sabato 26 luglio 2008

Obama inesperto in politica estera

Panella, Obama non sa nulla di Medio Oriente
La Voce Repubblicana, 26 luglio 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Obama con il premier israeliano Olmert)
Il candidato Democratico alla Casa Bianca Barack Obama ha fatto un favore ad al-Qaeda proponendo al premier iracheno al-Maliki il ritiro delle truppe Usa entro 16 mesi. Lo ha detto alla “Voce” il saggista Carlo Panella, autore di “Fascismo islamico” e de “Il libro nero dei regimi islamici”.
Carlo Panella, cosa ne pensa della visita del candidato democratico Barack Obama in Medio Oriente?
“La mia opinione è che Obama non sappia assolutamente nulla di Medio Oriente e di politica estera perché non ha mai partecipato a decisioni di Governo. Lo ha dimostrato anche nel suo incontro con il premier iracheno al-Maliki. In questa circostanza il candidato democratico ha cercato di fare una bassa manovra per chiedere al Governo di Baghdad 16 mesi di tempo per il ritiro delle truppe Usa da quel paese. Solo uno spregiudicato e ignorante operatore di politica estera può pensare di definire in 16 mesi il periodo per il ritiro delle truppe americane. In pratica, Obama ha fatto un favore ad Al-Qaeda”.
Cosa sta accadendo in Iraq in questa fase?
“Io credo che la strategia gli Stati Uniti in Iraq sia vincente dopo la correzione delle scelte di politica militare operate dal Presidente Gorge W. Bush. Programmare un’uscita in 16 mesi non ha alcun senso secondo le opzioni di politica militare. Questa è la prova di un dilettantismo di un personaggio che si costruisce tutto sul suo carisma, sulla sua indubbia capacità di convincere e di avere consenso. Purtroppo Obama non comprende come va il mondo. Lo aveva dimostrato tempo fa. Parlando di fronte alla lobby ebraica americana, il candidato democratico fece un’affermazione incredibile dicendo che Gerusalemme avrebbe dovuto essere la capitale unica ed indivisa dello Stato di Israele. E lo ha fatto dopo aver sostenuto per mesi il dialogo con l’Iran che vede come blasfema la scelta di stabilire la capitale Israeliana in quella città”.
Pensa che Obama può diventare il Presidente degli Stati Uniti?
“Credo che le sue possibilità siano buone. E sono convinto che nelle scelte di politica interna il candidato democratico alla Casa Bianca possa raggiungere delle eccellenti performances. Il mio timore è che Obama si dimostri simile al suo diretto predecessore. Alludo a Jimmy Carter, le cui sventurate doti di predicatore e le cui pulsioni morali hanno provocato dei disastri di cui ancora adesso stiamo pagando lo scotto, compresa l’affermazione della rivoluzione di Khomeini nel 1979. Invece, John McCain è un personaggio che pondera le sue scelte perché ha fatto la guerra e sa cosa significa questo. Al Presidente americano si chiede di avere un metodo di scelta nella lotta al terrorismo. Il candidato repubblicano ce l’ha perché ha pagato sulla sua pelle il prezzo della guerra”.