martedì 2 settembre 2008

Arabi, indiani e cosacchi al servizio del Duce

La legione straniera di Mussolini
Intervista a di L. Palazzolo a Stefano Fabei
Radio Radicale, messa in onda
Martedì alle 00.20

Durante la Seconda guerra mondiale anche l'Italia ebbe una sua "legione straniera", ma il suo impiego fu una delle tante occasioni mancate sia sul piano militare che su quello politico. Nel suo libro "La 'legione straniera' di Mussolini", edito da Mursia, Stefano Fabei ricostruisce le vicende relative ai reparti Arabi, indiani, Jugoslavi e cosacchi ed anche tedeschi che furono male utilizzati nel corso del conflitto. Per la prima volta le storie, fatte di sogni e delusioni, di eroismi e atrocità vengono ricostruiti sulla base di una vasta documentazione. Si tratta di un libro che vi consiglio di leggere perchè spiega bene il comportamento del fascismo di fronte al difficile problema dell'emancipazione dei popoli asiatici e arabi di fronte a colonialismo e anche per capire il dilettantismo che nel corso dell'ultima guerra ha caratterizzato le scelte del nostro esercito. Ecco questa storia raccontata per Radio Radicale dall'autore del libro che mi ha concesso questa intervista.

================================================

Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere Moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su «Studi Piacentini» e «Treccani Scuola». Collabora a «I sentieri della ricerca», «Eurasia» e «Nuova Storia Contemporanea». Tra le sue opere recenti: I cetnici nella Seconda guerra mondiale (2006) e Carmelo Borg Pisani. Eroe o traditore? (2007). Con Mursia ha pubblicato Il fascio, la svastica e la mezzaluna (2002) tradotto in Francia nel 2005, Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme (2003) e Mussolini e la resistenza palestinese (2005).

Senza di noi l'IDV non sarebbe in Parlamento

Parla la senatrice del Pd Vittoria Franco
"Le correnti ci paralizzano"
"La Voce Repubblicana" 2 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Le correnti nel Pd paralizzano la nostra capacità di fare opposizione. Lo ha detto alla “Voce” la senatrice del Pd Vittoria Franco.
Senatrice Franco, la capogruppo del Partito democratico al Senato Anna Finocchiaro ha denunciato in che il Partito democratico non c’è ancora.
“La senatrice Finocchiaro non ha affermato che il Pd non c’è, ma ha detto che bisogna impegnarsi di più per completare il cammino del Pd. E’ chiaro che siamo in una fase di costruzione del Partito democratico. Stiamo avviando la campagna per le iscrizioni. In questo periodo ho visitato alcune feste del Partito democratico e de l’Unità ed ho notato molta partecipazione durante gli interventi che ho visto. Personalmente ho parlato di occupazione femminile. Il Pd non ha mancato di illustrare la sua posizione su ogni argomento. Inoltre, stiamo lavorando per la manifestazione del 25 ottobre e raccogliendo le firme sul documento ‘Salva l’Italia’. Ci stiamo muovendo. Certo, dobbiamo ancora dare forza ad uno strumento dell’opposizione che sia più visibile. La sconfitta dello scorso anno è ancora cocente dopo i due anni di Governo nel corso dei quali avevamo avviato un progetto governo con provvedimenti importanti. Quella esperienza è stata interrotta quando il Pd ancora non c’era”.
E’ utile un congresso per il Pd?
“Credo che sia giusta l’idea di un congresso tematico che ci servirà per fare meglio il punto sui nostri contenuti e quindi marcare meglio l’identità del partito, costruirlo meglio e mettere a punto la strategia dell’opposizione. Fare un congresso in questa fase, un anno dopo la sconfitta e le primarie che hanno eletto Veltroni segretario, mi sembra inopportuno. Nel nostro Statuto abbiamo previsto un congresso nel 2009. E lo faremo al momento giusto”.
Ci sono delle correnti nel Pd?
“Questo è un tema urgente da affrontare. Non sono preoccupata delle correnti, ma dei gruppi organizzati che arrivino a rendere immobile il partito. Se arriviamo all’immobilismo perché siamo costretti a diffidare di noi stessi non saremmo più in grado di produrre un’opposizione credibile”.
Cosa pensa della nostalgia manifestata da Romano Prodi per l’Ulivo?
“E’ una nostalgia che non capisco. Ho partecipato ad ogni fase di costruzione dell’Ulivo. Il Pd ha superato quella fase. Non riesco a capire cosa intendano per Ulivo. Credo che oggi il Pd sia l’evoluzione dell’Ulivo”.
Rifarebbe l’accordo elettorale con l’Idv?
“Non avrei privilegiato questo partito per un accordo politico rispetto ai socialisti o ad altre forze che potevano darci una mano. Non mi sembra che Di Pietro abbia prodotto una politica coerente con un’alleanza con il Pd. Di Pietro deve a noi se oggi è rappresentato in Parlamento. Quindi Di Pietro dovrebbe rendersi conto che da solo Di Pietro farebbe la fine degli altri partiti”.