lunedì 17 marzo 2008

Come il Senato occulta i DOC. XXIII

Moro, se la “manna” di atti di inchieste on-line resta un sogno
di Lanfranco Palazzolo
Il Velino del 17 marzo 2008

Roma, 17 mar (Velino) - La “manna” delle inchieste parlamentari. Il primo e il 13 marzo le agenzie di stampa hanno diffuso una nota nella quale veniva comunicato che “a partire dal 16 marzo” verrà messa in rete “una vera e propria miniera” di documenti sul caso Moro. Si tratta di oltre 187 mila pagine di documenti, rapporti, verbali di interrogatori, di atti parlamentari, relazioni frutto del lavoro della commissione Stragi e ancor prima della commissione parlamentare d’inchiesta istituita per far luce sul rapimento e la morte del leader della Dc, Aldo Moro. L’archivio storico ribadisce che si tratta di un patrimonio archivistico “immenso” e “atteso come una manna” dalla rete, da studiosi, storici, giornalisti e semplici cittadini che potranno “farsi direttamente un’idea dell’omicidio politico più controverso della storia della repubblica”. Nella nota si spiega che “gran parte dei documenti provengono dall’Archivio storico del Senato, diretto dalla dottoressa Emilia Campochiaro, e che conserva gli archivi delle Commissioni parlamentari d’inchiesta monocamerali e bicamerali che chiudono i lavori con la presidenza Senato”. Si tratta di un ponderoso patrimonio documentale che sarà progressivamente inventariato, digitalizzato e reso disponibile in rete. Negli stessi giorni, l’archivio storico del Senato ha diffuso un’altra nota. In questo comunicato veniva scritto che questo “ponderoso patrimonio documentale (che) sarà progressivamente inventariato, digitalizzato e reso disponibile in rete”. E che entro il 16 marzo sarebbe stato pubblicato il Repertorio delle commissioni d’inchiesta (1948-2006).
Al Senato non sono molto disponibili a dissipare gli interrogativi degli studiosi sulla pubblicazione del materiale relativo agli atti parlamentari delle Commissioni d’inchiesta. Emilia Campochiaro ha rifiutato ogni intervista su come l’archivio storico del Senato intende rispondere alle pressanti richieste degli studiosi. Quindi, per il momento, la “manna” annunciata si dovrebbe fermare al caso Moro e alla Commissione Stragi. L’altro grande interrogativo sui documenti parlamentari del Senato è che in molti non comprendono quale sia la ragione del ritardo nella pubblicazione dei documenti delle Commissioni d’inchiesta parlamentari sul sito www.senato.it. Ricordiamo che spetta a questo ramo del Parlamento la pubblicazione online dei lavori delle Commissioni che hanno concluso i propri lavori con la presidenza del Senato. Chi vuole sapere qualcosa sugli atti delle commissioni d’inchiesta, può cercare tutte le informazioni sulle pubblicazioni del Senato in un catalogo pubblicato dal sito. Ma di atti on-line si trova ben poco. Il problema del Senato è che – al contrario di quanto è accaduto alla Camera – non è possibile conoscere gli atti parlamentari prima della XIII legislatura. Qui sono ancora molto indietro con questo lavoro di pubblicazione sulle rete. La questione non è di poco conto. Dallo scorso dicembre, il sito della Camera dei deputati ha pubblicato gli atti parlamentari delle precedenti legislature dall’assemblea costituente in poi mettendo in rete anche gli atti del Parlamento in seduta comune. Ma il sito del Senato non ha fatto nulla di tutto quello che riguarda la sua storia repubblicana.
Conoscere come si è svolta una discussione alla Camera dei deputati è molto importante. Ma sapere quello che è accaduto sul medesimo provvedimento al Senato lo è altrettanto. La curiosità del Senato è che con la Camera c’è stata una curiosa ripartizione storica dell’approfondimento degli archivi che certo non ha tenuto conto delle esigenze di tanti studiosi. A Palazzo Madama, l’archivio storico ha pubblicato, sul sito, l’elenco dei parlamentari del Senato del Regno e della Camera dei fasci e delle Corporazioni, ma ben poco è stato fatto per quello che riguarda la pubblicazione online degli stenografici della storia repubblicana. Il sito del Senato ha pensato di pubblicare meritoriamente gli atti della Consulta nazionale che aveva preceduto la nascita dell’Assemblea costituente. Ma per trovarli è un’impresa. Bisogna andare nella pagina delle raccolte normative a questo indirizzo sul sito www.senato.it: (http://www.senato.it/leggiedocumenti/144515/144493/genpaginalistas.htm). E sono in pochi a saperlo. Inoltre, l’archivio storico del Senato pubblica continuamente dei libri che raccolgono gli interventi di questo o di quel senatore del Regno con qualche eccezione che ha riguardato l’arrivo (ma solo in libreria) degli interventi di Giovanni Spadolini e del senatore Gerardo Chiaromonte.
Ma la storia repubblicana degli atti parlamentari resta ancora un mistero per i ricercatori online. La latitanza più grave del Senato sul web riguarda soprattutto le commissioni d’inchiesta. Anche qui il Senato deve colmare un grave ritardo sulla rete. In questi ultimi anni, la Camera ha pubblicato gli atti delle Commissioni d’inchiesta classificati come Doc. XXIII, a partire dalla XIII legislatura. Lo stesso ha fatto il Senato. Ma a Palazzo Madama non hanno voluto seguire l’esempio della Camera pubblicando le relazioni delle commissioni d’inchiesta prima dell’XI legislatura. Per trovare gli atti delle relazioni finali e le audizioni della commissione Stragi bisogna fare una gran fatica per trovare tutto all’indirizzo già citato. Ma della commissione Stragi resta ancora sconosciuta gran parte della documentazione, che è finita direttamente all’archivio storico del Senato senza vedere la luce della biblioteca di Palazzo Madama come è accaduto per altre commissioni d’inchiesta. E nonostante le presidenze delle Camere avessero esplicitamente dato l’assenso alla pubblicazione di questa documentazione. Anche se l’archivio storico del Senato ha annunciato che “entro il 16 marzo” del 2008 sarebbe stato pubblicato il repertorio delle Commissioni d’inchiesta parlamentari, la conoscenza online degli atti di queste commissioni bicamerali d’inchiesta resta un sogno. L’unica cosa che è stata fatta in questi anni è stata la pubblicazione di un volume sulla commissione d’inchiesta sul Vajont nel quale sono classificati i documenti inventariati.
Eppure non ci vorrebbe molto a scannerizzare progressivamente qualche migliaio di pagine e pubblicare periodicamente i documenti delle relazioni finali e delle audizioni delle Commissioni d’inchiesta che sono negli scaffali delle biblioteche di Camera e Senato. Lo ha fatto la Camera per altri Doc., lo potrebbe fare anche il Senato per i Doc. XXIII. L’impegno economico sarebbe minimo. Ad esempio, in una settimana potrebbero essere pubblicate le relazioni finali di maggioranza e di minoranza sul caso Sindona. Inoltre, tanto per fare un altro esempio, sarebbe interessante scoprire le audizioni della prima storica commissione Antimafia, leggere le audizioni della commissione d’inchiesta sulla P2 e su tante altre vicende scottanti della vita pubblica italiana. Invece, questo materiale viene periodicamente pubblicato da case editrici che ovviamente utilizzano questi atti con un chiaro intento politico sfruttando la latitanza degli archivi parlamentari. Sono in molti a ricordare lo scalpore provocato dall’uscita nelle librerie del volume di Alberto Consiglio dal titolo “Dossier Mafia” nel 1972. Un volume non proprio impeccabile nel quale venivano pubblicati spezzoni di documenti della commissione d’inchiesta sulla mafia. Il volume andò a ruba nelle librerie proprio perché all’epoca non c’era alcun interesse delle istituzioni a far sapere quello che accadeva nei palazzi della politica.
E da allora questo andazzo non è cambiato fino alla recente pubblicazione del libro “Dossier P2” da parte della Kaos Edizioni, volume nel quale vengono pubblicate le relazioni finali di questa commissione parlamentare. Del resto era stata proprio la Kaos edizioni a bruciare sul tempo l’archivio storico del Senato lo scorso anno, pubblicando le relazioni finali della commissione Moro e delle commissioni Stragi sul rapimento dello statista della Dc nel volume “Dossier Moro”. E pensare che quel materiale era sotto gli occhi di tutti al Senato e non è stato fatto nulla per pubblicarlo online. La verità è che i lettori della saggistica politica sono stanchi di vedere evocati sul caso Moro misteriosi intermediari, trame occulte e sedute spiritiche. Il successo del libro di Miguel Gotor dal titolo “Aldo Moro. Lettere dalla prigionia” (Einaudi) testimonia la necessità di rileggere la storia del caso Moro e quella d’Italia dai documenti originali senza troppa fantasia. Oggi il progresso tecnologico, il bilancio del Senato e quello della Camera consentono di mettere in grado tutti di conoscere la storia dell’istituzione più importante del nostro paese attraverso la rete, senza che ci pensino altri a presentarla a modo loro. È un loro preciso dovere.

(pal) 17 mar 2008 13:36