venerdì 31 ottobre 2008

Veltroni demagogico

Le proteste hanno esaltato il decreto sulla scuola elementare
Parla Mario Baldassarri, Voce Repubblicana 1 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

L’invito di Veltroni al ritiro del decreto sulla scuola elementare è stata solo pura demagogia. Lo spiega il senatore Mario Baldassari, presidente della Commissione Finanze del Senato. Ecco cosa ha detto alla “Voce”.
Senatore Baldassarri, cosa ne pensa delle protese sul decreto Gelmini sulla scuola elementare?
“Voglio chiarire che il decreto Gelmini che è stato approvato definitivamente riguarda la scuola elementare e non ha nulla a che vedere con tutto il resto della scuola fino all’università. Quindi è paradossale che si scateni una protesta universitaria su un decreto che riguarda la scuola elementare”.
Cosa pensa di questa nuova legge?
“Nel merito del decreto penso l’opposizione dura di questi giorni lo ha praticamente esaltato. In questo decreto ho visto tante decisioni di buon senso. La scelta di tornare al maestro prevalente, al maestro unico, è stata una scelta giusta. La nostra generazione ha un buon ricordo del maestro o della maestra come punto di riferimento. Semmai il problema non è quella di far cambiare il maestro ogni anno. Anzi, credo che l’ideale sia di dare un maestro unico per soli cinque anni in modo da stabilire un ottimo rapporto umano. E’ molto importante stabilire fin dall’inizio della formazione che questo è un fatto unitario. E non c’è lo spezzettamento per materie. Grazie alla base del maestro unico si impara tutto anche l’inglese e l’educazione civica. Il ritorno al maestro unico però non implica la fine del tempo pieno. Anzi, vengono messi a disposizione maestri per aumentare il tempo pieno e per i bambini che restano indietro o per i bambini extracomunitari che non conosco la nostra lingua”.
Come ha accolto l’invito del segretario del Pd a ritirare il decreto?
“L’atteggiamento assunto da Veltroni è stata pura demagogia. Il decreto aveva ed ha questi contenuti. Quindi questa opposizione ha approfittato della discussione sul tema scuola per compiere un falso in atto pubblico. E’ chiaro che Veltroni sta cercando consensi per riempire le piazze come ha fatto lo scorso 25 ottobre con la manifestazione del Circo Massimo”.
Cosa dovrebbe fare l’opposizione?
“Sarebbe utile una proposta da parte della minoranza parlamentare sull’università perché la scuola italiana produce una selezione sociale che avvantaggia i figli dei ricchi, i quali possono permettersi di andare nelle scuole pubbliche migliori e nelle scuole private più costose e lascia indietro i figli delle classi meno abbienti. La scuola italiana deve permettere a chi è bravo di andare avanti. Oggi è utile confrontarsi con l’opposizione sulla scuola che vogliamo. Non posso vedere università come ‘La Sapienza’ ridotta nelle condizioni che vediamo e con tutti i difetti che esistevano anche 30 anni fa. Il problema è di apparati e strutture. E non di risorse”.

giovedì 30 ottobre 2008

Quell'appello patetico di Veltroni

Voce Repubblicana del 31 ottobre 2008
Intervista ad Anna Cinzia Bonfrisco
di Lanfranco Palazzolo

Ridicolo e patetico. Così la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco ha definito l’invito del segretario Walter Veltroni a ritirare il decreto sulla scuola elementare. Ecco cosa ha detto alla “Voce Repubblicana” la senatrice del Popolo delle Libertà dopo l’approvazione del decreto in aula mercoledì mattina.
Senatrice Bonfrisco, il decreto Gelmini sulla scuola elementare è diventato legge. Come ha trovato la discussione che si è svolta in un clima di scontro nell’aula di Palazzo Madama?
“Non ho avvertito i termini dello scontro al Senato. La mediazione culturale e politica fatta da tutti i gruppi parlamentari mi è sembrata di notevole qualità. Trovo che la votazione che si è svolta mercoledì mattina in aula sia stata serena. Il voto finale ha determinato un confronto intelligente e utile al Paese che ha messo in evidenza posizioni diverse. La presidente del gruppo del Partito democratico Anna Finocchiaro ha dimostrato di difendere posizioni conservatrici mentre il senatore Quagliariello ha espresso posizioni più innovative. Credo che tra questi due contributi dobbiamo trovare un punto d’incontro. La senatrice Finocchiaro ha detto una cosa giusta: le questioni cominciano oggi e non finiscono con questo dibattito. Spero che da oggi si possa trovare la forza per condividere le ragioni di una riforma ancora da fare”.
Come ha trovato l’invito del segretario del Partito democratico Walter Veltroni a ritirare il decreto?
“L’ho trovato ridicolo e un po’ patetico. Il segretario del Partito democratico dovrebbe sapere che gli impegni che abbiamo preso con il nostro elettorato non possono essere traditi e rimangiati. Ho trovato questa sua richiesta inutile. Forse a Veltroni può essere tornato utile – attorno al tema della scuola – riaggregare e ricompattare una coalizione che continua a perdere pezzi culturali nel Paese”.
Cosa ne pensa delle occupazioni delle università e delle manifestazioni di questi giorni?
“In questi giorni ho visto che ci sono tanti ragazzi che manifestano – come è accaduto in tante altre epoche – senza nemmeno sapere le ragioni per le quali scendono in piazza. Mai come in questa circostanza si è avuta una strumentalizzazione così forte da parte della politica rispetto agli studenti. Ricordo molto bene cosa accadde in una città come Padova il clima del 1977. Spero che oggi nessuno voglia inzuppare il biscotto in un certo brodo ci cultura che poi potrebbe sfuggire dalle mani di tutti”.
Pensa che tutte queste riforme sulla scuola possano creare qualche confusione?
“Il Paese deve aggiornare il suo sistema scolastico alle esigenze della modernizzazione. L’errore è stato definire questo decreto una riforma. E’ una manutenzione della scuola. Si è voluti tornare ad un determinato modello culturale. Ma non è la riforma della scuola”.

mercoledì 29 ottobre 2008

Quale cura per la metastasi elettorale?

Intervista con il professor Cesare Salvi
Voce Repubblicana del 30 ottobre 2008
di L. Palazzolo

La legge elettorale per le europee è la metafora della metastasi rappresentata dalla legge elettorale nazionale. Lo spiega alla “voce” il costituzionalista Cesare Salvi.
Professor Salvi, cosa ne pensa della riforma della legge elettorale per le europee?
“Credo che la soglia di sbarramento sia effettivamente molto elevata sia perché nel Parlamento europeo non c’è un problema di governabilità, ma semmai di rappresentanza. Credo che sia più giusto prevedere una soglia di sbarramento del 3 per cento, scrivendo nella legge che alle prossime elezioni si passerà al 5 per cento”.
Cosa ne pensa dell’introduzione delle liste bloccate?
“E’ una questione che non mi appassiona. Capisco che il meccanismo delle liste bloccate ha prodotto degli effetti devastanti nel Parlamento nazionale. Ma anche il sistema delle preferenze ha la sua controindicazione. Nel convegno delle fondazioni io proposi l’adozione di un meccanismo di tipo uninominale proporzionale come esisteva ai tempi del vecchio Senato. Qualcosa di simile fu proposto a suo tempo da Barbera e da Bodrato. La battaglia in nome delle preferenze mi lascia perplesso. Però devo dire che l’uso che è stato fatto del sistema delle liste bloccate alle elezioni politiche non è positivo. A me sembra che un sistema di uninominale proporzionale sia quello più indicato”.
Crede che la ripresa della discussione a fine novembre sulla riforma della legge elettorale per le europee si presti a trattative?
“Spero che ci siano delle trattative. Penso che sia meglio che andare ad uno scontro duro. Credo che la seduta che si è svolta lunedì alla Camera sia servita per smaltire un po’ di ore della discussione generale. Capisco questa organizzazione del calendario. Il presidente della Camera Gianfranco Fini potrà dire di aver permesso una discussione generale di ben nove ore. E’ comprensibile. Mi sembra un’esigenza pratica”.
Teme che questa legge possa segnare la fine della libertà del parlamentare e la vittoria del mandato imperativo?
“La discussione sulla legge elettorale per le europee non mi appassiona molto. Penso che il vero problema politico sia legato alla legge elettorale nazionale. Il meccanismo delle pluricandidature e delle liste bloccate ha impedito di fatto abolito il divieto di mandato imperativo. E questo è un dato che deve far riflettere. In Gran Bretagna, dove ci sono i collegi uninominali, i candidati sono in grado di dire di no quando vogliono farlo nei confronti del loro leader. E’ successo più di una volta a Nicolas Sarkozy in Francia e a Gordon Brown in Gran Bretagna. Il collegio uninominale è una garanzia di indipendenza. Se invece si è nominati dall’alto bisogna solo rispondere al segretario del partito politico. Ecco perché penso che il vero problema sia la legge elettorale nazionale”.

Tondelli d'Italia


Non so se siete d'accordo con me. Ma in questo paese è difficilissimo fare una cosa così bella come pubblicare un libro. Il mondo è pieno di cialtroni. Lo sa bene Nicola Pezzoli che ha pubblicato "Tutta colpa di Tondelli" (Kaos edizioni). Come è scritto nella copertina del libro, si tratta di un "Viaggio tragicomico di un autore inedito nel mondo editoriale". Nel corso delle prossime puntate vi parleremo di questo dramma che analizza la stronzaggine del settore. Buona lettura.........

martedì 28 ottobre 2008

L'appello di Napolitano riapre il confronto

Legge elettorale europea. Parla Stefano Ceccanti
Voce Repubblicana del 29 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

La maggioranza non voleva ragionare sulla legge europea, ma l'appello di Napolitano potrebbe cambiare le cose. Lo spiega alla “Voce” il senatore Stefano Ceccanti del Pd.
Senatore Ceccanti, cosa pensa del testo della riforma della legge elettorale europea?
“La maggioranza fino ad ieri non sembrava intenzionata a introdurre cambiamenti alla sua proposta. Se mettiamo uno sbarramento elettorale per la legge per le europee – dove non si elegge un Governo – questa soglia deve essere uguale o inferiore a quella per le elezioni nazionali, dove la scelta degli elettori giunge sino al Governo. Non si capisce perché il 5 per cento per le Europee quando per la Camera è il 4. ”.
Quale era stata la vostra proposta?
“Il 3 per cento. Ma il ministro Roberto Calderoli aveva proposto il 4 per cento. Poi ci siamo trovati nella situazione in cui la maggioranza ha messo la soglia al 5 per cento. Si è così persa la congruenza logica rispetto al sistema per il Parlamento italiano”.
Qual è la vostra posizione sulle preferenze? E' unitaria al vostro interno?
“C’è un problema di scelta democratica dei candidati. Nei paesi dove non ci sono le preferenze i partiti organizzano le primarie per la scelta dei candidati. A me sembra che la maggioranza non voglia ragionare su questi punti. Il Pd è convintamente unito sulla difesa delle preferenze per le europee, come dimostra l'ottimo e competente lavoro dei colleghi della Camera”.
Il sistema delle liste bloccate limiterà il diritto di scelta degli elettori come alle politiche? Il rimedio può essere lo stesso?
“Per le elezioni politiche, che è un altro tipo non comparabile di elezioni, il Pd non è per la posizione minimalista di correggere il Porcellum con le preferenze, è favorevole ai collegi uninominali con l’accesso alle candidature tramite primarie regolate per legge. Le due questioni non vanno affatto confuse”.
Ma in Germania e per le regionali toscane non ci sono le liste bloccate?
“I tedeschi hanno una legge che regola le primarie di partito per le elezioni. E’ la legge che regola questi passaggi. In Toscana sono state tolte le preferenze. Ma c’è una legge che ha introdotto le primarie”.
Trova che in questa legge le 10 circoscrizioni siano state ben suddivise?
“Penso che potrebbero esserci 15 circoscrizioni. In questo modo sarebbe favorita la capacità di scelta dei cittadini rispetto agli eletti, ma non basta il loro aumento, occorre che la scelta dei candidati sia democratica".
Le circoscrizioni diventerebbero dei collegi uninominali?
“No, perché il criterio di computo dei voti resterebbe nazionale”.
Ma perché dice che fino a ieri la maggioranza sembrava chiusa?
Mi sembra evidente che l'appello del Presidente Napolitano inserisce un fatto nuovo, che mi sembra difficilmente eludibile da chiunque".

lunedì 27 ottobre 2008

Sulla scomparsa di Federico Luzzi

Quando ho saputo della scomparsa di Federico Luzzi sono andato a documentarmi sulla sua carriera di sportivo. Ho visto che nel corso della sua breve ma intensa attività sportiva aveva raggiunto buonissimi risultati e toccato anche le posizioni più basse della classifica mondiale. Nonostante questo Luzzi aveva avuto una grande capacità nel riuscire a risalire la china per entrare addirittura nelle prime posizioni in Italia e tra i primi 150 nel mondo. Penso che basti solo questo per illustrare le doti di questo ragazzo che certo non meritava di lasciarci e di cui cercheremo di mantenere vivo il ricordo almeno per imparare a fare quello che è stato capace di fare lui: tornare a vincere. Grazie Federico.

Sbarramento e liste bloccate con il presidenzialismo

Parla il leader dei Cristiano popolari Mario Baccini
di Lanfranco Palazzolo
"Voce Repubblicana" del 28 ottobre 2008

Cambiare la legge elettorale per le europee con lo sbarramento e le liste bloccate è un tradimento della forma di governo parlamentare. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Mario Baccini, presidente dei Cristiano Popolari.
Onorevole Baccini, cosa pensa della legge elettorale per le elezioni europee?
“I Cristiano Popolari – che io rappresento – hanno un’idea ben precisa su questo tema. Penso che si stia affrontando un argomento serio e importante nel modo sbagliato. Dobbiamo essere consapevoli di vivere in un sistema di democrazia parlamentare, dove il Governo risponde al Parlamento e il Parlamento risponde al popolo. In un sistema parlamentare il popolo delega alcuni concittadini a rappresentarli senza vincolo di mandato e senza rispondere a nessuno. Introdurre una soglia di sbarramento e togliere le preferenze dalla legge elettorale per le europee è un errore di fondo. Una riforma di questo genere potrebbe essere fatta solo con una profonda modificazione della Costituzione, introducendo il sistema presidenziale o semipresidenziale. Questa è la scelta più giusta. Se ci ostiniamo a fare le riforme quando siamo in un sistema parlamentare non possiamo lamentarci. Il potere degli elettori si sta trasferendo dagli elettori ai partiti. Oggi ci troviamo di fronte a delle liste di partito scelte dai segretari politici. E’ un errore”.
Alcuni giustificano la fine delle preferenze spiegando che in questo modo ci sarebbe un risparmio per le spese elettorali dei candidati.
“Nella democrazia italiana tutto ha un costo. Credo che queste spese dipendano dalla difficoltà che hanno i candidati di accedere ai mezzi di comunicazione. Alcuni candidati devono spendere migliaia di euro per farsi conoscere. Se andiamo avanti così potranno fare le elezioni solo pochi notabili che riescono ad ottenere i rimborsi elettorali. Ogni candidato deve essere rimborsato in base ai voti che prende. Questo rimborso deve andare ai singoli candidati e non ai partiti. Con questo sistema i costi della politica saranno molto più bassi”.
Perché si discute poco sull’innalzamento della soglia di sbarramento al 5%?
“Anche qui non comprendo il senso dello sbarramento. Personalmente lo avrei compreso se fosse stato inquadrato in una forma di Governo presidenziale. Credo che in Parlamento debbano andare quei cittadini che rappresentano qualcosa. Gli sbarramenti preconcetti rischiano di farci entrare in un sistema oligarchico. Se il Parlamento vuole introdurre questo sistema può farlo solo se decide di realizzare le riforme con un’assemblea costituente”.
Cosa faranno i Cristiano Popolari alle europee?
“Noi siamo costituenti del Popolo delle Libertà. Vogliamo che il Ppe diventi un nostro punto di riferimento comune. In tal senso aderiamo a questo tipo di progetto”.

domenica 26 ottobre 2008

La legge elettorale per le europee

In nome di Gaetano Mosca
di Lanfranco Palazzolo
Radio Radicale, 26 ottobre 2008
(A destra Peppino Calderisi, sotto Gaetano Mosca)

Oggi ho intervistato il deputato del PdL Peppino Calderisi che mi ha illustrato i contenuti della relazione che ha presentato per modificare la legge elettorale per il parlamento europeo. Vi consiglio di leggerla nel link che ho messo sopra prima di ascoltare questa intervista. Al parlamentare ho chiesto se il sistema di sbarramento del 5% per le europee sia il migliore possibile e se la cancellazione delle preferenze garantirà al parlamentare la libertà che viene costituzionalmente garantita dal divieto di mandato imperativo. Ma la cosa che mi ha colpito di più in questa relazione di Calderisi è stata la citazione su Gaetano Mosca, il teorico della forma di governo oligarchica, per giustificare la tesi delle liste bloccate. Ecco la frase del politologo palermitano: "Non sono gli elettori che eleggono i deputati, ma sono i deputati che si fanno eleggere dagli elettori". Chissà, forse è proprio per questo che Calderisi ha costruito una legge elettorale su misura per dare tutto il potere di elezione ai segretari di partito politici. Complimenti!
Ascoltate e giudicate voi stessi.

Ascolta l'intervista

venerdì 24 ottobre 2008

Meglio i sessantottini che gli universitari di oggi

Intervista ad Emerenzio Barbieri (PdL)
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 25 ottobre 2008

I giovani del ’68 erano molto meglio dei giovani che protestano oggi. Almeno la generazione del ’68 aveva degli ideali. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Emerenzio Barbieri (PdL), membro della commissione Cultura della Camera dei deputati. Ecco cosa ci ha detto delle proposte del Governo sulla scuola e delle proteste degli Studenti italiani.
Onorevole Barbieri cosa ne pensa del decreto del ministro Gelmini sulla scuola?
“Ne penso talmente bene che l’ho votato”.
Come ha trovato l’atteggiamento dell’opposizione su questo provvedimento?
“Mi è sembrato molto pretestuoso. Il comportamento dei partiti dell’opposizione mi è sembrato più teso a fare una battaglia politica più che entrare nel merito dei contenuti del provvedimento. E nelle occasioni in cui sono entrati nei punti specifici del decreto hanno raccontato un sacco di bugie”.
Quale pensa siano state le bugie raccontate dai partiti dell’opposizione?
“Sono state tantissime. Io mi limiti ad indicarne un paio. Una è la questione del maestro unico. C’è questa battaglia fideistica per la quale il maestro unico sarebbe peggiore del modulo è ancora tutta da dimostrare. Le ricordo che quando l’Italia aveva il maestro unico ed era al terzo posto nelle graduatorie europee per la qualità nella scuola elementare. Oggi, con il modulo, siamo scivolati all’ottavo posto. Un'altra questione sulla quale l’opposizione ha mentito è stata sui costi. Mi chiedo come si fa a negare che il Miur sia un ministero che non debba essere ridimensionato. Non siamo più in grado di sostenere oneri di questo genere”.
In passato ci sono state riforme che hanno seriamente danneggiato l’istruzione?
“Credo che una riforma non riforma sia stata quella del ministro dell’Istruzione Fioroni che ha cercato subdolamente di cancellare la riforma Moratti senza presentare alcun disegno organico di riforma della scuola”.
Cosa ne pensa dell’occupazione delle università?
“Ne penso male. Le università sono luoghi di studio, di ricerca, sedi della cultura. Non credo abbia senso procedere all’occupazione delle università soprattutto perché danneggiano chi vuole studiare seriamente”.
Vedremo degli scontri da ’68 nelle università?
“Io non condividevo gli ideali dei giovani del ’68. Ma loro avevano degli ideali e la visione di una società assolutamente diversa da quella che allora esisteva. Secondo me, questi non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. Mi pare che non ci sia nemmeno la possibilità di un raffronto tra quello che è accaduto durante il ’68 e quello che stiamo vedendo oggi. Non ho difficoltà a definire quello che vedo oggi come una pagliacciata”.
Il Pd vuole pompare la manifestazione del 25 con queste proteste?
“Un minimo di correlazione c’è. Ma faccio fatica a pensare ad una correlazione diretta”.

L'ultima volta dei "profili"

Servizio per Radio Radicale
23 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Vi disturbo per l'ultima volta sui "Ritratti del coraggio" solo per presentarvi il mio servizio sui "Ritratti del coraggio" per RR. Lo faccio perchè oggi ho realizzato e confezionato questo lavoro presentandolo così: "In questo servizio abbiamo parlato del libro "Ritratti del coraggio" che viene pubblicato in Italia da Alberto Gaffi editore. Radio Radicale ha interpellato il senatore Lucio Malan (Pdl), che ha curato la nota introduttiva, l'onorevole Furio Colombo (Pd) che ha curato l'introduzione del libro "L'America dei Kennedy" di Theodore H. White (Bompiani) e infine la curatrice del libro Marina Pescia. Ecco cosa ci hanno detto sul libro che è scomparso dalle librerie italiane dal 1966, anno in cui venne pubblicato dalla casa editrice "Il Borghese". Nel servizio ascolterete un brano del film JFK di Oliver Stone e la voce di Antonio Segni e di Jfk il giorno dell'arrivo di Kennedy a Roma nel giugno del 1963. Infine, ricordiamo che la postfazione della edizione italiana in uscita è a cura del direttore di Skytg24 Emilio Carelli".
Intervista del 2 settembre del 1963 di JfK al giornalista W. Cronkite.
L'autorevole giornalista intervistò il presidente Kennedy a Hyannisport. In questa intervista, JFK spiega il suo punto di vista sul Vietnam, definendo questo conflitto come "la guerra dei vietnamiti". Egli definisce l'impegno degli Stati Uniti in questi termini: "Siamo in grado di aiutarli, siamo in grado di dare loro attrezzature, possiamo mandare i nostri uomini là fuori come consulenti, ma essi devono vincere, il popolo del Vietnam contro i comunisti".

giovedì 23 ottobre 2008

The return of "profiles" in Italy

Voce Repubblicana, 24 october 2008
by Lanfranco Palazzolo
Interview with senator Lucio Malan
(John F. Kennedy signing a copy of Profiles in Courage)

The lesson that we have left Kennedy in "Profiles in courage" was to add what is right to what is appropriate for your political career. He told the "Voice" Senator Lucio Malan, who has cared for, as President of the Foundation Italy-USA, the preface of Portraits of the courage of John Fitzgerald Kennedy coming out these days by "Alberto Gaffi editor in Rome" with the translation of Marina Pescia.
Senator Malan, known as the Book of JFK?
"I am honored to have written a brief preface to published by 'Alberto Gaffi publisher in Rome'. I knew this book when I have spoken to publish in the normal way this book in Italy. I must say that reading this book was truly remarkable experience to know the personality of the author through the men that Kennedy describes in his text. In this book we emphasize certain virtues, certain qualities that John Kennedy certainly has tried to apply to himself in his political career".
Why Kennedy wrote this book?
"The book was born in a particular circumstance. Senator Kennedy had suffered a very delicate back. The eight senators referred JFK speaks in the book had a very special courage to take unpopular positions very difficult and opposed within their party. And even by their own voters. Obviously Kennedy does not say that you must turn against their own constituents. But stresses that in the rare cases where it is considered to make difficult choices it takes an uncommon courage to the point of jeopardizing his political career in the name of what is considered fair. "
It was asked why Italy have been published many works on Kennedy and "Profiles in courage" by Kennedy, remained concealed?
"It would be easy to condemn the Italian publishing for lack of courage that perhaps in some cases there was. I must say that what draws in this book is mainly the author rather than the argument. If one goes to see the names of these 'Profiles' characters will completely unknown. I believe that very few Italians have heard of the Mississippi senator Lucius Lamar, Edmund Ross. Only someone may have heard of Sam Houston, Texas senator. I believe that the most popular book is John Quincy Adams. The argument may seem confusing. Perhaps this is why nobody has thought of publishing the 'Profiles' in these 40 years".
What has appreciated more in this book?
"I was struck that in the examples of courage Kennedy has always avoided talking about himself. This brings honor to JfK".

Il ritorno dei "profiles"

Voce Repubblicana del 24 ottobre del 2008
Intervista al senatore Lucio Malan
di Lanfranco Palazzolo

La lezione che ci ha lasciato Kennedy in “Ritratti del coraggio” è stata quella di anteporre ciò che è giusto a ciò che è opportuno per la propria carriera politica. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Lucio Malan, che ha curato, in qualità di Presidente della fondazione Italia-Usa, la prefazione di Ritratti del coraggio di John Fitzgerald Kennedy che viene pubblicata in questi giorni da Alberto Gaffi editore con la traduzione di Marina Pescia.
Senatore Malan, come ha conosciuto il libro di JFK?
“Sono onorato di aver scritto una breve prefazione all’edizione pubblicata da Alberto Gaffi editore. Ho conosciuto questo libro nel momento in cui me ne hanno parlato per pubblicare in modo normale questo libro in Italia. Devo dire che la lettura di questo volume è stata davvero un’esperienza notevole per conoscere la personalità dell’autore attraverso gli uomini che Kennedy descrive nel suo testo. In questo libro vediamo sottolineate certe virtù, certe qualità che certamente John Kennedy ha cercato di applicare a lui stesso nella sua carriera politica”.
Perché Kennedy scrisse questo libro?
“Il libro nacque in una circostanza particolare. Il senatore Kennedy aveva subito un’operazione molto delicata alla schiena. Gli otto senatori di cui JfK parla nel libro hanno avuto un coraggio molto particolare di assumere delle posizioni molto impopolari, difficili ed osteggiate all’interno del loro partito. E persino dai loro stessi elettori. Ovviamente Kennedy non dice che è necessario mettersi contro i propri elettori. Ma sottolinea che nei rari casi in cui si ritiene di prendere delle scelte difficili ci vuole un coraggio fuori dal comune al punto da mettere a repentaglio la propria carriera politica in nome di ciò che si ritiene giusto”.
Si è chiesto perché in Italia sono state pubblicate tante opere su Kennedy mentre “Ritratti del coraggio”, di Kennedy, è rimasto occultato?
“Sarebbe facile condannare l’editoria italiana per la mancanza di coraggio che forse in qualche caso c’è stato. Devo dire che ciò che attira in questo libro è soprattutto l’autore più che l’argomento. Se uno va a vedere i nomi di questi ‘Profiles’ troverà personaggi del tutto sconosciuti. Credo che ben pochi italiani abbiano sentito parlare del senatore del Mississippi Lucius Lamar, di Edmund Ross. Solo qualcuno può aver sentito parlare di Sam Houston, senatore del Texas. Credo che il personaggio più popolare del libro sia John Quincy Adams. L’argomento può sembrare ostico. Forse è questa la ragione per la quale nessuno ha pensato di pubblicare i ‘Profiles’ in questi 40 anni”.
Cosa ha apprezzato di più in questo libro?
“Mi ha colpito il fatto che negli esempi del coraggio Kennedy abbia evitato sempre di parlare di se stesso. Nel libro non c’è una riga di autoelogiativa. Questo gli fa onore”.

Profiles in courage


Cari amici, come avrete compreso, in questi giorni cercheremo di spiegarvi cosa è stato il coraggio per JFK e perchè il suo profiles ha avuto tante difficoltà in Italia. Tutte le cose che farò in questi giorni sono dedicate ad Henry Furst e alla dolcissima Orsola Nemi. Grazie ad Alberto Gaffi per il suo "coraggio" e a voi per la cortese attenzione.
Il vostro (poco coraggioso) Lanfranco Palazzolo.

mercoledì 22 ottobre 2008

La Germania deve risarcire i crimini nazisti

Voce Repubblicana, 23 ottobre 2008
Parla lo storico Nicola Tranfaglia
Di Lanfranco Palazzolo

La sentenza della Cassazione per risarcire le vittime di Civitella è giusta. Il parere è dello storico Nicola Tranfaglia. Ecco cosa ci ha detto lo studioso in merito al comportamento della Germania in questi anni e sul tentativo di beatificare Pio XII.
Professor Tranfaglia, come giudica la sentenza della Cassazione che ha chiesto il risarcimento alla Germania per la strage di Civitella nel 1944?
“Penso che la sentenza della Consulta sia stata positiva: le stragi nazifasciste in Italia sono episodi in cui sono morte centinaia di persone innocenti che non avevano colpa di nulla se non di non essere d’accordo con il nazifascismo”.
Le responsabilità più gravi sul mancato giudizio di questi criminali nazisti ricade sulla magistratura militare o crede che ci siano anche responsabilità politiche?
“Le cose sono ormai note, perché ci sono stati degli accordi tra l’Italia e la Germania, negli anni tra il 1948 e il 1954, che hanno stabilito che i processi ai criminali nazisti non dovevano celebrarsi. Questa sentenza è uno dei tentativi di ridare giustizia a queste vittime totalmente innocenti”.
La Germania ha fatto sapere che non risarcirà questo crimine. Come giudica questo atteggiamento di chiusura reso noto dall’avvocato italiano che segue le cause contro la Germania per le stragi naziste?
“A me pare che l’atteggiamento della Germania sia ingiusto nei confronti dei parenti delle vittime. Già con quegli accordi che ho citato si era stabilito che i processi non sarebbero stati fatti. E ormai questi processi sono di fatto impossibili perché i colpevoli sono morti o sono in tardissima età. Quindi la cosa migliore da fare è risarcire le vittime che hanno patito tanto dolore”.
Crede che il comportamento della Germania sia stato complessivamente negativo in questi anni, se si tiene conto dell’atteggiamento di Bonn negli anni ’70, quando si rifiutò di restituire Herbert Kappler?
“Credo che quello della Germania sia stato un atteggiamento di rifiuto nei confronti delle responsabilità avute ai tempi, cioè durante la Seconda guerra mondiale. Consiglierei di leggere a tutti il libro di Lutz Klinkhammer dal titolo “L’occupazione tedesca in Italia: 1943-1945”.
Cosa pensa di questa polemica sulla beatificazione del discusso Pio XII? Come giudica l’atteggiamento di Benedetto XVI in merito alla beatificazione del pontefice?
“Penso che Benedetto XVI sia uno dei papi più reazionari della storia della Chiesa cattolica. E quindi non mi meraviglio che il Papa attuale abbia un simile atteggiamento di rifiuto di eventuali responsabilità”.
Pensa che Benedetto XVI abbia cercato di favorire la beatificazione di Papa Pacelli?
“Noi abbiamo un Papa che da giovane è stato nazista. Quindi non mi meraviglierei di questo comportamento”.

martedì 21 ottobre 2008

L'insostenibile leggerezza del sospetto

Voce Repubblicana
del 22 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A fianco l'edizione di Respekt con le rivelazioni su Kundera e sotto il documento del ministero dell'Interno cecoslovacco)

L’insostenibile peso del sospetto. L'ex presidente ceco Vaclav Havel è sceso in campo per difendere Milan Kundera, esprimendo dei dubbi sul fatto che lo scrittore abbia potuto denunciare dei compatrioti alla polizia comunista come pubblicato recentemente da un settimanale ceco. “Penso che questo non sia accaduto e che non sia potuto accadere in maniera così stupida”, scrive l'ex dissidente dalle colonne del settimanale “Respekt”, lo stesso che ha pubblicato un rapporto della polizia relativo ad una denuncia fatta da Kundera il 14 marzo 1950, quando era studente a Praga. Il celebre autore di “L'insostenibile leggerezza dell'essere” si è difeso a spada tratta, tacciando la denuncia di “pura menzogna”. “Anche se Kundera fosse andato veramente dalla polizia per avvertire che c'era una spia da qualche parte, cosa che secondo me non è accaduta, bisogna provare - almeno provare - a vederlo nel contesto dell'epoca”, prosegue Havel. Bisogna tenere presente, aggiunge l'ex presidente ceco, che all'epoca molte denunce erano motivate dalla paura e che “non era necessario essere uno zelante comunista o un fanatico per fare questo genere di cose”. “Giovani storici, siate prudenti! Se no farete, in buona fede, più male che bene, come i vostri nonni”, è l'appello agli addetti ai lavori di Vaclav Havel che poi si rivolge direttamente allo scrittore. “Milan, resti al di sopra della mischia! Lei sa sicuramente che c'è di peggio nella vita di una diffamazione sulla stampa”, scrive Havel che passò cinque anni nelle carceri comuniste prima di diventare l'artefice della “Rivoluzione de velluto” del 1989. “Se non si trattasse di uno scrittore noto in tutto il mondo, non sarebbe accaduto. Per cui concludo che è rischioso essere un bravo scrittore ed essere famosi. Ma ogni tempo bisogna prendere dei rischi”, conclude l'ex dissidente, anche lui letterato. Havel non nega che Kundera abbia fatto opera di delazione. Ma invita alla comprensione. Del resto, gli atti del ministero degli Interni cecoslovacco sono protocollati e non lasciano alcun dubbio in proposito. Se dobbiamo dire la verità non siamo stupiti di questa vicenda. Per decenni abbiamo creduto in buona fede alla pulizia morale di tanti scrittori. Ma alla fine ci siamo ricreduti su molti. Questo è successo con Gunter Grass ed oggi avviene nel caso di Milan Kundera. Nel caso di Kundera la situazione è diversa. Andare a fare la spia per far arrestare un uomo non è un atto semplice soprattutto se oggi sappiamo che Kundera ha aderito al Partito comunista cecoslovacco dal 1948 al 1950, gli anni più terribili dell’avvento dello stalinismo. E se lo ha fatto allora, non dobbiamo stupirci anche che abbia fatto quel gesto. E’ un peccato che Havel si sia speso per difendere il suo connazionale. Ma possiamo comprenderlo vista la crisi di fiducia che attraversa il suo paese. Ma siamo convinti che saranno davvero in pochi i connazionali pronti a capire quel gesto come ha chiesto Havel.

Con Angius torna la politica del gambero

Intervista a Bobo Craxi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 22 ottobre 2008

Quella di Angius e di altri esponenti che tornano nel Pd è la politica del gambero. Lo spiega l’esponente socialista Bobo Craxi che commenta il ritorno degli ex scissionisti dei Ds e della Margherita nel Pd.
Onorevole Bobo Craxi, cosa ne pensa del ritorno nel Pd di alcuni esponenti politici che si erano candidati con i socialisti alle ultime elezioni politiche come Gavino Angius e altri?
“Sono compagni venuti nel partito qualche mese prima delle elezioni. L’esito è stato negativo e oggi tornano al punto di partenza. Sono processi fisiologici nella sinistra italiana. Per quanto riguarda queste personalità si tratta di un ritorno a casa. E’ una politica del gambero che contraddice le ragioni per le quali questi esponenti politici hanno aderito al Partito socialista un anno fa”.
Trova ingenerosa la mossa di quelli che lei ha definito “compagni”?
“Non parlerei di generosità o di ingenerosità. Si tratta solo di un ragionamento politico. Qui siamo in presenza di una forza politica – i socialisti – che è diventata extraparlamentare e che cerca la sua ragione d’essere nella difesa della sua identità. Questo comportamento è più forte in coloro che sono custodi di questa identità. E più difficile che lo stesso afflato sia mantenuto anche da chi socialista non lo è mai stato. In questo senso, Angius e gli altri non se ne vanno sbattendo la porta. Se ne vanno facendo un ragionamento politico e non certamente in contraddizione con noi. Anzi, a noi era stato richiesto di promuovere un’iniziativa politica di avvicinamento. Io sono favorevole a partecipare a tutte le iniziative politiche di avvicinamento al vecchio alleato. Ma non sono disposto ad una confluenza sic et simpliciter”.
Quando si era parlato di un’alleanza tra Pd e socialisti, il partito di Veltroni aveva posto un diktat per non candidare Angius e i suoi amici.
“Ricordo che il Pd non fu certo tenero nei confronti degli ex scissionisti. La mancata alleanza risponde ad una logica tutta politica. Veltroni ha voluto allontanarsi da tutti i partiti della sinistra e si è tenuto buono solo Di Pietro. Lo scontro sugli ex esponenti dei Ds non fu però la ragione del mancato apparentamento tra socialisti e Pd. Lo fu solo in qualche misura”.
Cosa farete in vista delle prossime elezioni europee?
“Mi sembra che stiamo andando verso una riforma della legge elettorale per le europee con l’innalzamento della soglia di sbarramento e senza preferenze come nelle elezioni politiche nazionali. Tutto questo non fa piacere ai piccoli. Siamo una forza che presenta un saldo di 4 parlamentari uscenti. Ci dovremmo adeguare a quello che sta venendo. Ma con la responsabilità di essere fondatori del Pse. Sarebbe imperdonabile che nel Parlamento europeo non ci fosse nessun esponente del partito che ha fondato il Pse”.

lunedì 20 ottobre 2008

The friendships dangerous of Pius XII


Voce Republicana, 21 October 2008
by Lanfranco Palazzolo
The Catholic Church has tried for years to prove that you were dealing with Pius XII to demonstrate that it was against the persecution against Nazism. In reality only wanted to lose time. He told the "Voice Republican" Marco Aurelio Rivelli, author of the essay "God is with us. The Church of Pius XII accomplice of Nazi"(Kaos Edizioni).
Professor Rivelli, because he wanted to write a book on Pius XII and then controversially securities so?
"'God is with us' was the term used Wermacht soldiers committed during the Second World War. But even the SS had written in their divided the words 'Gott mit uns'. That was the maxim of the SS which was also put on the swastika. This is to clarify why the title".
You had already published a book highly controversial with the Croatian Catholic Church?
"Yes, this is de 'L'arcivescovo del genocidio' (Kaos) which tell the silent complicity of the Roman Catholic Church in the massacres of Orthodox Serbs, gypsies and Jews occurred in Yugoslavia during the Second World War. Later I wanted to talk about the Pope of that time: Pius XII. In my book on Pius XII I wanted - in the first 200 pages - describe the role of Pius XII. So far, many have written to the silence of the Pope. But in my book I talk about the career of Pius XII in following him since he was apostolic nuncio in Germany. Letters sent by the Vatican shows the figure of a man linked to anti-Semitic feelings. I found a letter in which Eugenio Pacelli speaks of a communist Hunchback defining jew even when talking about women of easy morals refers to Jewish women, in another letter speaks of a communist and dirty jew"
You believes that Pius XII was racist?
"I found a match in which the future Pius XII spoke of colored French troops who were in the area of employment in Rhineland in just flattering".
What think you have given with his book on Pius XII to understand this figure?
"Until the publication of my book there was not an essay that spoke ascent of Eugenio Pacelli in the Catholic Church. With my essay I wanted to talk about this lesser known aspect of this pope".
What can you say about bankruptcy in 2001, the Joint Commission which was formed by Catholic and Jewish historians to clarify the responsibilities or omissions of the Pope with the Nazis?
"The Vatican has announced many times that pull out documents that demonstrate the opposition of this pope to Nazism. But these documents have never left. The Church has always wanted to believe that you were dealing with the matter. In fact, looking only to lose time".

Eugenio Pacelli contro "i giudei bolscevichi"

Le amicizie pericolose di Pio XII
Voce Repubblicana, 21 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

La Chiesa cattolica ha tentato di dimostrare per anni che si stava occupando di Pio XII per dimostrare che era avverso alle persecuzioni contro il nazismo. In realtà voleva perdere solo tempo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo studioso Marco Aurelio Rivelli, autore del saggio “Dio è con noi. La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo” (Kaos Edizioni).
Professor Rivelli, perché ha voluto scrivere un libro su Pio XII e poi titolarlo così polemicamente?
“‘Dio è con noi’ era il termine che usavano i soldati della Wermacht impegnati nella Seconda guerra mondiale. Ma anche le SS avevano scritto nella loro divisa la scritta ‘Gott mit uns’. Quello era il motto delle SS che veniva anche messo sulla svastica. Questo per chiarire il perché del titolo”.
Lei aveva già pubblicato un libro molto polemico con la Chiesa cattolica croata?
“Si, si tratta de ‘L’Arcivescovo del genocidio’ (Kaos) nel quale raccontavo la complicità silente della Chiesa cattolica romana nei massacri dei serbi ortodossi, degli zingari e degli ebrei avvenuti in Jugoslavia nel corso della Seconda guerra mondiale. Successivamente ho voluto parlare del Papa di quell’epoca: Pio XII. Nel mio libro su Pio XII ho voluto – nelle prime 200 pagine – descrivere la figura di Pio XII. Finora molti hanno scritto sui silenzi di questo Papa. Ma nel mio libro ho voluto parlare della carriera di Pio XII seguendolo dai tempi in cui era Nunzio apostolico in Germania. Dalle lettere che inviava al Vaticano emerge la figura di un uomo legato a dei sentimenti antisemiti. Ho trovato una lettera nella quale Eugenio Pacelli parla di un comunista gobbo che definisce anche ebreo; quando parla di donne di facili costumi si riferisce a donne ebree; in un’altra lettera parla di un comunista sporco ed ebreo”.
Lei crede che fosse razzista?
“Ho trovato una corrispondenza nella quale il futuro Pio XII parlava delle truppe di colore francesi che si trovavano nella zona di occupazione in Renania in termini poco lusinghieri”.
Che contributo pensa di aver dato con il suo libro su Pio XII per capire questa figura?
“Fino alla pubblicazione del mio libro non c’era stato un saggio che parlasse dell’ascesa di Eugenio Pacelli nella Chiesa cattolica. Con il mio saggio ho voluto parlare di questo aspetto meno conosciuto di questo Papa”.
Cosa possiamo dire sul fallimento, nel 2001, della Commissione mista che fu costituita da storici ebrei e cattolici per chiarire le responsabilità o le omissioni di questo Papa con il Nazismo?
“Il Vaticano ha annunciato tante volte che tirerà fuori i documenti che dimostrano la contrarietà di questo Papa al nazismo. Ma questi documenti non sono mai usciti. La Chiesa ha sempre voluto far credere che si stava occupando della questione. In realtà hanno cercato solo di perdere tempo”.

Gli orfani di Salò

Intervista ad Antonio Carioti
Che Libri, ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

E’ uscito di recente e, grazie all'annuncio di una presentazione è diventato in breve uno scandalo politico-storico-letterario. Si tratta de “Gli orfani di Salò, scritto da Antonio Carioti e presentato nella sala consiliare del Comune di San Giuliano Terme (Pisa) a cura del gruppo di AN. Il libro, che indaga la storia del neofascismo all'indomani della Seconda guerra mondiale, è giunto in poche settimane alla seconda edizione: un successo inaspettato se consideriamo le vendite medie della saggistica politica. L'autore è giornalista delle pagine culturali del Corriere della Sera e, fra i tanti suoi libri, ricordiamo “Di Vittorio” (Il Mulino,2004) e “Maledetti azionisti, un caso di uso politico della storia” (Editori Riuniti). Il libro appena uscito è stato apprezzato soprattutto dalle nuove generazioni della destra, che hanno visto nel racconto minuzioso della storia degli Orfani di Salò è un frammento di storia non scritto. Ecco cosa ci ha detto l'autore su questa sua ultima fatica.
Perché sostiene che il fascismo ha anticipato in qualche modo il ‘68?
“Nel secondo dopoguerra, dopo la perdita temporanea di Trieste, si manifestò un fermento giovanile, anche ribellistico, di carattere irredentistico. I giovani neofascisti cavalcarono questa battaglia perché non avevano i vincoli che legavano i loro coetanei dei partiti democratici, troppo condizionati dai rapporti con gli Alleati. I giovani del Msi si misero, quindi, alla testa di questi moti che sfociarono in manifestazioni di piazza simili a quelle del 1968”.
Ne “Gli orfani di Salò” ritorna il tema dei rapporti sotterranei tra il Pci e i giovani dell'estrema destra fascista.
“Molti dei giovani che nel 1943 aderirono alla RSI avevano una visione rivoluzionaria del fascismo come “Terza via” tra capitalismo e comunismo. Il fascismo repubblichino prese peraltro il provvedimento della socializzazione delle imprese; è quindi conseguente che questi giovani rivoluzionari fossero affascinati dal comunismo. Le loro idee si richiamavano a questi temi sociali al punto che fondarono una sorta di corrente all'interno del Msi: interpretavano il fascismo come un socialismo nazionalista. il P.C.I. cercò di stabilire un esame con loro. È così che nacque il dialogo con i cosiddetti fascisti rossi. Si trattava di una sorta di doppio binario della politica togliattiana nei confronti di coloro che si richiamavano al fascismo”.
Cosa successe nel corso della guerra di Corea?
“Il Pci accentuò la lotta contro l'alleanza occidentale del Patto atlantico. Anche il Msi seguì questa strada. Per questa ragione lo stesso Enrico Berlinguer aprì un dialogo con i fascisti piu irriducibili, addirittura con Pino Rauti. Si tratta della seconda fase di questo dialogo. Stavolta il Pci si rivolse a tutta la destra più intransigente, quella che si richiama a Julius Evola”.
È vero che ci fu un tentativo fascista per uccidere il direttore de l’Unità, Renato Mieli, padre di Paolo?
“Ho trovato un documento che risale all'estate del 1947 negli archivi della federazione del Pci di Milano. In questo documento viene citato l'avvocato Redenti, che era stato il leader del Msi nel capoluogo lombardo. Questo personaggio aveva ordinato il 18 marzo del 1947 di uccidere Renato Mieli, ma questo progetto non fu mai realizzato”.

domenica 19 ottobre 2008

Picasso & Puskas


Da "Il Monello" del 18 ottobre 1962

Football a pugno chiuso

Paolo Sollier racconta il suo "Spogliatoio"
Che libri
Ottobre 2008
(A destra Sollier legge il "quotidiano dei lavoratori)

Paolo Sollier è stato un protagonista del calcio dei turbolenti anni '70; nell'autunno del 1976 la casa editrice Gammalibri pubblicò il racconto autobiografico “Calci e sputi e colpi di testa”, un successo che fece la fortuna della piccola casa editrice milanese con almeno 30mila copie vendute. Sollier era uno dei pochi calciatori che allora si interessavano attivamente di politica, sostenendo le liste di Democrazia proletaria alle elezioni del 1976. Le sue idee politiche entravano anche nel campo da gioco: prima dell'inizio delle partite il pubblico notava infatti il suo pugno chiuso a centrocampo. Quel pugno ritorna oggi negli scaffali delle librerie: Sollier ha deciso di raccontare al giornalista Paolo La Bua cosa è successo dopo la stagione calcistica del 1975-76, l'unica giocata da Sollier in Serie A nelle file del Perugia, in "Spogliatoio" che si avvale della prefazione di Gian Paolo Ormezzano e della postfazione di Darwin Pastorin, è una questa lunga intervista in cui l'ex calciatore ripercorre la sua vita, raccontando prima la sua esperienza di lavoro in fabbrica come operaio nello stabilimento della Fiat di Mirafiori e poi l'approdo al mondo del calcio, dalle serie minori fino alla massima serie con il Perugia. Contrariamente a tanti calciatori che hanno smesso e hanno deciso di lanciare le loro accuse contro il calcio a fine carriera, Sollier non denuncia casi di doping e nemmeno partite vendute: nel libro scrive chiaramente di sentirsi in debito nei confronti del calcio. Nessuno ha mai rimproverato a Sollier le sue idee, che certo non hanno mai minacciato il sistema del calcio come hanno fatto altri calciatori che nel sistema c'erano dentro fìno al collo, come ad esempio lo sfortunato Carlo Petrini, autore de “Nel fango del Dio pallone”, coinvolto nello scandalo del calcio scommesse del 1980. L'unica grossa polemica politica causata delle parole di Sollier fu quella contro la Lazio alla vigilia di una partita giocata nella capitale. Il giocatore perugino, che allora consideratala Lazio come una squadra di fascisti, disse che sarebbe stata una bella soddisfazione battere quella che veniva considerata la squadra del duce. La polemica rimase comunque un caso isolato, anche se il pubblico non gli risparmiò insulti e sberleffì. Oggi Paolo Sollier allena una squadra di calcio nel settore dilettantistico e la nazionale degJi scrittori, con la quale ha partecipato a quattro “Writer's leagues”. Dal libro emerge chiaramente che in Sollier non vi è il rimpianto di aver perso qualcosa in quella che viene comunemente chiamata carriera calcistica. E non è facile raccontarlo trent'anni dopo aver superato l'apice della popolarità calcistica e politica. (L. P.)

Anniversari: la scomparsa dello zio di Christian De Sica

Sulle tracce dell'assassino di Trotzky....
e di Christian De Sica
19 ottobre 2008
di L.P.

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Ramon Mercader (18 ottobre 1978), passato alla storia per essere stato l'assassino di Leon Trotzky. Sinceramente non si tratta di uno di quegli anniversari che uno vorrebbe ricordare pensando al passato. L'ho fatto solo perchè ho scoperto che Ramon Mercader era il fratello di Maria Mercader la moglie di Vittorio De Sica. Dalla loro unione è nato nel 1951 Christian De Sica. Quindi Ramon Mercader è lo zio di Christian De Sica. Dopo alcuni anni di galera in Messico, Ramon Mercader, nel 1961, si è rifugiato in URSS dove si è "guadagnato" la medaglia in qualità di "Eroe" dell'Unione Sovietica, una delle più alte onorificenze della nazione. Mercader ha trascorso il resto della sua vita tra Cuba e l'URSS. E' sepolto a Mosca, dove si trova la sua tomba, con il nome di Ramon Ivanovich Lopez nel cimitero Kuntsevo; un posto d'onore nel museo dedicato al KGB. Faccio veramente fatica a pensare che Christian De Sica abbia avuto uno zio così. Spero di incontrare un giorno il popolare attore per sapere da lui cosa pensa della "Quarta Internazionale" e della "Rivoluzione permanente".

sabato 18 ottobre 2008

Intervista al Capogruppo della Lega Federico Bricolo
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 18 ottobre 2008
(A destra Federico Bricolo)
Aiuteremo i piccoli risparmiatori che hanno aperto dei mutui. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato.
Presidente Bricolo, come avete valutato i due decreti del Governo per il salvataggio delle banche e la difesa del settore del credito in Italia?
“Ritengo che questi provvedimenti siano stati assolutamente opportuni e siano stati fatti nei tempi dovuti. La risposta dei mercati nei primi due giorni c’è stata. Noi siamo convinti però che serve – come si sta facendo in questo momento – una visione comune da parte di tutti i paesi dell’Unione europea. Se in un momento come questo qualcuno pensa di poter fare delle scelte senza coinvolgere gli altri, può certo fare gli interessi particolari del suo paese, ma sicuramente non si riuscirà a risolvere il problema. E questa è stata l’azione che ha inteso portare avanti il nostro Governo. E i risultati ci sono stati subito. Infatti l’Europa ha dimostrato di essere compatta nell’affrontare una crisi complessa come questa. Mi auguro che questo spirito di unità resti per dare una risposta importante per evitare quelle crisi di panico delle borse che possono ripercuotersi sull’economia reale. Non vogliamo certo che questa eventualità si verifichi”.
Pensa che nel dibattito di questi giorni sia emersa una contrapposizione tra le grandi banche italiane e quelle piccole, espressione del rapporto tra i piccoli istituti di credito e il territorio?
“Ma anche se questa contrapposizione c’è stata, la crisi ha dimostrato che non guarda in faccia nessuno. Tutti sono rimasti colpiti dalla crisi dei mercati borsistici e della finanza internazionale. Mi riferisco a quegli istituti che erano esposti con l’estero e anche per quanto riguarda quegli istituti che non lo erano. Oggi l’interesse di tutti è quello di avere un’azione politica comune e al di là di quelle che sono state le scelte emerse nel passato. Quindi credo che sia necessario guardare al futuro con regole certe per impedire a chi specula di mestiere di provocare altri danni. Ecco perché è necessario garantire gli interessi dei piccoli risparmiatori e delle piccole e medie aziende che sono l’asse portante dell’economia di questo paese”.
La Lega ha presentato degli emendamenti ai decreti del Governo per abbassare i tassi dei mutui…
“Le banche fanno i loro interessi, che non sempre sono gli interessi di tutti. Ma sono innanzitutto i loro interessi. In questo momento ci sono tante famiglie esposte con mutui sull’acquisto
della prima casa. Dobbiamo aiutarle nel momento in cui c’è un panico diffuso. Ecco perché oggi dobbiamo garantire i piccoli risparmiatori che hanno aperto dei piccoli mutui e che hanno difficoltà a pagare le rate. Ma questo è l'interesse di ogni parlamentare di buon senso".

L'emozione di "Ah! Il Mundial"

di Lanfranco Palazzolo
Che Libri
Ottobre 2008

Nei giorni in cui l'Italia stava affrontando i disastrosi campionati europei di calcio la Sellerio editore di Palermo ci ha fatto un regalo inaspettato pubblicando “Ah! Il Mundial” di Mario Soldati. Il libro, che era stato già pubblicato nel 1986 con Rizzoli è una raccolta degli articoli pubblicati dallo scrittore come inviato speciale per il “Corriere della Sera” tra il giugno e il luglio del 1982, quando l'Italia vinse i campionati di Calcio del Mondo in Spagna. La raccolta si chiude con una nota esplicativa del libro scritta da Massimo Raffaelli. Il libro non è certo una sterile celebrazione dei campioni del Mondial di Enzo Bearzot, ma la “terza occasione” di Mario Soldati che visse le vittorie calcistiche italiane ai mondiali del 1934 in Italia e del 1938 in Francia. La “terza occasione” per Soldati significa che lo scrittore non era mai stato in “Ispana” dove nel 1934 e nel 1936, alla vigilia dello scoppio della guerra civile, c'era una ragazza che lo aspettava e che non rivide mai più a causa di quel conflitto fratricida. Ai tempi del Mundial del 1934 lo scrittore piemontese non tifava per la nazionale guidata da Vittotio Pozzo a causa del fascismo: “L'amore per la patria non possiamo considerarlo vera virtù se non coincide con l'amore della libertà politica. Ai tempi del regime questa era una verità che solo pochi consideravano. Ebbene, a settantasei anni Soldati diventa per la prima volta inviato speciale seguendo un evento sportivo, forse l'evento più clamoroso e inaspettato dello sport italiano del dopoguerra. Il libro merita di essere letto perché è svincolato dagli opportunismi e dalla cattiveria tipica che caratterizza anche un certo giornalismo sportivo d'autore. Questa avventura spagnola è per Soldati una sorta di risarcimento sentimentale e rappresenterà per lo scrittore un'illusione tipica di chi non è più giovane. Soldati lo scriverà un anno dopo quella vittoria calcistica. L'11 luglio del 1983, lo scrittore annota con malinconia: Oggi “mi accorgo che la mia avventura spagnola è stata un inconsapevole, irresistibile, esplosivo, folle ritorno alla gioventù”.
(Lanfranco Palazzolo)

venerdì 17 ottobre 2008

40 anni fa: Tommie Smith e John Carlos

Un gesto da non dimenticare
17 ottobre 2008
di L. P.
Da adesso in poi, nel blog vorrei ricordare alcuni eventi del passato nel giorno in cui cade il loro anniversario. Come "prima volta" sono molto fortunato perchè mi è capitata tra le mani questa indimenticabile foto di Tommie Smith e di John Carlos mentre ascoltano così l'inno nazionale durante la premiazione per la gara dei 200 metri. Ricordo che i due atleti salirono sul podio scalzi e ascoltarono il loro inno nazionale chinando il capo e sollevando un pugno con un guanto nero, a sostegno del movimento denominato Olympic "Project for Human Rights". Il gesto destò grande scalpore. Molti, a cominciare da Avery Brundage, a quei tempi presidente del CIO, lo considerarono fuori luogo ritenendo che la politica dovesse rimanere estranea ai Giochi olimpici. Molti lo deprecarono, ritenendo che avrebbe messo in cattiva luce l'intera rappresentativa statunitense e recato danno alla nazione americana. Altri, invece, espressero solidarietà ai due atleti, encomiando il loro coraggio. Io oggi mi associo a quest'ultimo gruppo. Devo dire che agli ultimi giochi olimpici avevo sperato che ci fosse un Tommie Smith vincitore con il pugno chiuso per il Tibet. Ma nessuno ha mosso un dito. Ecco perchè solo a pensare a questi due atleti oggi mi viene quasi da piangere e tanta voglia di dimenticare i nostri plurimedagliati.

giovedì 16 ottobre 2008

Il presidente mediatico

Marina Valensise, giornalista e saggista, è da sempre una
grande ammiratrice di Sarkozy e della sua proposta politica
"Un liberista un poco statalista"

Voce Repubblicana del 17 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Sono convinta che Sarkozy rappresenti un fenomeno nuovo e dirompente della politica europea. Lo ha detto alla “Voce” la saggista e giornalista de “Il Foglio” Marina Valensise.
Marina Valensise, a distanza di mesi dall’uscita del suo libro dal titolo “Sarkozy. La lezione francese” (Mondadori) pensa che la politica “sia tornata al potere”?
“Sono convinta che Sarkozy rappresenti un fenomeno nuovo e abbastanza sconcertante di cui ho cercato di definire le linee nel corso della mia permanenza a Parigi durante le elezioni politiche. Penso che Sarkozy abbia riproposto ai francesi e anche all’opinione pubblica europea il problema che noi vediamo al centro della crisi finanziaria internazionale. Sarkozy ha risposto all’illusione in base alla quale la vita economica deve prevalere sugli interessi dei cittadini al punto da rappresentare lo Stato. Il Presidente francese ha spiegato che l’illusione dell’autoregolamentazione dei mercati – nata all’indomani della fine del comunismo - era un grave errore”.
Qualcuno accusa il Presidente della Repubblica francese di essere stato un’illusionista…
“E’ vero che molte delle sue promesse sono rimaste sulla carta. Ma questo è ancora troppo presto per dirlo. Sarkozy è alla guida del paese da un anno e mezzo. Ci sono stati degli eventi internazionali imprevisti che hanno frenato la sua azione di rottura. Ma ci sono stati altri eventi che gli hanno permesso di realizzare quanto aveva promesso. In merito alla crisi dell’Unione europea, Sarkozy si era ripromesso di superare la distanza tra i cittadini e le istituzioni europee. In queste settimane di crisi dei mercati finanziari, Sarkozy è riuscito a dare un impulso alle iniziative dell’Unione europea con il vertice di Parigi. Poi, con il successivo incontro dei paesi dell’Eurogruppo, ha dato un contributo importante per fronteggiare questa situazione”.
Qual è una delle principali qualità di Sarkozy?
“E’ un Presidente che vive dei media e che li anticipa. E’ un politico che ha una visione completamente mediatica della sua azione politica. E che non dimentica mai il suo rapporto con i media e la televisione. Inoltre Sarkozy riesce a superare tutti i limiti ideologici: è liberista quando deve garantire la libertà delle imprese; è statalista quando si tratta di salvare il sistema economico, come ha fatto nel caso Alstom e con il salvataggio della banca Dexia”.
Non pensa di aver esagerato nelle lodi di Sarkozy? Lei ha ricordato che Sarko non si fa dettare il programma dai francesi. Ma poi abbiamo visto che le sue compagne sono state determinanti...
“Noi del ‘Foglio’ abbiamo voluto illustrare una figura importante della politica francese quando tutti sottolineavano la novità della socialista Ségolene Royal. Questo è stato uno dei meriti del nostro giornale”.

Parigi non è più umana di noi

Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario alla Giustizia,
si dice sorpresa per la decisione della Francia sulla Petrella

"Voce Repubblicana" del 16 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

La giustizia italiana è in grado di garantire un corretto trattamento sanitario per l’ex Br Marina Petrella. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati.
Sottosegretario Casellati, cosa pensa del comportamento della Francia in merito alla mancata estradizione dell’ex terrorista Br Marina Petrella?
“Io ho manifestato le mie personali perplessità in ordine alla motivazione che ha accompagnato il provvedimento dell’Eliseo. Come è noto a tutti, la giustificazione della mancata estradizione è dovuta a questioni di carattere umanitario. Ed allora io mi sono chiesta perché l’umanità dovrebbe essere soltanto un marchio francese; e perché si possa pensare che un detenuto – in Italia – abbia un trattamento diverso rispetto a quello francese. Anche perché la riabilitazione della pena è un principio centrale nel nostro sistema giudiziario. E la cura dei detenuti è uno degli elementi che caratterizzano il nostro sistema. Questi due principi sono anche inseriti nella nostra Carta costituzionale. Questo significa un riferimento a valori propri della nostra civiltà e della nostra storia, anche giuridica”.
Teme che questo principio adottato per la Petrella possa essere applicato ad altri terroristi?
“Io non credo che un caso come questo possa essere generalizzato, perché è chiaro che ogni volta si procede caso per caso. Oggi le condizioni della Petrella appaiono disperanti sia sotto il profilo psichico che sotto il profilo psicologico. Quindi credo che questo insieme di circostanze abbia indotto le autorità francesi ad effettuare questo tipo di deroga. Sono motivazioni che lasciano un po’ perplessi. Sugli altri casi non vedo come si possano applicare le stesse motivazioni. Insomma, ogni caso è un caso a sé”.
Lei ha qualche dubbio da esprimere sul presunto interessamento delle sorelle Bruni verso la Petrella?
“Non ho nessun commento da fare perché sono cose che leggo sui giornali. Quando si parla di umanità siamo tutti solidali. Ma la questione dell’estradizione e la questione del trattamento dei detenuti in Italia è un’altra cosa. Da un lato c’è quella solidarietà umana che accompagna tutti nella sofferenza. Ma ci sono anche delle ragioni che non possono non lasciare perplessi, laddove si parla di mantenere una persona in Francia per ragioni umanitarie che sembrerebbero non esserci da noi. Questo è l’aspetto dubbio della decisione francese. E’ questo che non capisco”.
Abbiamo visto che i commenti del mondo politico su questa scelta hanno spiazzato tutti…
“In realtà c’era stato un precedente. Il presidente della Repubblica francese Sarkozy aveva chiesto a Berlusconi di concedere la Grazia a Marina Petrella. Ma ovviamente non è il Presidente del Consiglio a dover prendere questa decisione”.

mercoledì 15 ottobre 2008

Mes doutes sur la mesure de Sarkozy

Entretien avec Elisabetta Alberti Casellati
Voce Repubblicana, 16 octobre 2008
Lanfranco Palazzolo
(A droit Marina Petrella. Sous Elisabetta Alberti Casellati)

La justice italienne est en mesure d'assurer un traitement humanitaire pour l'ex-Br Marina Petrella. Il a dit à la "Voce Repubblicana" le Sous-Secrétaire à la justice Elisabetta Alberti Casellati.
Sous-Secrétaire Casellati, quel est le comportement de la France sur la non-extradition des terroristes Marina Petrella Br?
"J'ai exprimé mes doutes quant à la motivation qui a accompagné la mesure de l'Eliseo. Comme il est connu de tous, la justification de l'échec est dû à l'extradition des questions de nature humanitaire. Et puis je me suis demandé pourquoi l'humanité devrait être seulement une marque française, et parce que nous ne pouvons pas imaginer que le prisonnier - en Italie - a un traitement différent que le français. Même que la réhabilitation de la peine est un principe central dans notre système judiciaire. Et le traitement des prisonniers est l'un des principaux points de notre système. Ces deux principes sont également inclus dans notre constitution. Cela signifie une référence à leurs valeurs de notre société et notre histoire, même juridique".
Préoccupée par le fait que ce principe adopté pour Petrella peut être appliquée à d'autres terroristes?
"Je ne crois pas qu'une affaire comme celle-ci peut être généralisée car il est clair que chaque fois - pour une exonération - il va au cas par cas. Aujourd'hui, les conditions de Petrella ont des conditions de santé qui apparaissent à la fois dèsàspère et au-dessous du profil psychologique. Je pense donc que ce qui a incité les autorités à mener ce type d'exonération. Sont les motivations qui laisse un po 'perplexe. Dans les autres cas, je ne vois pas que nous pouvons appliquer le même raisonnement. Et a chaque cas, si".
Vous avez à exprimer des doutes quant à la participation présumée des soeurs Bruni-Tedeschi sur Petrella?
"Je n'ai pas de commentaire à faire parce qu'ils sont des choses que je lis dans les journaux. Lorsque nous parlons de l'humanité nous sommes tous solidaires. Mais la question de l'extradition et la question du traitement des prisonniers en Italie est une autre chose. D'une part, qu'il ya la solidarité humaine qui accompagne toutes les souffrances. Mais il ya aussi des raisons qui ne peut pas laisser perplexe quand il s'agit de maintenir une personne en France pour les questions humanitaires qui ne semblent pas être de nous. Telle est la question de la décision française .... Je ne comprends pas".
Nous avons vu que les remarques des hommes politiques de ce choix sont tous les espaces ouverts.
"Non, parce qu'il y avait déjà un précédent. Le Président de la France Sarkozy Berlusconi a demandé d'accorder une grâce pour Marina Petrella. Mais n'est-ce pas le Président du Conseil de prendre cette décision".

I due napoleoni francesi

Intervista a Marina Valensise

Radio Radicale, 14 ottobe 2008
di Lanfranco Palazzolo
Ieri ho intervistato Marina Valensise. Come sapete, la giornalista del "Foglio" è un'esperta delle vicende politiche francesi. Ma è soprattutto un'accesa tifosa di Nicolas Sarkozy. Devo dire che lo sono stato anche io alle ultime elezioni presidenziali francesi. Ma nonostante questa comune simpatia per Sarkozy non ho mai condiviso i toni di grande apprezzamento della giornalista verso il Presidente della Repubblica francese che in questi mesi ha dimostrato di essere un protagonista della vita politica internazionale, ma in Francia ha dato di se una prova molto deludente facendo parlare più delle sue vicende personali che delle sue reali capacità politiche. Ecco perchè nel corso dell'intervista ho fatto notare alla bravissima Valensise che forse certi toni favorevoli al Presidente francese oggi non sono più giustificati dai fatti e dalle poche cose fatte da super Sarko. Quindi diciamo che avevamo due visioni diverse di Sarko. E ho cercato anche di illustrarle attraverso le immagini. Quella della Valensise è quella di un Napoleone autorevole(a sinistra). Mentre la mia è più caricaturale (vedi immagine a destra). Nell'intervista ho fatto entrare anche un'autorevole storico: François Furet. In passato ho letto il bel libro curato dalla Valensise dal titolo "Gli occhi della storia" (Mondadori - 2001). In questo volume avevo notato che la Valensise aveva apprezzato la freddezza dell'analisi storica di Furet. E gli ho chiesto se questa terzietà poteva essere applicata al giornalismo. La risposta è stata negativa: il giornalista deve essere di parte, mi ha detto. Mi permetto di dissentire. Parola di giornalista di partito. Buon ascolto.

Sbagliato andare in piazza il 25 ottobre

Voce Repubblicana, 15 ottobre 2008
Parla l'onorevole Giorgio Jannone (Pdl)
di Lanfranco Palazzolo (A destra H. Paulson).

L'opposizione è consapevole del delicato momento che sta attraversando il Paese. Ma andare in piazza il 25 ottobre è intempestivo. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giorgio Jannone (PdL), membro della Commissione Finanze della Camera, Presidente AD delle cartiere Paolo Pigna S.p.A.
Onorevole Jannone, quali sono le sue valutazioni sui due decreti presentati dal governo per fronteggiare un’eventuale crisi finanziaria del sistema bancario?
“Dobbiamo registrare la tempestività del Governo italiano e dei paesi dell’Unione europea in risposta alla crisi. Stavolta è stata l’Europa a sostenere le iniziative degli Stati Uniti per rilanciare il sistema finanziario. Il Piano Paulson è stato apprezzato perché c’è stata un’analoga iniziativa europea. L’Unione europea ha dimostrato di sapere essere unita in un momento particolare come il presente. Azioni come queste danno stabilità e certezze al sistema economico e finanziario. E direi che la reazione delle borse internazionali lunedì è stata soprattutto emotiva, dato che i mercati non hanno ancora visto quali sono i vari punti dei decreti emessi dai singoli governi. Detto questo, non sono così entusiasta di fronte al rally delle borse che abbiamo visto lunedì. Quello che è stato fatto, certo, resta importantissimo, ma bisogna verificare se tutto ciò sia sufficiente per ovviare al collasso del sistema”.
Come interpreta il fatto che solo Unicredit abbia ricapitalizzato e non lo abbiano fatto anche altri Istituti di credito?
“Unicredit era decisamente la banca più esposta e più a rischio, quindi era assolutamente necessaria la ricapitalizzazione. Il nostro sistema bancario è sicuramente più solido degli altri sistemi europei e mondiali, ma ciò non esclude che altre banche siano costrette tra non molto a ricapitalizzare”.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha detto che non si deve dare un segnale di statalizzazione del sistema bancario. Perché in Europa è così facile pensare alla statalizzazione del sistema bancario?
“Gli Stati Uniti sono la patria del liberismo economico e questa crisi mette in discussione molte convinzioni sulla politica finanziaria degli ultimi anni. Insomma, la situazione che stanno vivendo gli americani è l’esatto contrario di quello che gli americani hanno predicato fino a ieri. In Europa siamo più abituati all’intervento dello Stato nei momenti di crisi, ma anche nella normalità”.
Come pensa si sia comportata l’opposizione in questa fase delicata?
“E’ necessario verificare quale sarà l’approccio dell’opposizione a questi decreti in Parlamento. Mi auguro che ci sia un atteggiamento maturo. Mi sembra che nell’opposizione ci sia la giusta consapevolezza delle difficoltà che il paese sta vivendo. Mi spiace che ci sarà questa manifestazione il 25 ottobre, che definire intempestiva è poco”.

martedì 14 ottobre 2008

the untimely porposal of opposition

Interview with Giorgio Jannone (PdL)
by Lanfranco Palazzolo
"Voce Repubblicana", 15 october 2008
The opposition is aware of the delicate moment that the country is going through. But go to the square on October 25 is an untimely proposal. He told the "Voice" Mp Giorgio Jannone (PDL), a member of the Finance Committee of the italian Parliament.
Mp Jannone, what are its ratings on the two decrees presented by the government to address a possible financial crisis of the banking system?
"We have to record the timing of the Italian government and European Union countries on the crisis. This time was Europe to support the efforts of the United States to support the financial system. The plan Paulson was appreciated because there was a similar European initiative. The European Union has shown that it can be united in a moment like this. Actions such as these give stability and certainty to the economic and financial system. Say that the reaction of international stock exchanges Monday was especially emotional. The European exchanges have not yet seen what are the points of the decrees issued by individual governments. I am not enthusiastic rally in front of the grants that we saw Monday. What has been done is very important. We need to see if what has been done is sufficient to verify the collapse of the system".
How does the fact that only Unicredit has recapitalized and have not done other banks?
"Unicredit bank was definitely the most exposed and most at risk. So it was absolutely necessary recapitalization. Our banking system is more robust systems of other European and worldwide. This does not exclude that other banks are soon forced to recapitalize".
The Premier Silvio Berlusconi said that we should not give a signal statalitation of the banking system. Because in Europe it is easier to think statalizzazione of the banking system?
"The United States is the birthplace of economic liberalism. This crisis calls into question many convictions on fiscal policy in recent years. The situation that the Americans are experiencing is the exact opposite of what Americans have preached until yesterday. In Europe we are more accustomed to the rule in times of crisis, but also normal".
How do you think the opposition has behaved in this delicate phase for the country?
"I need to check what will be the approach of these decrees law in parliament. I hope that there is a mature attitude. The opposition seems to me that there is proper awareness of the difficulties that the country is experiencing. I regret that there is this event on October 25, which is poorly to define untimely".