giovedì 4 settembre 2008

L'UTET pubblica la "Storia del Regno di Napoli".

Intervista al Prof. Giuseppe Galasso
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 4 settembre 2008
(A destra una mappa con il percorso delle truppe piemontesi e garibaldine che conquistarono il Regno delle due sicilie nel 1860)

La partecipazione meridionale alla vita culturale italiana dall’Unità in poi e stata fortissima. Lo ha detto alla “Voce” il Professor Giuseppe Galasso. L'autorevole storico ha portato a compimento la pubblicazione del V volume della “Storia del Regno di Napoli” con la casa editrice Utet. Si tratta di un lavoro importante e di grande valore. Il V volume è uscito proprio in queste settimane e copre il periodo storico su “Il Mezzogiorno borbonico e risorgimentale (1815-1860)”. Ecco cosa ci ha detto lo studioso, ex parlamentare del Pri.
Prof. Galasso, è soddisfatto della realizzazione di questa opera e cosa ci può dire nel momento in cui ha completato questo lavoro? Crede che l'eredità culturale del Regno di Napoli sia stata raccolta dallo Stato sabaudo?
“La mia è un'opera di ricostruzione che spero sia stata estremamente rigorosa e riccamente documentata. Quella che ho realizzato è un'opera molto vasta di ben cinque volumi, composta di oltre 5000 pagine. Questi cinque volumi mi sono costati un trentennio di lavoro. Però non è solo sulla base di questa esperienza, per me fondamentale della mia vita di studioso, e di rilievo nella tradizione degli studi storici italiani ed europei, che posso dire quanto la partecipazione dei meridionali alla vita intellettuale di questo paese sia stata fortissima. Ecco perché penso che il Mezzogiorno abbia contribuito alla crescita e al nostro sviluppo intellettuale”.
Attraverso quali contributi culturali si è strutturata questa maturazione?
“La maggior parte degli intellettuali dello scorso secolo e del 1800 sono stati meridionali. Erano meridionali il filosofo Benedetto Croce, era meridionale Giovanni Gentile, lo era Antonio Gramsci. Il Mezzogiorno d'Italia ha dato il suo contributo al mondo scientifico. Infatti, se lei legge le opere più importanti del pensiero italiano si renderà conto che molte sono opere di autori del Sud. Il Mezzogiorno ha dato all'Italia numerosi premi Nobel. Le cito un'autrice importantissima come Grazia Deledda, il grande Luigi Pirandello e un poeta siciliano, a me altrettanto tanto caro, come Salvatore Quasimodo. Credo che molti di questi uomini di cultura hanno trovato nell'Italia unita una espressione potenziale di esprimere la loro personalità culturale e morale”.
Nei prossimi giorni ci sarà l'anniversario del XX settembre, che sancì la fine del potere temporale del Papa. Non crede che siano state sottovalutate le conseguenze internazionali di quell'evento?
“Concordo con questa impostazione. Credo che la storiografia europea lo abbia riconosciuto anche se nel recente passato si è persa questa consapevolezza. E quelle conseguenze non si limitarono alla politica internazionale, ma condizionò anche l'opinione dei cattolici in tutta Europa. Anche nei paesi dove convivevano protestanti e cattolici”.