venerdì 12 settembre 2008

Quell'accordo in un mondo di turbolenze

"Voce Repubblicana" del 12 settembre 2008
Intervista a Khaled Fouad Allam
di Lanfranco Palazzolo

L’accordo di Berlusconi con la Libia è importante in un mondo pieno di turbolenze. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Khaled Fouad Allam, docente di sociologia del mondo arabo.
Professor Khaled Fouad Allam, come giudica l’accordo tra Italia e Libia?
“C’è sempre una doppia lettura quando si verifica un avvicinamento di questo genere con un paese come la Libia soprattutto se l’assetto di questo paese non è democratico. Però mi sembra evidente che la posizione della Libia è strategica e conflittuale a cavallo tra il Medio Oriente e il Maghreb e vicino all’Africa Subsahariana. E’ chiaro che questo paese rappresenta un nodo strategico molto importante. Lo ha testimoniato anche il viaggio di Condolice Rice dopo Berlusconi. Credo che questa sia una vicenda molto importante in un mondo pieno di turbolenze”.
Qualcuno pensa alla Libia come un paese determinante per cambiare le scelte dell’Opec?
“Non credo che la Libia sia l’attore fondamentale con il quale si possa giocare una partita per cambiare gli orientamenti di questa organizzazione. I giochi sono molto complicati. In questi giorni il petrolio ha dimostrato di non voler dare certezze ai mercati internazionali. Credo che oggi ci sia una difficoltà generale a guidare l’ordine mondiale dell’economia. Credo che tutti i paesi del Maghreb, come ad esempio l’Algeria, sono importanti in questa strategia”.
A proposito dell’Algeria, l’accordo italo-libico ha scatenato una serie di rivendicazioni internazionali tra alcuni paesi e i suoi ex occupanti. L’Algeria ha chiesto alla Francia un risarcimento simile a quello tra Italia e Libia.
“La colonizzazione italiana in Cirenaica e Tripolitania non è paragonabile a quella francese in Algeria. La Libia era una specie di protettorato italiano. Invece la Francia aveva colonizzato davvero l’Algeria facendola diventare un proprio territorio metropolitano. Questa dominazione è durata più di un secolo. In quel paese i problemi sono molto più complicati perché l’Algeria chiede il perdono nella storia. Ancora oggi la Francia si rifiuta di dare il perdono per quello che ha fatto in Algeria. Durante i 130 anni di dominazione francese in Algeria ci sono stati tanti crimini. La storia ci insegna che è difficile sanare i rapporti finché il perdono non viene fuori. Ci vorrà ancora molto tempo. Ma io credo che l’Algeria abbia ragione a porre questo problema”.
Pensa che l’Italia diventi un punto di riferimento per la politica mediterranea dell’Ue?
“Quello che ha fatto Berlusconi è stato sanare un segmento della storia. La politica mediterranea ha bisogno di più di un paese. E’ l’Unione europea che deve dire cosa vuole fare del Mediterraneo. Oggi manca un pensiero europeo sul Mediterraneo. La crisi europea si ripercuote anche sul Mediterraneo”.