sabato 26 gennaio 2008

Arrigo Boldrini, il partigiano che voleva occupare la Camera

Boldrini / Il partigiano moderato che fece arrabbiare Pertini
IL VELINO CULTURA del 26 gennaio del 2008
di Lanfranco Palazzolo

Roma - Martedì scorso la Camera dei deputati ha commemorato, con un minuto di raccoglimento, la figura dell’onorevole Arrigo Boldrini, medaglia d’oro della Resistenza e per undici legislature parlamentare. A Montecitorio lo hanno ricordato come un deputato che non amava le cariche importanti. Tutti quelli che lo hanno conosciuto ricordano che Boldrini non voleva affatto diventare vicepresidente della Camera. Accettò solo dopo molte esitazioni. Da presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia è stato sempre un moderato, cercando di far andare d’accordo tutte le correnti della Resistenza. Del resto, il capitano Bulow, il suo nome di battaglia, fu uno degli uomini che rimase sull’attenti di fronte a Umberto II di Savoia quando il 16 maggio del 1945 i reparti della divisione Cremona lo contestarono. Boldrini, che partecipava a quella manifestazione nelle file della ventottesima Brigata Garibaldi, non sentì la necessità di unirsi a quella protesta. Questa disciplina da coraggioso capo partigiano non gli mancò nemmeno da uomo politico. Nel Pci fu un perfetto stalinista fino all’avvento di Luigi Longo. Da quel momento le sue posizioni furono considerate più centriste. Nelle sedute alla Camera, il giovane partigiano aveva il compito di interrompere gli avversari politici. Arrivò persino a salire con i piedi sugli scranni. I colleghi parlamentari e gli amici di partito ricordano che amava molto il gusto per la battuta. Ma questo “amore” in politica può rappresentare un problema. Nel gennaio del 1969 fu protagonista di una polemica politica che fece arrabbiare molto il presidente della Camera Sandro Pertini. Il 30 gennaio del 1969 il capitano Bulow partecipò a una riunione del Partito comunista italiano in Sicilia insieme ad alcuni consiglieri regionali del Psiup. In quei giorni i consiglieri dei due partiti avevano occupato l’aula dell’Assemblea regionale siciliana. Boldrini aveva commentato quell’iniziativa così: “La lezione siciliana è di grande attualità. Forse non è lontano il tempo in cui dovremmo occupare Camera e Senato”. La notizia finì su tutti i quotidiani nazionali del 31 gennaio del 1969 tranne che su l’Unità. Arrivato a Roma, si rese conto delle polemiche che avevano sollevato quelle parole. Il parlamentare del Pci cercò di rettificare il suo pensiero spiegando che l’occupazione “non è da escludersi in sede nazionale anche per impegnare tutti a una nuova funzione del Parlamento e anche se può sembrare un gesto clamoroso”. I giornalisti che avevano seguito il suo incontro a Palermo confermarono quelle parole. Lo stesso gruppo parlamentare del Pci chiese una rettifica più chiara. Boldrini fu convocato da Pertini smentendo di aver detto quelle parole. Dopo l’incontro con il presidente della Camera, il parlamentare comunista pubblicò una smentita che terminava con queste parole: “Se ad esempio dieci di noi decidessero di non abbandonare l’aula di Montecitorio fino a che non sia messo all’ordine del giorno il tema delle pensioni, non sarebbe questo certo un gesto clamoroso? Ma non si potrebbe parlare certo di occupazione del Parlamento”. I repubblicani non la presero bene. Boldrini era di Ravenna ed era un avversario politico di Ugo La Malfa in quella circoscrizione. La Voce Repubblicana lo attaccò: “C’è da chiedersi se per caso il deputato comunista non abbia idea che le Camere siano sorde e grigie e debbano essere trasformate in un bivacco di guardie rosse”. Fu più realista Antonio Giolitti che minimizzò spiegando che quella di Boldrini era “una battuta e non un programma politico”. Aveva ragione. (pal)

I coniugi Mastella e Pablo Neruda

Il “legame” non casuale con i coniugi Mastella
IL VELINO CULTURA del 26 gennaio del 2008
Di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto a sinistra la poetessa Marha Medeiros)

Roma - I quotidiani hanno annotato con una certa diffidenza la citazione di Clemente Mastella della poesia di Pablo Neruda “Lentamente muore”, nel corso dell’intervento del leader dell’Udeur a Palazzo Madama. In effetti si tratta di un errore, corretto dall’ex senatore Stefano Passigli, che pubblica in Italia le opere di Neruda in qualità di editore. Non è la prima volta che il poeta cileno viene citato dall’ex Guardasigilli. Quindi abbiamo ragione di pensare che questa sua “passione” non sia casuale, anche se è viziata da un equivoco sul quale molti cadono negli ultimi anni. Il leader dell’Udeur aveva tirato in ballo il poeta anche nel corso di un’intervista con la Repubblica dello scorso 14 giugno 2007. E proprio in quella occasione Mastella aveva chiamato in causa Neruda e il famoso componimento. A Liana Milella che aveva evocato una possibile crisi del governo Prodi, Mastella aveva risposto: “Io, come Neruda, non ci sto a ‘morire lentamente’ perché così consegniamo il paese a Berlusconi, che mi sta pure simpatico, ma sta seduto sulla riva del fiume e aspetta di veder passare il nostro cadavere. In cinque anni non ha fatto niente, ma è tale la nostra incapacità che viene invocato come il salvatore. Potremmo farcela anche con un solo voto in più, ma manca un disegno politico. O c’è uno scatto di reni o è meglio andare a un governo di larghe intese che guidi il paese fino al 2009 quando si voterà per europee e politiche”. Tuttavia, il leader dell’Udeur ha commesso un errore che è molto frequente. Ha citato una poesia della giovane Martha Medeiros, nata nel 1961, che si intitola “Ode alla vita”. Il componimento era stato oggetto di una disputa sul blog del quotidiano El Pais l’8 luglio 2007, quando era stato spiegato ai lettori l’equivoco di questa opera, che troppo spesso viene attribuita erroneamente a Pablo Neruda. (Vedi in http://lacomunidad.elpais.com/corotos/2007/7/8/apocrifos). Lo stesso equivoco si è verificato lo scorso luglio a Sorrento nel corso di un recital di poesie del poeta cileno quando è stata evocata erroneamente l’opera della Medeiros (Vedi in http://riflettiamo.blog.espresso.repubblica.it/pensiamoci_su/2006/09/ode_alla_vita.html ). Nel suo intervento al Senato, Mastella non ha citato interamente la poesia, omettendone l’ultimo capoverso: “Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”. Per far comprendere quanto sia comune questo errore è il caso di andare a rileggere l’edizione del quotidiano l’Unità dell’11 luglio 2004, quando il componimento della Medeiros è stato pubblicato per intero dal quotidiano dei Ds attribuendolo a Neruda. L’errore dell’Unità è stato clamoroso perché è apparso nella pagina della cultura ed è stato inserito nel quadro delle commemorazioni dei 100 anni dalla nascita del poeta sudamericano. Ma per capire meglio il reale legame di Clemente Mastella con lo scrittore è il caso di risalire a tre anni prima. E si scopre che il merito di questo amore si deve anche alla moglie dell’ex ministro della Giustizia. Nell’aprile del 2004 Sandra Lonardo Mastella venne nominata alla guida dell’azienda autonoma del turismo di Capri, isola nella quale Neruda visse in esilio nel 1952 in una villa, La casa di Arturo, messagli a disposizione da Edwin Cerio. In quel periodo lo scrittore pubblicò “Los versos del capitán” (Arte Tipografica – Napoli), opera che fu stampata solo in 50 copie per gli amici più stretti e poi ripubblicata qualche anno fa. Lo stretto legame del poeta cileno con l’isola di Capri e con la Campania fu suggellato anche dalla nascita del suo amore con Matilde Urrutia, la donna che gli rimase accanto fino alla sua morte nel 1973. Nel periodo successivo alla sua nomina all’azienda autonoma del turismo dell’isola, che avvenne in occasione del centenario della nascita di Neruda, Sandra Lonardo Mastella spiegò alla stampa i suoi progetti per Capri, dove contava di avviare una serie di iniziative per valorizzarla. Il 20 agosto 2004 lady Mastella confidò di amare lo scrittore latinoamericano e la sua Capri più di Platone: “Neruda, certo. Ha detto bene”, rispose Sandra Lonardo Mastella a una giornalista che – nel corso di una conferenza stampa – gli chiedeva conto della sua passione per il poeta. Infatti è proprio per merito di Sandra Lonardo Mastella che nel luglio del 2004 fu organizzato a Capri un concerto spettacolo di Mauro Di Domenico dal titolo “Nati in riva al mondo”. Pochi giorni dopo fu rappresentato anche “Il postino di Neruda” di Antonio Skarmeta. Il 13 agosto del 2004 l’azienda di soggiorno dell’isola organizzò all’hotel San Michele di Anacapri un incontro per ricordare i 100 anni dalla nascita del poeta. Questo, tanto per dimostrare che il legame tra Neruda e la famiglia Mastella esiste. Il problema è stato che il leader dell’Udeur non si è consultato con la moglie prima di svolgere l’intervento in aula. Se lo avesse fatto non avrebbe commesso quell’errore. (pal)

La fine ingloriosa di Italia.it


Italia.it / Come (e perché) è finita la lunga agonia
IL VELINO CULTURA del 26 gennaio del 2008
(Nella foto a sinistra l'orrendo logo di Italia.it).

Roma - Resterà forse un mistero la ragione per la quale il governo di centrosinistra non sia stato in grado di mettere in piedi un sito internet decente che promuova il turismo italiano. La chiusura definitiva del portale www.italia.it è un perfetto manuale per mettere in evidenza l’improvvisazione italiana, l’inutile concorrenza tra i diversi enti della pubblica amministrazione. E così, se la Spagna ha www.spain.info, la Francia può contare su www.franceguide.com, l’Australia su www.australia.com, l’Italia vanta un fallimento senza precedenti. Del resto, il ministro dell’Innovazione tecnologica Lucio Stanca è stato chiaro fin dalla scorsa legislatura. Il progetto è stato frenato dalle Regioni proprio nel 2005, dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali. Sul Sole 24 Ore del 22 maggio 2005 il ministro Stanca denuncia: “Indubbiamente da parte di alcune Regioni o di enti locali c’è stata della diffidenza. In qualche caso qualche assessore regionale ha anche consigliato enti locali di non avere rapporti con questo progetto”. Il 7 luglio 2006 il quotidiano di Confindustria riferisce che il sito è ancora bloccato dai veti locali. E il giorno successivo, ancora dallo stesso quotidiano, l’ex ministro spiega che nel 2005 “in alcune regioni i governi locali hanno cambiato colore e sono cominciati i problemi. In Italia è difficile fare squadra se si è di colore diverso”. Lucio Stanca non avrebbe mai immaginato che la squadra del centrosinistra fosse in grado di combinare tanti guai. Infatti, il governo ha impiegato almeno 10 mesi dall’inizio della legislatura per varare il sito, operazione completata il 22 febbraio del 2006. Nel corso della Bit 2006 il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli è raggiante per il nuovo portale. Eppure, in poche settimane si verifica una rivolta dei blogger contro il portale www.italia.it. I blogger organizzano un’iniziativa dal nome RItaliaCamp per cercare di tappare le numerose carenze del sito che consegna ai navigatori della rete informazioni sbagliate e fuorivianti. Nei partiti del centrosinistra sono tutti preoccupati di insultare l’ex ministro Lucio Stanca. Come fa ad esempio Paolo Zocchi, presidente dell’osservatorio Ict della Margherita: “Non c’è dubbio che il precedente governo abbia gestito questa cosa in modo bizzarro (…) Ma ci sono tutti gli spazi per poter effettuare dei miglioramenti significativi” (La Stampa, 8 marzo 2007). Il ministro dei Beni culturali con delega al Turismo Francesco Rutelli fa una promessa che non mantiene: “Ci diamo un anno di tempo per rendere il portale definitivo (…) sarà aperto al contributo di tutti (…) per correggere ciò che nel portale potrebbe essere migliorato” (Ivi). L’apertura rutelliana si dimostra un immediato fallimento. Il giorno dopo il Sole 24 Ore denuncia che su italia.it il Monte Bianco viene “spostato” dalla Valle D’Aosta in Piemonte. Il vicepresidente della Regione Veneto Luca Zaia chiede al ministro Rutelli di oscurare le pagine che si occupano della regione del nord-est: “Ci sono errori grossolani e vistosi”. Ad aprile ci si mettono anche gli hacker che associano la parola “merda” al portale. Chi digita infatti la parola “merda” su Google si vede spuntare al primo posto proprio il sito del turismo italiano (vedi Libero del 24 aprile del 2007). Il 4 aprile il senatore di Alleanza nazionale Domenico Gramazio propone a Luigi Nicolais, ministro delle Riforme e dell’innovazione nella pubblica amministrazione, di chiudere il portale. Ma il 14 giugno successivo Nicolais risponde su italia.it in modo rassicurante: “Le problematiche sorte in merito a una impostazione eccessivamente centralistica rilevata in passato possono ritenersi ormai superate”, annunciando per luglio “la piena operatività” del portale (vedi fascicolo 034 del Senato su interrogazione 4-01702). La conclusione di Nicolais è da incorniciare: “Risulta quindi di tutta evidenza che, al contrario di quanto auspicato dal senatore interrogante, il governo ritiene che il portale www.italia.it non debba essere chiuso”. E le figuracce proseguono. Da quanto risulta al deputato Giorgio Jannone (Forza Italia), nell’interrogazione del 30 ottobre 2007, sul sito si parla di 110 province italiane, numero che sarà effettivo solo nel 2009, quando le ultime tre amministrazioni diventeranno operative. Sempre secondo Jannone, dal portale manca la Repubblica di San Marino a favore della “rinascita” dello Stato Pontificio. Il deputato denuncia inoltre la sparizione delle località marittime in Abruzzo. Un pasticcio senza fine. A quel punto il ministro Rutelli dichiara che il sito “non è salvabile” e annuncia di aver dato “il fischio di fine partita” (vedi “Il Sole 24 Ore del 25 ottobre 2007). Il giorno dopo, l’ex ministro Stanca denuncia sulla Stampa: “È mancata la capacità di questo governo di portare avanti un progetto così complesso nonché il gioco di squadra tra tutti gli attori (Regioni, Province, enti, operatori turistici, fornitori)”. Ma il peggio deve venire. Italia Oggi del 31 ottobre 2007 annuncia il ripescaggio del portale, deciso dall’Enit nel Consiglio di amministrazione del 30 ottobre 2007, attraverso un “presidio internet partecipativo” che avrebbe avuto lo scopo di affidare all’Enit il coordinamento del sito con le Regioni. Ma questa decisione è solo servita a prolungare il suo coma. (pal)