mercoledì 19 marzo 2008

Simon Cuper e l'affronto della maglia numero 10

Recensione di "Calcio e Potere" (ISBN)
IL VELINO CULTURA del 19 marzo del 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A destra la copertina di "Soccer against the enemy").

Roma - Come il VELINO ha avuto modo di ricordare la scorsa settimana, parlando del libro dedicato alla “Squadra spezzata” (Limina) di Luigi Bolognini, i saggisti trovano sempre più analogie tra il calcio e la politica. Nel suo libro “Calcio e potere” (ISBN), il columnist del Financial Times Simon Kuper non smentisce la sua fama di giornalista giramondo regalandoci un saggio sul rapporto tra il potere e il football. Kuper si era fatto apprezzare per la sua grande capacità nel raccontare la sofferenza del calcio olandese nel corso della Seconda guerra mondiale in quel saggio bellissimo dal titolo “Ajax la squadra del ghetto” (ISBN). Il giudizio su “Calcio e potere”, pubblicato all’estero con il titolo “Football against the enemy”, non può essere benevolo per il tentativo dell’autore di analizzare il calcio italiano con una certa superficialità. L’errore di Kuper è già ben visibile nella copertina del libro dove viene fatta scendere in campo una squadra di calcio composta da molti dittatori. Nella formazione di “Calcio e potere” stilata dall’autore, Berlusconi scende in campo con il numero 10 dietro a Bin Laden e a Gheddafi schierati in attacco. Se il leader del Popolo della libertà deve fare un retropassaggio alla difesa è costretto a passare il pallone al terzino serbo Arkan o al dittatore argentino Videla che è impegnato nel ruolo di difensore centrale. Ma almeno può contare sul sostegno di un interno arretrato come Nelson Mandela che con il calcio ha davvero ben poco a che vedere. Il compito di salvare il risultato della squadra di Kuper spetta al dittatore spagnolo Franco nel ruolo di portiere. Considerando che l’autore dedica solo tre pagine a Berlusconi, si può ben dire che in quel ruolo poteva benissimo scendere in campo il dittatore tedesco Erich Honecker. A curare l’introduzione dell’edizione italiana ci ha pensato il giornalista Alberto Piccinini, da non confondere con il più popolare Sandro conduttore di “Controcampo” su Italia 1. Nella sua introduzione, il giornalista italiano si esprime così sul leader del Popolo della libertà presentando le aggiunte della edizione italiana volute dall’autore: “Kuper si sofferma su due nuovi filoni del rapporto tra calcio, politica, società: la passione per il football in tutta l’area del Medio Oriente, incendiata dal fondamentalismo islamico (Secondo una mezza leggenda, Osama era un tifoso dell’Arsenal) e la voracità con la quale le tendenze del neopopulismo politico (da Berlusconi e ‘Forza Italia’, all’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra attuale proprietario del Manchester United) cercano di volgere a proprio favore i successi ottenuti dal calcio. Quest’ultimo è, in un certo senso, un lavoro ancora tutto da scrivere. È l’attualità”. Nella sua introduzione, Piccinini si duole dell’assenza in Italia di riviste mensili che si ispirano al “New football writing”, manifestando il suo disappunto per la mancanza di un dibattito politico sul calcio che aveva cercato di lanciare qualche anno fa la rivista di geopolitica Limes pubblicando nel 2005 il fascicolo dal titolo “La palla non è rotonda”. La tesi della continuità tra sport e politica per mietere successi e potere, enunciata in questo libro da Kuper su Berlusconi, non funziona. Del resto, nell’ultimo capitolo del volume, l’autore deve fare i salti mortali per rendere convincente la sua esile tesi scrivendo che “Silvio Berlusconi divenne il primo capo del governo del Mondo proveniente dal mondo del calcio”. L’autore sa benissimo che il calcio non è mai stata la fonte principale del successo di Berlusconi. Il calcio ha contribuito alla sua popolarità. Ma quando nel 1986 Berlusconi acquista il Milan è un imprenditore di successo e le sue reti televisive sono da tempo affermate nel panorama italiano. Purtroppo Kuper ci ha abituato a facili semplificazioni. Il 28 ottobre del 2006, Kuper aveva scritto sul Financial Times che il successo del Messina e del Palermo erano da considerare come un dato preoccupante per l’Italia. Nel suo discutibile articolo dal titolo “Another kicking for southern Italy’ s football”, Kuper aveva sostenuto questa singolare tesi: “Il calcio nell’isola (la Sicilia) non è mai stato così forte, con il Palermo primo in classifica e Catania e Messina in buona posizione. E come se non bastasse, tutto questo coincide con la cattura di Bernardo Provenzano, boss dei boss della mafia. Sarebbe quindi bello dire che questo simboleggia un rinascimento per la Sicilia, ma non è così. La crescita della Sicilia simboleggia il malessere dell’Italia, terra dei campioni del mondo”. L’autore di “Calcio e Potere” non si arrende e oggi torna alla carica. L’errore di Kuper è quello di aver affidato dunque a Berlusconi una maglia che non gli spetta nella singolare squadra di “Calcio e potere”. Quattro pagine su Berlusconi non valgono certo il numero 10 in quella squadra, nella quale nessun democratico vorrebbe mai giocare. Berlusconi e Mandela per primi. (pal)