sabato 4 ottobre 2008

Pier Paolo Pasolini: Parole su Brema

L'unica risposta è la disperazione
A cura di Lanfranco Palazzolo
4 ottobre 2008 (Pubblicato sulla "Voce Repubblicana del 7 ottobre 2008)

La sera del 28 gennaio del 1966 un Convair tedesco, in fase di atterraggio sulla pista di Brema, precipita e si incendia. Sono le 18.50 di sera. Pochi minuti dopo gli italiani scoprono che in quell’aereo si trova la squadra della nazionale di nuoto composta da sette atleti. Quei giovanissimi ragazzi si stavano recando nella città tedesca per una gara internazionale. Nei giorni successivi, Pier Paolo Pasolini ricorda quei giovani nel corso della trasmissione sportiva “Sprint”, sul secondo canale. Nel corso di quella puntata il poeta si interroga su quella tragedia. Avevo avuto modo di registrare quell’intervento che fu proposto da una delle reti della Rai. Qualche tempo dopo mi è capitato tra le mani un numero de “Lo Sport Illustrato”, settimanale della Gazzetta dello Sport. Forse mi ero fatto condizionare dalle parole di Pasolini e anche io mi ero interrogato su quella tragedia senza darmi una risposta precisa. Ho collegato questi due ritrovamenti e ho pensato di battere al computer le parole di Pasolini e di metterle nel mio blog. Naturalmente ho messo anche una foto di Pasolini sportivo e spensierato con i suoi amici prima di una partita di calcio.

“SPRINT” – Febbraio 1966
“Perc
orrendo le immagini di morte che ormai fanno parte della nostra esperienza di questi giorni, insieme con le immagini dei giovani che sono morti. Ricordo che quando – alcune sere fa – ho visto il giornale che portava l’orribile notizia, in un primo momento, queste fotografie di giovani sorridenti mi hanno fatto pensare ad una bella notizia, una notizia gioiosa di vittoria. Non so…pensavo si trattasse di giovani astronauti russi o americani che erano volati sul cosmo. E poi tanto più dolorosa la delusione. Queste immagini che abbiamo visto ora e queste immagini dei ragazzi morti e sorridenti dei giornali sono un po’ come certi particolari degli incubi che una volta dissolto l’incubo restano ad aleggiare nella nostra memoria come qualcosa di doloroso e di ineluttabile oramai. Cosa posso dire su quello che ho provato in quel momento e ora? E insieme andando a tante disgrazie simili successe in questi ultimi anni? Domenica sera ho ascoltato l’intervista a Boscaini che parlava del suo amico De Gregorio. Ne parlava con tanta profonda malinconia, con tanta precisione dovuta a una tale sincerità di sentimento che naturalmente….ora mi è difficile di ottenere qualcosa di simile, io che in fondo sono estraneo a tutto questo. Boscaini – ad un certo momento della sua intervista – ha detto queste parole: ‘Che cosa posso dire?!’. E, infatti, cosa possiamo dire?! Di fronte a cose di questo genere: all’ultima disgrazia di Brema o a quella di Superga o a tante altre successe in questi anni. Non c’è niente da fare se non disperarsi perché – in questo caso come negli altri – non c’è nessuno da incolpare. Non c’è niente da chiamare in causa. E d’altra parte se non cè nemmeno nessuna ragione, nessun sentimento su cui far leva per consolarsi, per autoesaltarsi, per dimenticare in qualche modo la violenza brutale del dolore. Ho interrogato ad una, ad una le facce di questi giovani nuotatori morti. E ho ricordato anche le facce dei giocatori del Torino che ricordo molto bene. Ebbene, spesso succede che nelle facce delle fotografie pubblicate nei giornali il giorno dopo – dopo qualche tragedia di questo genere - si senta qualcosa come un presagio della morte, un ombra dolorosa. Nel senso che quel destino era ineluttabile, era in qualche caso voluto. E invece qui no! Le facce di questi giovani nuotatori – osservate una ad una – non fanno presagire assolutamente nulla. Non soltanto esse dimostravano un completo, totale abbandono alla vita. Alla vita come forza, come gioventù, come vitalità. Tutte le qualità bellissime che si possedevano in modo così eccezionale. Ma si sentiva anche un amore più umile per la vita. L’amore per la vita quotidiana di tutti i giorni per un futuro di cittadini onesti. Tutt’al più, c’era in qualcuno di loro un’ombra di timidezza e di angoscia che si sarebbe appunto risolta con l’accettare una vita di professionista serio e grato a quello che la vita gli avrebbe riservato. E quindi, poiché sono istintivamente portato a cercare un disegno, una significazione, qualcosa che renda meno orribile, meno assurdo, meno meccanico, un avvenimento di questo genere, io mi chiedo – e l’angoscia in questo aumenta – quale disegno e significazione ci sia in questa orrenda disgrazia successa a Brema in questi giorni. E nelle disgrazie simili successe in questi anni….Che morendo così ineluttabilmente, così inesorabilmente e senza ragione…così con tanta meccanica brutalità… Che cosa hanno voluto dire questi giovani a noi che sopravviviamo loro?! Che giudizio hanno voluto formulare, quale condanna fare sul mondo che hanno così inopinatamente e tragicamente abbandonato?! Io non so rispondere a questa domanda. E quindi tanto più grave è l’angoscia. E quindi non posso far altro che tornare a ripetere – di fronte a disgrazie simili – l’unica risposta è la disperazione”.

Raccomandazione santissima

Un interessamento di Andreotti
di Lanfranco Palazzolo
sabato 4 ottobre 2008

In questa rassegna epistolare non poteva mancare una delle lettere cult. Si tratta della celeberrima lettera inviata il 3 agosto del 1972 dal Presidente del Consiglio Giulio Andreotti al mons. Ugo Poletti, vicereggente del vicariato di Roma. In questa lettera, Andreotti risponde ad una precedente missiva inviatagli da mons. Poletti il 29 luglio del 1972. Ecco cosa aveva scritto Poletti: "Cara ecccellenza, mi rincresce disturbarla e Lei sa che, se lo faccio, è contro le mie abitudini. Mi trovo a Novara per qualche giorno di ferie. Persone amiche mi pregano di segnalare personalmente a Lei il generale di Corpo d'armata Raffaele Giudice: egli sarebbe nella terna per la nomina a Generale della Guardia di Finanza. Lei stesso lo conoscerà: se Le è possibile, veda se può favorire la sua candidatura. Mi assicurano che è persona molto degna. Le sarò grato se potesse spendere una parola per lui. Anche da lontano, seguo con attenzione e con sensi di amicizia e di assoluta fiducia il suo lavoro. Dio l'assista fra tutti gli scogli. Mi creda cordialmente suo". Una lettera bellissima e scritta con grande stile. Il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti non gli è certo da meno. Ed ecco cosa gli risponde in questa bellissima lettera di qualche giorno dopo: "Eccellenza reverendissima, ho ricevuto la sua viva e calda segnalazione a favore del generale Raffaele Giudice. Non mancherò di vedere cosa si possa fare in ordine alla di lui aspirazione. Le esprimo i miei cordiali ossequi". Comunque non sarà il Governo Andreotti a nominare il generale Giudice a capo della Guardia di Finanza. Infatti, Giudice sarà nominato solo nell'estate del 1974 quando il Presidente del Consiglio in carica era Mariano Rumor e Andreotti era responsabile del ministero della Difesa. Dobbiamo dire che Giudice aveva anche altre amicizie come monsignor Fiorenzo Angelini, ausiliario del vicereggente Poletti. Un ringraziamento agli amici della Kaos che hanno pubblicato questa fantastica lettera nel libro "Il Vicario di sua santità" (Kaos edizioni), volume che vi consiglio vivamente di leggere.

Quella raccomandazione per Cossiga

Salvate il soldato XJZ
di Lanfranco Palazzolo
Sabato 4 ottobre 2008


Il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha dovuto fare i conti con le richieste che gli arrivavano dai colleghi parlamentari della Democrazia cristiana. Uno dei deputati più attivi in questo campo era l'onorevole Nicola Eny Di Lisa (foto a destra). Il deputato della Dc era un notabile della Democrazia cristiana del molise. All'epoca in cui Cossiga ricopriva la carica di sottosegretario alla Difesa inviava al futuro ministro dell'Interno e poi della Repubblica una marea di richieste per migliorare la situazione di questo o di quel militare. In questa lettera datata 11 giugno 1969 il sottosegretario Cossiga garantisce il suo interessamento per migliorare la situazione di un militare. Non sappiamo se si tratta di un militare di leva o di carriera. Questo è il testo della stringatissima lettera: "Caro Di Lisa, ti assicuro il mio interessamento per quanto riguarda l'aspirazione del militare xyz. In attesa di poterti comunicare le notizie che mi perverranno, ti ricambio molti cordiali saluti. Francesco Cossiga". Il fatto che il testo della lettera sia stringatissimo conferma che l'allora sottosegretario alla Difesa era "bombardato" da queste richieste e testimonia che queste pratiche erano ormai una consuetudine all'interno del ministero della Difesa.
Una doverosa precisazione su questa e su altre lettere. Non voglio assolutamente fare il moralista su queste raccomandazioni. Ci mancherebbe altro. Credo nella vita abbiamo fatto tutti ricorso a queste cose. Il mio rammarico è che quando ho fatto il militare non ho avuto la fortuna di conoscere il sottosegretario Cossiga e l'onorevole Di Lisa. Altrimenti i 12 mesi del mio servizio militare li avrei passati a Roma. Tutto qui.

Le vie del potere sono infinite

Intervista all'autore de "La Casta di Siena"
Parla Raffaele Ascheri
Voce Repubblicana, 4 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto l'arcivescovo di Siena mons. Antonio Buoncristiani)

La curia senese gestisce ingenti patrimoni e un potere straordinario. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Raffaele Ascheri, autore de “La casta di Siena”, saggio sul potere della cittadina toscano. Questo libro rappresenta un caso unico visto che nessun editore italiano ha voluto pubblicare il saggio.
Raffaele Ascheri, come è nata l’idea di scrivere un libro sul potere della casta di Siena?
“Il mio libro è stato il più venduto a Siena per mesi. Le copie acquistate sono state circa 6000. Le ricordo che Siena è una città che ha circa 60mila abitanti. Avevo da tempo del materiale per scrivere un libro su Siena. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la richiesta di rinvio a giudizio per l’economo della curia di Siena, don Giuseppe Acampa (oggi monsignore). Per la città fu un fulmine a ciel sereno. Ma la notizia non fu pubblicata da nessun giornale. La notizia si seppe solo perché fu data dall’edizione nazionale de ‘la Repubblica’. Qui ho capito che tipo di coperture politiche c’erano su questo caso”.
Cosa le hanno detto i suoi concittadini sul libro?
“Ho avuto molti apprezzamenti. Non certo dalle persone prese di mira. Dal punto di vista legale nessun politico è intervenuto. Invece la curia si è fatta vedere citandomi e chiedendo al sottoscritto 600mila euro di danni. Poi ci sarà la discussione e poi vedremo come andrà a finire”.
Come si è comportata la base dei cattolici senesi?
“La maggior parte dei cattolici senesi sono contrari alla gestione manageriale della curia della città. Nessuno conosce il patrimonio della curia senese e il suo giro d’affari”.
Qual è il patrimonio della curia senese?
“Non si sa. Il 2 aprile del 2006 c’è stato un incendio nel quale è andata persa la documentazione della curia senese. L’accusa dell’incendio cadde sul professor Franco Nardi che era archivista della curia. Successivamente Nardi fu scagionato da ogni accusa. Ora l’economista della curia, mons. Acampa, che nel libro ho definito come il mons. Marcincus locale, è indagato per calunnia”.
Qualche politico di Siena è intervenuto su questi scandali?
“No, nessuno ha detto niente. Nessun politico è intervenuto”.
Che tipo di patrimonio gestisce la curia?
“La curia di Siena ha molte proprietà e gestisce addirittura un ristorante che si trova sotto il palazzo dell’arcidiocesi e si chiama ‘le vie del gusto’. Il ristorante è stato gestito dallo stesso Acampa. I prezzi del ristorante sono di mercato. Il vescovo di Siena ha fatto una procura nella quale ha delegato al suo economo la gestione totale dei beni della curia. Un caso del genere non si è verificato da nessuna parte in Italia”.
Il blocco dei partiti ‘progressisti’ come il Pd e la sinistra ideologica cosa hanno fatto?
“Niente. Solo Alleanza nazionale per qualche giorno protestò. Poi il silenzio”.