sabato 23 febbraio 2008

Il colpo di Stato dimenticato da tutti

Praga / Il colpo di Stato del ‘48
IL VELINO CULTURA
di Lanfranco Palazzolo
(A destra vignetta apparsa sul "Candido" del 20 marzo del 1948)

Roma, 23 feb (Velino) - Il silenzio di Pietro Nenni sul “Vítezny únor” (“Febbraio vittorioso”). Chissà se in questi giorni qualcuno si ricorderà del colpo di stato comunista avvenuto nel febbraio del 1948. Questo avvenimento, noto ai comunisti più intransigenti come “febbraio vittorioso”, ebbe una grande ripercussione sul nascente sistema politico italiano che si stava confrontando alla vigilia delle elezioni politiche del 18 aprile del 1948 e mise in un certo imbarazzo il leader socialista Pietro Nenni che era alleato con Palmiro Togliatti nel Fronte Popolare. Molte vittime di quel colpo di Stato, ordito dal Partito comunista Cecoslovacco (Pccs), erano esponenti del Partito socialista nazionale come ad esempio il capo dello Stato cecoslovacco Edvard Benes. Le vicende cecoslovacche vennero viste in Italia con una certa preoccupazione. Nel dicembre del 1947 le truppe alleate avevano lasciato l’Italia (escluso il Friuli Venezia Giulia). I diplomatici sovietici avevano chiesto ripetutamente ai funzionari del Pci italiani di controllare il ritiro di queste truppe alleate e di fornire ogni informazione relativa al materiale bellico lasciato dagli americani al nuovo esercito italiano. Ai comunisti italiani sarebbe bastato un segnale per entrare in azione. In Cecoslovacchia tutto ebbe iniziò il 12 febbraio 1948, quando il ministro degli interni Vaclav Nosek, comunista, decise improvvisamente di sostituire 8 funzionari di Pubblica sicurezza di Praga, non comunisti, con persone di fiducia. Il primo ministro era sì il comunista Klement Gottwald, fedelissimo a Stalin, ma 17 ministri sui ventisei del suo governo appartenevano ad altri partiti. Nel Parlamento, eletto con libere elezioni il 26 maggio 1946, il Pccs (Partito comunista cecoslovacco) disponeva di 114 seggi su 300. Tuttavia i comunisti avevano inserito uomini di loro fiducia in tutti i gangli della vita pubblica: forze armate, polizia, economia, informazione. Avevano organizzato la “Lidová milice”, la milizia popolare, una forza armata semilegale, pronta a obbedire a qualsiasi ordine del Pccs. Era l’inizio di un’epurazione drammatica. Il giorno successivo alcuni ministri non comunisti chiesero all’esecutivo il ritiro di questa disposizione. I più colpiti da quella decisione furono proprio i parlamentari socialisti. Il 20 febbraio rimisero il proprio mandato al presidente della repubblica i ministri del Partito socialista nazionale (P. Zenkl, Hubert Ripka, P. Drtina, J. Stransky), del Partito popolare (monsignor J. Sramek, monsignor F. Hala, J. Prochazka, Vaclav Kopecky) e del Partito democratico slovacco (Kocvara, Pietor, Franek, Lichner), sperando che la situazione creatasi potesse risolversi per vie democratiche e che i comunisti rispettassero il normale iter politico democratico. La leadership comunista guidata da Gottwald, A. Zapotocky, Rudolf Slansky e Vaclav Kopecky sfruttò invece la situazione suscitando una campagna contro i ministri dimissionari definiti “reazionari sovversivi”, chiedendo a Benes di accoglierne le dimissioni suggerendo nomi alternativi fiancheggiatori del Partito comunista cecoslovacco. Il 21 febbraio vennero mobilitati i comunisti di Praga, poi toccò ai comitati di fabbrica, venne indetta un'ora di sciopero generale e, agitando la minaccia della guerra civile e dell'intervento sovietico i comunisti costrinsero Eduard Benes a nominare un nuovo governo. Il dramma si concluse il 25 febbraio del 1948 quando una manifestazione di piazza comunista, dopo alcuni giorni di violenze, appoggiò il presidente del Consiglio, lo stalinista Klement Gottwald. Meriterebbero un capitolo a parte tutte le epurazioni successive. La prima vittima illustre del “febbraio vittorioso” fu Jan Masaryk, figlio di Tomas, ministro degli Esteri nel governo di coalizione. Morì nella notte tra il 9 e il 10 marzo, cadendo da una finestra del suo ufficio. Secondo le autorità fu un suicidio. Nessuno ci credette. Il terrore continuò fino alla morte di Stalin. Si calcola che le vittime furono 150 mila e tra queste lo stesso Rudolf Slanski, onnipotente segretario del Pcc caduto improvvisamente in disgrazia e impiccato dopo un processo farsa nel 1952. In quei giorni dell’inverno del 1948 si accelerò il processo di sovietizzazione delle istituzioni. Alcuni partiti della sinistra democratica vennero assorbiti dal Pccs in un “Fronte Nazionale”, fu elaborata una nuova Costituzione (9 maggio 1948) che prevedeva elezioni sulla base della presentazione di una lista unica, unica lista (Fronte Nazionale, appunto) che si votò nelle elezioni indette per il 30 maggio 1948. I giochi erano fatti. Il 7 Giugno 1948 il presidente della Repubblica Beneš si dimise, dopo essersi rifiutato di firmare la Costituzione del 9 Maggio. Morì il settembre successivo di crepacuore. Gli esponenti del Partito comunista italiano erano galvanizzati da quella vittoria. Nel corso di un colloquio con un funzionario sovietico, l’esponente comunista Paolo Robotti disse: “La vittoria darà al Partito comunista la possibilità di passare legalmente a una tattica molto più risoluta, come è stato in Cecoslovacchia”. Fortunatamente De Gasperi rimase saldamente alla guida del paese senza che nessuno lo spingesse giù dalla finestra.

(pal) 23 feb 2008 11:02

Quei film con Cuba lasciati in eredità da Walter


IL VELINO CULTURA del 23 febbraio 2008, di Lanfranco Palazzolo (Nella foto a destra la dissidente cubana Martha Roque).

Roma - Adesso che Fidel Castro si è ritirato, potrà forse dedicare un po’ del tempo libero per vedersi qualche film rimasto nel cassetto. E tra questi, quelli che Cuba ha realizzato grazie all’aiuto di chi, come Walter Veltroni, pur professandosi un kennedyano convinto, da ministro dei Beni culturali e vicepremier di Prodi (il cursus honorum del leader Pd, iniziato negli anni Settanta, contempla anche questi incarichi tra i moltissimi altri che ha ricoperto in oltre trentacinque anni vissuti da politico di professione, compreso quello di responsabile della propaganda del Partito comunista italiano) firmò a Roma il 4 febbraio del 1997 uno storico accordo di coproduzione cinematografica fra Italia e Cuba. Molti esperti di cinema espressero in quell’occasione non poche perplessità per un’iniziativa che mirava a sostenere una cinematografia debole e legata a un regime dittatoriale, in grado di produrre solo tre o quattro film l’anno. Il primo film programmato, Il sognatore, con la sceneggiatura di Enrico Coletti ed Ennio De Concini, era centrato sulla storia di un attentato a Castro negli anni Sessanta organizzato dalla Cia in collaborazione con la mafia italo-americana. Fu subito polemica. Repubblica scrisse che “il mediatore, per stabilire i contatti tra produzione e governo cubano, sarebbe stato Primo Greganti”, il discusso uomo dell’amministrazione Pci-Pds che entrò anche in tangentopoli. Piero Fassino, sottosegretario agli Affari esteri, fu costretto a smentire. Ma gli strali maggiori furono riservati alla sceneggiatura de Il sognatore, le cui riprese avrebbero dovuto iniziare alla fine dell’estate del 1998, in un periodo nel quale il regime castrista aveva deciso un giro di vite contro gli oppositori ed era stata incarcerata la giovane Marta Roque, colpevole di aver criticato un discorso di Castro. Che fine ha fatto Il Sognatore? Castro potrebbe divertirsi a cercarlo. (pal)