cui il papa divenne una "vittima"

Intervista a Lucy Riall
Voce Repubblicana, 23 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra feriti italiani raccolti a Villa Torlonia la tarda mattinata del 20 settembre del 1870 - Sotto L. Riall)
La Chiesa romana ha voluto far passare il XX settembre del 1870 come un atto di violenza del nascente Stato italiano. Lo spiega alla “Voce Repubblicana” la storica Lucy Riall, docente di storia al Birbeck college, università di Londra, e autrice di “Garibaldi, l’invenzione di un eroe” (Editori Laterza).
Professoressa Riall, che portata ha avuto il XX settembre del 1870 nella storia del Risorgimento italiano?
“Rappresenta la rottura definitiva tra Chiesa e Stato. Questa rottura segna tutto il resto della storia dell’Italia liberale fino al 1929, anno dell’accordo sul Concordato tra lo stato fascista e il Vaticano. Il XX settembre è la fine della residua speranza per raggiungere un accordo tra il nuovo Stato italiano e il Papa. Ma tutto questo ha avuto una premessa dopo quello che era accaduto tra il 1848 e il 1849, nel biennio delle rivoluzioni in Italia. Da quel momento è chiaro che il Papa non avrebbe mai accettato l’Unità d’Italia. Dopo la Repubblica romana, la città eterna diventa oggetto di disputa tra il nuovo Stato sabaudo e lo Stato pontificio. La capitale aveva un’importanza simbolica per tutti e due gli Stati”.
Che significato ha voluto dare il Papa al XX settembre del 1870?
“Ha voluto segnare questa data come un atto di violenza totale contro la legittimità del pontefice. E quindi, questo atto è stato utilizzato negli anni successivi contro lo Stato italiano. Il nascente stato è definito dalla Chiesa come usurpatore e violento. Infatti, l’avvenimento ha un lungo seguito nella storia d’Italia”.
L’Inghilterra come vedeva il processo di unificazione italiano? Tutti sapevano che Londra non aveva buoni rapporti con la Chiesa cattolica anche se dal 1829 i cattolici erano tornati alla libertà religiosa.
“Gli inglesi vedevano quello che stava accadendo in Italia con enorme entusiasmo perché questa idea era associata al progresso e alla libertà che gli italiani stavano raggiungendo. Gli inglesi vedono positivamente l’indebolimento degli austriaci in Europa. Londra sostiene ogni processo che asseconda l’arretramento dell’Austria. Ma Londra ha anche paura che l’unificazione dell’Italia aumenti il potere della Francia. Ma tra gli italiani di allora e Londra c’era un grande feeling anti-cattolico. In larga parte della società britannica c’era una certa avversione per i cattolici. Il ‘pretismo’ era visto come qualcosa di negativo e il Papa era considerato come il male. Quindi la fine del potere temporale del Papa era vista come un evento positivo”.
In quegli anni Londra temeva che il Papa potesse incoraggiare il processo di emancipazione degli irlandesi?
“In quel momento non c’era perché i capi del movimento di autonomia irlandese erano tutti protestanti del sud dell’isola. Il Governo inglese non aveva paura del potere politico del Papa, ma temeva il suo potere spirituale”.

lunedì 22 settembre 2008

Riall: XX september, the day of rupture

"Voce Repubblicana", 23th september 2008
by Lanfranco Palazzolo
(On right The last Lucy Riall's book)
Anteprima dell'intervista di domani
The Roman Church wanted to pass the XX September 1870 as an act of violence of the emerging Italian state. This explains the "Voce Repubblicana" Lucy Riall, professor of history at Birbeck College, London University, and author of "Garibaldi, the invention of a hero" (Editori Laterza).
Professor Riall, who had brought the XX September 1870 in the history of the Italian Risorgimento?
"It represents the final rupture between Church and State. This break marks the rest of the history of liberal until 1929, the year of the Concordat between the Vatican and fascist. The twentieth September is the end of the residual hope to reach a new agreement between the Italian state and the Pope. But all this was a prerequisite after what had happened between 1848 and 1849, the period of revolution in Italy. From that moment it is clear that the Pope would never have accepted the unification of Italy. After the Roman Republic (1849), the eternal city becomes the subject of dispute between the new state Savoy and the papal state. The capital had symbolic importance for both states.
What does the Pope wanted to give the XX September 1870?
"He wanted to mark this date as a total act of violence against the legitimacy of the pontiff. So, this act was used in subsequent years against the Italian. The nascent state is defined by the Church as a usurper and violent. Indeed, the event has a long history of following in Italy". England saw as the process of Italian unification? Everyone knew that London had good relations with the Catholic Church since 1829 even though Catholics had returned to religious freedom.
"The British saw what was happening in Italy with great enthusiasm for this idea was linked to progress and freedom that the Italians were reached. The British see positively the weakening of Austrians in Europe. London supports any process that supports the decline of Austria. But London has also fear that the unification of Italy increases the power of France. But between the Italians and then to London was a great feeling anti-Catholic. To a large part of British society there was a certain aversion for Catholics. The 'pretismo' was seen as something negative and the Pope was regarded as evil. So the end of the Pope's temporal power was seen as a positive event".
In those years, London feared that the pope could encourage the process of emancipation of the Irish?
"In that moment there was not because the leaders of the movement for autonomy were all Irish Protestants of the South of the island. The Uk Government had no fear of the political power of the Pope, but feared his spiritual power".

domenica 21 settembre 2008

La scomparsa di Florestano Vancini

Oggi ho appreso un notizia che mi addolora molto: è morto il regista ferrarese Florestano Vancini. Aveva 82 anni. A dare la notizia ci ha pensato il Comune di Ferrara ad esequie avvenute, "per rispettare le volontà del regista". Vancini è stato uno dei più importanti interpreti del cinema italiano di ricerca storica e testimonianza civile nel panorama della cinematografia della seconda metà del Novecento. Il suo impegno non è mai stato "partigiano". Non dimenticherò mai il suo coraggio nel denunciare l'involuzione della borghesia del Partito comunista italiano nel film "Le stagioni del nostro amore" con Enrico Maria Salerno. Un film che fu ben presto fatto sparire dai circuiti cinematografici italiani nel 1966. Avevo pensato di mettere un brano del film "Bronte, cronaca di un massacro mai raccontato dai libri di storia" del 1973. Il film fu ampiamente strumentalizzato dalla sinistra italiana per dimostrare che il Risorgimento italiano fu solo una semplice restaurazione mascherata con l'idealismo liberale. Non sono d'accordo. Ma concordo con la ricostruzione fatta da Vancini nel film sui fatti di Bronte. Alla fine ho deciso di pubblicare la un brano de "Il delitto Matteotti". Il film del 1973 si apre con ricostruzione della seduta della Camera dei deputati del 30 maggio del 1924 nel corso della quale fu affrontata la discussione sulla convalida delle elezioni di quell'anno. Il deputato del Psu criticò il regolare svolgimento del voto politico di quell'anno. Quel discorso fu in pratica la sua condanna a morte. Vi invito a confrontare questo brano con il resoconto stenografico di quella seduta per comprendere la bravura di Vancini che certo allora non aveva il privilegio che hanno certi raccomandati nel riuscire a girare le scende dei film a Montecitorio. All'epoca la Camera dei deputati non dava permessi per girare film all'interno del palazzo.
Con tutta l'immondizia che passa il cinema italiano oggi e lo schifo che siamo costretti a vedere tutte le sere con la fiction sarà difficile dimenticare Florestano Vancini......
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Today I heard a story that saddens me a lot: the director died Ferrara Florestano Vancini. He was 82 years. To give the news we thought the Major of Ferrara for funeral took place, "to respect the will of the director." Vancini was one of the most important interpreters of Italian cinema of historical research and testimony of civil cinematography in the panorama of the second half of the twentieth century. His commitment has never been "partisan". I will never forget his courage in denouncing the involution of the Italian Communist Party in the film "The seasons of our love" with Enrico Maria Salerno. A film that was soon made to disappear from the channels of Italian film in 1966. I thought about putting a song in the movie "Bronte, chronicle of a massacre never told the history books" of 1973. The film was widely used by Italian left to show that the Italian Risorgimento was just a simple restoration masked with liberal idealism. I disagree. But I agree with the reconstruction made by Vancini in the film on the facts of Bronte. At the end I decided to publish a piece of "The crime Matteotti." The film opens in 1973 with reconstruction of the sitting of the italian Chamber of Deputies, 30 May 1924 during which it was addressed is the validation of the elections of that year. Member of the PSU (Socialdemocratic party) criticized the smooth running of political voting that year. That speech was practically his death sentence. I invite you to compare this film-track with the Giacomo Matteotti's Speech. With all the garbage that passes the Italian fiction on tv today and it's disgusting that we have to see every night on italian television, will be difficult to forget Florestano Vancini ......

sabato 20 settembre 2008

Villari, istituire la borsa del gas

Intervista a Riccardo Villari del Pd
Stop al monopolio sul gas
"Voce Repubblicana" del 20 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
Il prezzo del gas non deve essere lasciato alla discrezione delle grandi imprese esportatrici. Questo sarebbe un grave errore. Lo ha dichiarato il senatore del Partito democratico Riccardo Villari a seguito dell’approvazione giovedì al Senato della mozione da lui presentata come primo firmatario sulla liberalizzazione del mercato del gas.
Senatore Villari, perché avete presentato questa mozione sul mercato del gas?
“Sono 10 anni che tutti i governi che si sono succeduti in Italia hanno messo all’ordine del giorno il problema energetico, la liberalizzazione e l’apertura del mercato. Mi riferisco a quello elettrico e a quello del gas. Ma in questi anni il processo di apertura alla concorrenza, di apertura al mercato finalizzata ad una maggiore sicurezza, ad una maggiore convenienza per gli utenti, ha subito degli ‘stop and go’ e dei rallentamenti molto significativi. La mozione che ho presentato è un ulteriore passo in avanti. Al momento della presentazione della mozione abbiamo lavorato con la maggioranza, che ha accettato le nostre posizioni sulla liberalizzazione del mercato del gas”.
Cosa chiedete al Governo nella mozione che avete presentato?
"Noi sollecitiamo il Governo ad istituire una borsa del gas. Questo significa che il prezzo deve formarsi dall’incontro tra domanda ed offerta, sul tavolo e alla luce del sole. Credo che sia un grave errore lasciare tutto nelle mani delle sole imprese. Mi riferisco ai grandi monopolisti internazionali che cercano in qualche modo di strangolare i paesi importatori. L’Italia è uno dei paesi che importa gas naturale. In Italia risentiamo delle turbolenze internazionali causate dalla politica dell’‘impero russo".
Il mercato italiano è in grado di recepire senza problemi la novità della cosiddetta borsa del gas?
“Ci rendiamo conto che istituire una borsa del gas senza delle modifiche strutturali al sistema ha poco senso o un senso incompiuto. Credo che sia necessario lavorare nel nostro paese per rompere il monopolio dominante dell’Eni. Le direttive dell’Autorità Antitrust e quelle europee spingono in questa direzione. Credo che sia necessario separare la proprietà tra chi produce e chi distribuisce. La proprietà delle reti diventa vincolante rispetto all’accesso di nuovi operatori. Se si pensa che in Italia 31 mila km, su 33 mila km di rete gas, appartengono all’Eni, attraverso Snam rete gas, è chiaro che il mercato è condizionato. Vincere le resistenze ed aprire il mercato a nuovi operatori renderà tutto più trasparente”.
Come giudica la politica energetica dell’Eni?
“L’Eni si espande all’estero. Ma questi successi non portano ancora vantaggi alla bolletta dei consumatori. Questo accade perché l’Eni controlla il mercato italiano e stabilisce il prezzo del gas”.

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Riccardo Villari: "Stop the monopoly on gas"
by Lanfranco Palazzolo
The "Voce Repubblicana"
20th september 2008

The price of gas should not be lets to the discretion of big exporting companies. That would be a grave mistake. The senator said the Democratic Party Riccardo Villari following approval Thursday to the Senate of the motion presented by him as the first signatory on the liberalization of the gas market.
Senator Villari, because you have submitted this motion on the gas market?
"Are 10 years that all governments that have followed in Italy have put on the agenda for the energy problem, liberalization and market opening. I refer to that of electric and gas. But in recent years the process of opening up to competition, openness to the market towards greater security, greater convenience to users, has been the 'stop and go' and the very significant slowdowns. The motion that I presented is a further step forward. When submitting the motion we have worked with the majority, which has accepted our positions on the liberalization of the gas market".
What to ask the government motion in which you advertise?
"We urge the Government to establish a 'stock echange' of gas. This means that the price should be formed by the meeting between supply and demand on the table and in the light of day. I think it is a grave mistake to leave everything in the hands of businesses. I referring to large international monopolists who seek some way to strangle the importing countries. Italy is one of the countries importing natural gas. In Italy the suffering caused by international turbulence dell''impero Russian politics. "
The Italian market is able to seamlessly incorporate the novelty of the so-called bag of gas?
"We realize that establishing a 'stock echange' of gas without structural changes to the system makes little sense or a sense unfinished. I think it is necessary to work in our country to break the monopoly dominance of Eni. The directives of the Antitrust and European push in that direction. I think it is necessary to separate the ownership between those who produce and distribute. The ownership of the networks becomes binding compared to new entrants. If you think that in Italy 31 thousand km, about 33 thousand km of gas network, owned entry, through Snam gas network, it is clear that the market is conditional. Winning the resistance and open the market to new entrants will make life more transparent".
How does the energy policy of Eni?
"Eni is expanding abroad. But these successes do not bring the bill still benefits consumers. This is because Eni controls the Italian market and fix the price of gas".

venerdì 19 settembre 2008

La missione impossibile del Pd a New york

D'Alema e Fassino vogliono entrare nell'Internazioane socialista
Voce Repubblicana del 19 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

L'Internazionale socialista si prepara a discutere la possibilità di modificare il proprio nome, aggiungendo l’aggettivo “democratica”, allo scopo di favorire l’adesione di forze politiche come il Partito democratico italiano ed altre internazionali. Per realizzare questo capolavoro di trasformazione politica quelli dell’Internazionale socialista hanno pensato le cose in grande. La questione, insieme ad altre proposte di riforma, sarà al centro dei lavori del Presidium che si riunirà il 26 settembre prossimo, guarda caso, proprio a New York e dove sarà presente anche il vicepresidente dell’Internazionale socialista Massimo D’Alema. L’ex Presidente diessino fa parte dell’Internazionale come ex Ds, mentre il Pd ha chiesto tempo per decidere, in presenza di diverse posizioni al suo interno. La proposta di trasformare l’Is in Internazioanale socialista e democratica venne originariamente da Piero Fassino, il quale potrebbe essere anche egli presente a New York, proprio per favorire un’adesione del Pd. La sua proposta è stata accolta favorevolmente dal Presidente dell’Is Giorgio Papandreou. Se adesso il presidium approverà la proposta, allora questa sarà votata dal congresso dell’Is in primavera. Una Internazionale socialista e democratica potrebbe consentire l’adesione di partiti quali il Congresso indiano e, in prospettiva, si spera, anche di quello Democratico americano. Durante l’ultima riunione dell’Internazionale a Lagonisi, nei pressi di Atene, alla quale erano presenti D’Alema e Fassino, Papandreou aveva lanciato un gran ponte al partito di Barack Obama, leader che egli vede capace di dare “un importante contributo al progresso e alla pace nel mondo”. La mossa di Papandreu a favore di Barack Obama è stata però “scorretta” nei confronti dei Democratici socialisti degli Stati Uniti (Dsu), il partito che rappresenta l’Is negli Stati Uniti. Questa forza politica non ne vuole proprio sapere di far entrare i Democratici nell’Internazionale socialista. Per la verità il partito del candidato Obama non si pone nemmeno l’interrogativo di entrare in un’organizzazione di partiti estranei alla sua tradizione. Certo, questa mano tesa dell’Internazionale socialista al Partito democratico è un escamotage veramente triste. Una volta si faceva la politica sui contenuti. Oggi invece la politica si sviluppa come nei rebus della Settimana enigmistica. Si pensa di trovare il nome giusto per la soluzione e convincere tutti gli esponenti del Pd della bontà dell’ingresso nell’internazionale socialista che diventa anche “democratica”. Ma le cose in politica – in genere - non si risolvono cambiando un nome.
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The mission impossible of Pd in New york
D'Alema and Fassino to enter Socialist nell'Internazionale
Voce Repubblicana
19th September 2008
Lanfranco Palazzolo
The Socialist International is preparing to discuss the possibility of changing its name, adding the word "democratic", intended to facilitate the accession of political forces as the Democratic Party and other Italian international. To achieve this masterpiece of political transformation of the Socialist International that they thought things big. The issue, along with other reform proposals, will be the focus of the Presidium of the work which will meet on September 26 next, as if by chance, just in New York and where this will be the deputy chairman of the Socialist Massimo D'Alema. Former President DS is part as the International ex Ds, while the Pd requested time to decide, in the presence of different positions within it. The proposal to transform Is in Internazioanale socialist and democratic originally came from Piero Fassino, who he could be present in New York, for their facilitating accession of Pd. His proposal was welcomed by President George Papandreou of ISA. If now the presidium approves the proposal, then this will be voted by the Congress of ISA in the spring. A Democratic and Socialist International could allow the accession of parties such as the IS Congress and, ultimately, hopefully, also of the Democratic American. During the last meeting at the International Lagonisi, near Athens, which was attended by D'Alema and Fassino, Papandreou had launched a large deck of the Communist Party of Barack Obama, that he sees leader capable of giving "an important contribution to progress and world peace. The move Papandreou for Barack Obama, however, was "incorrect" against Democrats socialists in the United States (DSU), the party that represents Is the United States. This political force does not want to know to enter the International Socialist Democrats. In fact the party of the candidate Obama is not even the question of entering into a party outside his tradition. Of course, this outstretched hand of the Socialist Democratic Party is truly tricks sad. Once it was the content policy. Today the policy is developed as in rebus Week enigmistica. You think you find the right name for the solution and convince all members of the goodness of Pd entry of the International Socialist who also becomes "democratic". But things in politics - usually - not solve by changing a name.

The party that was founded by popular vote

Here's how to create the PdL
Interview with Senator Andrea Pastore (PDL)
of Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana
September 19th 2008

The People of Freedom (PDL) was established by popular vote of Italians. Lo told the "Voce Repubblicana" Senator Andrea Pastore of the People of Liberty, in charge of writing the report on the new Statute of the PDL.
Senator Pastore, in that climate was the meeting of 'constituents' which was a concrete step for the new subject of PDL?
"The Freedom Party is moving on an important fact: the victory of the PDL and the League at the last election. With the majority won by PDL, in fact, the new entity was created by a popular vote. This is a historical fact that allows us to understand that you want to create an organization to translate the vote into action. And then stabilize this new model party. We are working on this hypothesis. The stages of our work are very tight. It is thought to a founding congress scheduled for next January to February. This event will be preceded by the Congress party that into the PDL".
Then what happens?
"There will be a transitional phase and then a final phase that will have to be managed and governed by rules all new because it is new to the origin of this party".
Do you think that by lowering the political parties the statutes should be constitutionalise?
"The question of Article 49 of the Constitution provides that parties as part of our system is quite old. The truth is that we should implement Article 49 of the Constitution and at the same time prevent too hardened the system, especially on parties that are liberal organizations that may be born and die so spontaneously, without any particular rule. And without a public that limits the freedom of the parties themselves. Think of the PDL. The People's freedom is born of a popular vote before it was born as an organized party. If there had been a law that had allowed the participation in the vote only for parties structured, then the PDL would never born".
How should be implemented Article 49 of the Constitution?
"It should be a rule that establishes the minimum requirements for the formation of a party and establishing funding sources for a party where these sources affect public assets that belong to citizens. I believe that Article 49 of the Constitution can not exceed these limits".
In recent days discussing the reform of the European electoral law. Why you remove preferences?
"In Germany are already done. The preferences must be removed to allow the immunity of a full-time care of the European Parliament to constituencies without thinking".