mercoledì 26 novembre 2008

In Abruzzo il centrosinistra ha perso

Intervista a Francesco Storace
Il Tempo 26 novembre 2008

Di Lanfranco Palazzolo

Sono convinto che le elezioni in Abruzzo saranno vinte dal candidato del Popolo delle Libertà Gianni Chiodi perché il centrosinistra è allo sbando. Lo ha detto al “Tempo” il senatore Francesco Storace, leader della Destra.
Senatore Storace, quali sono le sue valutazioni circa le polemiche di questi giorni sulla campagna elettorale in Abruzzo?
“Assisto alla polemica tra il senatore Gaetano Quagliariello e la sinistra perché, di fronte al suo candidato pizzicato nel pieno voto di scambio – domani Teodoro Buontempo farà una denuncia alla magistratura – il senatore del Pdl attacca noi e la sinistra dicendo che in Consiglio regionale hanno assunto i portaborse. Non ci siamo…In questa campagna elettorale non ho sentito uno straccio di dichiarazione programmatica sul futuro dell’Abruzzo. Noi della Destra abbiamo lanciato delle iniziative concrete per dare spazio ad una politica sociale in Abruzzo. La rabbia del Pdl contro Buontempo – che ha scoperto questa storia – spiega perché non lo volevano tra le scatole quando abbiamo discusso delle elezioni”.
Che impressione ha dato il Partito democratico nei suoi rapporti con gli alleati e crede che questa forza politica abbia una politica chiara?
“Il Partito democratico ha deciso di perdere queste elezioni. Credo che vincerà sicuramente Chiodi nonostante lo svarione che gli è capitato. Ma il fatto che si sa già chi vince darà la possibilità all’elettore di centrodestra, che non vuole quella deriva, di dare voti anche alla Destra. Mi metto nei panni del vecchio comunista che sognava Berlinguer e la questione morale. E ha visto sprofondare tutto”.
Quale pensa che sia la cosa peggiore per il centrosinistra in Abruzzo?
“Credo dare i voti al candidato dell’Italia dei Valori che Di Pietro ha imposto al Partito democratico. Credo che ci sarà un astensionismo enorme a sinistra. Oggi tutti i partiti del centrosinistra sono allo sbando. Il problema è che non riesco a vedere un cambiamento vero in queste forze politiche”.
Quale sarà il futuro della sanità in Abruzzo nel rapporto tra pubblico e privato?
“E’ necessario puntare su una sanità pubblica. Abbiamo visto che fine ha fatto quella privata. E abbiamo il dovere di considerare la sanità come un servizio universale. In Abruzzo, molte zone di montagna rischiano di essere penalizzate da una politica che mira a considerare il servizio ospedaliero come un costo invece che una risorsa per i cittadini. E’ un errore”.

Il destino di Mussolini a Milano

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana del 27 novembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Benito Mussolini)

Nel mio ultimo libro ho trovato relazioni tra la cultura esoterica e Mussolini. Lo ha detto alla “Voce” il politologo Giorgio Galli, autore de “Mussolini: il destino a Milano” (Kaos Edizioni), un libro che ripercorre il rapporto tra Benito Mussolini e il capoluogo lombardo.
Prof. Galli, come è nata l’idea di questo libro che analizza i segnali di morte che Mussolini ha ricevuto da Milano?
“L’idea del libro è venuta alla casa editrice Kaos che, dopo aver letto il mio saggio sul ‘nazismo magico’, si è chiesta se ci fosse qualche elemento per raccontare e costruire qualcosa di simile sul fascismo e su Mussolini. A me è parso un compito difficile. Ma avevo il desiderio di scrivere qualcosa che non era stato detto su Mussolini. Visto che sono nato a Milano, ho pensato di fare qualcosa su Mussolini a Milano”.
Che tipo di rapporto ha avuto Mussolini con questa città?
“Qui Mussolini è stato direttore de l’Avanti e poi ha fondato i fasci di combattimento e il quotidiano il Popolo d’Italia. Mussolini ha cominciato la sua ascesa politica da Milano. E in questa città è tornato per essere poi esposto dai partigiani, da morto, in Piazzale Loreto”.
Lei ha trovato delle analogie tra il percorso politico di Mussolini e Piazzale Loreto?
“In questa piazza di Milano – nel primo dopoguerra - fu ucciso un maresciallo dei carabinieri. Mussolini scrisse un articolo su questo fatto dal titolo ‘cannibali’, nel quale raffigurava piazzale Loreto, quasi anticipando quello che sarebbe successo a lui. Ricordo che dopo la fucilazione dei partigiani in Piazzale Loreto – nel 1944 – Mussolini disse una frase che oggi può suonare proferica: ‘pagheremo caro il sangue di Piazzale Loreto’. A questo punto ho raccolto altri segnali trovando una documentazione che mi ha aiutato in questo. Il mio lavoro è stato poi quello di dare una forma organica al materiale raccolto”.
Pensa che in questo libro ci siamo elementi di novità su Mussolini?
“Credo che nel mio libro ci sono delle cose che in molte biografie di Mussolini non si trovano. Ho fatto una ricerca accurata per trovare i quei pochi rapporti di Mussolini con la cultura esoterica. Ma ho notato che – indipendentemente dalla mancanza di relazioni tra Mussolini e la cultura esoterica – questi segnali arrivavano comunque e potevano essere interpretati dal capo del fascismo. Mi riferisco – ad esempio – al rapporto di Mussolini con la Svizzera”.
Mussolini considera la Confederazione elvetica come un rifugio sia nel 1922 che nel 1945?
“Mussolini si era formato culturalmente anche in Svizzera. Nel 1922 è pronto a riparare in questo paese prima della marcia su Roma. E nel 1945 tenta di fuggire in Svizzera. Ma senza riuscirci. Verrà ucciso a Dongo, dove nel 1920 ebbe un incidente stradale esclamando: ‘questo paese porta jella’”.

Lasciate in pace Gramsci

Fatti & fattacci
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 26 novembre 2008

Lasciate in pace Antonio Gramsci. La Chiesa cattolica è sempre stata una “arruolatrice” di fedeli. In questi giorni è toccato al fondatore del Partito Comunista italiano, il quale avrebbe trovato la fede in punto di morte ricevendo i sacramenti cristiani. A sostenere questa tesi è mons. Luigi De Magistris, pro-penitenziere emerito della Santa Sede nonché conterraneo del grande intellettuale marxista. Più volte in passato erano circolate voci sul riavvicinamento alla fede del dirigente comunista. De Magistris ha spiegato di aver saputo i particolari della “conversione” da una suora che lavorava nel nosocomio. “Il mio conterraneo, Gramsci - ha detto De Magistris - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesu”. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: “Perchè non me l'avete portato?”. Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò”. “Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia”, ha concluso De Magistris. La vicenda spirituale di Gramsci è stata, a sorpresa, riportata alla luce martedì durante una conferenza stampa convocata alla Radio Vaticana per presentare il primo catalogo di santini e immagini sacre per collezionisti. Proprio un santino, del resto, secondo il racconto del monsignore, avrebbe riacceso la passione religiosa dell'intellettuale. A questo punto le perplessità aumentano. Il Vaticano presenta un’iniziativa commerciale e lega la vicenda di Gramsci. Assurdo. Inutile dire che le parole dell'esponente vaticano non hanno fugato i dubbi e le perplessità di una vicenda che rimane in definitiva privata e senza conseguenze in merito al pensiero politico di Gramsci. Non è la prima volta che viene messo in atto un tentativo del genere. Già nel 1977 era apparso un articolo sulla rivista “Studi sociali” nel quale veniva riportata una testimonianza di una suora in merito a questa presunta conversione. E’ noto a tutti che Gramsci invidiava la coesione del mondo cattolico e delle cosiddette Leghe bianche. Ma questo non lo portò mai ad un reale avvicinamento alla Chiesa e alla fede, soprattutto dopo aver visto che il fascismo era riuscito a raggiungere un accordo con il fascismo per firmare il Concordato. Del resto questo avvicinamento non è avvenuto per caso visto che pochi giorni fa “L’Osservatore Romano” aveva pubblicato in grande evidenza un articolo di Roberto Gualtieri, vicedirettore dell’Istituto Gramsci. L’articolo aveva occupato un’intera pagina. Un’iniziativa insolita per il quotidiano della Santa Sede. Forse il giornale Vaticano pensava già di calmare gli animi dell’Istituto Gramsci in vista di questo “scoop” religioso.

L'impari lotta tra De Gaulle & Sarko


Guardando questa foto qualcuno si chiederà di cosa si tratta. E' la borsa di Parigi nel novembre del 1968. Ve ne parlo per ricordarvi della prova di forza compiuta nel novembre del 1968 dal Presidente della Repubblica Francese Charles De Gaulle. Alla fine di quell'infausto mese, il Presidente francese prese la decisione di non svalutare il franco dopo che il "gruppo dei 10" aveva chiesto un intervento in quella direzione. Il "gruppo dei 10" era una sorta di G8 delle economie capitalistiche più sviluppate di allora. Per giorni, in quel novembre del 1968, i 10 (per la verità erano 11) chiesero invano a De Gaulle di prendere una decisione del genere senza riuscirci. Parlo di questo episodio dimenticato perchè mi è venuto in mente proprio in questi giorni. De Gaulle aveva preso una decisione non facile dopo il "maggio", la fuga dei capitali all'estero. La risposta del leader francese fu: Austerità. Quando - in questi giorni - ho visto la cancelliera tedesca Angela Merkel corteggiata dal Presidente Sarkozy ho ripensato a quanto siano cambiati i rapporti di forza in questi anni. Oggi è la Francia a chiedere alla Germania di uniformarsi alla svolta di un piano di azione comune per l'Europa. Ma la Germania non si fa incantare. Sottolineo questo aspetto della vicenda perchè mi preme ricordare che Sarko non è così bravo come pensano in molti. E su questo ha fallito. De Gaulle ci sapeva fare di più. Anche perchè non prendeva ordini dalla moglie......