giovedì 11 settembre 2008

Da Walter troppi slogan antigovernativi

Intervista all'ex senatore Alfredo Biondi
di Lanfranco Palazzolo
11 settembre 2008

Non sono d’accordo con Veltroni quando sui temi della giustizia utilizza slogan antigovernativi come è accaduto sul braccialetto elettronico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex senatore di Forza Italia Alfredo Biondi.
Senatore Alfredo Biondi, cosa ne pensa dell’idea del braccialetto elettronico per svuotare le carceri italiane?
“Io non ho un’opinione stagionale sui temi della giustizia e su questo argomento. Mi dichiarai contrario quando questa proposta fu fatta dal Governo D’Alema. Lo sono oggi quando a farla è il ministro della Giustizia Angelino Alfano”.
Perché ritiene che il braccialetto elettronico non serva a nulla?
“E’ un modo ipocrita di trasformare la pena afflittiva in una specie di libertà condizionata. A me piace la libertà piena e non quella condizionata. O una persona merita di stare in carcere perché ha commesso un reato oppure le pene non possono essere i surrogati di carattere elettronico”.
Il segretario del Partito democratico Walter Veltroni ha parlato di indulto mascherato. E’ d’accordo?
“Non credo che sia questo. Ci troviamo di fronte ad una tradizionale realtà italiana che è quella del sovraffollamento delle carceri italiane. Un tempo di facevano l’indulto e l’amnistia ogni quattro anni. Ora fare un altro indulto sarebbe troppo presto. Ma io non voglio dare ragione a Walter Veltroni. Credo che da qualche tempo il segretario del Partito democratico usa qualsiasi tema per trasformarlo in uno slogan antigovernativo. Invece credo che uno possa essere anche contrario senza accusare il Governo di voler svolgere una funzione che la Costituzione assegna al Parlamento, che è quello dell’amnistia e dell’indulto”.
Crede che ci sia una certa difficoltà a fare una politica di edilizia carceraria che risolva l’affollamento degli istituti penitenziari e renda le carceri più vivibili?
“La vera difficoltà sono i tempi e i mezzi che andrebbero destinati a questo tipo di impegno. Ma anche quando sono stati fatti degli stanziamenti la lentezza della costruzione di nuove carceri e, poi, la rigidità del personale di custodia hanno posto altri problemi per la vivibilità interna. Personalmente ho sempre creduto nella distinzione delle carceri per i detenuti in attesa di giudizio e quelle carceri che ospitino quei detenuti che hanno una sanzione breve e non sono indotti a cercare una via di fuga. Quindi credo che sia necessaria una vera riforma del sistema penitenziario. Penso che il Governo potrà fare una riforma in questo senso. Il problema della politica italiana è che molte scelte vengono fatte sulla base di un criterio propagandistico più che per una motivazione sincera. In molti casi prevale la cosiddetta politica dell’annuncio che si contrappone ad un’altra propaganda che definirei disfattista. Ma questa non è una novità”.