martedì 16 settembre 2008

Piepoli, Veltroni è disperato

Sui sondaggi Veltroni sbaglia
Voce Repubblicana del 16 settembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

In questo momento Veltroni è disperato. Ecco perché ha criticato i sondaggi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Nicola Piepoli, direttore dell’Istituto Piepoli S.P.A.
Professor Nicola Piepoli, cosa pensa delle parole del segretario del Partito democratico Walter Veltroni che invita a non guardare i sondaggi, proprio come fece Martin Luther King?
“Penso che si tratti di disperazione. In questo momento Veltroni è disperato. Tutto qua. E’ un caro amico disperato”.
Pensa che abbia sbagliato?
“Il segretario del Partito democratico confonde due piani. Crede che la ricerca e il dar retta alla ricerca siano due cose diverse. Il Presidente della Repubblica francese Charles De Gaulle non era certo un fascista. Lo dimostra il fatto che oggi la Francia è uno dei paesi più stabili d’Europa. De Gaulle diceva che aveva due ricerche di cui si fidava, ed erano le due ricerche settimanali con le quali il Governo percepiva lo stato dell’opinione della settimana precedente. Questo era il suo ‘Tableau de bord’”.
La Francia pubblica settimanalmente dei sondaggi con i quali viene dato lo stato della popolarità dei singoli politici…
“Certo, ma lo fanno anche gli altri grandi paesi come la Germania e gli Stati Uniti. In Francia il Governo aveva scelto di avere uno strumento dedicato allo stato dell’opinione. Se il Governo decide di fare una cosa, vede anche quali sono gli orientamenti della pubblica opinione. Per poi prendere una decisione. Ma la decisione dovrà comunque essere presa in base all’interesse dello Stato. Il sondaggio serve ad avere consapevolezza dello Stato delle cose. Con questa procedura, De Gaulle ha reso popolare il ruolo dei sondaggi in Francia. In Francia i sondaggi sono popolari perché si basano su questa filosofia”.
Trova queste accuse inutili?
“Veltroni si attacca ad una cosa assolutamente marginale del nostro lavoro. I sondaggi non si occupano solo delle intenzioni di voto. Queste rappresentano appena il 5 per cento del nostro lavoro sull’opinione pubblica. Mentre lo studio dell’opinione pubblica da parte di tutti gli istituti di sondaggio rappresenta il 2 per cento del lavoro dei ricercatori: gli istituti che fanno monitoraggio dell’opinione pubblica sono 5. Mi sembra strana la posizione di Veltroni. Se viene demonizzato qualcuno viene anche ‘importantizzato’. Noi comunque non perdiamo clienti”.
Come ha trovato l’esempio di Veltroni su Martin Luther King?
“Ottimo, ma questo ha poco a che vedere con i sondaggi e con la creatività di marketing politico. Veltroni ha detto il giusto quando ha sottolineato che Luther King non si sarebbe mai affermato se avesse seguito i sondaggi. Lo stesso De Gaulle sapeva dai sondaggi che sarebbe stato sconfitto nei referendum sulle Regioni del 1969. Ma lo affrontò. Questa è la democrazia. Non bisogna fare quello che dicono i sondaggi, ma consultarli”.