venerdì 26 settembre 2008

Don't close San Giacomo hospital

"Voce Repubblicana", 27th september 2008
by Lanfranco Palazzolo
Interview with Francesco Storace - preview
(on the left Marrazzo behind Veltroni)
At the time of the leadership of Region Lazio, my administration opened hospitals, not closing them, as Today the Marrazzo's regional council, which has produced a debt health more than mine. He told the "Voce Repubblicana" former Minister of Health and Governor of Region Lazio Francesco Storace (The Right party).
Senator Storace, what the financial failure of health Lazio caused by come?
"I want to clarify that the plan return that must implement the reached the regional Lazio on Health was caused by debts of his own administration. Who likes to read the numbers knows perfectly that the Lazio Region will close its management with a deficit two billion euros. This is an infinitely debt larger than that produced my administration. The current Lazio's regional council preaches well but scratching badly. If they were to increase the debt, should make an examination conscience. While producing a debt, my thought has come to open hospitals. I think at Sant'Andrea, the hospital Regina Elena, at Tor Vergata, the institute for paraplegics Ostia, the CTO. While this came with hospitals close. We must ask ourselves: Health is a cost or service?".
At the time of his council regionale there were many criticisms on Health ...
"I claim the choices made to give more services to citizens. I remember when I came imposition of a ticket euro for the more affluent families. Today, the ticket costs three times. Frankly this is a game where there is no more debate. There is a structural reality - and this is right Marrazzo -- causing a deficit. These hospitals and university religious. This is a specialty of Lazio. But the regional council have to stop to make propaganda".
Which hospital would close? Do you think the commissaryship has come too late?
"On commissaryship we must remember who was activated from Government of Romano Prodi. This was one of the last letters signed by the President of the Council. I do not close the hospital San Giacomo. I say this because we are talking about the Company Local health care less indebted Lazio. So the savings would be marginal".
What was the fundamental mistake of Marrazzo?
"There has watched the exits of Health. It's 'elementary. If the deficit grows every day would have been sensible to put the problem how to fall from that debt".
What kind of damage there will be a public health Lazio?
"Do not be quantified because there is no strategy. Let me know What did the regional plan of Health in Lazio. Today I see that my accusers are doing worse".

La crisi della finanza Usa non mette in discussione il mercato

Voce Repubblicana del 26 settembre 2008
Intervista al Professor Michele Bagella
di Lanfranco Palazzolo
(A destra il Segretario al Tesoro Henry Paulson)

I mercati finanziari europei e italiani non sono esposti come quelli degli Stati Uniti perché gli operatori finanziari si muovono attraverso il sistema bancario. Questa crisi imporrà nuove regole, ci saranno problemi di governance, ma non è certo il caso di mettere in discussione il mercato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Michele Bagella, Preside della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “Tor Vergata” di Roma.

Professor Michele Bagella, come valuta le ultime decisioni dell’amministrazione americana di istituire un fondo per rastrellare i titoli spazzatura?
“Questa apertura del Governo americano non ha convinto le borse internazionali e gli operatori. Infatti gli indici hanno continuato a flettere. Questo significa che c’è ancora qualcosa che non conosciamo bene, nonostante il Governo americano si sia fatto carico di titoli spazzatura. Chi ha emesso questi titoli non è in grado di sostenerli; è ovvio a questo che che finiranno per essere pagati dal contribuente americano. Da quello che si capisce dall’andamento delle Borse ancora non è venuto a galla tutto il marcio che esiste. Questa è la preoccupazione”.
Le ultime due banche d’affari sopravvissute alla crisi, la Goldman Sachs e la Morgan Stanley, si sono trasformate in banche commerciali cambiando la loro natura. Pensa che questa decisione sia sufficiente per scongiurare il rischio di una crisi dei due istituti?
“Bisognerebbe entrare nello specifico delle situazioni patrimoniali delle due banche. Quello che si può osservare dall’esterno è che un tipo di cambiamento del genere significa poter dare a queste due banche storiche la possibilità di accedere al mercato dei depositi. E quindi di avere una maggiore capacità di rimborso delle perdite che hanno subito in questi ultime settimane drammatiche di crisi. E quindi di salvare il salvabile”.
Il Segretario al Tesoro statunitense Henry Paulson ha sollecitato la collaborazione del G7 per affrontare la crisi finanziaria. In cosa può concretizzarsi questa collaborazione?
“E’ necessario fare un passo indietro prima di spiegarlo. Questa crisi nasce da una cattiva valutazione dei rischi insiti in certi titoli definiti come strutturati e derivati da parte delle autorità. Queste ultime si sono fidate delle valutazioni fatte dalle società di rating. E quindi hanno trasferito al mercato al cento per cento i rischi che erano insiti in questi titoli che venivano venduti a prezzi che non incorporavano il rischio. Sono prevalsi in questo modo i prezzi bassi, con facilità di acquisto da parte di tutti gli intermediari che li usavano quasi come se fossero liquidità. Ora, la lezione che viene fuori da questa vicenda è che bisogna avere molta più attenzione nella valutazione dei rischi non solo da parte delle agenzie di rating ma anche delle autorità di sorveglianza dei mercati. In un sistema aperto come quello dei mercati finanziari internazionali significa grande collaborazione tra le autorità di controllo, regole simili, regole certe, regole applicate. L’altra grande collaborazione è quella nel campo monetario. In questo periodo abbiamo assistito ad interventi continui della Fed e della Bce per dare la liquidità necessaria al mercato per evitare il default. Ora, in qualche caso, la politica monetaria americana è sembrata più accomodante rispetto a quella europea che non ha praticato la politica dell’abbassamento dei tassi di interesse. Anche da questo punto di vista una collaborazione potrebbe essere utile per evitare che politiche monetarie divergenti finiscano per creare problemi nel mercato dei cambi. E’ chiaro che quando gli Stati Uniti abbassano i tassi di interesse e la Banca centrale europea li mantiene alti, molte attività espresse in dollari si spostano verso le attività espresse in euro. Si apprezza il cambio dell’euro su quello del dollaro. E infine, come conseguenza, saltano il prezzo del petrolio e quello delle materie prime. Quindi la collaborazione internazionale è fondamentale. Ma non deve essere una collaborazione solo di facciata. Questa nuova collaborazione deve guardare alle questioni regolamentari e alla gestione delle politiche monetarie. Credo che ci sia parecchio da fare in questo campo. Mi pare peraltro che ci sia una generale convinzione che quella sia la strada da percorrere”.
Qual è il suo giudizio sul comportamento dell’amministrazione repubblicana e della Fed di fronte alle turbolenze di queste settimane?
“Nel giugno del 2007 gran parte della stampa economica era contraria alla riduzione dei tassi di interesse negli Stati Uniti e in Europa. Tutti chiedevano che i tassi aumentassero per frenare l’inflazione. Ora, probabilmente chi inseguiva questa linea aveva un percezione non completa di quello che sarebbe accaduto dopo. Nel senso che la crisi era così profonda che, se la Fed avesse seguito il suggerimento di aumentare i tassi di interesse, probabilmente non avremmo avuto questo anno di altalena in Borsa, con qualche banca che fallisce, con qualche intermediario che esce dal mercato. Sarebbe stato un crack generalizzato. Il crollo di Wall Street del 1929 sarebbe stato considerato come un episodio minore rispetto a quello del 2007. La Fed ha preferito seguire una linea di mercato, dando liquidità e assicurando i mezzi per evitare il panico e il crack successivo. Non so se questo si può chiamare ‘soft lending’, ma da allora abbiamo avuto certamente delle perdite forti, volatilità dei mercati finanziari, con banche che hanno fatto male il loro lavoro. Quello che doveva essere salvaguardato era il mercato come istituzione, come valore, come struttura che era in grado di rispondere a situazioni in cui alcuni attori hanno svolto male il loro compito offrendo al mercato titoli non particolarmente solidi che venivano presentati invece come tali. Questo è il punto: il mercato. La grande differenza tra presente e passato è che l’economia ha acquisito una tale complessità – per quanto riguarda i rapporti finanziari – che non si può immaginare che questi vengano ricondotti a regole fisse e a modalità di gestione del tutto prevedibili. Il mercato va difeso. E’ l’istituzione cardine della civiltà occidentale. Che si è espansa dal punto di vista economico, sociale e culturale grazie a questa grande istituzione, progressivamente rafforzata anche grazie alla finanza. E la fiducia è stato l’elemento fondamentale. Nelle economia ‘cartacee’ – come lo sono tutte le economie occidentali – se viene a mancare la fiducia crolla tutto. Quindi non è più un problema di crisi passeggera, ma un problema più strutturale e più difficile da superare”.
Questa crisi segna inevitabilmente l’avvio di una gestione più controllata e protetta dei mercati soprattutto in materia finanziaria. C’è addirittura chi pensa che dopo la fine del comunismo sia arrivata la fine del liberismo.
“Queste sono solo polemiche. E’ utile che ci siano perché aiutano a capire e ad approfondire. La storia dell’economia di mercato nei paesi occidentali quasi coincide con la storia dell’Occidente. Un grande economista come il premio Nobel Joseph Stiglitz all’inizio degli anni ’80 ha fatto un lavoro nel quale ha mostrato come le imperfezioni del mercato – dal punto di vista delle informazioni – possano portare a situazioni in cui è necessario intervenire per fare delle correzioni. Siamo tutti consapevoli di questo. Gli economisti che si richiamano al mercato non si ispirano all’economia perfetta. L’economia perfetta non esiste. I mercati si misurano sempre con una certa mancanza di informazione da parte degli operatori. Se le autorità di rating americane avessero avuto la percezione che i titoli che stavano accreditando correvano rischi avrebbero evitato quello che è accaduto. Quello che abbiamo visto è avvenuto perché non c’è stata una adeguata informazione sui rischi”.
Dopo questa crisi ci saranno effetti visibili anche sui mercati europei? E, in particolare, quali potranno essere gli effetti sull’Italia nel medio periodo?
“Credo che tutto dipenda dal grado di assestamento dei mercati internazionali. Noi non siamo direttamente esposti come lo sono gli intermediari negli Stati Uniti. In Europa, gli intermediari sono legati di più alle banche, mentre gli operatori americani operano nei settori più vari e con i fondi più disparati, compresi quelli spazzatura. Quindi gli effetti sull’economia finanziaria non si fanno sentire così platealmente come negli Stati Uniti. Gli effetti ci saranno nei nuovi equilibri che si creeranno a livello internazionale. Mi auguro che l’economia americana riesca a risollevarsi da questa crisi, ma ci vorrà qualche tempo prima che questo avvenga. Nel frattempo è in corso un rallentamento dell’economia che si ripercuoterà sui partner economici degli Stati Uniti. Quanto ai nuovi paesi emergenti nell’economia internazionale, come i paesi asiatici e il Brasile che tra l’altro ha scoperto grandi giacimenti di petrolio, non stanno soffrendo una crisi drammatica; anche se certamente non esporteranno come in passato, viste le difficoltà dell’economia occidentale. La crescita di questi paesi significa che nuovi soggetti vanno acquistando spazi aggiuntivi e porzioni di mercato sempre più grandi”.
Quale assetto vede per il sistema finanziario mondiale in futuro?
“L’integrazione della domanda e dell’offerta di titoli deve riguardare anche le regole. Queste devono essere simili per tutti i paesi e devono essere disciplinate con criteri convergenti. Nella nostra storia non c’è un caso di paesi in cui lo sviluppo reale sia rimasto estraneo allo sviluppo della finanza. Da questo punto di vista sono ottimista. Credo che il mercato finanziario mondiale continuerà ad esistere, continuerà a funzionare, ci saranno degli aggiustamenti sulla governance, sulla qualità dei titoli che vengono offerti. Questa è la questione sulla quale è necessario trovare una convergenza internazionale. Non bastano accordi come quello di ‘Basilea 2’. Non basta guardare alla capitalizzazione delle banche, si deve guardare anche alla qualità dei titoli, soprattutto dei derivati che vengono offerti al mercato. E in questo campo ancora molto da lavorare”.

Quell'eroe usato dal fascismo

Intervista a Stefano Biguzzi
Voce Repubblicana del 26 settembre 2008
Di Lanfranco Palazzolo

Cesare Battisti è stato un grande patriota dell’interventismo democratico. Ma il fascismo ha provocato dei grossi danni all’immagine storica di questa grande figura della nostra storia. Lo ha detto alla “Voce” Stefano Biguzzi, autore di “Cesare Battisti”, edito dalla Utet.
Stefano Biguzzi, come è nata l’idea di fare un libro su Cesare Battisti e perché questo personaggio è stato dimenticato?
“Sono sempre stato affascinato da questo grande personaggio della nostra storia condannato a morte. Questa passione è diventato un desiderio di analisi più approfondito. Questo mi ha portato a sentire molto forte l’esigenza di fare avvicinare gli italiani alla loro memoria storica”.
Si può parlare di un caso Battisti? La storiografia italiana è stata ingenerosa verso questa grande figura?
“Nel generale disinteresse per la storia italiana, quello su Battisti è un caso di rimozione e di oblio. Su importanti storie d’Italia Cesare Battisti addirittura non esiste nell’indice analitico. Magari troviamo Battisti nella storia d’Italia di Denis Mack Smith, ma nei grandi volumi e compendi è addirittura sparito. Per questo abbiamo voluto creare con la Utet una sorta di biografia scientifica che affrontasse totalmente la sua vita. Bisognava dare un quadro completo di un personaggio che ha patito un sezionamento della sua vita a seconda delle memorie politiche che si sono applicate sulla sua vicenda umana. Così alcuni vogliono solo ricordare gli ultimi due anni della sua vita e il suo impegno politico militare. Altri preferiscono ricordare le sue battaglie politiche nel riformismo socialista per rispondere alle strumentalizzazioni del fascismo che aveva utilizzato questa figura per sostenere l’imperialismo verso il nord del regime e dell’intangibilità del confine del Brennero. Purtroppo l’interventismo democratico della grande guerra è stato etichettato come prodromo del fascismo”.
C’è stato un dualismo tra Cesare Battisti e Alcide De Gasperi nella politica trentina dell’Impero austro-ungarico?
“Nella politica trentina di quegli anni la Chiesa aveva un grosso peso. I cattolici trentini erano fedeli all’imperatore di Vienna che era considerato il braccio politico della Chiesa. Alcide De Gasperi era un esponente politico del Partito popolare trentino. La lotta tra i due fu molto accesa. Dalla vita politica di De Gasperi sono emerse anche degli scritti non proprio brillanti contro il popolo ebraico che sono state rimosse quando De Gasperi è diventato uno statista repubblicano. I partiti di ispirazione cattolica del trentino erano antisemiti. Il leader di questa corrente era il sindaco di Vienna Carl Lueger. Allora molti cattolici ritenevano che il socialismo fosse il braccio armato del complotto ebraico per governare il mondo”.
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Interview with Stefano Biguzzi
"Voce Repubblicana", 26th September 2008
by Lanfranco Palazzolo
Cesare Battisti was a great patriot of democracy. But fascism has caused serious damage to this great historical figure in our history. He told the "Voce" Biguzzi Stefano, author of "Cesare Battisti", edited by Utet.
Stefano Biguzzi, as the idea of doing a book on Cesare Battisti, and why this character has been forgotten?
"I have always been fascinated by this great figure of our history sentenced to death. This has become a passionate desire for more thorough analysis. This led me to feel very strongly the need to bring the Italians to their historical memory".
We can talk about a case Battisti? The Italian historiography wasn't objectiv to this great figure?
"In general disregard for the Italian history, one on Battisti is a case of removal and oblivion. On major stories of Italy Cesare Battisti does not even exist in the index. Maybe we Baptists in the history of Italy by Denis Mack Smith, but in large volumes and abstracts even disappeared. That is why we wanted to create by Utet a kind of scientific biography that fully addresses his life. Should give a full picture of a character who has suffered a cut of her life as memories of policies that were applied on its human story. So some want to remember only the last two years of his life and his military commitment. Others prefer to remember his political battles in social reforms to meet the exploitation of fascism that had used this figure to support imperialism to the north of the border and untouchability Brenner's border. Unfortunately, the democratic interventionism of the great war was labeled as a prodrome of fascism".
There was a dichotomy between Cesare Battisti and Alcide De Gasperi in politics thirty of the Austro-Hungarian Empire?
"In politics thirty of those years the Church had a big weight. Trentino Catholics were faithful to the emperor of Vienna who was considered the political wing of the Church. Alcide De Gasperi was a politician of the People's Party trentino. The fight between the two was very heated. From the political life of De Gasperi, but also revealed the writings not brilliant against the Jewish people that were removed when De Gasperi became a Republican statesman. The parties of Catholic inspiration of Trentino were anti-Semitic. The leader of this current was the mayor of Vienna Carl Lueger. So many Catholics believed that socialism was the armed wing of the Jewish plot to rule the world".