martedì 9 settembre 2008

Le amnesie di Walter

Veltroni lascia il museo della Shoah e dimentica Lizzani
Il Tempo del 9 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Walter Veltroni si è dimesso ieri dal Comitato per museo della Shoah di Roma, in polemica con le recenti affermazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno che aveva definito come il "male assoluto" le leggi razziali del 1938 e non il fascismo. Il leader del Pd ha anche formalizzato la sua decisione con una lettera al comitato del museo: «Quel tentativo di esprimere un giudizio "doppio" sul fascismo, questa ambiguità non chiarita e anzi se possibile aggravata dalle successive dichiarazioni mi feriscono e mi fanno ritenere impossibile rimanere al mio posto nel comitato presieduto dal sindaco di Roma Alemanno». Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha auspicato che Veltroni «ci ripensi». Anche il Presidente della Comunità ebraica di Roma Roberto Pacifici ha auspicato che Veltroni rifletta: «Sarebbe anacronistico, quasi un'ironia della sorte, concludere questo lavoro senza la presenza di Walter Veltroni». Le dimissioni hanno colto di sorpresa in molti. Innanzitutto perché il padre di Walter, Vittorio Veltroni, è stato un giornalista dell'Eiar che passò alla storia dell'azienda anche per la celeberrima radiocronaca della visita di Adolf Hitler a Roma e aveva seguito Benito Mussolini in alcune visite che il duce aveva fatto in giro per l'Italia come è ben documentato nel libro di Diego Verdegiglio dal titolo «La tv di Mussolini» (Cooper Castelvecchi - 2003). Nicola Sinopoli (impiegato all'Eiar), ricorda: «Nel 1939 Vittorio Veltroni era un giovanissimo funzionario dell'Eiar ed era stato inviato al seguito del Duce, nel marzo del 1939 in Calabria, per le radiocronache della visita di Mussolini». Veltroni è sempre stato molto tenero nei confronti di coloro che non hanno mai abiurato le loro discutibili posizioni assunte durante il ventennio. Nel caso di Carlo Lizzani, regista di «Hotel Meina», che nel gennaio del 2007 era stato nominato dal sindaco Veltroni ambasciatore di Roma nel mondo. Nel 1942 Lizzani aveva pubblicato una serie di articoli su «Roma Fascista» che appoggiavano il film «principe» della cinematografia nazista antisemita dal titolo «Suss l'ebreo». L'opera fu recensita su «Roma fascista» del 9 ottobre del 1941 dal futuro ambasciatore di Roma nel mondo Lizzani che trovò il film bellissimo e «ottimamente riuscito». In quel periodo Lizzani sosteneva la necessità di un intervento deciso della politica nel cinema «come un'arma di propaganda in mano allo Stato totalitario che deve esserlo sempre più» («Roma Fascista», 15 gennaio 1942). Nel 2005, nel corso di un dibattito su «Intellettuali italiani tra fascismo e postfascismo», Lizzani affermò che era ora di farla finita di utilizzare la parola «fascista» come sinonimo di assassino e criminale facendo notare come la dittatura non fu solo oppressione e reazione culturale.

Noi Dc non siamo subalterni

Un network per la rifondazione Dc
di Lanfranco Palazzolo
"Voce Repubblicana", 8 settembre 2008
(A sinistra l'on. Publio Fiori)

La gloriosa tradizione della Dc non può essere subalterna a nessuno dei due schieramenti. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Publio Fiori, segretario di Rifondazione Democristiana. Ecco cosa ci ha detto.
On. Fiori, ci spiega quali sono le iniziative del suo partito e quali sono i vostri rapporti con la diaspora Dc?
“Di fronte alla situazione attuale, che vede lo scenario politico diviso tra due schieramenti che si somigliano e finiranno per trovare un’intesa di governo per le riforme costituzionali ed istituzionali, si stanno affermando numerosi partiti e comitati che non si riconoscono in questo tipo di divisione così netta e insieme confusa. Quindi nascono liste civiche e partitini che contano pochissimo perché non sono collegati tra di loro di fronte ad una legge elettorale maggioritaria. E non hanno la possibilità di far giungere la loro voce dove si decide.
Cosa pensate di fare di fronte a queste tendenze?
La nostra idea è quella di formare un network nazionale, collegando tutte queste realtà locali, rispettandone la loro identità, in un disegno di recupero dei valori cattolici, ma in una società laica. Questa parte dell’elettorato italiano deve trovare un suo riferimento, una voce, un suo modo di essere presente. Il prossimo 11 ottobre abbiamo organizzato a Roma una grande assemblea nella quale abbiamo invitato tutte le formazioni politiche, sociali, ambientaliste che non si riconoscono in questa divisione manichea. Si tratta della prima rete politica nazionale".
Molte forze politiche che si ispirano al patrimonio centrista della Democrazia cristiana, come ad esempio la Rosa bianca di Mario Baccini, di fronte alla scelta delle ultime elezioni comunali di Roma hanno deciso di schierarsi con il Pdl. Il sistema politico di oggi impone una scelta?
“Può essere che la imponga. Ma questo lo deciderà l’assemblea delle liste del network che stiamo creando. Non escludo che sia indispensabile schierarsi da una parte o dall’altra. Ma noi vogliamo partire senza essere collocati politicamente. Ritengo che questa nuova forza politica dovrà schierarsi nel modo migliore in funzione di una scomposizione del bipolarismo. Coloro che non si riconoscono in questo bipolarismo devono pur avere una rappresentanza politica”.
Quali sono i suoi rapporti con gli altri soggetti della galassia che si ispira alla Dc?
“I rapporti che abbiamo con gli altri esponenti delle forze politiche che si dichiarano democristiane non sono né conflittuali né di collaborazione. Non ho condiviso la scelta di alcuni amici che hanno preso lo scudocrociato ed hanno pensato di entrare in uno dei due schieramenti. La gloriosa tradizione della Dc merita un obiettivo più alto e più importante. La storia della Dc non può essere subalterna a uno dei due poli”.