domenica 19 ottobre 2008

Picasso & Puskas


Da "Il Monello" del 18 ottobre 1962

Football a pugno chiuso

Paolo Sollier racconta il suo "Spogliatoio"
Che libri
Ottobre 2008
(A destra Sollier legge il "quotidiano dei lavoratori)

Paolo Sollier è stato un protagonista del calcio dei turbolenti anni '70; nell'autunno del 1976 la casa editrice Gammalibri pubblicò il racconto autobiografico “Calci e sputi e colpi di testa”, un successo che fece la fortuna della piccola casa editrice milanese con almeno 30mila copie vendute. Sollier era uno dei pochi calciatori che allora si interessavano attivamente di politica, sostenendo le liste di Democrazia proletaria alle elezioni del 1976. Le sue idee politiche entravano anche nel campo da gioco: prima dell'inizio delle partite il pubblico notava infatti il suo pugno chiuso a centrocampo. Quel pugno ritorna oggi negli scaffali delle librerie: Sollier ha deciso di raccontare al giornalista Paolo La Bua cosa è successo dopo la stagione calcistica del 1975-76, l'unica giocata da Sollier in Serie A nelle file del Perugia, in "Spogliatoio" che si avvale della prefazione di Gian Paolo Ormezzano e della postfazione di Darwin Pastorin, è una questa lunga intervista in cui l'ex calciatore ripercorre la sua vita, raccontando prima la sua esperienza di lavoro in fabbrica come operaio nello stabilimento della Fiat di Mirafiori e poi l'approdo al mondo del calcio, dalle serie minori fino alla massima serie con il Perugia. Contrariamente a tanti calciatori che hanno smesso e hanno deciso di lanciare le loro accuse contro il calcio a fine carriera, Sollier non denuncia casi di doping e nemmeno partite vendute: nel libro scrive chiaramente di sentirsi in debito nei confronti del calcio. Nessuno ha mai rimproverato a Sollier le sue idee, che certo non hanno mai minacciato il sistema del calcio come hanno fatto altri calciatori che nel sistema c'erano dentro fìno al collo, come ad esempio lo sfortunato Carlo Petrini, autore de “Nel fango del Dio pallone”, coinvolto nello scandalo del calcio scommesse del 1980. L'unica grossa polemica politica causata delle parole di Sollier fu quella contro la Lazio alla vigilia di una partita giocata nella capitale. Il giocatore perugino, che allora consideratala Lazio come una squadra di fascisti, disse che sarebbe stata una bella soddisfazione battere quella che veniva considerata la squadra del duce. La polemica rimase comunque un caso isolato, anche se il pubblico non gli risparmiò insulti e sberleffì. Oggi Paolo Sollier allena una squadra di calcio nel settore dilettantistico e la nazionale degJi scrittori, con la quale ha partecipato a quattro “Writer's leagues”. Dal libro emerge chiaramente che in Sollier non vi è il rimpianto di aver perso qualcosa in quella che viene comunemente chiamata carriera calcistica. E non è facile raccontarlo trent'anni dopo aver superato l'apice della popolarità calcistica e politica. (L. P.)

Anniversari: la scomparsa dello zio di Christian De Sica

Sulle tracce dell'assassino di Trotzky....
e di Christian De Sica
19 ottobre 2008
di L.P.

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Ramon Mercader (18 ottobre 1978), passato alla storia per essere stato l'assassino di Leon Trotzky. Sinceramente non si tratta di uno di quegli anniversari che uno vorrebbe ricordare pensando al passato. L'ho fatto solo perchè ho scoperto che Ramon Mercader era il fratello di Maria Mercader la moglie di Vittorio De Sica. Dalla loro unione è nato nel 1951 Christian De Sica. Quindi Ramon Mercader è lo zio di Christian De Sica. Dopo alcuni anni di galera in Messico, Ramon Mercader, nel 1961, si è rifugiato in URSS dove si è "guadagnato" la medaglia in qualità di "Eroe" dell'Unione Sovietica, una delle più alte onorificenze della nazione. Mercader ha trascorso il resto della sua vita tra Cuba e l'URSS. E' sepolto a Mosca, dove si trova la sua tomba, con il nome di Ramon Ivanovich Lopez nel cimitero Kuntsevo; un posto d'onore nel museo dedicato al KGB. Faccio veramente fatica a pensare che Christian De Sica abbia avuto uno zio così. Spero di incontrare un giorno il popolare attore per sapere da lui cosa pensa della "Quarta Internazionale" e della "Rivoluzione permanente".