venerdì 28 novembre 2008

Non c'è la prova che Gramsci si convertì in punto di morte

Intervista a Simona Colarizi
Voce Repubblicana del 29 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Non ci sono carte o documenti che attestino la conversione di Antonio gramsci al cattolicesimo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Simona Colarizi, docente di Storia contemporanea all’università “La Sapienza” di Roma.
Prof.ssa Colarizi, qual è la sua impressione sulle parole di mons. Luigi De Magistris, che ha parlato della conversione al cattolicesimo da parte del fondatore del Partito comunista italiano Antonio Gramsci?
“Dal punto di vista storico sono rimasta molto perplessa dalle parole che ha pronunciato mons. De Magistris. Non sono un gramsciologo. Da quello che ho letto delle carte gramsciane e da quanto hanno detto Roberto Vacca e Giuseppe Gualtieri, mi pare che non ci sia nulla che possa dare sostegno a questa tesi”.
Come può essere sorta questa diceria?
“I documenti che abbiamo a disposizione –le carte di archivio e le memorie – ci parlano di un Gramsci molto fermo nelle sue convinzioni laiche. Sarebbe anche molto difficile cogliere elementi di una possibile conversione all’ultimo momento. Anche perché gli ultimi istanti della vita di Gramsci sono stati già analizzati. Quello che può aver alimentato questa voce è il fatto che l’ospedale Quisisana era composto di personale ospedaliero formato da religiose. Nelle cliniche, attorno ad un morente, appare sempre un prete. Questo è un fatto che è sempre accaduto in ospedali come quello di cui abbiamo parlato. Credo che la polemica sia chiusa su questo tentativo di strappare ai morti delle conversioni”.
Il sovietologo Vittorio Strada è arrivato a dire che la conversione di Antonio Gramsci ne accresce l’umanità. Crede che sia giusto fare un’affermazione di questo genere che mette l’umanità dei laici in serie B?
“Penso che questo sia un approccio ideologico. Questa è una valutazione molto personale. Ognuno può avere la sua opinione sulla funzione della fede. Però non si può forzare la storia e assecondarla alle proprie convinzioni religiose. In questo caso su Gramsci non mi sento di dire che quest’ultima testimonianza del vescovo sia supportata da una documentazione attendibile”.
La figura di Gramsci si presta ad una certa invidia storica? Qualche tempo fa uno storico comunista era arrivato a dire che non sarebbe stato sorpreso di apprendere che Gramsci era anche stato liberale.
“Ritengo che questo dipenda dalla personalità enciclopedica di Gramsci. Il fondatore del Pcd’I è stato un pensatore che ha scritto e riflettuto su tutto. E questi studi hanno avuto una funzione storica e culturale importantissima all’interno del Partito comunista e del mondo della sinistra più in generale. Quindi non mi stupisco di queste interpretazioni ‘forzate’ di un pensiero politico che è in realtà labirintico. La rilettura dei testi gramsciani provoca sempre tante sorprese”.

Mussolini and Milan

Interview with Prof. Giorgio Galli
Voce Repubblicana on 27 November 2008
by Lanfranco Palazzolo

In my last book I found relations between the esoteric culture and Mussolini. He told the "Voce" the political scientist Giorgio Galli, author of "Mussolini: il destino a Milano" (Kaos Editioni), a book that traces the relationship between Benito Mussolini and of this town.
Prof. Galli, as did the idea for this book that analyzes the signals of death that Mussolini received from Milan?
"The idea of the book came to the publishing house that Kaos, after reading my essay on 'magic Nazism', you wondered if there was anything to tell and build something similar on fascism and Mussolini. To me it seemed a difficult task. But I had the desire to write something that had not been said about Mussolini. Since I was born in Milan, I thought to do something about Mussolini in Milan".
What kind of relationship he had with Mussolini this city?
"Here Mussolini was director of the Next and then founded the bundles of combat and the newspaper the People of Italy. Mussolini began his political ascent from Milan. And this city is back to being exposed by partisans, from dead, in Loreto square".
Have you found similarities between the political path of Mussolini and Loreto square?
"In this square in Milan - in the first post-war - was killed a marshal of the carabinieri. Mussolini wrote an article about this fact entitled 'cannibals', which depicts Loreto square (Milan), almost anticipating what would happen to him. I remember that after the shooting of partisans in Loreto Square- in 1944 - Mussolini said, a phrase that may sound today utter: 'we will pay dearly for the blood Piazzale Loreto'. At this point I have raised other signals finding documentation that helped me in this. My job was to give a organic material collected".
Do you think that in this book we have new elements on Mussolini?
"I believe in my book there are things that in many biographies of Mussolini they are not. I did a thorough search to find those few reports of Mussolini with the esoteric culture. But I noticed that - regardless of the absence of relations between Mussolini and the esoteric culture - these signals coming anyway and could be interpreted by the head of fascism. I mean - for example - the ratio of Mussolini with Switzerland".
Mussolini considers the Swiss Confederation as a refuge either in 1922 than in 1945?
"Mussolini was formed in Switzerland also culturally. In 1922, is ready to make good in this country before the march on Rome. And in 1945 trying to flee to Switzerland. Will be killed in Dongo (Como) in the 1945, where in 1920 he had a car accident exclaiming: 'This country leads bad luck".

giovedì 27 novembre 2008

Disappointed by te behavior of Pd

Interview with Pasqualina Napoletano
(PSE - Democratic Left)
of Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 28 November 2008

The leaders of the PSE are disappointed by the behavior of italian Pd. He told the “Voce” Mrs Pasqualina Napoletano, MEP of the Left Democratic entered in the PSE group.
Mrs Napoletano, the spirit in which participate in the forthcoming summit of the PSE in Madrid, Where you will sign the manifesto for Europe?
"We are a movement that has all its representatives in the Socialist group. In Italy we want to build a person of non-communist left. We participate at the summit in Madrid with the spirit of those who want to contribute to the PSE for greater subjectivity. So far, the PSE is only a sum of national parties rather than a supranational entity. This is our limit. But it is also the problem of many other European parties. "
Come look at the Pd attempt to enter the PSE?
"We hope that the Pd will adhere to the PSE or at least to the Socialist parliamentary group. We worked for it. And we don't have the syndrome minority of those who think they represent Italy in the European Socialists, because we are also aware of our limitations. I must say that the Pd - to which I have not joined - was born with a great ambiguity. Before founding this subject were clarified the elements relating to his political affiliation in Europe. Instead the leadership of the DS - which brings an enormous responsibility on this matter - wanted to build this Pd without clarifying the doubts. The European parliamentary representation of Pd is expressed between the PSE and the group Alde (European Liberals). The liberal group is liberal and libertarian. So I do not understand what we are doing to members of the Margherita, who are with politicians who in Europe governing the right. And I can understand the leaders of Pd-who dissolved the DS - we do know that this party still exists in Europe. And Fassino signing the manifesto for Europe on behalf of the DS. Politics is like math. In the end the lies are to comb. "
What tricks have been implemented to promote the Pd?
"At the congress of Puerto del PSE has changed the statute. This document was amended by writing that the PSE is organizing the Socialists, but even the Democrats. That seemed sufficient to ensure the accession of the Pd elected to the PSE group. But every day we witness the rejection of this perspective from Francesco Rutelli and other politicians. "
Fassino had made this difficulty to the PSE?
"He said that everything went well. The leaders of the PSE have trusted. But now the president of the Martin Schultz and the PSE President Poul Nyrup Rasmussen are very puzzled by the fact that a part of Pd not enter the PSE ".

Fassino ha deluso il Pse

Intervista a Pasqualina Napoletano (Pse - Sinistra democratica)
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 28 novembre 2008

I dirigenti del Pse sono delusi dal comportamento del Pd italiano. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Pasqualina Napoletano, parlamentare europea della Sinistra democratica iscritta nel gruppo del Pse.
Onorevole Napoletano, con quale spirito parteciperete alla prossimo vertice del Pse a Madrid, dove sottoscriverete il manifesto per le europee?
“Noi siamo un movimento che ha tutti i suoi esponenti presenti nel gruppo socialista. In Italia vogliamo costruire un soggetto di sinistra non comunista. Noi parteciperemo al vertice di Madrid con lo spirito di chi vuole contribuire per dare al Pse una maggiore soggettività. Finora il Pse è solo una sommatoria di partiti nazionali più che un soggetto sovrannazionale. Questo è un nostro limite. Ma è anche il problema di tanti altri partiti europei”.
Come guardate al tentativo del Pd di entrare nel Pse?
“Ci auguriamo che il Pd possa aderire al Pse o quantomeno al gruppo parlamentare socialista. Abbiamo lavorato per questo. E non abbiamo la sindrome minoritaria di quelli che pensano di rappresentare in Italia i socialisti europei, perché ci rendiamo anche conto dei nostri limiti. Devo dire che il Pd – al quale non ho aderito – è nato con una grande ambiguità. Prima di fondare questo soggetto andavano chiariti gli elementi relativi alla sua appartenenza politica in Europa. Invece il gruppo dirigente dei Ds – che porta un’enorme responsabilità su questa vicenda – ha voluto costruire questo Pd senza chiarire il dubbio. La rappresentanza europea dei parlamentari del Pd si esprime tra il Pse e il gruppo Alde (liberali europei). Il gruppo liberale è libertario e liberista. Quindi non capisco cosa ci stiano a fare gli esponenti della Margherita, i quali si trovano con esponenti politici che in Europa governano con la destra. E faccio fatica a comprendere i dirigenti del Pd -che hanno sciolto i Ds – che ci fanno sapere che questo partito esiste ancora in Europa. E Fassino firma il manifesto per le europee per conto dei Ds. La politica è come la matematica. Alla fine le bugie vengono al pettine”.
Quali escamotage sono stati messi in atto per favorire il Pd?
“Al congresso del Pse di Porto è stato cambiato lo statuto. Questo documento è stato modificato scrivendo che il Pse organizza i socialisti, ma anche i democratici. Questo sembrava sufficiente a garantire l’adesione degli eletti del Pd al gruppo del Pse. Ma ogni giorno assistiamo alla bocciatura di questa prospettiva da parte di Francesco Rutelli e di altri esponenti politici”.
Fassino aveva fatto presente questa difficoltà al Pse?
“Aveva detto che andava tutto bene. I dirigenti del Pse si sono fidati. Ma adesso il Presidente del gruppo Martin Schultz e il Presidente del Pse Poul Nyrup Rasmussen sono molto perplessi per il fatto che una parte del Pd non entrerà nel Pse”.

mercoledì 26 novembre 2008

In Abruzzo il centrosinistra ha perso

Intervista a Francesco Storace
Il Tempo 26 novembre 2008

Di Lanfranco Palazzolo

Sono convinto che le elezioni in Abruzzo saranno vinte dal candidato del Popolo delle Libertà Gianni Chiodi perché il centrosinistra è allo sbando. Lo ha detto al “Tempo” il senatore Francesco Storace, leader della Destra.
Senatore Storace, quali sono le sue valutazioni circa le polemiche di questi giorni sulla campagna elettorale in Abruzzo?
“Assisto alla polemica tra il senatore Gaetano Quagliariello e la sinistra perché, di fronte al suo candidato pizzicato nel pieno voto di scambio – domani Teodoro Buontempo farà una denuncia alla magistratura – il senatore del Pdl attacca noi e la sinistra dicendo che in Consiglio regionale hanno assunto i portaborse. Non ci siamo…In questa campagna elettorale non ho sentito uno straccio di dichiarazione programmatica sul futuro dell’Abruzzo. Noi della Destra abbiamo lanciato delle iniziative concrete per dare spazio ad una politica sociale in Abruzzo. La rabbia del Pdl contro Buontempo – che ha scoperto questa storia – spiega perché non lo volevano tra le scatole quando abbiamo discusso delle elezioni”.
Che impressione ha dato il Partito democratico nei suoi rapporti con gli alleati e crede che questa forza politica abbia una politica chiara?
“Il Partito democratico ha deciso di perdere queste elezioni. Credo che vincerà sicuramente Chiodi nonostante lo svarione che gli è capitato. Ma il fatto che si sa già chi vince darà la possibilità all’elettore di centrodestra, che non vuole quella deriva, di dare voti anche alla Destra. Mi metto nei panni del vecchio comunista che sognava Berlinguer e la questione morale. E ha visto sprofondare tutto”.
Quale pensa che sia la cosa peggiore per il centrosinistra in Abruzzo?
“Credo dare i voti al candidato dell’Italia dei Valori che Di Pietro ha imposto al Partito democratico. Credo che ci sarà un astensionismo enorme a sinistra. Oggi tutti i partiti del centrosinistra sono allo sbando. Il problema è che non riesco a vedere un cambiamento vero in queste forze politiche”.
Quale sarà il futuro della sanità in Abruzzo nel rapporto tra pubblico e privato?
“E’ necessario puntare su una sanità pubblica. Abbiamo visto che fine ha fatto quella privata. E abbiamo il dovere di considerare la sanità come un servizio universale. In Abruzzo, molte zone di montagna rischiano di essere penalizzate da una politica che mira a considerare il servizio ospedaliero come un costo invece che una risorsa per i cittadini. E’ un errore”.

Il destino di Mussolini a Milano

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana del 27 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Benito Mussolini)

Nel mio ultimo libro ho trovato relazioni tra la cultura esoterica e Mussolini. Lo ha detto alla “Voce” il politologo Giorgio Galli, autore de “Mussolini: il destino a Milano” (Kaos Edizioni), un libro che ripercorre il rapporto tra Benito Mussolini e il capoluogo lombardo.
Prof. Galli, come è nata l’idea di questo libro che analizza i segnali di morte che Mussolini ha ricevuto da Milano?
“L’idea del libro è venuta alla casa editrice Kaos che, dopo aver letto il mio saggio sul ‘nazismo magico’, si è chiesta se ci fosse qualche elemento per raccontare e costruire qualcosa di simile sul fascismo e su Mussolini. A me è parso un compito difficile. Ma avevo il desiderio di scrivere qualcosa che non era stato detto su Mussolini. Visto che sono nato a Milano, ho pensato di fare qualcosa su Mussolini a Milano”.
Che tipo di rapporto ha avuto Mussolini con questa città?
“Qui Mussolini è stato direttore de l’Avanti e poi ha fondato i fasci di combattimento e il quotidiano il Popolo d’Italia. Mussolini ha cominciato la sua ascesa politica da Milano. E in questa città è tornato per essere poi esposto dai partigiani, da morto, in Piazzale Loreto”.
Lei ha trovato delle analogie tra il percorso politico di Mussolini e Piazzale Loreto?
“In questa piazza di Milano – nel primo dopoguerra - fu ucciso un maresciallo dei carabinieri. Mussolini scrisse un articolo su questo fatto dal titolo ‘cannibali’, nel quale raffigurava piazzale Loreto, quasi anticipando quello che sarebbe successo a lui. Ricordo che dopo la fucilazione dei partigiani in Piazzale Loreto – nel 1944 – Mussolini disse una frase che oggi può suonare proferica: ‘pagheremo caro il sangue di Piazzale Loreto’. A questo punto ho raccolto altri segnali trovando una documentazione che mi ha aiutato in questo. Il mio lavoro è stato poi quello di dare una forma organica al materiale raccolto”.
Pensa che in questo libro ci siamo elementi di novità su Mussolini?
“Credo che nel mio libro ci sono delle cose che in molte biografie di Mussolini non si trovano. Ho fatto una ricerca accurata per trovare i quei pochi rapporti di Mussolini con la cultura esoterica. Ma ho notato che – indipendentemente dalla mancanza di relazioni tra Mussolini e la cultura esoterica – questi segnali arrivavano comunque e potevano essere interpretati dal capo del fascismo. Mi riferisco – ad esempio – al rapporto di Mussolini con la Svizzera”.
Mussolini considera la Confederazione elvetica come un rifugio sia nel 1922 che nel 1945?
“Mussolini si era formato culturalmente anche in Svizzera. Nel 1922 è pronto a riparare in questo paese prima della marcia su Roma. E nel 1945 tenta di fuggire in Svizzera. Ma senza riuscirci. Verrà ucciso a Dongo, dove nel 1920 ebbe un incidente stradale esclamando: ‘questo paese porta jella’”.

Lasciate in pace Gramsci

Fatti & fattacci
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 26 novembre 2008

Lasciate in pace Antonio Gramsci. La Chiesa cattolica è sempre stata una “arruolatrice” di fedeli. In questi giorni è toccato al fondatore del Partito Comunista italiano, il quale avrebbe trovato la fede in punto di morte ricevendo i sacramenti cristiani. A sostenere questa tesi è mons. Luigi De Magistris, pro-penitenziere emerito della Santa Sede nonché conterraneo del grande intellettuale marxista. Più volte in passato erano circolate voci sul riavvicinamento alla fede del dirigente comunista. De Magistris ha spiegato di aver saputo i particolari della “conversione” da una suora che lavorava nel nosocomio. “Il mio conterraneo, Gramsci - ha detto De Magistris - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesu”. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: “Perchè non me l'avete portato?”. Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò”. “Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia”, ha concluso De Magistris. La vicenda spirituale di Gramsci è stata, a sorpresa, riportata alla luce martedì durante una conferenza stampa convocata alla Radio Vaticana per presentare il primo catalogo di santini e immagini sacre per collezionisti. Proprio un santino, del resto, secondo il racconto del monsignore, avrebbe riacceso la passione religiosa dell'intellettuale. A questo punto le perplessità aumentano. Il Vaticano presenta un’iniziativa commerciale e lega la vicenda di Gramsci. Assurdo. Inutile dire che le parole dell'esponente vaticano non hanno fugato i dubbi e le perplessità di una vicenda che rimane in definitiva privata e senza conseguenze in merito al pensiero politico di Gramsci. Non è la prima volta che viene messo in atto un tentativo del genere. Già nel 1977 era apparso un articolo sulla rivista “Studi sociali” nel quale veniva riportata una testimonianza di una suora in merito a questa presunta conversione. E’ noto a tutti che Gramsci invidiava la coesione del mondo cattolico e delle cosiddette Leghe bianche. Ma questo non lo portò mai ad un reale avvicinamento alla Chiesa e alla fede, soprattutto dopo aver visto che il fascismo era riuscito a raggiungere un accordo con il fascismo per firmare il Concordato. Del resto questo avvicinamento non è avvenuto per caso visto che pochi giorni fa “L’Osservatore Romano” aveva pubblicato in grande evidenza un articolo di Roberto Gualtieri, vicedirettore dell’Istituto Gramsci. L’articolo aveva occupato un’intera pagina. Un’iniziativa insolita per il quotidiano della Santa Sede. Forse il giornale Vaticano pensava già di calmare gli animi dell’Istituto Gramsci in vista di questo “scoop” religioso.

L'impari lotta tra De Gaulle & Sarko


Guardando questa foto qualcuno si chiederà di cosa si tratta. E' la borsa di Parigi nel novembre del 1968. Ve ne parlo per ricordarvi della prova di forza compiuta nel novembre del 1968 dal Presidente della Repubblica Francese Charles De Gaulle. Alla fine di quell'infausto mese, il Presidente francese prese la decisione di non svalutare il franco dopo che il "gruppo dei 10" aveva chiesto un intervento in quella direzione. Il "gruppo dei 10" era una sorta di G8 delle economie capitalistiche più sviluppate di allora. Per giorni, in quel novembre del 1968, i 10 (per la verità erano 11) chiesero invano a De Gaulle di prendere una decisione del genere senza riuscirci. Parlo di questo episodio dimenticato perchè mi è venuto in mente proprio in questi giorni. De Gaulle aveva preso una decisione non facile dopo il "maggio", la fuga dei capitali all'estero. La risposta del leader francese fu: Austerità. Quando - in questi giorni - ho visto la cancelliera tedesca Angela Merkel corteggiata dal Presidente Sarkozy ho ripensato a quanto siano cambiati i rapporti di forza in questi anni. Oggi è la Francia a chiedere alla Germania di uniformarsi alla svolta di un piano di azione comune per l'Europa. Ma la Germania non si fa incantare. Sottolineo questo aspetto della vicenda perchè mi preme ricordare che Sarko non è così bravo come pensano in molti. E su questo ha fallito. De Gaulle ci sapeva fare di più. Anche perchè non prendeva ordini dalla moglie......

martedì 25 novembre 2008

Grazie per la trasparenza

Intervista a Giulia Innocenzi

di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 26 novembre 2008
(A destra l'onorevole Andrea Orlando)
Le primarie dei giovani del Pd non sono state trasparenti. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” la candidata Giulia Innocenzi.
Giulia Innocenzi, come sono andate le primarie dei giovani democratici?
“Il candidato Fausto Raciti – dato per vincente prima delle elezioni – è risultato il vincitore di queste elezioni, anche senza la pubblicazione dei dati. Addirittura, il ministro ombra delle Politiche giovanili, Pina Picierno, sabato pomeriggio (poco dopo la chiusura dei seggi) ha potuto annunciare le sue congratulazioni al neoeletto segretario Fausto Raciti. Peccato che non ci sia nemmeno il dato di una città scrutinata a 60 ore dalla chiusura dei seggi. Come candidata non sono stata avvertita delle modalità dello spoglio elettorale. Sul mio blog (www.giuliannocenzi.com) e su facebook sto raccogliendo i dati relativi allo scrutinio dai ragazzi che hanno partecipato alle primarie nelle loro città”.
Da questi dati cosa hai scoperto?
“Ho scoperto che ho vinto a Milano, ho vinto in Trentino, in Valle D’Aosta, a Ferrara. E risulterebbe che sono arrivata seconda. Ma credo sarebbe stata opportuna la pubblicità di questi dati. Tutto ciò non è avvenuto. Ho fatto una lettera aperta all’organizzazione del Partito democratico per richiedere che il sito ufficiale dei giovani democratici (www.giovanidemocratici.org) sia utilizzato per aggiornare questi dati. Il sito è stato utilizzato solo lunedì mattina, dopo tre giorni di latitanza, per pubblicare una nota per dire che, a metà scrutinio, Raciti era il vincitore delle elezioni al 72%. Questo testimonia la scarsa chiarezza di queste elezioni primarie”.
Ci sono state irregolarità?
“Nel mio blog ho raccolto 40 segnalazioni rispetto al procedimento del voto. Uno dei casi più gravi è avvenuto all’università Luiss, dove il Presidente del seggio ha pensato di aprire il seggio prima dell’arrivo degli scrutatori. All’arrivo di questi ultimi erano state scrutinate 40 schede. Su nostra richiesta questi voti sono stati bloccati. Questo è accaduto nel seggio dove io avevo i miei garanti che mi sostenevano”.
Chi aveva l’incarico di rendere noti i dati dello scrutinio?
“Tutto è rimasto in ombra. C’è un dipartimento dell’organizzazione del Pd ed un centro di smistamento dei voti. Ma non è stata data alcuna segnalazione in merito. A capo di questo dipartimento dovrebbe esserci l’onorevole Andrea Orlando, che è anche il garante per queste elezioni primarie. In questa vicenda è mancata tanta trasparenza sulle responsabilità. Mi sto muovendo cercando di raccogliere tutte le irregolarità che i ragazzi vogliono poter denunciare. Naturalmente mi faccio portatrice di tutte le istanze degli elettori. Ho saputo che a Cosenza le schede sono state portate via da persone che non erano state autorizzate a farlo”.

lunedì 24 novembre 2008

Mussolini: il destino a Milano

La morte passa per Piazzale Loreto
di Lanfranco Palazzolo
Radio Radicale 24 novembre 2008
(Nella foto sotto i corpi dei partigiani fucilati in Piazzale Loreto - agosto del 1944)

Quella che vedete pubblicata qui sopra è una fotografia che risale all'inizio degli anni '20 a Milano. Alcuni militanti del Partito nazionale fascista si oppongono ad uno sciopero decretato dai tranvieri di Milano. Gli iscritti al Pnf salgono sulle vetture dei mezzi pubblici milanesi e li fanno funzionare regolarmente. Notate il percorso del mezzo. Quasi per contrappasso, il mezzo percorre Piazza Venezia (di Milano) fino a Piazzale Loreto, come se fosse un presagio del percorso che il regime fascista avrebbe fatto nel ventennio che sarebbe seguito. Faccio questo discorso per introdurvi a "Mussolini: il destino a Milano" di Giorgio Galli (Kaos Edizioni). Il libro è interessante perchè ripercorre tutti i presagi e gli avvertimenti che hanno accompagnato Benito Mussolini durante gli anni intensi della sua attività politica di dittatore criminale. La foto che ho postato in alto non è stata pubblicata nel libro. Ma l'ho ricordata perchè nel libro è riportata una conversazione di Mussolini con il Podestà di Milano Mario Colombo. In questo incontro - avvenuto pochi giorni prima della sua fucilazione - Mussolini si interessa del futuro dell'azienda tranviaria milanese. Il libro è una piccola miniera di aneddoti e di racconti che culminano nella fucilazione "eroica" di Mussolini e che passano attraverso un incidente stradale capitato al capo del fascismo a Dongo, prima di diventare presidente del Consiglio. Questo è un piccolo assaggio del libro. Qui sotto posto l'intervista per RR con Giorgio Galli che vi riproporrò anche in altra forma.

Villari resta un parlamentare libero?

Intervista al prof. Giovanni Guzzetta
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 25 novembre 2008

Riccardo Villari ha fatto una sua scelta politica che non tocca affatto le prerogative da parlamentare. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Giovanni Guzzetta.
Professor Guzzetta, guarda con preoccupazione agli attacchi rivolti nei confronti del senatore Riccardo Villari dopo la sua espulsione dal Pd? E un attacco alla sua autonomia da parlamentare?
“Occorre distinguere il livello giuridico da quello politico. Il divieto di mandato imperativo è una norma ha una funzione prettamente giuridica per evitare che ci possano essere degli impegni – da parte dei parlamentari eletti – giuridicamente sanzionabili, violando i quali, i parlamentari siano possano essere chiamati a rispondere a qualcuno: una sorta di contratto che il parlamentare fa con gli elettori o con il partito. Il divieto di mandato imperativo lascia al parlamentare la libertà assoluta di scegliere le proprie posizioni senza dover soggiacere a nessun vincolo di tipo giuridico. Poi c’è anche un vincolo politico del quale l’articolo 67 della Costituzione non si occupa: la responsabilità del parlamentare che violi l’impegno politico assunto con un partito o con gli elettori. Da questo punto di vista, la sanzione – rispetto a questa violazione – non è di tipo giuridico. Non si può chiedere la decadenza di un parlamentare o un risarcimento danni al parlamentare. Ma la “sanzione” è di tipo politico. Gli elettori ne terranno conto”.
Sul caso del senatore Villari cosa pensa?
“Il senatore Villari ha avuto un comportamento che si presta solo ad una valutazione politica. E quindi non chiamerei in causa l’articolo 67 della Costituzione. Qui non c’è alcun comportamento di illegittimità normativa o costituzionale. Le critiche sono solo di natura politica. Oggi Villari non adempie alle direttive di quel partito”.
Come possiamo giudicare l’espulsione di Villari dal suo gruppo parlamentare del Pd?
“L’espulsione non pregiudica le prerogative del parlamentare. Il dettato dell’articolo 67 non viene toccato. Villari continuerà a fare il senatore. D’altra parte non si può pensare che un partito non tolleri un parlamentare che non rispetta le decisioni del gruppo. La costituzione trova un equilibrio garantendo giuridicamente il parlamentare nelle sue prerogative. Ma nello stesso tempo il parlamentare paga i costi delle sue scelte politiche”.
Con questo sistema elettorale l’autonomia del parlamentare è compromessa?
“Oggi i parlamentari si sentono più responsabili verso chi li ha scelti (i segretari di partito) piuttosto che verso gli elettori. Il problema della diminuzione di scelta dei cittadini è evidente. Ma i gruppi parlamentari devono essere conformi al voto popolare e avere delle regole che impongano comunque ai deputati di essere coerenti con il voto ricevuto”.

venerdì 21 novembre 2008

Quando il Luce chiede troppi soldi

Intervista alla regista Chiara Bellini
Voce Repubblicana, 22 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

In Italia è difficile per i privati produrre dei documentari storici. Lo spiega alla “Voce” la regista Chiara Bellini, che nel 2007 ha realizzato il documentario “Identità – la vera storia di Juan Piras Peron” (Italia/Argentina-2007), uscito con la casa di produzione “Morgana”.
Chiara Bellini, perché in Italia i privati hanno tante difficoltà nel produrre dei documentari?
“Le ragioni di questa crisi sono molteplici. Noi non abbiamo avuto a che fare con l’Istituto Luce per la produzione del documentario su Peron perché in Italia non esistevano immagini del presidente argentino Juan Peron. Il Luce ha detto che avrebbe trovato per noi il materiale. Ma ci abbiamo pensato noi quando siamo andati in Argentina risparmiando molti soldi. Quindi non abbiamo chiesto una coproduzione al Luce sapendo che questo istituto coproduce dando il proprio materiale. In Italia, il genere del documentario è quasi nullo perché nelle sale non vediamo documentari di creazione. Solo in televisione vengono trasmessi servizi documentaristici. La gente non è abituata a vedere un documentario. In Italia, un documentario, come quello che ho prodotto, viene considerato una cosa strana. La ragione è che non c’è attenzione a questo tipo di progetti”.
La televisione come si pone nei confronti di questo settore. E soprattutto verso i privati? E’ interessata a questo settore?
“No, non è interessata. Si incomincia a vedere qualcosa sui canali satellitari. E si sta vedendo qualcosa su Raitre. Ma questo accade molto raramente”.
Con l’avvento di “History Channel” è cambiato qualcosa?
“Questo canale si avvale di documentaristi italiani. Ma non se ne servono per la produzione di documentari di creazione. Si tratta di documentari di montaggio, con immagini di repertorio. Dietro non c’è un lavoro artistico ed una narrazione filmica all’interno dei documentari che mandano su History Channel normalmente”.
Qual è la sua opinione sui documentari dell’istituto Luce?
“Sono ottimi prodotti molto interessante. Si tratta di un prodotto di genere molto valido. Però ritengo che sarebbe giusto vedere anche altro. Non sono molto affezionata alle produzione del Luce perché nei miei documentari utilizzo del materiale di repertorio ma la gran parte del lavoro è una mia produzione”.
I costi per ottenere materiale per i documentari è proibitivo? Che prezzi fa l’Istituto Luce?
“Ci vogliono tantissimi soldi. Il discorso vale per anche per la Rai. Sono prezzi proibitivi per chi intende fare dei documentari da produttore indipendente. Questo è un aspetto molto pesante per chi svolge il nostro lavoro”.
Ci sono degli accessi privilegiati a questo materiale?
“Quando una società entra in coproduzione con questi soggetti il materiale arriva gratis. Ma l’Istituto Luce deve essere il coproduttore”.

giovedì 20 novembre 2008

Capezzone anche laziale


Capezzone romanista


Cosa fa Pierferdinando?

Intervista a Publio Fiori, segretario di Rifondazione Dc
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 21 novembre 2008

Casini potrebbe svolgere un ruolo importante per riaggregare il centro. Non so perché non lo abbia ancora fatto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario di Rifondazione Dc Publio Fiori.
Onorevole Fiori, crede che in questa fase politica sia in corso una riorganizzazione del centro che coinvolge settori di Forza Italia, l’Udc e il Partito democratico?
“Credo che il centro sia una metafora. Non credo che il centro sia il luogo dove riunire tutti quelli che politicamente non si riconoscono nel centrodestra o nel centrosinistra. Ma è il tentativo di trasportare valori, ansie, paure e desideri della gente in un’area dove questi problemi possono essere affrontati. Quindi coloro che sostengono il centro come me non vogliono costituire un altro partito – perché ce ne sono già troppi – l’obiettivo deve essere quello di diminuire i partiti. E di costruire invece una nuova politica. E “scomporre” – come diceva Moro – questo scenario Bipolare che costruisce maggioranze senz’anima sia da una parte che dall’altra”.
Che ruolo sta svolgendo Pierferdinando Casini?
“Penso che Casini avrebbe potuto svolgere un ruolo importante per federare tutti questi movimenti che si riconoscono in questa metafora. Non so perché non l’abbia fatto. Ma questo non mi interessa neanche più molto. Di fatto quest’area deve essere costruita. Per questa ragione è necessario fare un discorso nuovo per fare in modo che – persone appartenenti a schieramenti diversi – possano ritrovarsi su una linea politica comune”.
Poco più di un mese fa ci aveva parlato di una iniziativa per riorganizzare un network centrista. Come è andata?
“E’ andata benissimo perché abbiamo scoperto molte realtà inedite di associazione e partitini che sono scontenti di come vanno le cose nell’attuale assetto bipolare. E’ stata un’occasione importante. Credo che sia necessario riorganizzare quelle che io chiamo ‘le mille liste civiche’ per creare un nuovo movimento di opinione. I grandi partiti come il Pd e Forza Italia non possono mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Alla fine esplodono”.
Come ha visto la vicenda della Vigilanza Rai?
“Non sono come sia uscito fuori il nome di Riccardo Villari per la presidenza della Commissione. Non mi interessa saperlo. Registro solo un fatto inquietante. Il Partito democratico pretende che un deputato dia le dimissioni perché quello non è il nome che voleva alla Presidenza di una Commissione e dopo che lo hanno eletto dei parlamentari democraticamente eletti. Oggi i partiti si sono impossessati del Parlamento. In questo caso a Villari è stato chiesto di obbedire al Pd con la minaccia di essere cacciato dal gruppo parlamentare in violazione di tutti i principi costituzionali (art. 67 cost.). Oggi non siamo più in una Repubblica parlamentare”.

mercoledì 19 novembre 2008

La storia vista da Sergio Zavoli

Libri / Dal 1945 a oggi la storia secondo Sergio Zavoli
Pubblicata su "Il Velino" del 30 novembre 2007
su intervista a Radio Radicale del 28 novembre 2007
di Lanfranco Palazzolo

Roma, 30 nov (Velino) - Una storia coinvolgente che parte dal secondo conflitto mondiale e arriva ai nostri giorni caratterizzati dalla tragedia dell’11 settembre 2001. È quella tracciata da Sergio Zavoli nel suo ultimo libro “La questione. Eclisse di Dio e della storia?” (Rizzoli) che il giornalista ha illustrato a Radio Radicale. Zavoli, in questo volume, continua la raccolta delle annotazioni politiche e storiche cominciate con il fortunatissimo “Viaggio intorno all’uomo” (Società editrice internazionale, 1969). “Nel mio libro non ho detto nulla di inedito - ha spiegato il giornalista -. Il lettore non si troverà a leggere un volume che stupisce. Parlo di certe cose che accadono nel mondo e di cui si parla sempre. Ci sono delle questioni irrisolte in quanto sarà sempre difficile mettere insieme la buona volontà con la risolutezza. Se ne parla...Si rimandano le soluzioni...Si trova sempre una giustificazione per non venire a capo delle cose. In realtà, il libro affronta tutti quei conti, quei temi che non siamo riusciti a far tornare. Sono dei conti difficili che risalgono a tempi lontanissimi. Mi riferisco alla questione del primato religioso tra l’islamismo e il cristianesimo, rinfocolato dagli appiccatori di incendi che naturalmente hanno trovato buon gioco nella questione dell’11 settembre del 2001”.
Una storia coinvolgente che parte dal secondo conflitto mondiale e arriva ai nostri giorni caratterizzati dalla tragedia dell’11 settembre 2001. È quella tracciata da Sergio Zavoli nel suo ultimo libro “La questione. Eclisse di Dio e della storia?” (Rizzoli) che il giornalista ha illustrato a Radio Radicale. Zavoli, in questo volume, continua la raccolta delle annotazioni politiche e storiche cominciate con il fortunatissimo “Viaggio intorno all’uomo” (Società editrice internazionale, 1969). “Nel mio libro non ho detto nulla di inedito - ha spiegato il giornalista -. Il lettore non si troverà a leggere un volume che stupisce. Parlo di certe cose che accadono nel mondo e di cui si parla sempre. Ci sono delle questioni irrisolte in quanto sarà sempre difficile mettere insieme la buona volontà con la risolutezza. Se ne parla...Si rimandano le soluzioni...Si trova sempre una giustificazione per non venire a capo delle cose. In realtà, il libro affronta tutti quei conti, quei temi che non siamo riusciti a far tornare. Sono dei conti difficili che risalgono a tempi lontanissimi. Mi riferisco alla questione del primato religioso tra l’islamismo e il cristianesimo, rinfocolato dagli appiccatori di incendi che naturalmente hanno trovato buon gioco nella questione dell’11 settembre del 2001”. “In quella occasione - ha proseguito Zavoli -, invece di venire a capo della questione del terrorismo, si è pensato di poter utilizzare e strumentalizzare quella tragedia per rimettere in campo la questione di questa supremazia che vedeva in supremazia i difensori di una causa rispetto che un’altra. Ci sono state molte persone che hanno gettato benzina sul fuoco invitando la gente a rifiutare in blocco i simboli dell’Islam senza pensare che quella del fondamentalismo era una frangia di disperati, di devianti, di forsennati che non possono assolutamente essere considerati alla stregua di tutto ciò che è l’Islam. Questa idea del primato dell’Occidente, del cristianesimo, dell’umanesimo tutto nostrano non ha tenuto conto di questa grandissima civiltà che è l’Islam”. Tra gli altri temi affrontati nel libro, Zavoli elenca “la caduta dello spirito civico e quindi della cittadinanza, di non credere più che siamo una comunità; l’idea della divisione e del disincanto nei confronti della politica”. A proposito di questo argomento, il giornalista ha inteso fare chiarezza: “L’antipolitica è stata enfatizzata persino dai comici che hanno gozzovigliato con questa idea di rimettere in discussione tutto della storia democratica del nostro paese. Eppure, noi sappiamo che non c’è mai tanto bisogno di politica quando proprio la politica stessa sembra ci autorizzi a voltarle le spalle”. Nella “Questione”, Zavoli vuole attenuare anche la dicotomia tra la conoscenza scientifica e quella umanistica: “Sostengo nel libro che tutto quello che produce la scienza ha anche un significato umanistico perché non c’è cosa della scienza che non vada a interferire in un sistema di valori che coinvolge porzioni gigantesche di opinione pubblica legata a valori come quelli religiosi e laici”. Zavoli si sofferma anche sui temi della tolleranza nei confronti dei diversi, degli “altri”, di coloro che non sono come noi. A questo riguardo il giornalista affida al nuovo secolo un compito importantissimo: “Io credo che sia giusto pensare che questo sarà il secolo del senso del significato, dell’approfondimento. Se non faremo così potremmo andare incontro a qualcosa di molto inquietante”. In merito all’appellativo di “socialista di Dio” che gli era stato affibbiato in passato, Zavoli ricorda che “quello fu il titolo di un libro che vinse anche il premio bancarella (Edizioni Club del libro, 1981). “In verità – ha spiegato - il titolo non fu una mia invenzione, ma di Sergio Saviane che all’epoca era un fustigatore di mezzibusti nella sua rubrica sull’Espresso. All’epoca dissi che credevo di non credere spiegando di non avere una fede salda. Allora lui pensò di giocare con uno sberleffo apostrofandomi come ‘Socialista di Dio’. Rimase uno sberleffo che mi portò fortuna. Questa definizione ha una sua ragionevolezza sebbene io capisca che questa frase nascesse da uno spirito ostile”. Riguardo al tema della rigida separazione tra sfera laica e cattolica, Zavoli ha commentato: “Un certo massimalismo ecclesiastico nasce dal fatto che ci troviamo per la prima volta senza un mediatore che in qualche modo interpreti le esigenze e le istanze della Chiesa. E quindi questa si è trovata nelle condizioni di dover scendere in campo e di affrontare materie che erano chiarissime dal punto di vista del magistero e che non erano chiare nello stesso tempo in cui dovevano essere illustrate in termini politici. Per parlare chiaro, non c’era più la Democrazia cristiana che faceva da filtro. Da qui nasce quell’indurimento della Chiesa nell’esigere il rispetto di valori assoluti e dogmatici. Ma d’altra parte la Chiesa esprime una cosa che non può essere dimenticata: lo spirito di Assisi. Giovanni Paolo II disse ai rappresentanti delle più grandi religioni del mondo che non potrà più esservi una guerra di religione combattuta in nome di Dio e una preghiera che possa permettersi di salire più in alto delle altre. Questa è stata una grande prova di ecumenismo che certo non possiamo dimenticare. La politica dovrebbe seguire questo esempio nel trovare le cose che uniscono e non quelle che dividono”.
“In quella occasione - ha proseguito Zavoli -, invece di venire a capo della questione del terrorismo, si è pensato di poter utilizzare e strumentalizzare quella tragedia per rimettere in campo la questione di questa supremazia che vedeva in supremazia i difensori di una causa rispetto che un’altra. Ci sono state molte persone che hanno gettato benzina sul fuoco invitando la gente a rifiutare in blocco i simboli dell’Islam senza pensare che quella del fondamentalismo era una frangia di disperati, di devianti, di forsennati che non possono assolutamente essere considerati alla stregua di tutto ciò che è l’Islam. Questa idea del primato dell’Occidente, del cristianesimo, dell’umanesimo tutto nostrano non ha tenuto conto di questa grandissima civiltà che è l’Islam”. Tra gli altri temi affrontati nel libro, Zavoli elenca “la caduta dello spirito civico e quindi della cittadinanza, di non credere più che siamo una comunità; l’idea della divisione e del disincanto nei confronti della politica”. A proposito di questo argomento, il giornalista ha inteso fare chiarezza: “L’antipolitica è stata enfatizzata persino dai comici che hanno gozzovigliato con questa idea di rimettere in discussione tutto della storia democratica del nostro paese. Eppure, noi sappiamo che non c’è mai tanto bisogno di politica quando proprio la politica stessa sembra ci autorizzi a voltarle le spalle”.
Nella “Questione”, Zavoli vuole attenuare anche la dicotomia tra la conoscenza scientifica e quella umanistica: “Sostengo nel libro che tutto quello che produce la scienza ha anche un significato umanistico perché non c’è cosa della scienza che non vada a interferire in un sistema di valori che coinvolge porzioni gigantesche di opinione pubblica legata a valori come quelli religiosi e laici”. Zavoli si sofferma anche sui temi della tolleranza nei confronti dei diversi, degli “altri”, di coloro che non sono come noi. A questo riguardo il giornalista affida al nuovo secolo un compito importantissimo: “Io credo che sia giusto pensare che questo sarà il secolo del senso del significato, dell’approfondimento. Se non faremo così potremmo andare incontro a qualcosa di molto inquietante”. In merito all’appellativo di “socialista di Dio” che gli era stato affibbiato in passato, Zavoli ricorda che “quello fu il titolo di un libro che vinse anche il premio bancarella (Edizioni Club del libro, 1981). “In verità – ha spiegato - il titolo non fu una mia invenzione, ma di Sergio Saviane che all’epoca era un fustigatore di mezzibusti nella sua rubrica sull’Espresso. All’epoca dissi che credevo di non credere spiegando di non avere una fede salda. Allora lui pensò di giocare con uno sberleffo apostrofandomi come ‘Socialista di Dio’. Rimase uno sberleffo che mi portò fortuna. Questa definizione ha una sua ragionevolezza sebbene io capisca che questa frase nascesse da uno spirito ostile”.
Riguardo al tema della rigida separazione tra sfera laica e cattolica, Zavoli ha commentato: “Un certo massimalismo ecclesiastico nasce dal fatto che ci troviamo per la prima volta senza un mediatore che in qualche modo interpreti le esigenze e le istanze della Chiesa. E quindi questa si è trovata nelle condizioni di dover scendere in campo e di affrontare materie che erano chiarissime dal punto di vista del magistero e che non erano chiare nello stesso tempo in cui dovevano essere illustrate in termini politici. Per parlare chiaro, non c’era più la Democrazia cristiana che faceva da filtro. Da qui nasce quell’indurimento della Chiesa nell’esigere il rispetto di valori assoluti e dogmatici. Ma d’altra parte la Chiesa esprime una cosa che non può essere dimenticata: lo spirito di Assisi. Giovanni Paolo II disse ai rappresentanti delle più grandi religioni del mondo che non potrà più esservi una guerra di religione combattuta in nome di Dio e una preghiera che possa permettersi di salire più in alto delle altre. Questa è stata una grande prova di ecumenismo che certo non possiamo dimenticare. La politica dovrebbe seguire questo esempio nel trovare le cose che uniscono e non quelle che dividono”.

(pal) 30 nov 2007 11:30

E un errore rappresentare solo la protesta

Intervista a Paolo Pirani (UIL)

Voce Repubblicana del 20 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A destra Paolo Pirani con il leader della CGIL Epifani)
La Cgil ha scelto la strada della rappresentazione della protesta. Noi riteniamo che questa sia una strada sbagliata. Lo ha detto alla “Voce” Paolo Pirani, segretario confederale della Uil.
Paolo Pirani, come definirebbe i rapporti della Uil con la Cgil in questa fase?
“I rapporti non sono buoni perché la Cgil ha imboccato una strada innaturale. L’idea della Cgil non è quella di fare accordi e di realizzare questi accordi. Il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha scelto la strada della rappresentazione della protesta senza avere uno sbocco che sia uno sbocco politico. Questa scelta allontana le posizioni della Cgil da quelle che abbiamo sempre avuto come Uil. Noi pensiamo che sia importante fare accordi come quello che riguarda la riforma del modello di contratto. Oggi dobbiamo confrontarci con le priorità della crisi, ma anche con quella relativa ai salari. Gli stipendi vanno tutelati e aumentati. E per fare questo occorre un nuovo modello. Non serve fare gli scioperi per realizzare questo tipo di risultato”.
I sindacati sono apparsi convinti nel chiedere gli aumenti salariali o hanno puntato soltanto alla detassazione degli straordinari?
“Vogliamo che i salari aumentino. E pensiamo che si possa migliorare la produttività migliorando i benefici fiscali sulla produttività. Ci battiamo su questi due fronti”.
Crede che questa divisione con la Cgil, che si ripropone ciclicamente, sia anche il riflesso dei cambiamenti politici di questi anni?
“Non credo al sindacato di partito. Penso che il sindacato debba essere autonomo ed indipendente. E rispondere ai lavoratori”.
Pensate di aver fatto il possibile per l’accordo contrattuale sulla pubblica amministrazione?
“Per gli statali abbiamo fatto un contratto per il biennio 2008-2009. Una parte degli aumenti erano stati già determinati da Tommaso Padoa Schioppa nella precedente finanziaria. Questo Governo ha aggiunto il carico da 11 con il taglio del salario accessorio. Noi abbiamo portato a casa l’impegno per ripristinare il salario accessorio. Inoltre abbiamo concluso il contratto definendo l’impegno del governo per applicare nel pubblico gli accordi che raggiungeremo nel privato per applicarli nel pubblico. Abbiamo fatto un ottimo lavoro”.
E’ giusta una riforma del diritto di sciopero?
“Sono da rivedere le regole del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Abbiamo proposto l’opportunità di fare il referendum tra i lavoratori per proclamare gli scioperi”.
Il referendum renderà più difficile gli scioperi?
“Sicuramente li rafforza. Questo eviterà che una minoranza di lavoratori sequestri di diritti della maggioranza”.
Cosa ne pensa degli scioperi bianchi in Alitalia?
“Non vedo scioperi bianchi. Ma solo la difesa di una corporazione che non ha niente a che vedere con l’esercizio di un diritto costituzionale”.

martedì 18 novembre 2008

Mezzo secolo di legge Merlin

Che Libri, novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
"Cara senatrice Merlin...
Lettere dalle case chiuse"
pag. 127, € 10.00, EGA


In un periodo in cui la prostituzione è tema all'ordine del giorno, soprattutto in seguito al disegno di legge recentemente emanato in materia dal governo Berlusconi, leggere "Cara senatrice Merlin. . . Lettere dalle case chiuse" è un ottimo metodo per comprendere a fondo la storia della "prostituzione legale" in Italia. Il libro raccoglie un gran numero di lettere che diverse prostitute scrissero trala fine degli anni '40 e gli anni '50 alla senatrice socialista Lina Merlin, la quale aveva proposto, e poi fatto approvare nel 1958, la legge per la chiusura delle case di tolleranza. Rileggere oggi queste lettere ci permette di comprendere, come sostiene nella prefazione Mirta Da Pra Pocchiesa, che la riapertura delle "case chiuse" in realtà "sarebbe un passo indietro culturale e un modo per denigrare ancora una volta la dignità delle donne, di tutte le donne non solo delle prostitute". Chi sostiene la reintroduzione delle case chiuse, come ha fatto in passato la senatrice Elisabetta Alberti Casellati, oggi sottosegretario alla Giustizia, probabilmente perderebbe lo slancio per sostenere il ritorno della legge in vigore prima del 1958; la stragrande maggioranza. delle missive infatti si rivolge alla Merlin con toni di aperta gratitudine e di incoraggiamento a proseguire nella lotta per porre fine ad un incubo: "Signora lottate, lottate perché questo triste mercato cessi, chiudete queste tombe dei vivi. Dio vi benedirà". Il mondo politico approvò formalmente la legge voluta dalla Merlin, ma solo tre anni dopo i socialisti le chiusero per sempre le porte del Parlamento, non ripresentandola nelle liste per le elezioni politiche. La Merlin stracciò così la tessera di un partito che l'aveva in qualche modo "abbandonata", e arrivò a defìnire alcuni esponenti politici socialisti come (servitorelli dello stalinismo". Forse, al di la dello stalinismo, gli uomini del suo partito non perdonarono l'aver lottato a lungo per una legge che, benché nessuno criticasse apertamente, molti in fondo disapprovavano. Il testo contiene una postfazione di Gianni Perego e don Luigi Ciotti.

Aldo Moro politico

Che Libri, novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
Francesco Saita, pag. 140, € 15.00, Reality book

I 55 giorni del rapimento di Aldo Moro sono staú anahzzati negli anni attraverso numerosi saggi e convegni; sull'assassinio di Moro è stato scritto tutto e il contrario di tutto, soprattutto sul ruolo delle Brigate Rosse e sul complotto che starebbe alla base del sequestro ma ben poco si può leggere sulle idee politiche dello statista democristiano. A colmare questa lacuna ci ha provato Francesco Saita, con, suo Aldo Moro politico, che racconta puntualmente il progetto politico di Moro, drammaticamente interrotto dalle BR il 9 maggio 1978. Il testo presenta una lunga prefazione un'intervista di Walter Veltroni e un contributo di Marco Follini. Il leader del PD aprela breve trattazione di Saita, mentre Follini, leader dei giovani democristiani alla fine degli anni '70, rivendica il ruolo di Moro anche alla luce delle evoluzioni politiche degli ultimi anni. sostenendo che "se esiste un Pantheon del Partito Democratico, è assolutamente ovvio che Moro ne fa parte". Il volume di Saita, attraverso l'analisi dell'evoluzione del pensiero politico di Moro, in poche pagine riesce a condensare trent'anni di storia politica italiana, "dalla Costituente a via Caetani", come si legge nel sottotitolo.

Nessun provvedimento disciplinare per Villari

Intervista alla senatrice Donatella Poretti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 19 novembre 2008

Sono contraria a provvedimenti disciplinari contro il senatore Riccardo Villari. Lo ha detto alla Voce Repubblicana la senatrice radicale nel gruppo parlamentare del Pd Donatella Poretti.
Senatrice Poretti, pensa che Riccardo Villari abbia fatto bene a non dare le dimissioni da Presidente della Vigilanza Rai?
“Non ho visto positivamente l’esito di questa elezione. La vicenda non è stata una bella prova di quello che poteva fare al politica italiana e le istituzioni. Tutti hanno una responsabilità in questa vicenda. Mi riferisco al centrodestra e al centrosinistra. Comunque si sia arrivati a questa soluzione, oggi abbiamo un Presidente eletto della Vigilanza. E quel Presidente deve restare. Mi fanno sorridere gli esponenti della maggioranza che chiedono al senatore Villari di svolgere un compito istituzionalmente importante e riconosciuto dalla Costituzione. Ma ricordo agli esponenti del centrodestra che loro hanno impedito l’elezione del Presidente della Vigilanza per mesi. Ma non capisco il Pd che non vorrebbe un esponente del suo partito alla guida di questa commissione perché eletto dalla maggioranza. Villari deve restare alla guida della Commissione”.
E’ giusto che il gruppo parlamentare del Pd ricorra ad un provvedimento disciplinare contro Villari?
“Io ho difeso la senatrice Paola Binetti sostenendo che poteva esprimersi – come ha fatto – sui gay paragonandoli ai pedofili. Io non sono d’accordo con lei. Ma credo che sia un errore la punizione di partito contro l’opinione di una parlamentare. Semmai questo era un problema politico per l’onorevole Binetti. Anche per Villari penso che sia un errore prendere dei provvedimenti disciplinari. E mi pronuncerò per il no come componente del direttivo del gruppo parlamentare del Partito democratico al Senato. Villari è stato eletto e deve svolgere la funzione per la quale è stato eletto”.
Chi ha suggerito il nome di Villari al Pdl visto che il centrodestra aveva detto di voler votare Marco Beltrandi?
“Credo che da parte della maggioranza ci sia stato un doppio gioco. Fino a quando non hanno voluto fare il presidente hanno bloccato tutto. Quando sono piovute addosso a Berlusconi le critiche sulla Vigilanza, il Pdl ha deciso di far eleggere il Presidente. Ma non hanno deciso di scegliere il miglior candidato. Il Pdl ha fatto questa scelta secondo le sue convenienze e pensando di creare delle spaccature all’interno del Pd. L’elezione di Marco Beltrandi non era funzionale, per il Pdl, alle spaccature nel Pd. Anzi avrebbe rafforzato quella corrente che vorrebbe la fine dei rapporti tra Pd e radicali. Invece l’elezione di Villari è un vero problema per il Pd. Ma di questo Berlusconi non ha responsabilità”.
Come ne esce Veltroni da questa vicenda?
“Ne esce male. Ha sempre giocato in difesa”.

Diritto di sciopero

Intervista al professor Tommaso Edoardo Frosini
Voce Repubblicana del 18 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il diritto costituzionale allo sciopero deve essere bilanciato anche con la tutela degli utenti. Lo ha spiegato alla “Voce” il professor Tommaso Edoardo Frosini, costituzionalista e membro della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, organismo previsto dalla legge 146 del 1990 quale garante per l’attuazione della legge che regola di diritto allo sciopero.
Professor Frosini, che cosa è necessario fare di fronte agli scioperi bianchi nel settore del trasporto aereo che in questi giorni ha paralizzato l’Italia?
“Il diritto di sciopero è garantito costituzionalmente (Articolo 41 della Costituzione). Ma dal 1990, anno in cui il legislatore decise di introdurre la regolamentazione del diritto di sciopero, deve essere bilanciato con i diritti costituzionali degli utenti. Questo vuol dire che di fronte al diritto a scioperare ci deve essere una salvaguardia per l’utente. Lo sciopero è consentito, è garantito, ma secondo tutta una serie di regole che l’organizzazione sindacale che decide di scioperare, deve osservare. Nel caso non osservasse queste regole è soggetta a sanzione della Commissione di garanzia che sta li a vigilare secondo la quale lo sciopero deve avvenire secondo una procedura stabilita dalla legge. E poi dagli accordi che i lavoratori hanno stabilito con le aziende nei vari settori strategici dei servizi pubblici essenziali”.
In che modo fate il punto sulla situazione degli scioperi in Italia?
“La commissione di garanzia è un organismo – sia pure nei limiti delle attribuzioni che la legge gli assegna – ha un potere sanzionatorio di carattere economico modesto. Però si tratta di un organismo che riesce a monitorare gli scioperi che si svolgono nel nostro paese. Ogni settimana svolgiamo una riunione fissa (il giovedì) nella quale valutiamo che in Italia ci sono un centinaio di scioperi che investono i servizi pubblici. La Commissione interviene ogni volta per garantire che il diritto costituzionale dello sciopero non vada ad impattare i diritti degli utenti”.
Come possiamo definire il cosiddetto sciopero “pignolo” o sciopero bianco?
“E’ una forma di sciopero anomala. Esso consiste nella pedissequa applicazione delle norme regolamentari che attengono uno specifico servizio. I dipendenti applicano alla lettera tutto ciò che prevede il regolamento soprattutto nel settore della sicurezza. Sappiamo quanto questo sia importante per il settore aereo. Ma alcune procedure, come quella della messa in moto del vettore aereo, provocano una grave perdita di tempo. Nulla di male se applicano il regolamento. Ma questa pratica non è mai stata applicata in questi termini. Anzi, lo è stata in termini molto elastici. Ma questa è applicata in modo da procurare un danno all’azienda affinché questa possa pagare il ritardo nei corretti termini di attuazione del servizio. La giurisprudenza ha garantito che questa forma di sciopero anomalo è una forma di protesta ed impedimento rispetto al normale esercizio dell’attività lavorativa. E pertanto è suscettibile di sanzione. E quindi interverremo dove verrà fatta denuncia di questo stato di cose”.
E’ necessaria una denuncia per intervenire?
“Non sempre. Numerose volte siamo intervenuti quando abbiamo saputo di scioperi irregolari da notizie provenienti da varie fonti. Mi riferisco alla fonte giornalistica. Ci siamo rivolti all’organizzazione sindacale chiedendo conto di quello sciopero. Poi abbiamo aperto un procedimento di valutazione. In questo processo abbiamo sentito le parti. E dopo la Commissione ha deliberato un provvedimento sanzionatorio o assolutorio. La procedura corretta è che ogni volta si proclama uno sciopero le organizzazioni sindacali danno notizia alla Commissione, che valuta se è stato rispettato il termine di preavviso – che deve essere di 10 giorni prima dello svolgimento dello sciopero – e se è stato esperito un tentativo di conciliazione con l’azienda. Inoltre si deve verificare se lo sciopero viola gli accordi sindacali con l’azienda”.
Il preavviso è necessario anche nel caso dello sciopero “pignolo”?
“La valutazione è più controversa. Lo sciopero bianco non è proclamato. Ma è una forma anomala di concreta esercizio dell’attività lavorativa volta a creare delle difficoltà all’azienda”.
Il ministro del welfare Maurizio Sacconi ha proposto di fare una riforma della legge sul diritto allo sciopero. Cosa dovrebbe cambiare?
“E’ una legittima intenzione del ministro, che vorrebbe rivedere in alcune parti la normativa sul diritto allo sciopero. Sacconi ha esternato questa sua idea nel corso di un convegno che abbiamo organizzato come Commissione di garanzia al Cnel. Il ministro ci anticipò le linee guida di un disegno di legge delega per rivedere alcune parti della legge sul diritto allo sciopero che – a suo dire – non hanno funzionato in maniera perfetta. Il provvedimento del ministro non c’è ancora. Ma l’idea sarebbe quella di un referendum tra i sindacati per verificare l’impatto concreto dello sciopero all’interno delle organizzazioni sindacali. Mi sembra un progetto avveduto per impedire la paralisi si un settore. Per questo sarebbe ora che si facesse una legge sulla rappresentatività sindacale. I sindacati – come del resto i partiti – sono dei fantasmi giuridici e sono privi di una legge che ne regoli la rappresentanza. E allora succede che un piccolo gruppo sindacale – come nel caso dei piloti Alitali - è in grado di paralizzare l’intero settore”.
Pensa che con questa scelta si possa ledere il diritto alla libera associazione sindacale visto che i sindacati dei piloti hanno ribadito la loro linea alternativa a quella dei sindacati?
“E’ sicuramente un aspetto delicato. Però non vedrei un rattrappimento della libertà associativa laddove si impedisse al sindacato minoritario di imporre una scelta di sciopero che fosse conseguente ad un stato di agitazione collettiva. La legge elettorale consente uno sbarramento. Lo stesso si può immaginare per i microsindacati possano bloccare un servizio pubblico”.
Si può definire un associazione come quella dei piloti un sindacato minoritario visto che è pur sempre ad alta specializzazione ed è fondamentale per lo svolgimento di quel servizio? Non sarebbe innaturale togliere la rappresentanza sindacale ad un gruppo di professionisti che sono per definizione minoritari?
“Questi professionisti giocano al rialzo perché sanno di essere decisivi. Loro sono in grado di imporre alla Compagnia aerea italiana alcune scelte proprio perché il loro ruolo è fondamentale. Come Commissione di garanzia, abbiamo incontrato - proprio la scorsa settimana - le organizzazioni dei piloti in cosa consiste la loro attività. Alcuni di loro lamentano che non devono occuparsi solo della guida dell’aereo, ma devono anche preoccuparsi di chiamare con il cellulare gli impiegati che devono far scendere i passeggeri e quelli che devono prendere i bagagli. I piloti delle altre compagnie non lo fanno. Però non vedo come mai i piloti debbano paralizzare una vertenza che – in qualche misura – mira a salvare la compagnia di bandiera italiana”.
Quali sono le sanzioni più gravi che avete comminato?
“Ai tempi del decreto Bersani abbiamo sanzionato le categorie professionali che avevano scioperato come i farmacisti e gli avvocati. Allora avevamo comminato la massima pena pecuniaria: 50 mila euro. Quando ci sono state le agitazioni dei tassisti a Roma abbiamo convocato il prefetto per chiedere la precettazione dei tassisti. Ed anche questo è stato uno strumento severo che abbiamo applicato”.
Siete stati mai vittima di minacce terroriste?
“Quando ci fu l’arresto della Lioce ad Arezzo nel 2003, nel palmare della brigatista venne trovato come obiettivo sensibile di attacchi la Commissione di garanzia. Quindi abbiamo anche avuto dei rischi concreti per la nostra attività. Anche Marco Biagi – nel suo libro bianco – prevedeva una riforma che interessasse la Commissione di garanzia. Spesso i giuslavoristi sono obiettivo di azioni terroristiche. Penso che la Commissione rappresenti comunque un obiettivo visto che in certi ambienti siamo considerati come la Commissione antisciopero. Ma noi non siamo contro lo sciopero. Come professore di diritto costituzionale non sono contro il diritto di sciopero ma penso che debba essere bilanciato dal diritto dei cittadini di veder garantiti i diritti pubblici essenziali”.

Subito misure antirecessive

Intervista a Tito Boeri
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 18 novembre 2008

Ora è necessario prendere misure antirecessive. Lo spiega alla “Voce” l’economista Tito Boeri.
Prof. Boeri, cosa ne pensa dell’esito del vertice dei G20?
“Il vertice non ha deciso. Non ci sono risultati da questo incontro. Da questo vertice abbiamo compreso che il G8 non è più la sede adatta per gestire il coordinamento internazionale delle politiche economiche. Alla vigilia della presidenza del G8 l’Italia dovrebbe prendere un’iniziativa per allargare questo consesso a Cina, India e Sudcorea. Questo significherebbe aggiungere l’8% del Pil mondiale alle politiche economiche dei grandi”.
E’ d’accordo con l’allarme del Governatore di Bankitalia che ricorda come il peggio della crisi debba ancora venire?
“Sono d’accordo con Draghi. Fin qui abbiamo assistito ad una crisi che si è svolta sui mercati finanziari. I contraccolpi di questa crisi li sentono le famiglie che hanno degli investimenti nei mercati finanziari. In Italia la crisi riguarda una minoranza di famiglie, quelle più ricche. Adesso la crisi si sta trasmettendo all’economia reale sia attraverso una stretta creditizia sulle imprese e sia attraverso un calo di fiducia che rischia di innestare meccanismi viziosi di calo della produzione e provocare la recessione. Servono misure antirecessive”.
Crede che per il settore bancario italiano sia passato il momento peggiore?
“Non mi sembra che ci siano crisi di insolvenza. Mi sembra evidente che le banche italiane abbiamo bisogno di ricapitalizzarsi è evidente. Non è detto che riescano a trovare questi fondi sui mercati finanziari nel breve periodo. Potrebbe esserci bisogno di un intervento dello Stato. Mi limito ad annotare che, mentre tutti i paesi europei hanno un piano, l’Italia non ce l’ha ancora”.
Pensa che i due decreti fatti dal Governo siano insufficienti?
“Quando sono stati fatti li ho lodati. E ho detto che quei decreti erano la cosa giusta da fare. Ma poi mi aspettavo un lavoro accurato sui piani. Ma qui si continua a ragionare su ipotesi diverse. E non c’è un piano che sia ancora reso pubblico. Nel frattempo proseguono le speculazioni in borsa. Questo no va bene”.
Il Governatore di Bankitalia dovrebbe stimolare il Governo a nuove iniziative?
“Io penso che Draghi svolga questo ruolo. Il problema è il governo. Si deve agire sulla politica fiscale che è l’unica arma efficace da utilizzare. Prima di tutto dovrebbero fare la riforma degli ammortizzatori sociali. Questo è un passo decisivo per dare copertura a chi perde lavoro. Il Governo deve investire di più quando le cose vanno male e spendere meno quando le cose vanno bene”.
Con l’arrivo di Obama ci sarà un ritorno al keynesismo?
“E’ difficile dirlo. Il suo programma è meno radicale di quello di Hillary Clinton. E i margini di manovra del nuovo Presidente sono limitati”.

Grazie Carletto

Una dedica per Carletto
di Lanfranco Palazzolo

Oggi pomeriggio, mentre frugavo negli scaffali della mia libreria mi sono imbattuto in due opere di Massimo Teodori. La prima è "America Radicale", libro pubblicato nel 1969 con Bramante editrice e il secondo si intitola "La fine del mito americano" (Feltrinelli - 1976). Si tratta di due libri che avevo preso e che poi pensavo di leggere. Ma non ci sono riuscito perchè erano troppo noiosi e non mi concentravo. Non voglio fare delle critiche a Teodori. Ovviamente non ne sarei degno visto che il secondo libro citato è stato stampato dalla Feltrinelli in più edizioni. Però, quando ho ripreso questi due libri ho provato a dare una nuova letta e alla fine del secondo ci ho trovato questa cosa: "L'America d'oggi - a metà degli anni '70 - è giunta così ad un punto di non ritorno. Il mito americano (...) è definitivamente tramontato". A questo punto mi è venuto in mente un altro libro di Teodori che avevo a casa...ma che non ho letto. Si tratta di "Maledetti americani", uscito con gli Oscar saggi Mondadori nel 2003 parla della storia del pregiudizio antiamericano. Naturalmente mi aspettavo di vedere un'autocitazione di questo pregiudizio. Pensavo che Teodori citasse le sue opere frutto di questo pregiudizio che lui dice di vole combattere. Nella bibliografia finale questi due lavori del Teodori giovane non sono citati. In compenso c'è una bellissima frase di Piero Citati che potrebbe essere utilizzata come monito per chi dimentica in fretta o vuole dimenticare: "Nessuno ha mai raccolto in un'antologia le sciocchezze che gli intellettuali italiani moderni (e quelli francesi) hanno detto sulla politica".
Lasciamo perdere. Ho fatto questo discorso perchè nel libro di Teodori dal titolo "America Radicale" ho trovato una dedica che vorrei riproporre qui. La data della dedica è del 19 maggio del 1969. Si tratta di un libro che è passato tra le mani di Massimo Teodori per finire in quelle di Carletto. Non so chi sia questo Carletto. Ma ha fatto un bellissimo disegno sul libro che merita di essere visto e che vi mostro in questo post. Buona lettura.
Questo è un aggiornamento del 17 febbraio. All'inizio del 2009 ho intervistato Massimo Teodori e gli ho chiesto una precisazione su questa dedica. Se la ricordava benissimo e mi ha detto che questo Carletto altri non era che il funzionario di banca Carletto Sallustri, scomparso molti anni fa. Carletto Sallustri era di fede repubblicana. Mistero della dedica risolto.

lunedì 17 novembre 2008

Quando Capurso sbaglia data

Le parole che fanno la politica
I discorsi che hanno cambiato I'ItaIia
Da Garibaldi a Cavour a Berlusconi e Veltroni
Antonello Capurso, pag. 351, € 10.80, Mondadori

Che Libri, novembre 2008

E possibile ripercorrere la storia d'Italia anche attraverso l'oratoria dei politici: è questa l'idea di Antonello Capurso, notista politico del Tg4, cutatore de "I discorsi che hanno cambiato I'Italia". Il volume, pubblicato da Mondadori, appare a tratti lacunoso e non immune da errori. Nella premessa, ad esempio, Capurso dichiara di aver omesso alcuni discorsi, come quelli pronunciati alla Camera da Giacomo Matteotti il 30 maggio del1924 e da Aldo Moro del 18 novembte del 1977 (la data esatta in realtà è l'11 marzo) in cui il Presidente della Dc disse "non ci faremo processare nelle piazze". Come si potrebbe giustificare l'omissione se non sostenendo che "questi suggestivi discorsi, nei fatti, forniscono chiavi di interpretazione della storia, ne riassumono simbolicamente anche il fluire, ma forse non hanno inciso negli eventi cambiandone il corso". Manca anche il successivo intervento di Mussolini del 3 gennaio 1925 alla Camera, in cui si prendeva le responsabilità dell'omicidio Matteotti proclamando di fatto la dittatura in Italia. Troviamo in compenso degli interventi di Veltroni e Berlusconi, che forse è ancora troppo presto per affermare che "hanno cambiato l'Italia", ma rimangono senz'altro un signifìcativo punto fermo da non trascurare per riflettere sull'Italia di oggi.
(Lanfranco Palazzolo)

Ex fascisti si nasce

Gli ex fascisti del nuovo millennio
L'ex fascista del Duemila. Le radici nere di Gianfranco Fini
A cura di Corrado De Cesare, pag. 167, € 17.00, Kaos Edizioni

di Lanfranco Palazzolo

Quando la Kaos Edizioni se la prende con qualcuno non c'è scampo per il predestinato. Ne sanno qualcosa Maurizio Costanzo e Francesco Rutelli, che in passato sono finiti nel mirino della casa editrice milanese. Adesso arriva, anzi, è di nuovo il turno di Gianfranco Fini. Durante il delicato passaggio tra la prma e la seconda Repubblica, nel 1995 la Kaos Edizioni pubblicò “Il fascista del duemila, le radici del camerata Gianfranco Fini”, a cura di Corrado De Cesare. Oggi la Kaos ha aggiornato quel volume in L'ex fascista del duemila, le radici nere di Gianfranco Fini”. il libro è la riproposizione della raccolta delle dichiarazioni filofasciste di Gianfranco Fini nella seconda metà degli anni '80 e nei primi anni del decennio successivo. A questa raccolta viene aggiunto un servizio fotografico di “Novella 2000” nel quale l'attuale Presidente della Camera viene immortalato in costume su uno yacht abbracciato con la sua compagna Elisabetta Tulliani. Il libro tende a dimostrare la "berlusconizzazione" di Fini. La prima edizione di questo libro ebbe un grande successo, al punto che il quotidiano “Il manifesto” pubblicizzò il volume sulla sua prima pagina; all'epoca l'opinione pubblica era colpita dal primo governo Berlusconi, e molti non avevano accettato la negazione dei valori fascisti espressi da Alleanza Nazionale al Congresso di Fiuggi del 1995. Oggi la risposta del pubblico forse non è così certa come lo fu allora.

I discorsi che hanno cambiato l'Italia


Che Libri, novembre 2008

G20 has non decided

Interview With Tito boeri
"Voce Repubblicana", 18 novembre 2008
By Lanfranco Palazzolo
It is now necessary to take measures antirecessive. This explains the "Voce Repubblicana" Tito Boeri economist.
Prof. Boeri, what do you think the outcome of the summit of G20?
"The summit has not decided. There are no results from this meeting. From this summit we realized that the G8 is no longer the place to manage the international coordination of economic policies. On the eve of the G8 presidency of Italy should take an initiative to expand this forum to China, India and Sudcorea. This would add 8% of GDP to global economic policies of the majors.
Bankitalia's Governor Mario Draghi warning of recalls that as the worst of the crisis have yet to come?
"I agree with Draghi. So far we have seen a crisis which took place on financial markets. The repercussions of this crisis will feel the families who have investments in financial markets. In Italy the crisis concerns a minority of families, rich ones. Now the crisis is transmitting to the real economy is through close and credit business is through a decline of confidence that threatens to graft vicious mechanisms of declining production and cause a recession. We need measures antirecessive".
Believes that the Italian banking sector is past the worst moment?
"I do not think that there are crises of insolvency. It seems obvious that the Italian banks to recapitalize we need is obvious. Not necessarily be able to find these funds on financial markets in the short term. There might be a need for state intervention. I simply note that while all European countries have a plan, Italy did not have it yet".
Think that the two decrees made by the government are inadequate?
"When I made them I praised. And I said that those decrees were the right thing to do. But then I was expecting a thorough work on the plans. But here we continue to think about different scenarios. And there is no plan yet to be made public. Meanwhile continuing speculation on the stock exchange. This no fits".
The Governor of Bankitalia the Government should stimulate new initiatives?
"I think that the Draghi play this role. The problem is the italian government. We must act on tax policy that is the only effective weapon to use. First of all, should make the reform of unemployment benefits. This is a decisive step to give cover to those who lose work. The Government must invest more when things go wrong and spend less when things go well".
With the arrival of Obama there will be a return to Keynes?
'It is difficult to say. His program is less radical than Hillary Clinton. And the scope of the new president are limited".

venerdì 14 novembre 2008

Villari non ti dimettere

Intervista al deputato radicale Marco Beltrandi (Pd)
Voce Repubblicana del 15 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Qualche settore del Pd potrebbe aver suggerito il nome di Villari alla Presidenza della Vigilanza Rai. Ma il condizionale è d’obbligo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato radicale Marco Beltrandi, iscritto al gruppo parlamentare del Pd e membro della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
Onorevole Beltrandi, cosa accadrà dopo l’elezione del senatore Riccardo Villari, scelto dal PdL, alla Presidenza della Vigilanza? Come è uscito fuori questo nome?
“Come sia uscito fuori questo nome non lo so. E sinceramente non mi interessa. A me interessa che oggi abbiamo un Presidente. Ritengo che l’eletto debba restare in carica anche se per espletare alcuni atti dovuti che stanno attendendo da molto tempo”.
L’elezione di Villari mette in difficoltà il Pd o risolve i suoi problemi?
“Sicuramente mette in difficoltà il Pd. Ma credo che nasca da una certa misura anche all’interno del Partito democratico”.
In che senso?
“Mi riesce difficile pensare che Villari – per i fatti suoi – si sia messo d’accordo con il Pdl. Ecco!”.
Pensa che il Pd abbia fatto capire che quel nome andava bene?
“Diciamo che alcune componenti del Partito democratico potrebbero aver favorito questo nome. Il condizionale è d’obbligo. Non proprio il Partito democratico. Quindi il segretario e i vertici del partito sono rimasti estranei in questa vicenda”.
Nel Partito democratico erano molto preoccupati che lei potesse diventare il Presidente della Vigilanza?
“Penso proprio di si. Ne ho avuto conferma in tutti questi giorni”.
Come ha trovato le parole utilizzate da Veltroni che ha parlato di atto inimmaginabile?
“Sarebbe stato preferibile che la prassi parlamentare fosse stata rispettata. Però non sono d’accordo con le affermazioni di Walter Veltroni. Mi sembra che Veltroni dimentichi un fatto fondamentale: la funzionalità della Vigilanza non è un optional. Ma è un inderogabile dovere costituzionale assicurare la funzionalità di questa commissione di garanzia. Il Presidente della Repubblica ha parlato di inderogabile dovere costituzionale. Mi sembra che il segretario del Pd lo abbia completamente dimenticato”.
Qualcuno ha pensato che la scelta di Villari sia nata negli ambienti rutelliani del Pd.
“Potrebbe”.
Pensa che Villari stia prendendo tempo per evitare di dare le dimissioni?
“Mi auguro che Villari non si dimetta. In realtà non so cosa farà Villari. E non ho nessuna idea cosa pensi. Se Villari si dimettesse si assumerebbe la responsabilità di riaprire il vulnus costituzionale che è durato più di 6 mesi e ha danneggiato la Rai. Oggi stiamo rischiando di mettere in discussione le elezioni regionali in Abruzzo se non si vara il regolamento delle tribune politiche”.
Pensa che le alte cariche dello Stato diranno a Villari di dimettersi?
“Mi sorprenderei moltissimo se lo facessero”.