sabato 8 marzo 2008

Anna Magnani, onorevole scudocrociato


IL VELINO CULTURA di Lanfranco Palazzolo, 8 marzo 2008

Roma - Anna Magnani, di cui in questi giorni si sta celebrando il centenario della nascita, si è sempre tenuta lontana dalla politica. Questo non significa che non se ne sia mai interessata. Anzi le sue interpretazioni sono state spesso oggetto di grandi strumentalizzazioni. Non molto tempo fa chiesero a Giulio Andreotti se era vero che avesse censurato l’attrice romana. Il senatore a vita, che negli anni Quaranta ricopriva la carica di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, rispose: “Non è vero. Reagii solo allo sfruttamento che le sinistre facevano di tutto il mondo cinematografico, cercando di portare acqua al loro mulino. Ed invero Anna Magnani, con certi comizi demagogici, si prestava a manovre politiche”. Ma questo ovviamente non significava che la Magnani fosse comunista. Anzi, l'attrice votava per la Dc anche se le sue convinzioni non erano quelle di una donna cattolica. Del resto gli esponenti dello scudocrociato non andavano a frugare nella vita privata degli attori. Lo stesso Andreotti si trovò coinvolto, suo malgrado, in un curioso episodio mentre era seduto in un cinema tra Roberto Rossellini e la Magnani. “Avevo la tendenza a stare un po' gobbo – ha ricordato il senatore a vita -, ma quella volta ho dovuto superarmi perché i due cercavano continuamente di accarezzarsi. Sfruttando lo spazio tra la mia testa e lo schienale della poltrona”. L'attrice era stata sposata con il regista Goffredo Alessandrini, vicinissimo al regime fascista. Nel dopoguerra Alessandrini non riuscì a ritrovare un suo filone come invece seppe fare benissimo un altro regista importante nella vita di Anna Magnani, Roberto Rossellini. Anche Rossellini era stato fascista, ma alla fine della guerra seppe giocare bene le sue carte e propose “Roma città aperta” (1945) sul canovaccio del film “L'uomo della croce” (1942) girato sotto il regime. La Magnani si legò quindi alla cerchia di Rossellini che era dato per democristiano. Proprio a causa di queste simpatie del regista per lo scudocrociato, il Partito comunista italiano, su ordine di Antonello Trombadori, gli mise dietro mentre girava “Germania anno zero” (1947) Carlo Lizzani. Lo scopo era quello di controllare i movimenti politici di Rossellini per cercare di convincerlo a passare dalla parte del Pci. Andreotti, che in quegli anni seguiva le vicende del mondo del cinema, non ricorda che Rossellini avesse delle idee proprio democristiane. È indubbio, però, che il regista non si rivolse mai ai comunisti e preferiva discutere di cinema con Andreotti, il quale non a caso fu colui che rese “accettabile” al Centro cinematografico cattolico il suo film “Europa 51” (1952). Sull'immagine politica della Magnani pesò molto la sua partecipazione alla manifestazione di piazza del Popolo del 20 febbraio del 1949. Quel giorno cinquantamila lavoratori dello spettacolo manifestarono per i propri diritti e quelli del cinema italiano minacciato da quello americano che invadeva le sale. Fu la più grande manifestazione di gente di spettacolo della storia. Quello stesso giorno, a piazza San Pietro, si teneva anche un assembramento di protesta per la condanna all'ergastolo comminata dal regime comunista ungherese al cardinale Giuseppe Mindszenty. L’iniziativa di piazza del Popolo servì al Pci per espandere la propria influenza nel settore cinematografico italiano. Non fu un caso che da quel momento il settimanale Rinascita iniziò a pubblicare regolarmente articoli sul cinema. Tuttavia, fu Andreotti a resuscitare le sorti del settore con la celeberrima legge del 1949 sulle sovvenzioni alle produzioni cinematografiche pensata proprio per limitare l’influenza del Pci in quel campo. Ma anche se le fotografie testimoniano la presenza della “compagna” Magnani in piazza del Popolo in quella fredda mattina di febbraio, è difficile guardare a Nannarella come a una militante comunista. Del resto fu lei stessa che aiutò l’ex marito Goffredo Alessandrini a rientrare nel giro cinematografico con il film “Camicie rosse” (1952), le cui riprese furono affidate, nel corso della lavorazione, a Francesco Rosi. Quello della Magnani sembra essere piuttosto un personaggio politicamente non classificabile. Nel libro “I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca” (Giunti), Stephen Gundle descrive così l'attrice: “Anna Magnani, in particolare ebbe il merito di rappresentare una figura femminile radicalmente diversa sia dai modelli femminili cattolici, che dalle immagini sensuali e fascinose propinate da Hollywood”. L'attrice tentò inoltre anche la strada del conformismo cattolico con il film “Suor Letizia” (1956) di Mario Camerini, altro regista del regime. Un ruolo, come molti altri interpretati dalla Magnani, che di certo non portava acqua alla lotta di classe. Nel “Morandini”, il film “L'onorevole Angelina” viene definito come un'opera che propone il concetto di “ideologia della riconciliazione”. Il contrario di quello che avrebbe voluto il Pci che certo l'onorevole Angelina l'avrebbe candidata e l'avrebbe messa a capo della rivolta contro il governo De Gasperi, servo degli americani. (pal)