sabato 12 luglio 2008

Noi Democratici non ci divideremo

Il dilemma internazionale del Pd
Intervista a Lapo Pistelli
La Voce Repubblicana del 12 luglio del 2008
Di Lanfranco Palazzolo

Sulla collocazione internazionale del Pd non ci divideremo e comunque faremo tutti la stessa scelta prima delle elezioni europee del 2009. Lo spiega alla “Voce Repubblicana” Lapo Pistelli, responsabile esteri e deputato del Partito democratico.
Onorevole Pistelli, come procede il dialogo sulla collocazione internazionale del Pd?
“La questione è molto complessa. Il Pd ha una sua originalità. E’ un partito di centrosinistra che affonda le radici in due tradizioni politiche che in passato erano molto distanti tra di loro. Oggi abbiamo bisogno di esportare la nostra originalità tenendo conto delle case che esistono senza immaginare che il nostro problema sia cambiarle interamente o aderire a quelle che già ci sono. Per questo la nostra naturale collocazione dovrebbe cercare di fondere l’esperienza liberaldemocratica e quella socialista, che non sempre viaggiano di pari passo in Europa. In alcuni dei paesi ai quali appartengono, i partiti della tradizione socialista sono alternativi alle famiglie liberaldemocratiche”.
Cosa avete fatto in questa fase?
“Abbiamo avviato un dialogo con entrambi. In Europa godiamo di rapporti molto forti con tutti perché l’Italia è un grande paese. E le sperimentazioni politiche italiane piacciono molto. Il riformismo mondiale deve tenere conto di nuovi soggetti che arrivano al di fuori dell’Europa come i Democratici americani. Senza questi paesi non si fa ‘governance globale’. Sappiamo che questo cammino è ancora molto duro e molto lungo. Per cui le cose non sono cambiate rispetto a qualche settimana fa, quando abbiamo riunito i parlamentari per discutere di questo tema. In agenda abbiamo una serie di incontri mirati a trovare una risposa entro il 2009 a questi quesiti. Ma è chiaro che non ci siederemo da soli e non ci spaccheremo su questo argomento”.
Perché alcuni esponenti del Pd hanno accettato le cariche che avevano nell’Internazionale socialista?
“Nessun problema. E’ stato molto chiaro che hanno mantenuto una sorta di continuità giuridica rispetto ai Democratici di sinistra. I tempi dell’Internazionale socialista non sono gli stessi di quelli dei partiti italiani. Gli esponenti politici italiani non avevano intenzione di lasciare un vuoto. Ed è chiaro anche a me – che non vengo da quella esperienza e non ho intenzione di finirci – che in quella sede si stanno cercando di fare delle sperimentazioni. Ad esempio, all’Is di Atene erano presenti alcuni partiti come i Democratici americani. Non aderire all’Is è una cosa. Ma pensare che il campo riformista mondiale faccia a meno dei socialisti mi pare che sia un nonsenso. Non tutti i partiti socialisti sono riformisti, ma gran parte dei partiti riformisti europei si trova in quel campo”.