lunedì 20 ottobre 2008

The friendships dangerous of Pius XII


Voce Republicana, 21 October 2008
by Lanfranco Palazzolo
The Catholic Church has tried for years to prove that you were dealing with Pius XII to demonstrate that it was against the persecution against Nazism. In reality only wanted to lose time. He told the "Voice Republican" Marco Aurelio Rivelli, author of the essay "God is with us. The Church of Pius XII accomplice of Nazi"(Kaos Edizioni).
Professor Rivelli, because he wanted to write a book on Pius XII and then controversially securities so?
"'God is with us' was the term used Wermacht soldiers committed during the Second World War. But even the SS had written in their divided the words 'Gott mit uns'. That was the maxim of the SS which was also put on the swastika. This is to clarify why the title".
You had already published a book highly controversial with the Croatian Catholic Church?
"Yes, this is de 'L'arcivescovo del genocidio' (Kaos) which tell the silent complicity of the Roman Catholic Church in the massacres of Orthodox Serbs, gypsies and Jews occurred in Yugoslavia during the Second World War. Later I wanted to talk about the Pope of that time: Pius XII. In my book on Pius XII I wanted - in the first 200 pages - describe the role of Pius XII. So far, many have written to the silence of the Pope. But in my book I talk about the career of Pius XII in following him since he was apostolic nuncio in Germany. Letters sent by the Vatican shows the figure of a man linked to anti-Semitic feelings. I found a letter in which Eugenio Pacelli speaks of a communist Hunchback defining jew even when talking about women of easy morals refers to Jewish women, in another letter speaks of a communist and dirty jew"
You believes that Pius XII was racist?
"I found a match in which the future Pius XII spoke of colored French troops who were in the area of employment in Rhineland in just flattering".
What think you have given with his book on Pius XII to understand this figure?
"Until the publication of my book there was not an essay that spoke ascent of Eugenio Pacelli in the Catholic Church. With my essay I wanted to talk about this lesser known aspect of this pope".
What can you say about bankruptcy in 2001, the Joint Commission which was formed by Catholic and Jewish historians to clarify the responsibilities or omissions of the Pope with the Nazis?
"The Vatican has announced many times that pull out documents that demonstrate the opposition of this pope to Nazism. But these documents have never left. The Church has always wanted to believe that you were dealing with the matter. In fact, looking only to lose time".

Eugenio Pacelli contro "i giudei bolscevichi"

Le amicizie pericolose di Pio XII
Voce Repubblicana, 21 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

La Chiesa cattolica ha tentato di dimostrare per anni che si stava occupando di Pio XII per dimostrare che era avverso alle persecuzioni contro il nazismo. In realtà voleva perdere solo tempo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo studioso Marco Aurelio Rivelli, autore del saggio “Dio è con noi. La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo” (Kaos Edizioni).
Professor Rivelli, perché ha voluto scrivere un libro su Pio XII e poi titolarlo così polemicamente?
“‘Dio è con noi’ era il termine che usavano i soldati della Wermacht impegnati nella Seconda guerra mondiale. Ma anche le SS avevano scritto nella loro divisa la scritta ‘Gott mit uns’. Quello era il motto delle SS che veniva anche messo sulla svastica. Questo per chiarire il perché del titolo”.
Lei aveva già pubblicato un libro molto polemico con la Chiesa cattolica croata?
“Si, si tratta de ‘L’Arcivescovo del genocidio’ (Kaos) nel quale raccontavo la complicità silente della Chiesa cattolica romana nei massacri dei serbi ortodossi, degli zingari e degli ebrei avvenuti in Jugoslavia nel corso della Seconda guerra mondiale. Successivamente ho voluto parlare del Papa di quell’epoca: Pio XII. Nel mio libro su Pio XII ho voluto – nelle prime 200 pagine – descrivere la figura di Pio XII. Finora molti hanno scritto sui silenzi di questo Papa. Ma nel mio libro ho voluto parlare della carriera di Pio XII seguendolo dai tempi in cui era Nunzio apostolico in Germania. Dalle lettere che inviava al Vaticano emerge la figura di un uomo legato a dei sentimenti antisemiti. Ho trovato una lettera nella quale Eugenio Pacelli parla di un comunista gobbo che definisce anche ebreo; quando parla di donne di facili costumi si riferisce a donne ebree; in un’altra lettera parla di un comunista sporco ed ebreo”.
Lei crede che fosse razzista?
“Ho trovato una corrispondenza nella quale il futuro Pio XII parlava delle truppe di colore francesi che si trovavano nella zona di occupazione in Renania in termini poco lusinghieri”.
Che contributo pensa di aver dato con il suo libro su Pio XII per capire questa figura?
“Fino alla pubblicazione del mio libro non c’era stato un saggio che parlasse dell’ascesa di Eugenio Pacelli nella Chiesa cattolica. Con il mio saggio ho voluto parlare di questo aspetto meno conosciuto di questo Papa”.
Cosa possiamo dire sul fallimento, nel 2001, della Commissione mista che fu costituita da storici ebrei e cattolici per chiarire le responsabilità o le omissioni di questo Papa con il Nazismo?
“Il Vaticano ha annunciato tante volte che tirerà fuori i documenti che dimostrano la contrarietà di questo Papa al nazismo. Ma questi documenti non sono mai usciti. La Chiesa ha sempre voluto far credere che si stava occupando della questione. In realtà hanno cercato solo di perdere tempo”.

Gli orfani di Salò

Intervista ad Antonio Carioti
Che Libri, ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo

E’ uscito di recente e, grazie all'annuncio di una presentazione è diventato in breve uno scandalo politico-storico-letterario. Si tratta de “Gli orfani di Salò, scritto da Antonio Carioti e presentato nella sala consiliare del Comune di San Giuliano Terme (Pisa) a cura del gruppo di AN. Il libro, che indaga la storia del neofascismo all'indomani della Seconda guerra mondiale, è giunto in poche settimane alla seconda edizione: un successo inaspettato se consideriamo le vendite medie della saggistica politica. L'autore è giornalista delle pagine culturali del Corriere della Sera e, fra i tanti suoi libri, ricordiamo “Di Vittorio” (Il Mulino,2004) e “Maledetti azionisti, un caso di uso politico della storia” (Editori Riuniti). Il libro appena uscito è stato apprezzato soprattutto dalle nuove generazioni della destra, che hanno visto nel racconto minuzioso della storia degli Orfani di Salò è un frammento di storia non scritto. Ecco cosa ci ha detto l'autore su questa sua ultima fatica.
Perché sostiene che il fascismo ha anticipato in qualche modo il ‘68?
“Nel secondo dopoguerra, dopo la perdita temporanea di Trieste, si manifestò un fermento giovanile, anche ribellistico, di carattere irredentistico. I giovani neofascisti cavalcarono questa battaglia perché non avevano i vincoli che legavano i loro coetanei dei partiti democratici, troppo condizionati dai rapporti con gli Alleati. I giovani del Msi si misero, quindi, alla testa di questi moti che sfociarono in manifestazioni di piazza simili a quelle del 1968”.
Ne “Gli orfani di Salò” ritorna il tema dei rapporti sotterranei tra il Pci e i giovani dell'estrema destra fascista.
“Molti dei giovani che nel 1943 aderirono alla RSI avevano una visione rivoluzionaria del fascismo come “Terza via” tra capitalismo e comunismo. Il fascismo repubblichino prese peraltro il provvedimento della socializzazione delle imprese; è quindi conseguente che questi giovani rivoluzionari fossero affascinati dal comunismo. Le loro idee si richiamavano a questi temi sociali al punto che fondarono una sorta di corrente all'interno del Msi: interpretavano il fascismo come un socialismo nazionalista. il P.C.I. cercò di stabilire un esame con loro. È così che nacque il dialogo con i cosiddetti fascisti rossi. Si trattava di una sorta di doppio binario della politica togliattiana nei confronti di coloro che si richiamavano al fascismo”.
Cosa successe nel corso della guerra di Corea?
“Il Pci accentuò la lotta contro l'alleanza occidentale del Patto atlantico. Anche il Msi seguì questa strada. Per questa ragione lo stesso Enrico Berlinguer aprì un dialogo con i fascisti piu irriducibili, addirittura con Pino Rauti. Si tratta della seconda fase di questo dialogo. Stavolta il Pci si rivolse a tutta la destra più intransigente, quella che si richiama a Julius Evola”.
È vero che ci fu un tentativo fascista per uccidere il direttore de l’Unità, Renato Mieli, padre di Paolo?
“Ho trovato un documento che risale all'estate del 1947 negli archivi della federazione del Pci di Milano. In questo documento viene citato l'avvocato Redenti, che era stato il leader del Msi nel capoluogo lombardo. Questo personaggio aveva ordinato il 18 marzo del 1947 di uccidere Renato Mieli, ma questo progetto non fu mai realizzato”.