venerdì 7 novembre 2008

Un'assemblea trasparente

Parla Gregorio Fontana, segretario di presidenza della Camera
Voce Repubblicana dell'8 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

I cittadini devono sapere quante volte i loro deputati hanno votato e in quante sedute sono stati presenti alla Camera. E’ la proposta di Gregorio Fontana, deputato del Popolo delle Libertà. Ecco cosa ha detto il segretario di Presidenza della Camera dei deputati alla “Voce Repubblicana”.
Onorevole Fontana, cosa ha proposto nella riunione dell’Ufficio di Presidenza della Camera che si è svolto giovedì?

“Abbiamo corretto l’impostazione della pubblicità sulla presenza dei parlamentari in aula. Oggi tutti possono verificare come votano giorno per giorno i parlamentari. Ma non è mai stato possibile fare una valutazione consuntiva di queste presenze. Quindi non vi era la possibilità di fare la somma e di verificare le presenze dei singoli parlamentari nel tempo durante la legislatura. Abbiamo corretto questa impostazione dando disposizione agli uffici di mettere on-line le presenze consuntive annuali e dall’inizio della legislatura di tutti i parlamentari”.
Pensa che questo meccanismo di pubblicità delle presenze o delle assenze possa funzionare come incentivo alla presenza dei parlamentari in aula?
“Intanto questa innovazione consente ai cittadini di controllare cosa fanno i parlamentari eletti. Un parlamentare può anche non venire per qualche motivazione politica, però deve assumersene la responsabilità. Il deputato agisce senza vincolo di mandato, ma risponde ai cittadini. E i cittadini - per svolgere la loro funzione di controllo – devono saper conoscere prima di scegliere. E questo è uno strumento che aiuta i cittadini a valutare l’operato dei propri eletti”.
Crede che la Camera dei deputati lavori abbastanza o è necessario – come pensa il Presidente Gianfranco Fini – di aumentare l’orario di lavoro e il numero delle sedute?
“Nella precedente legislatura il lavoro era molto basso e la produttività dell’assemblea era ridotta a causa dell’impasse politica che il Parlamento ha vissuto. In questa legislatura la Camera sta lavorando di più. Credo che oggi sia necessaria una grande opera di riforma dei regolamenti parlamentari che possano rendere più attuale, in termini di impegno politico, il lavoro dei parlamentari. Occorrerebbe lavorare più in commissione e meno in aula. Fare trecento votazioni al giorno in aula è una prassi poco utile per approfondire i temi. Ce ne stiamo occupando nella Giunta del regolamento”.
Che voto darebbe oggi alla Camera per la trasparenza verso i cittadini?
“Ho visto che i radicali hanno proposto un’anagrafe degli eletti. La Camera è all’avanguardia su questo. Oggi – grazie all’impulso del Presidente Fini - abbiamo fatto un passo in avanti facendo sapere ai cittadini quanto sono presenti in aula e come votano i loro rappresentanti. Oggi ci meritiamo un 8. Alla fine della legislatura prenderemo un bel 10”.

40 anni fa NIXON


Sono arrivato in ritardo di un giorno, ma alla fine ce l'ho fatta. Quarant'anni fa, il 6 novembre del 1968, Richard Nixon diventava il 36° Presidente degli Stati Uniti. Non voglio certo ricordare qui chi è stato Nixon e cosa ha rappresentato. Certo, oggi mi sembra una sorpresa ricordare, in un anno turbolento come il '68, l'arrivo alla Casa Bianca di un Presidente Repubblicano che - almeno secondo me - è stato un buon Presidente degli Stati Uniti per una ragione fondamentale: ha avuto la costanza di riprovarci una seconda volta. Non è da tutti......

Obama, un film bello

Intervista a Fiamma Nirenstein
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 7 novembre del 2008
(Obama abbraccia la moglie Michelle la sera della vittoria)

L’elezione di Obama è un film bello nel quale ho visto realizzata l’aspirazione dell’uguaglianza tra gli uomini. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la deputata del PdL Fiamma Nirenstein.
Onorevole Nirenstein, cosa ne pensa della vittoria di Obama nelle elezioni Presidenziali degli Stati Uniti?
“Penso che sia una grande vittoria della democrazia americana vedere un nero salire alla prima carica negli Stati Uniti. Ho l’impressione di vedere un bel film, in cui questa grande aspirazione americana dell’eguaglianza tra gli uomini – che è molto avvertita negli Stati Uniti – si realizza. Le premesse di questa vittoria erano forti quando abbiamo visto l’amministrazione repubblicana chiamare allo State department, a ruoli di grande responsabilità, Colin Powell e poi Condoleeza Rice. Questo è un pezzo tipico di storia americana tutta improntata alle rapide accelerazioni e alle battaglie ideali profonde. E’ una grande soddisfazione”.
Cosa ne pensa della politica di Barack Obama?
“Credo che questa politica avrà un tratto tipicamente di sinistra. Obama non è solo un personaggio simbolico sul quale si può proiettare un bel film – come se la politica non esistesse -, ma si troverà a guidare una grandissima nazione, la più forte, la più importante del mondo, che potrebbe essere stravolta da misure troppo protezioniste che ne cambierebbero gli aspetti fondamentali della sua storia. Mi riferisco ai valori di libertà e a quelli economici”.
Pensa che il dialogo con alcuni paesi possa essere giudicato negativamente?
“Penso che il tentativo di Obama di aprire al dialogo con alcune realtà sia ragguardevole. Ma quando gli interlocutori con i quali Obama annuncia di voler colloquiare sono l’Iran e gli Stati integralisti islamici, che vorrebbero distruggere l’Occidente, questo aspetto mi lascia molto perplessa. Temo che nel Medio Oriente Obama si rifaccia a vecchi schemi. In Medio Oriente, la politica della mano tesa è sempre stata respinta perché la strategia del rifiuto ha sempre vinto tra i paesi arabi”.
Cosa ne pensa degli otto anni di Gorge W. Bush?
“Credo che sia stato un errore averlo bollato come un guerrafondaio. Ha soltanto cercato di stabilire una politica di difesa dal terrorismo internazionale”.
Obama ha avuto difficoltà con l’elettorato ebraico negli Usa?
“Non c’è stata nessuna difficoltà negli Stati Uniti. Anzi, l’elettorato ebraico, legato alle battaglie per i diritti civili, ha votato a maggioranza per Obama. Ma non voglio giudicare l’elettorato americano”.
Come ha trovato le parole di Maurizio Gasparri sulla contentezza di Al Qaeda per l’elezione di Obama?
“E’ stata una frase di irritazione per l’eccesso di entusiasmo visionario che ha caratterizzato in questi giorni la sinistra italiana che crede di aver trovato in Obama il suo leader”.