sabato 12 gennaio 2008

Churchill e l'Europa. Fu vero amore?

IL VELINO CULTURA del 12 gennaio del 2008
(Winston Churchill, europeista solo quando era all'opposizione)

Roma - Quando si parla di Europa e di integrazione politica ed economica dei paesi del Vecchio continente si cerca sempre di evitare di parlare della Gran Bretagna. Questo paese è stato sempre la croce dell’integrazione europea. Rileggere la storia dell’ingresso del Regno Unito nella Comunità economica europea è un vero e proprio incubo per chi ha seguito queste delicate vicende. Tuttavia, alcune delle idee brillanti sul futuro dell’Europa sono proprio venute da Londra. Fu un oscuro deputato laburista, un certo E. G. MacKay a proporre il primo agosto del 1950 l’adozione di una moneta europea accanto alla nascita di una Banca europea e di un Consiglio industriale europeo. Sull’argomento va segnalata la recente uscita del libro “Winston Churchill – L’idea dell’Europa unita” (Bruno Mondadori). In questo pregevolissimo volume vengono raccolti gli scritti e i discorsi dello statista e politico conservatore sull’Europa. A curare il volume ci ha pensato Claudio Giulio Anta. Nella sua prefazione, il professor Arturo Colombo, scrive che la battaglia di Churchill per l’Europa fu certamente diversa da quella di Ernesto Rossi e di Altiero Spinelli. Infatti, lo statista non sposò mai l’idea del federalismo europeo, ma si limitò a fermarsi sull’ideale dell’europeismo. Il discorso dei cosiddetti tre cerchi, pronunciato nell’aprile del 1949 a Londra, era in pratica la conferma di questa scelta. Churchill pensava che la prospettiva dell’Europa unita sarebbe dovuta essere inserita nei cerchi del Commonwealth e dei popoli di lingua inglese. Una visione che difficilmente sarebbe stata accettata da molti europei di sinistra. Ma la Guerra fredda, che lo stesso Churchill aveva enunciato nel celebre discorso di Fulton nel Missouri il 5 marzo del 1946, rese necessaria questa teorizzazione per il leader conservatore. Perciò Churchill immaginava, fin dal 1943, la nascita di un “Consiglio d’Europa” che fosse il “primo passo” di un’unione tra la Francia e la Germania, dove in passato avevano covato conflitti che sarebbero riesplosi. Claudio Giulio Anta ritiene che la vocazione europeista di Churchill è testimoniata anche da un unione tra Stati proposta da Churchill qualche anno prima “quando, su ispirazione di Monnet, egli avanza il progetto di un unione indissolubile franco-britannica nel momento in cui la Francia si trova di fronte all’avanzata nazista”. Anta precisa che questa proposta non aveva nulla di “federale”, ma mirava di fatto a una confederazione tra due stati. Un altro aspetto su cui nessuno ha mai voluto dire recentemente una parola è il riconoscimento di Churchill delle radici cristiane dell’Europa. Nel suo intervento del settembre del 1946 all’università di Zurigo, lo statista appena sconfitto dai laburisti alle elezioni del 1945, parlò chiaramente di Europa “non solo di questo splendido continente che comprende le regioni più belle e progredite del mondo”, ma anche della “culla del cristianesimo e dell’etica cristiana, la fonte di gran parte della cultura, delle arti, della filosofia, della scienza, del passato e del presente”. Jean Monnet ha sempre descritto Churchill come “un uomo di guerra. Una leggendaria incarnazione della vecchia Inghilterra”. Ecco perché l’idea di Europa unita lo coinvolse ben poco quando fu a Downing Street. I discorsi più illuminanti sull’Europa furono fatti dal Churchill giornalista e dall’uomo di opposizione. Ne è una testimonianza apprezzabile il bellissimo articolo pubblicato il 15 febbraio del 1930 sul Saturday Evening Post dal titolo “The United States of Europe”. All’inizio degli anni Cinquanta, quando Churchill tornò al potere come premier, la sua politica fu tutt’altro che europea. Lo statista rimase nel cerchio del Commonwealth senza guardare troppo a quello europeo. Durante il suo secondo governo, Churchill affrontò con successo la guerriglia marxista in Malaysia e la sanguinosa rivolta dei Mau-Mau in Kenya per poi passare nel 1955 lo scettro del potere al suo delfino Antony Eden negli anni in cui si gettavano le basi per i trattati di Roma del 1957. Due anni dopo ci fu l’uscita di Churchill dalla vita politica inglese e internazionale. Rileggere “L’idea dell’Europa unita” però è importante perché ci permette di scoprire un grande giornalista e un politico di opposizione più vicino all’Europa che al sogno della vecchia Inghilterra che piace ben poco agli europei. (pal)