martedì 21 ottobre 2008

L'insostenibile leggerezza del sospetto

Voce Repubblicana
del 22 ottobre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A fianco l'edizione di Respekt con le rivelazioni su Kundera e sotto il documento del ministero dell'Interno cecoslovacco)

L’insostenibile peso del sospetto. L'ex presidente ceco Vaclav Havel è sceso in campo per difendere Milan Kundera, esprimendo dei dubbi sul fatto che lo scrittore abbia potuto denunciare dei compatrioti alla polizia comunista come pubblicato recentemente da un settimanale ceco. “Penso che questo non sia accaduto e che non sia potuto accadere in maniera così stupida”, scrive l'ex dissidente dalle colonne del settimanale “Respekt”, lo stesso che ha pubblicato un rapporto della polizia relativo ad una denuncia fatta da Kundera il 14 marzo 1950, quando era studente a Praga. Il celebre autore di “L'insostenibile leggerezza dell'essere” si è difeso a spada tratta, tacciando la denuncia di “pura menzogna”. “Anche se Kundera fosse andato veramente dalla polizia per avvertire che c'era una spia da qualche parte, cosa che secondo me non è accaduta, bisogna provare - almeno provare - a vederlo nel contesto dell'epoca”, prosegue Havel. Bisogna tenere presente, aggiunge l'ex presidente ceco, che all'epoca molte denunce erano motivate dalla paura e che “non era necessario essere uno zelante comunista o un fanatico per fare questo genere di cose”. “Giovani storici, siate prudenti! Se no farete, in buona fede, più male che bene, come i vostri nonni”, è l'appello agli addetti ai lavori di Vaclav Havel che poi si rivolge direttamente allo scrittore. “Milan, resti al di sopra della mischia! Lei sa sicuramente che c'è di peggio nella vita di una diffamazione sulla stampa”, scrive Havel che passò cinque anni nelle carceri comuniste prima di diventare l'artefice della “Rivoluzione de velluto” del 1989. “Se non si trattasse di uno scrittore noto in tutto il mondo, non sarebbe accaduto. Per cui concludo che è rischioso essere un bravo scrittore ed essere famosi. Ma ogni tempo bisogna prendere dei rischi”, conclude l'ex dissidente, anche lui letterato. Havel non nega che Kundera abbia fatto opera di delazione. Ma invita alla comprensione. Del resto, gli atti del ministero degli Interni cecoslovacco sono protocollati e non lasciano alcun dubbio in proposito. Se dobbiamo dire la verità non siamo stupiti di questa vicenda. Per decenni abbiamo creduto in buona fede alla pulizia morale di tanti scrittori. Ma alla fine ci siamo ricreduti su molti. Questo è successo con Gunter Grass ed oggi avviene nel caso di Milan Kundera. Nel caso di Kundera la situazione è diversa. Andare a fare la spia per far arrestare un uomo non è un atto semplice soprattutto se oggi sappiamo che Kundera ha aderito al Partito comunista cecoslovacco dal 1948 al 1950, gli anni più terribili dell’avvento dello stalinismo. E se lo ha fatto allora, non dobbiamo stupirci anche che abbia fatto quel gesto. E’ un peccato che Havel si sia speso per difendere il suo connazionale. Ma possiamo comprenderlo vista la crisi di fiducia che attraversa il suo paese. Ma siamo convinti che saranno davvero in pochi i connazionali pronti a capire quel gesto come ha chiesto Havel.

Con Angius torna la politica del gambero

Intervista a Bobo Craxi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 22 ottobre 2008

Quella di Angius e di altri esponenti che tornano nel Pd è la politica del gambero. Lo spiega l’esponente socialista Bobo Craxi che commenta il ritorno degli ex scissionisti dei Ds e della Margherita nel Pd.
Onorevole Bobo Craxi, cosa ne pensa del ritorno nel Pd di alcuni esponenti politici che si erano candidati con i socialisti alle ultime elezioni politiche come Gavino Angius e altri?
“Sono compagni venuti nel partito qualche mese prima delle elezioni. L’esito è stato negativo e oggi tornano al punto di partenza. Sono processi fisiologici nella sinistra italiana. Per quanto riguarda queste personalità si tratta di un ritorno a casa. E’ una politica del gambero che contraddice le ragioni per le quali questi esponenti politici hanno aderito al Partito socialista un anno fa”.
Trova ingenerosa la mossa di quelli che lei ha definito “compagni”?
“Non parlerei di generosità o di ingenerosità. Si tratta solo di un ragionamento politico. Qui siamo in presenza di una forza politica – i socialisti – che è diventata extraparlamentare e che cerca la sua ragione d’essere nella difesa della sua identità. Questo comportamento è più forte in coloro che sono custodi di questa identità. E più difficile che lo stesso afflato sia mantenuto anche da chi socialista non lo è mai stato. In questo senso, Angius e gli altri non se ne vanno sbattendo la porta. Se ne vanno facendo un ragionamento politico e non certamente in contraddizione con noi. Anzi, a noi era stato richiesto di promuovere un’iniziativa politica di avvicinamento. Io sono favorevole a partecipare a tutte le iniziative politiche di avvicinamento al vecchio alleato. Ma non sono disposto ad una confluenza sic et simpliciter”.
Quando si era parlato di un’alleanza tra Pd e socialisti, il partito di Veltroni aveva posto un diktat per non candidare Angius e i suoi amici.
“Ricordo che il Pd non fu certo tenero nei confronti degli ex scissionisti. La mancata alleanza risponde ad una logica tutta politica. Veltroni ha voluto allontanarsi da tutti i partiti della sinistra e si è tenuto buono solo Di Pietro. Lo scontro sugli ex esponenti dei Ds non fu però la ragione del mancato apparentamento tra socialisti e Pd. Lo fu solo in qualche misura”.
Cosa farete in vista delle prossime elezioni europee?
“Mi sembra che stiamo andando verso una riforma della legge elettorale per le europee con l’innalzamento della soglia di sbarramento e senza preferenze come nelle elezioni politiche nazionali. Tutto questo non fa piacere ai piccoli. Siamo una forza che presenta un saldo di 4 parlamentari uscenti. Ci dovremmo adeguare a quello che sta venendo. Ma con la responsabilità di essere fondatori del Pse. Sarebbe imperdonabile che nel Parlamento europeo non ci fosse nessun esponente del partito che ha fondato il Pse”.