venerdì 1 agosto 2008

Addio ministro Gilberto Gil

Con lui Lula ha tagliato oltre il 50% del bilancio della Cultura
"Fatti & fattacci"
di Lanfranco Palazzolo

Il ministro tropicalista lascia Lula. Per la sinistra brasiliana quella di mercoledì scorso è stata una giornata triste. “Spero che sia stato importante per il Brasile il fatto che un artista abbia potuto svolgere facilmente il ruolo di Ministro”: con queste parole il cantautore Gilberto Gil, uno dei maggiori compositori brasiliani e Ministro della Cultura del governo di Luiz Inacio Lula da Silva, ha annunciato mercoledì la decisione di lasciare il ministero. “All'inizio, il fatto di aver accettato l'incarico di Ministro è stato visto con riserva - ha proseguito Gil durante un convegno sul diritto d'autore mercoledì a Rio de Janeiro - poi si è verificata una simbiosi tra l'artista e l'amministratore. Adesso, quale percorso seguirà il ministero dipende dal presidente Lula”. E proprio Lula ha fatto intendere che avrebbe accettato le dimissioni del ministro in un colloquio a due. Il presidente Lula non ha esitato nel definire “positiva” la gestione del dicastero della Cultura da parte di Gilberto Gil. Secondo ambienti governativi Lula non avrebbe voluto le dimissioni di Gil, scelto personalmente dal Presidente all'inizio del suo primo mandato nel 2003, ma questa volta la decisione del compositore sembra irrevocabile, e motivata dalla volontà del cantante di tornare a tempo pieno alla propria attività musicale. La data esatta dell'uscita di Gil del ministero dovrà essere concordata con il capo dell’esecutivo a Brasilia. Lula, durante un pranzo ufficiale di mercoledì, ha commentato l'annuncio di Gil con queste parole: “Il Brasile non può confinare Gil solo nella politica” lasciando intendere che questa volta accetterà le dimissioni del Ministro, che già alla fine del primo mandato, nel 2006, aveva fatto trapelare l'intenzione di non voler proseguire al governo nel secondo mandato, ma Lula l'aveva convinto a restare. Anche dopo aver accettato l'incarico ministeriale aveva posto come condizione la richiesta di non rinunciare alle tournée internazionali. In questi giorni era da poco tornato da un lungo tour europeo, che ha toccato anche l'Italia. Su chi sarà il successore, né Gil né il presidente si sono pronunciati. Speriamo che Lula non scelga Toquinho. Del resto nessuno sentirà la mancanza del ministro della Cultura che in passato si è proclamato nemico dei computer e ha detto di essere favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere. La verità è che Gil ha coperto le “malefatte” politiche di Lula promuovendo l’immagine del ministro con la chitarra. Questa iconografia musicale è servita a Lula per tagliare i fondi alla cultura e a mettere in evidenza l’impotenza di Gilberto Gil nelle vesti di ministro della Cultura. Infatti Lula ha sistematicamente bocciato i suoi progetti culturali. A questo punto il cantautore ha preferito la chitarra a tempo pieno.

Landolfi, alla Vigilanza vorrei Marco Beltrandi

Siamo al "muro contro muro"
"Voce Repubblicana" del 1 agosto 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Leoluca Orlando)

E’ necessario trovare una via d’uscita alle vicende relative alla Rai. Personalmente sono convinto che Marco Beltrandi sarebbe un ottimo Presidente della Vigilanza. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà ed ex presidente della Vigilanza Rai Mario Landolfi.
Onorevole Landolfi, cosa sta succedendo alla Rai dopo le tempestose sedute del Cda e l’impasse sulla Vigilanza?
“Metto in relazione la vicenda del Consiglio di amministrazione della Rai con quello che sta accadendo nella Commissione di Vigilanza sulla Rai. Quindi la butto in politica. C’è una situazione che ha bloccato la Commissione di Vigilanza, sia il Consiglio di amministrazione della Rai che vede intrecciate queste vicende. Credo che sia necessario trovare una via di uscita a questo tipo di impasse”.
Qual è il problema su Leoluca Orlando?
“Il problema non è Leoluca Orlando, ci mancherebbe altro. Trovo che ci sia una difficoltà rispetto ad un partito come l’Italia dei Valori che sta conducendo un’opposizione ad personam nei confronti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questi non sono atteggiamenti che favoriscono il dialogo e determinano il ‘muro contro muro’. E’ chiaro che quando c’è il ‘muro contro muro’ diventa difficile arrivare a soluzioni condivise. In un contesto come questo, ogni soluzione appare come un cedimento. Come sa, in politica è sempre difficile trovare qualcuno che sia disposto a cedere”.
La Rai sta perdendo una ‘partita’ molto importante che è quella sui diritti tv per i Mondiali del 2010 e del palinsesto del prossimo autunno.
“Io spero che la Rai riesca a trovare subito la strada per essere o ritornare ad essere competitiva nel vero senso della parola tenendo alto il vessillo del servizio pubblico. Mi auguro che l’azienda riesca ad imporsi sul mercato relativamente ad eventi seguiti e popolari come i Mondiali di calcio o altri eventi di questa portata. Per la politica c’è quindi la necessità di mettere la Rai in condizione di sfruttare al meglio le sue grandi potenzialità di cui l’azienda dispone”.
Come valuta la vicenda Saccà e questo accanimento contro l’ex dg della Rai?
“Per la verità non capisco questo atteggiamento contro Saccà”.
Confermerebbe Claudio Petruccioli alla Presidenza della Rai dopo questa insistenza contro Saccà?
“Credo che il Presidente di un’azienda non vada giudicato per un solo atto. La valutazione deve sempre essere complessiva. Perché no! Non qualifico Petruccioli per le ultime vicende”.
Vorrebbe un’alternativa a Leoluca Orlando?
“Sono ancora convinto che il radicale Marco Beltrandi possa essere il Presidente della Vigilanza, ma non come alternativa. E’ un bravissimo parlamentare. Quando ero Presidente della Vigilanza gli affidato spesso il compito di relatore. Sarebbe la scelta migliore”.

La "Voce Repubblicana" in ferie

Con il numero del 2 agosto la "Voce Repubblicana" chiude per le ferie estive. La direzione ha pubblicato un articolo sulla prima pagina del numero di domani. La pubblico per ringraziare Nucara per la fiducia che mi ha concesso avvalendosi della mia modesta collaborazione.

Con il numero di oggi la “Voce Repubblicana” chiude, come ogni anno, per un breve periodo di ferie. I giornali in generale e quelli di partito in particolare non dovrebbero chiudere mai. Le condizioni economiche del nostro tanto amato (a parole!) quotidiano non consentono di dare ai giornalisti e agli operatori tecnici quel minimo di turn -over feriale che è un loro sacrosanto diritto. Quando la “Voce” è stata rieditata (26 giugno 2003), ci veniva consigliata cautela in relazione al rischio concreto di doverla chiudere nuovamente nel giro di qualche mese. Abbiamo invece celebrato il quinto anniversario e di questo bisogna ringraziare chi ci lavora materialmente ed intellettualmente: da Francesco Bernardini a Riccardo Bruno, da Sandro Sacco a Lanfranco Palazzolo, senza scordarsi di Chiara Capotondi e Nadia Fotia. Il ringraziamento più doveroso, ma anche quello più sentito, all’amministratore Giancarlo Camerucci che riesce, beato lui, a fare le nozze con i fichi secchi e a Italico Santoro che, da condirettore, gestisce sapientemente la macchina del giornale. Riceviamo anche molte critiche su articoli di cui lettori e militanti repubblicani non condividono il contenuto politico, o più spesso pedantemente si soffermano polemizzando su un aggettivo male attribuito o interpretato, o su un avverbio malposto. Abbiamo inteso, fin dall’inizio, costruire un giornale che fosse una palestra di libero pensiero, e su quest’idea abbiamo trovato collaborazioni prestigiose, anche di cervelli che non si sono nutriti di cibo repubblicano. Abbiamo pubblicato documenti che contenevano veri e propri insulti al direttore editoriale, perché abbiamo ritenuto che ognuno e tutti hanno il diritto di esprimersi per come sanno e come vogliono, ma altrettanto liberamente abbiamo talvolta replicato. E’ questo il senso di un giornale che pretende e cerca di essere libero. D’altra parte nello stesso Pri, che dovrebbe per sua natura essere più coeso, malgrado una mozione congressuale votata all’unanimità, oggi si possono intravedere almeno quattro posizioni politiche….e accanto e dentro di esse, molti distinguo. E allora il giornale del Pri non poteva essere rieditato come un bollettino di informazioni sparse. Pur non essendo in edicola, esso rappresenta, almeno tra gli iscritti e nelle istituzioni pubbliche, una voce laica che esprime un pensiero radicato nella storia d’Italia. Da settembre raddoppieremo la tiratura con una decisa azione di diffusione del nostro essere e manifestarci “in chiaro” repubblicani. Chiudiamo con un augurio di buone vacanze a chi le ha già iniziate e a chi sta per farlo, ma soprattutto a chi è rimasto. Buone Vacanze a tutti!
Il direttore, on. Francesco Nucara