martedì 15 gennaio 2008

Frosini, difficile che la consulta bocci i referendum


Referendum, Frosini: Difficile che Consulta bocci i quesiti
IL VELINO SERA del 15 gennaio del 2008
di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto a destra il costituzionalista Tommaso Edoardo Frosini).

Roma - "Boccio la bozza Bianco in fieri perché le finalità di questa legge non sono chiare". Lo dice il professor Tommaso Edoardo Frosini, docente di Diritto costituzionale comparato all’istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Frosini, autore di numerosi saggi (Sovranità popolare e costituzionalismo, Forme di governo e partecipazione popolare), commenta, quindi, la sortita del numero due del Pd, Dario Franceschini, sul doppio turno alla francese: “Devo dire che da studioso ho molto apprezzato l’intervento dell’onorevole Franceschini. Ha detto quello che in fondo molti ritengono, quello che molti pensano possa essere il meccanismo elettorale migliore, quello che in fondo venne votato nella commissione D’Alema nel 1998. Ricordo che molti partiti hanno messo questo sistema nel loro programma alle ultime elezioni politiche. Lo ha fatto l’Ulivo, Alleanza nazionale e in parte Forza Italia. Questi partiti – spiega Frosini – hanno pensato che ci possa essere un sistema in cui il corpo elettorale possa essere messo in condizione di partecipare alla scelta del governo. Il limite della proposta Franceschini è stato quello di aver fatto questa iniziativa in un momento molto delicato e forse per sparigliare. Ma Franceschini non ha fatto altro che manifestare quello che è il desiderio represso di tutti, cioè l’idea di introdurre un meccanismo simile a quello francese in cui si possa prevedere una legge di stampo maggioritario a doppio turno. E si possa, parimenti, introdurre l’elezione diretta del capo dello Stato. Questa seconda riforma, però, dovrebbe essere realizzata con il meccanismo della riforma costituzionale. E cioè quanto di più irrealistico si possa pensare in una situazione politica ingessata com’è quella attuale”. Frosini ha apprezzato il lavoro tecnico sulla legge elettorale: “Trovo che sia politicamente apprezzabile che la commissione Affari costituzionali del Senato si sia occupata di questa legge. Il giudizio sulla bozza di riforma elettorale, invece, è un altro. Si è cercato di trovare una soluzione compromissoria tra tutte le forze politiche che ha certo danneggiato una certa chiarezza e linearità del metodo elettorale perché si è cercato di trovare dei meccanismi per non penalizzare le forze politiche minoritaria. La mia valutazione sul ‘prodotto legislativo’ in fieri vorrei esprimere delle riserve. Le finalità di questa legge non sono chiare. Secondo me, una legge elettorale serve a dare un governo al paese e non a rappresentare la massima varietà delle forze politiche. La mia impressione è che il lavoro di queste settimane svolto dai collaboratori di Veltroni e dalla bozza Bianco serva solo a rappresentare una maggioranza plurima invece di dare un governo e una maggioranza al paese”. Qual è il suo giudizio sul “Mattarellum” rimasto in vigore dal 1993 al 2006? “Era una legge che aveva dei difetti come la bislacca tecnica dello scorporo. Ma – dice Frosini – centrava in pieno l’obiettivo di far votare per una maggioranza e per un governo. L’elettore votava non solo per la rappresentanza parlamentare, ma anche per la scelta di un governo. Questo è anche quello che accade a livello comunale, provinciale e regionale. Ora dobbiamo porci l’obiettivo di portare a livello nazionale quello che già esiste a livello locale e regionale”. Questa settimana la consulta si pronuncerà sui referendum elettorali. Teme interventi impropri di pressione sui giudici? “Ritengo che non ci sia alcun rischio. Credo che la Corte costituzionale rappresenti – tanto per usare un’espressione nota in dottrina – l’isola della ragione. Noi dobbiamo ritenere che la Consulta sia un organo neutrale e indipendente. Così è stata sempre la corte rappresentata da insigni giuristi i quali rispondono alla loro coscienza”. Un pronostico sulla decisione dei giudici? “Conoscendo la giurisprudenza della Corte mi pare difficile che possa bocciare questi quesiti. Ma se lo dovesse fare ci arriverebbe tramite l’argomentazione e il ragionamento giuridico. Non per altro”. Che ruolo avrà il presidente della Consulta in assenza di un giudice della Consulta che attualmente manca al plenum? “In caso di parità, il voto del presidente vale doppio. Quindi se ci dovesse essere un sette pari, il voto del presidente è decisivo perché conta come duplice voto”. Il presidente Franco Bile infatti può votare. “Noi siamo abituati a vedere il presidente della Camera e quello del Senato che non votano perché sono presidenti di organi assembleari rappresentativi dove hanno il precipuo compito di rappresentare l’istituzione dentro la quale ci sono una molteplicità di forze politiche. Quindi non possono essere partigiani perché rappresentano un’istituzione dove sono rappresentate forze politiche diverse. Il presidente della Corte costituzionale è componente della Consulta. Gli stessi giudici lo hanno eletto quale presidente. Ma ha un compito di presiedere il collegio che giudica. E pertanto è tenuto anch’egli a contribuire al giudizio. Non può astenersi. Il presidente della Consulta non rappresenta la pluralità delle forze politiche. E pertanto – conclude Frosini – deve contribuire al giudizio attraverso il suo voto. Non può chiamarsi fuori di fronte a una decisione la cui incidenza sulla norma. A questa valutazione non può non concorrere chi è il presidente”. (pal)