martedì 18 novembre 2008

Mezzo secolo di legge Merlin

Che Libri, novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
"Cara senatrice Merlin...
Lettere dalle case chiuse"
pag. 127, € 10.00, EGA


In un periodo in cui la prostituzione è tema all'ordine del giorno, soprattutto in seguito al disegno di legge recentemente emanato in materia dal governo Berlusconi, leggere "Cara senatrice Merlin. . . Lettere dalle case chiuse" è un ottimo metodo per comprendere a fondo la storia della "prostituzione legale" in Italia. Il libro raccoglie un gran numero di lettere che diverse prostitute scrissero trala fine degli anni '40 e gli anni '50 alla senatrice socialista Lina Merlin, la quale aveva proposto, e poi fatto approvare nel 1958, la legge per la chiusura delle case di tolleranza. Rileggere oggi queste lettere ci permette di comprendere, come sostiene nella prefazione Mirta Da Pra Pocchiesa, che la riapertura delle "case chiuse" in realtà "sarebbe un passo indietro culturale e un modo per denigrare ancora una volta la dignità delle donne, di tutte le donne non solo delle prostitute". Chi sostiene la reintroduzione delle case chiuse, come ha fatto in passato la senatrice Elisabetta Alberti Casellati, oggi sottosegretario alla Giustizia, probabilmente perderebbe lo slancio per sostenere il ritorno della legge in vigore prima del 1958; la stragrande maggioranza. delle missive infatti si rivolge alla Merlin con toni di aperta gratitudine e di incoraggiamento a proseguire nella lotta per porre fine ad un incubo: "Signora lottate, lottate perché questo triste mercato cessi, chiudete queste tombe dei vivi. Dio vi benedirà". Il mondo politico approvò formalmente la legge voluta dalla Merlin, ma solo tre anni dopo i socialisti le chiusero per sempre le porte del Parlamento, non ripresentandola nelle liste per le elezioni politiche. La Merlin stracciò così la tessera di un partito che l'aveva in qualche modo "abbandonata", e arrivò a defìnire alcuni esponenti politici socialisti come (servitorelli dello stalinismo". Forse, al di la dello stalinismo, gli uomini del suo partito non perdonarono l'aver lottato a lungo per una legge che, benché nessuno criticasse apertamente, molti in fondo disapprovavano. Il testo contiene una postfazione di Gianni Perego e don Luigi Ciotti.

Aldo Moro politico

Che Libri, novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
Francesco Saita, pag. 140, € 15.00, Reality book

I 55 giorni del rapimento di Aldo Moro sono staú anahzzati negli anni attraverso numerosi saggi e convegni; sull'assassinio di Moro è stato scritto tutto e il contrario di tutto, soprattutto sul ruolo delle Brigate Rosse e sul complotto che starebbe alla base del sequestro ma ben poco si può leggere sulle idee politiche dello statista democristiano. A colmare questa lacuna ci ha provato Francesco Saita, con, suo Aldo Moro politico, che racconta puntualmente il progetto politico di Moro, drammaticamente interrotto dalle BR il 9 maggio 1978. Il testo presenta una lunga prefazione un'intervista di Walter Veltroni e un contributo di Marco Follini. Il leader del PD aprela breve trattazione di Saita, mentre Follini, leader dei giovani democristiani alla fine degli anni '70, rivendica il ruolo di Moro anche alla luce delle evoluzioni politiche degli ultimi anni. sostenendo che "se esiste un Pantheon del Partito Democratico, è assolutamente ovvio che Moro ne fa parte". Il volume di Saita, attraverso l'analisi dell'evoluzione del pensiero politico di Moro, in poche pagine riesce a condensare trent'anni di storia politica italiana, "dalla Costituente a via Caetani", come si legge nel sottotitolo.

Nessun provvedimento disciplinare per Villari

Intervista alla senatrice Donatella Poretti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 19 novembre 2008

Sono contraria a provvedimenti disciplinari contro il senatore Riccardo Villari. Lo ha detto alla Voce Repubblicana la senatrice radicale nel gruppo parlamentare del Pd Donatella Poretti.
Senatrice Poretti, pensa che Riccardo Villari abbia fatto bene a non dare le dimissioni da Presidente della Vigilanza Rai?
“Non ho visto positivamente l’esito di questa elezione. La vicenda non è stata una bella prova di quello che poteva fare al politica italiana e le istituzioni. Tutti hanno una responsabilità in questa vicenda. Mi riferisco al centrodestra e al centrosinistra. Comunque si sia arrivati a questa soluzione, oggi abbiamo un Presidente eletto della Vigilanza. E quel Presidente deve restare. Mi fanno sorridere gli esponenti della maggioranza che chiedono al senatore Villari di svolgere un compito istituzionalmente importante e riconosciuto dalla Costituzione. Ma ricordo agli esponenti del centrodestra che loro hanno impedito l’elezione del Presidente della Vigilanza per mesi. Ma non capisco il Pd che non vorrebbe un esponente del suo partito alla guida di questa commissione perché eletto dalla maggioranza. Villari deve restare alla guida della Commissione”.
E’ giusto che il gruppo parlamentare del Pd ricorra ad un provvedimento disciplinare contro Villari?
“Io ho difeso la senatrice Paola Binetti sostenendo che poteva esprimersi – come ha fatto – sui gay paragonandoli ai pedofili. Io non sono d’accordo con lei. Ma credo che sia un errore la punizione di partito contro l’opinione di una parlamentare. Semmai questo era un problema politico per l’onorevole Binetti. Anche per Villari penso che sia un errore prendere dei provvedimenti disciplinari. E mi pronuncerò per il no come componente del direttivo del gruppo parlamentare del Partito democratico al Senato. Villari è stato eletto e deve svolgere la funzione per la quale è stato eletto”.
Chi ha suggerito il nome di Villari al Pdl visto che il centrodestra aveva detto di voler votare Marco Beltrandi?
“Credo che da parte della maggioranza ci sia stato un doppio gioco. Fino a quando non hanno voluto fare il presidente hanno bloccato tutto. Quando sono piovute addosso a Berlusconi le critiche sulla Vigilanza, il Pdl ha deciso di far eleggere il Presidente. Ma non hanno deciso di scegliere il miglior candidato. Il Pdl ha fatto questa scelta secondo le sue convenienze e pensando di creare delle spaccature all’interno del Pd. L’elezione di Marco Beltrandi non era funzionale, per il Pdl, alle spaccature nel Pd. Anzi avrebbe rafforzato quella corrente che vorrebbe la fine dei rapporti tra Pd e radicali. Invece l’elezione di Villari è un vero problema per il Pd. Ma di questo Berlusconi non ha responsabilità”.
Come ne esce Veltroni da questa vicenda?
“Ne esce male. Ha sempre giocato in difesa”.

Diritto di sciopero

Intervista al professor Tommaso Edoardo Frosini
Voce Repubblicana del 18 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il diritto costituzionale allo sciopero deve essere bilanciato anche con la tutela degli utenti. Lo ha spiegato alla “Voce” il professor Tommaso Edoardo Frosini, costituzionalista e membro della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, organismo previsto dalla legge 146 del 1990 quale garante per l’attuazione della legge che regola di diritto allo sciopero.
Professor Frosini, che cosa è necessario fare di fronte agli scioperi bianchi nel settore del trasporto aereo che in questi giorni ha paralizzato l’Italia?
“Il diritto di sciopero è garantito costituzionalmente (Articolo 41 della Costituzione). Ma dal 1990, anno in cui il legislatore decise di introdurre la regolamentazione del diritto di sciopero, deve essere bilanciato con i diritti costituzionali degli utenti. Questo vuol dire che di fronte al diritto a scioperare ci deve essere una salvaguardia per l’utente. Lo sciopero è consentito, è garantito, ma secondo tutta una serie di regole che l’organizzazione sindacale che decide di scioperare, deve osservare. Nel caso non osservasse queste regole è soggetta a sanzione della Commissione di garanzia che sta li a vigilare secondo la quale lo sciopero deve avvenire secondo una procedura stabilita dalla legge. E poi dagli accordi che i lavoratori hanno stabilito con le aziende nei vari settori strategici dei servizi pubblici essenziali”.
In che modo fate il punto sulla situazione degli scioperi in Italia?
“La commissione di garanzia è un organismo – sia pure nei limiti delle attribuzioni che la legge gli assegna – ha un potere sanzionatorio di carattere economico modesto. Però si tratta di un organismo che riesce a monitorare gli scioperi che si svolgono nel nostro paese. Ogni settimana svolgiamo una riunione fissa (il giovedì) nella quale valutiamo che in Italia ci sono un centinaio di scioperi che investono i servizi pubblici. La Commissione interviene ogni volta per garantire che il diritto costituzionale dello sciopero non vada ad impattare i diritti degli utenti”.
Come possiamo definire il cosiddetto sciopero “pignolo” o sciopero bianco?
“E’ una forma di sciopero anomala. Esso consiste nella pedissequa applicazione delle norme regolamentari che attengono uno specifico servizio. I dipendenti applicano alla lettera tutto ciò che prevede il regolamento soprattutto nel settore della sicurezza. Sappiamo quanto questo sia importante per il settore aereo. Ma alcune procedure, come quella della messa in moto del vettore aereo, provocano una grave perdita di tempo. Nulla di male se applicano il regolamento. Ma questa pratica non è mai stata applicata in questi termini. Anzi, lo è stata in termini molto elastici. Ma questa è applicata in modo da procurare un danno all’azienda affinché questa possa pagare il ritardo nei corretti termini di attuazione del servizio. La giurisprudenza ha garantito che questa forma di sciopero anomalo è una forma di protesta ed impedimento rispetto al normale esercizio dell’attività lavorativa. E pertanto è suscettibile di sanzione. E quindi interverremo dove verrà fatta denuncia di questo stato di cose”.
E’ necessaria una denuncia per intervenire?
“Non sempre. Numerose volte siamo intervenuti quando abbiamo saputo di scioperi irregolari da notizie provenienti da varie fonti. Mi riferisco alla fonte giornalistica. Ci siamo rivolti all’organizzazione sindacale chiedendo conto di quello sciopero. Poi abbiamo aperto un procedimento di valutazione. In questo processo abbiamo sentito le parti. E dopo la Commissione ha deliberato un provvedimento sanzionatorio o assolutorio. La procedura corretta è che ogni volta si proclama uno sciopero le organizzazioni sindacali danno notizia alla Commissione, che valuta se è stato rispettato il termine di preavviso – che deve essere di 10 giorni prima dello svolgimento dello sciopero – e se è stato esperito un tentativo di conciliazione con l’azienda. Inoltre si deve verificare se lo sciopero viola gli accordi sindacali con l’azienda”.
Il preavviso è necessario anche nel caso dello sciopero “pignolo”?
“La valutazione è più controversa. Lo sciopero bianco non è proclamato. Ma è una forma anomala di concreta esercizio dell’attività lavorativa volta a creare delle difficoltà all’azienda”.
Il ministro del welfare Maurizio Sacconi ha proposto di fare una riforma della legge sul diritto allo sciopero. Cosa dovrebbe cambiare?
“E’ una legittima intenzione del ministro, che vorrebbe rivedere in alcune parti la normativa sul diritto allo sciopero. Sacconi ha esternato questa sua idea nel corso di un convegno che abbiamo organizzato come Commissione di garanzia al Cnel. Il ministro ci anticipò le linee guida di un disegno di legge delega per rivedere alcune parti della legge sul diritto allo sciopero che – a suo dire – non hanno funzionato in maniera perfetta. Il provvedimento del ministro non c’è ancora. Ma l’idea sarebbe quella di un referendum tra i sindacati per verificare l’impatto concreto dello sciopero all’interno delle organizzazioni sindacali. Mi sembra un progetto avveduto per impedire la paralisi si un settore. Per questo sarebbe ora che si facesse una legge sulla rappresentatività sindacale. I sindacati – come del resto i partiti – sono dei fantasmi giuridici e sono privi di una legge che ne regoli la rappresentanza. E allora succede che un piccolo gruppo sindacale – come nel caso dei piloti Alitali - è in grado di paralizzare l’intero settore”.
Pensa che con questa scelta si possa ledere il diritto alla libera associazione sindacale visto che i sindacati dei piloti hanno ribadito la loro linea alternativa a quella dei sindacati?
“E’ sicuramente un aspetto delicato. Però non vedrei un rattrappimento della libertà associativa laddove si impedisse al sindacato minoritario di imporre una scelta di sciopero che fosse conseguente ad un stato di agitazione collettiva. La legge elettorale consente uno sbarramento. Lo stesso si può immaginare per i microsindacati possano bloccare un servizio pubblico”.
Si può definire un associazione come quella dei piloti un sindacato minoritario visto che è pur sempre ad alta specializzazione ed è fondamentale per lo svolgimento di quel servizio? Non sarebbe innaturale togliere la rappresentanza sindacale ad un gruppo di professionisti che sono per definizione minoritari?
“Questi professionisti giocano al rialzo perché sanno di essere decisivi. Loro sono in grado di imporre alla Compagnia aerea italiana alcune scelte proprio perché il loro ruolo è fondamentale. Come Commissione di garanzia, abbiamo incontrato - proprio la scorsa settimana - le organizzazioni dei piloti in cosa consiste la loro attività. Alcuni di loro lamentano che non devono occuparsi solo della guida dell’aereo, ma devono anche preoccuparsi di chiamare con il cellulare gli impiegati che devono far scendere i passeggeri e quelli che devono prendere i bagagli. I piloti delle altre compagnie non lo fanno. Però non vedo come mai i piloti debbano paralizzare una vertenza che – in qualche misura – mira a salvare la compagnia di bandiera italiana”.
Quali sono le sanzioni più gravi che avete comminato?
“Ai tempi del decreto Bersani abbiamo sanzionato le categorie professionali che avevano scioperato come i farmacisti e gli avvocati. Allora avevamo comminato la massima pena pecuniaria: 50 mila euro. Quando ci sono state le agitazioni dei tassisti a Roma abbiamo convocato il prefetto per chiedere la precettazione dei tassisti. Ed anche questo è stato uno strumento severo che abbiamo applicato”.
Siete stati mai vittima di minacce terroriste?
“Quando ci fu l’arresto della Lioce ad Arezzo nel 2003, nel palmare della brigatista venne trovato come obiettivo sensibile di attacchi la Commissione di garanzia. Quindi abbiamo anche avuto dei rischi concreti per la nostra attività. Anche Marco Biagi – nel suo libro bianco – prevedeva una riforma che interessasse la Commissione di garanzia. Spesso i giuslavoristi sono obiettivo di azioni terroristiche. Penso che la Commissione rappresenti comunque un obiettivo visto che in certi ambienti siamo considerati come la Commissione antisciopero. Ma noi non siamo contro lo sciopero. Come professore di diritto costituzionale non sono contro il diritto di sciopero ma penso che debba essere bilanciato dal diritto dei cittadini di veder garantiti i diritti pubblici essenziali”.

Subito misure antirecessive

Intervista a Tito Boeri
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 18 novembre 2008

Ora è necessario prendere misure antirecessive. Lo spiega alla “Voce” l’economista Tito Boeri.
Prof. Boeri, cosa ne pensa dell’esito del vertice dei G20?
“Il vertice non ha deciso. Non ci sono risultati da questo incontro. Da questo vertice abbiamo compreso che il G8 non è più la sede adatta per gestire il coordinamento internazionale delle politiche economiche. Alla vigilia della presidenza del G8 l’Italia dovrebbe prendere un’iniziativa per allargare questo consesso a Cina, India e Sudcorea. Questo significherebbe aggiungere l’8% del Pil mondiale alle politiche economiche dei grandi”.
E’ d’accordo con l’allarme del Governatore di Bankitalia che ricorda come il peggio della crisi debba ancora venire?
“Sono d’accordo con Draghi. Fin qui abbiamo assistito ad una crisi che si è svolta sui mercati finanziari. I contraccolpi di questa crisi li sentono le famiglie che hanno degli investimenti nei mercati finanziari. In Italia la crisi riguarda una minoranza di famiglie, quelle più ricche. Adesso la crisi si sta trasmettendo all’economia reale sia attraverso una stretta creditizia sulle imprese e sia attraverso un calo di fiducia che rischia di innestare meccanismi viziosi di calo della produzione e provocare la recessione. Servono misure antirecessive”.
Crede che per il settore bancario italiano sia passato il momento peggiore?
“Non mi sembra che ci siano crisi di insolvenza. Mi sembra evidente che le banche italiane abbiamo bisogno di ricapitalizzarsi è evidente. Non è detto che riescano a trovare questi fondi sui mercati finanziari nel breve periodo. Potrebbe esserci bisogno di un intervento dello Stato. Mi limito ad annotare che, mentre tutti i paesi europei hanno un piano, l’Italia non ce l’ha ancora”.
Pensa che i due decreti fatti dal Governo siano insufficienti?
“Quando sono stati fatti li ho lodati. E ho detto che quei decreti erano la cosa giusta da fare. Ma poi mi aspettavo un lavoro accurato sui piani. Ma qui si continua a ragionare su ipotesi diverse. E non c’è un piano che sia ancora reso pubblico. Nel frattempo proseguono le speculazioni in borsa. Questo no va bene”.
Il Governatore di Bankitalia dovrebbe stimolare il Governo a nuove iniziative?
“Io penso che Draghi svolga questo ruolo. Il problema è il governo. Si deve agire sulla politica fiscale che è l’unica arma efficace da utilizzare. Prima di tutto dovrebbero fare la riforma degli ammortizzatori sociali. Questo è un passo decisivo per dare copertura a chi perde lavoro. Il Governo deve investire di più quando le cose vanno male e spendere meno quando le cose vanno bene”.
Con l’arrivo di Obama ci sarà un ritorno al keynesismo?
“E’ difficile dirlo. Il suo programma è meno radicale di quello di Hillary Clinton. E i margini di manovra del nuovo Presidente sono limitati”.

Grazie Carletto

Una dedica per Carletto
di Lanfranco Palazzolo

Oggi pomeriggio, mentre frugavo negli scaffali della mia libreria mi sono imbattuto in due opere di Massimo Teodori. La prima è "America Radicale", libro pubblicato nel 1969 con Bramante editrice e il secondo si intitola "La fine del mito americano" (Feltrinelli - 1976). Si tratta di due libri che avevo preso e che poi pensavo di leggere. Ma non ci sono riuscito perchè erano troppo noiosi e non mi concentravo. Non voglio fare delle critiche a Teodori. Ovviamente non ne sarei degno visto che il secondo libro citato è stato stampato dalla Feltrinelli in più edizioni. Però, quando ho ripreso questi due libri ho provato a dare una nuova letta e alla fine del secondo ci ho trovato questa cosa: "L'America d'oggi - a metà degli anni '70 - è giunta così ad un punto di non ritorno. Il mito americano (...) è definitivamente tramontato". A questo punto mi è venuto in mente un altro libro di Teodori che avevo a casa...ma che non ho letto. Si tratta di "Maledetti americani", uscito con gli Oscar saggi Mondadori nel 2003 parla della storia del pregiudizio antiamericano. Naturalmente mi aspettavo di vedere un'autocitazione di questo pregiudizio. Pensavo che Teodori citasse le sue opere frutto di questo pregiudizio che lui dice di vole combattere. Nella bibliografia finale questi due lavori del Teodori giovane non sono citati. In compenso c'è una bellissima frase di Piero Citati che potrebbe essere utilizzata come monito per chi dimentica in fretta o vuole dimenticare: "Nessuno ha mai raccolto in un'antologia le sciocchezze che gli intellettuali italiani moderni (e quelli francesi) hanno detto sulla politica".
Lasciamo perdere. Ho fatto questo discorso perchè nel libro di Teodori dal titolo "America Radicale" ho trovato una dedica che vorrei riproporre qui. La data della dedica è del 19 maggio del 1969. Si tratta di un libro che è passato tra le mani di Massimo Teodori per finire in quelle di Carletto. Non so chi sia questo Carletto. Ma ha fatto un bellissimo disegno sul libro che merita di essere visto e che vi mostro in questo post. Buona lettura.
Questo è un aggiornamento del 17 febbraio. All'inizio del 2009 ho intervistato Massimo Teodori e gli ho chiesto una precisazione su questa dedica. Se la ricordava benissimo e mi ha detto che questo Carletto altri non era che il funzionario di banca Carletto Sallustri, scomparso molti anni fa. Carletto Sallustri era di fede repubblicana. Mistero della dedica risolto.