giovedì 13 novembre 2008

Ecco perchè il Pd non candiderebbe Obama alle primarie

Parla Khaled Fouad Allam
Voce Repubblicana del 13 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il centrosinistra ha sbagliato ad appropriarsi della vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti. Lo ha detto alla “Voce” il professor Khaled Fouad Allam, docente di sociologia del mondo arabo ed ex parlamentare del Pd.
Professor Khaled Fouad Allam, cosa cambia nelle relazioni tra il mondo arabo e gli Stati Uniti con l’elezione di Obama?
“Bisognerà aspettare e vedere come si comporterà la nuova amministrazione democratica di fronte alle turbolenze che attraversano il Medio Oriente. Quello che ci hanno fatto capire queste elezioni è che gli Stati Uniti hanno superato la questione etnica. Negli Usa hanno capitalizzato le lotte degli anni ’50-’60. Ed hanno anche inventato una classe dirigente extraeuropea di origine africana ed asiatica. In tutti i settori della società americana vediamo in posti di responsabilità persone di origine etnica diversa”.
Pensa che ci saranno dei miglioramenti in Medio Oriente?
“Credo che ci sarà un codice di relazioni diverse. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama dovrà prendere delle decisioni in merito alle posizioni intransigenti di alcuni governi. Ma di fronte al radicalismo islamico non cambia niente. Il terrorismo estremista si è già fatto sentire minacciando Obama dopo la sua elezione. Questo voto rappresenta comunque la fine di un percorso di maturità politica”.
L’Italia è un paese che discrimina i suoi cittadini di origine non italiana?
“Il nostro è ancora un Parlamento di tipo monoetnico. Le persone che hanno un’origine etnica diversa fanno fatica ad essere classe dirigente. Trovo che non sia stato un buon esempio per il centrosinistra appropriarsi di questa vittoria. Nelle ultime elezioni, nel Pd non c’è stato nessun candidato di origine extraeuropea”.
Vuol dire che Obama non lo avrebbero nemmeno candidato nelle loro liste quelli del Pd?
“Credo proprio di no. Le candidature di una lista si definiscono in base all’appartenenza. Un outsider non ha alcuna speranza di essere eletto, che scardina, ridefinisce e riformula l’architettura politica. In questo senso il Partito democratico è una forza politica vecchia, paradossalmente”.
A quale partito potrebbe essere più vicino Obama?
“Non vedo similitudini. Sono due realtà molto diverse. Gli Stati Uniti hanno sempre portato qualcosa che anticipa il progresso sia nella politica che nei modelli culturali. Spero che l’elezione di Obama ci aiuti a cambiare le cose. Ho trovato molto bello il comportamento dei Repubblicani e di McCaine. E il modo in cui si accetta il gioco democratico. La fine della campagna elettorale negli Stati Uniti non è mai l’inizio di una nuova controcampagna elettorale. In Italia invece succede proprio questo. Credo che dovremmo imparare questo codice comportamentale dagli Stati Uniti. Sarebbe un passo per seguire gli Usa”.

"Che Libri", Novembre 2008


The italian editor's faults

Interview with Nicola Pezzoli
by Lanfranco Palazzolo

The environment editorial Italian is like the Mafia. He told the "Voce Repubblicana" the writer newcomer Nicola Pezzoli, author of "Tutta colpa di Tondelli" (Kaos Editions) a book that tells about the predators of Italian publishing.
Nicola Pezzoli, when he decided to make the writer?
"I think I have this' curse 'in the DNA. In my genetic code says' writer 'in spite of my bad luck. I never experienced this more than aware that one day I might end up under bridges to die of hunger. But in my life I have lived alone in this".
When he wrote his first novel type of reception that was expected?
"My first novel I wrote 22 years when it was very naive and dreamers. My first work was entitled 'Dreaming a swan blue'. It was a very naive fantasy. I expected a lot. But I did not have anything. E 'was the first chapter of the story I told in 'Tutta colpa di Tondelli '. Then I met a publisher who agrees with me publish my first novel as long as I paid him 15 million of lire. At that time in my portfolio I just 15thousands of lire".
Someone has spoken of his novel?
"In Italy they spoke not just anyone. My book was criticized by all. The review is only exit to the Spanish daily ABC on 18 October. E 'a record to write a novel Italian and be reviewed by the writer Felix Romero in a Spanish newspaper. The Spanish writer has compared me to Charles Bukowsky that, if lived in Italy, probably would not have even published a novel".
You define the environment as publishing Italian like the Mafia?
"I just do. This is so ridiculous and caricature".
In your many authors cloning their works?
"I think it is very widespread this costume. Seeing how the selection I am not surprised that this phenomenon is more extensive than we think. That's why I wanted to open my book with a quotation from Arthur Cravan 1914: 'I am surprised that some swindler has not yet thought of opening a school of writing'. Today these schools are celebrated. Until a few years ago these places had never released a talent. Today, young writers out there because all of them are almost forced out by these schools. The books of young writers emerged from these schools join the rankings at the reviews. I do not know how to define this situation. I spoke with people who had read the book of Paolo Giordano 'La solitudine dei numeri primi'. Ten people were perplexed and others have told me that was disgusting. I had just bought because they had read a flattering review in the newspapers. This is the reality".

Tutta colpa della Vigilanza

Intervista a Nicola Pezzoli
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 14 novembre 2008

Oggi mi hanno chiamato dalla "Voce" dicendo mi che l'intervista con il senatore Alessio Butti (PdL) era scaduta perchè avevano eletto il Presidente della Vigilanza nella persona dell'onorevole Villari (che poi si è dimesso). Allora mi hanno chiesto di inventarmi un'intervista. Ed ecco che ho tirato fuori dal cilindro questo colloquio con Nicola Pezzoli, di cui vi ho parlato nei giorni scorsi. Buona lettura.
L'ambiente editoriale italiano è mafioso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo scrittore esordiente Nicola Pezzoli, autore di “Tutta colpa di Tondelli” (Kaos Edizioni) un libro che racconta le fregature del panorama editoriale italiano.
Nicola Pezzoli, quando ha deciso di fare lo scrittore?
“Credo di avere questa 'maledizione' nel Dna. Nel mio codice genetico c'è scritto 'scrittore' nonostante la mia sfortuna. Non ho mai vissuto di altro che questo consapevole che un giorno potrei finire sotto i ponti a morire di fame. Ma nella mia vita ho vissuto solo di questo”.
Quando ha scritto il suo primo romanzo che tipo di accoglienza si aspettava?
“Il mio primo romanzo l'ho scritto a 22 anni, quando si è molto ingenui e sognatori. La mia opera prima si intitolava 'Sognando il cigno blu'. Si trattava di un fantasy molto ingenuo. Mi aspettavo molto. Ma non ho avuto nulla. E' stato il primo capitolo della storia che ho raccontato in 'Tutta colpa di Tondelli' . Allora incontrai un editore che si dichiarò disponibile a farmi pubblicare il mio primo romanzo a patto che lo pagassi 15 milioni. In quel periodo nel mio portafoglio avevo appena 15mila lire”.
Qualcuno ha parlato del suo romanzo?
“In Italia non ne ha parlato proprio nessuno. Il mio libro è stato censurato da tutti. L'unica recensione è uscita sul quotidiano spagnolo Abc del 18 ottobre. E' un record scrivere un romanzo italiano ed essere recensito dallo scrittore Felix Romero in un quotidiano spagnolo. Lo scrittore spagnolo mi ha paragonato a Charles Bukowsky che, se fosse vissuto in Italia, probabilmente non avrebbe pubblicato nemmeno un romanzo”.
Definirebbe l'ambiente dell'editoria italiana come mafioso?
“Direi proprio di sì. Lo è in maniera ridicola e caricaturale”.
Secondo lei molti autori scopiazzano le loro opere?
“Credo che sia molto generalizzato questo costume. Vedendo come funziona la selezione non mi stupirei che questo fenomeno si più esteso di quanto si creda. Ecco perché ho voluto aprire il mio libro con una citazione di Arthur Cravan del 1914: 'Mi stupisco che qualche imbroglione non abbia ancora pensato di aprire una scuola di scrittura'. Oggi queste scuole vengono esaltate. Fino a qualche anno fa da questi luoghi non era mai uscito un talento. Oggi i giovani scrittori escono tutti da lì perché li fanno quasi uscire a forza da queste scuole. I libri dei giovani scrittori usciti da queste scuole entrano nelle classifiche a suon di recensioni. Non saprei come definire questa situazione. Ho parlato con persone che avevano letto il libro di Paolo Giordano 'La solitudine dei numeri primi'. Dieci persone sono rimaste perplesse e gli altri mi hanno detto che faceva schifo. Lo avevano comprato solo perché avevano letto una recensione lusinghiera sui giornali. Questa è la realtà”.

Per la Vigilanza meglio Marco Beltrandi

Parla Alessio Butti (PdL)
Voce Repubblicana del 14 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Leoluca Orlando non è caput mundi. Lo pensa il senatore del Pdl Alessio Butti spiegando alla “Voce” la situazione della Commissione di Vigilanza Rai.
Senatore Butti, cosa sta accadendo per la nomina del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai? Mercoledì pomeriggio avete posto una sorta di ultimatum al centrosinistra. Cosa farete?
“Innanzitutto non era un ultimatum. Noi speriamo semplicemente che nelle ore che ci separano dalla prossima di giovedì mattina (ieri) e poi a quella delle 14,30 ci sia una sorta di rinsavimento da parte di tutto il centrosinistra. E che ci offrano una rosa all’interno della quale scegliere il Presidente della Vigilanza Rai. Del resto, i numeri del voto di mercoledì sono stati chiarissimi: Leoluca Orlando non raccoglie nemmeno tutti i voti del centrosinistra. Il centrosinistra deve cambiare le carte in tavola”.
Chi ha fatto mancare i due voti del centrosinistra che ha perso Orlando?
“No, non erano due voti mancanti. Questo è quello che dice il capogruppo dell’Italia dei Valori Massimo Donadi. Orlando ha preso 13 voti. Uno è stato contestato. Quindi i voti presi sono stati 12. E il centrosinistra conta nella Commissione Bicamerale ben 18 numeri. Quindi questo vuol dire che Orlando – tra voti dispersi e assenti – ha ottenuto la fiducia di 6 esponenti del centrosinistra”.
Come interpreta questi voti mancanti?
“Non vedo questi voti come una sfiducia personale nei confronti di Orlando. Si tratta pur sempre di una persona degna. Noi non abbiamo mai fatto una questione personale su questo esponente dell’IdV. E’ evidente che nel centrosinistra ci sia una sorta di ‘malpancismo’ generalizzato. Per cui è chiaro che qualcuno vuole lanciare dei messaggi a Walter Veltroni per cambiare rotta e cambiare direzione. Io penso che quanto detto da un uomo saggio – che conosce i meandri della Comunicazione – come Marco Follini, che non a caso era responsabile dell’informazione del Pd, è giusto. Follini ha parlato chiaramente di scelta suicida. Io credo che questa sia l’analisi più corretta”.
Mercoledì pomeriggio Veltroni ha chiesto a Donadi se l’IdV era ancora convinta di Orlando. Che ne pensa di questa richiesta?
“Non l’esegeta di Veltroni, né tanto meno di Donadi. Non riesco a capire come possa fare il centrosinistra a restare nell’angolo in cui si è infilato. Credo che questa impasse debba terminare. Il centrosinistra deve avere il coraggio di darci delle risposte. Orlando non è ‘caput mundi’”.
Cosa ne pensa della possibilità che venga eletto Marco Beltrandi?
“Credo che Beltrandi sia un uomo libero che ha ben figurato nella scorsa legislatura e attento alle questioni dell’informazione. Noi vorremmo non scegliere il candidato del centrosinistra. Se Beltrandi decide di farsi eleggere questo è un atteggiamento responsabile”.