venerdì 5 dicembre 2008

Veltroni, il segretario con le mani legate

Intervista a Pia Locatelli,
Voce Repubblicana del 6 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Veltroni ha le mani legate e non può entrare nel Pse. Lo ha detto alla Voce l’onorevole Pia Locatelli, Presidente dell’Internazionale socialista donne e vicepresidente del Internazionale socialista.
Onorevole Locatelli, ci spiega cosa è accaduto al vertice del Pse a Madrid, dove il Pd non ha firmato il manifesto europeo del socialisti europei?
“Il partito democratico non poteva firmare questo manifesto perché conosciamo bene le ragioni della mancata firma. Una parte del Pd non accetta di entrare nel Pse. Lo ha detto giovedì lo stesso Francesco Rutelli. Questo è un problema irrisolto tra di loro. Questo manifesto è il programma elettorale che tutti i partiti socialisti, socialdemocratici, che compongono il partito del socialismo europeo, condividono per le prossime elezioni. Non ci saranno più programmi nazionali. Ci sono stati due anni di incontri e di elaborazione del documento. Adesso partiamo con questo manifesto”.
Come ha visto la firma da parte del segretario dei Ds Piero Fassino?
“Capisco che i militanti del Pd, che hanno questa provenienza (i parlamentari europei dei Ds), i quali hanno lavorato a questo documento sentivano di non poter perdere questa occasione. Ma il problema è a monte. Si tratta di un dilemma irrisolto. I problemi di dimensione europea impongono ai partiti politici di fare una scelta. E’ impensabile che questo non avvenga. Il Pd si trova nella condizione di non scegliere”.
La scorsa settimana Pasqualina Napoletano ci ha detto che i dirigenti del Pse sono delusi da Piero Fassino che aveva promesso l’ingresso di tutto il Pd nella famiglia socialista.
“Guardi, io non so se questa assicurazione sia stata data. Ma i principali dirigenti del gruppo parlamentare, Martin Schultz, e di quello del Partito, Poul Rasmussen, erano convinti che il Pd sarebbe arrivato. Non credo che questa convinzione dipendesse dalle valutazioni dei due esponenti del socialismo europeo. E’ probabile che qualcuno glielo abbia fatto credere”.
Quando ha ascoltato il discorso di Veltroni a Madrid cosa ha pensato?
“Ho pensato che era il discorso di un uomo politico con le mani legate. Se Veltroni potesse farlo, direbbe di entrare nel Pse. I Ds hanno fatto tanti sforzi per entrarci. Sarebbe un paradosso andare via”.
E’ possibile formare il gruppo europeo del Pd italiano al Parlamento europeo?
“Il regolamento del Parlamento europeo non lo consente. Per formare un gruppo è necessaria la presenza di europarlamentari di cinque paesi. Questa è la ragione per la quale la Lega non può fare gruppo a se. Non credo che il Pd proverà a fare un gruppo parlamentare fantasma”.
Il Pd si romperà in due?
“Dai toni che ha usato Francesco Rutelli non lo escludo”.
Lei cosa auspica?
“L’ingresso del Pd nel Pse. Noi siamo il partito del progresso. Veltroni lo sa”.

Salvate il Vicepresidente Nicola Mancino

Il Tempo, 5 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Salvate il Vicepresidente Nicola Mancino. Antonio Di Pietro ritrova improvvisamente lo spirito garantista, che molti pensano che l'ex pubblico ministero non abbia mai avuto. E lo ritrova con il vicepresidente del Senato Nicola Mancino che ieri ha dichiarato di essere pronto a lasciare il Csm se coinvolto direttamente nel caso De Magistris: «Che la stagione dei veleni non sia mai finita — ha detto Di Pietro — è sotto gli occhi di tutti, si cerca sempre di mischiare il grano e il loglio per fare di tutta l'erba un fascio. Per questo, fino a quando i magistrati non dicono in modo chiaro che c'è un'inchiesta nei confronti di qualcuno, non buttiamo fango». Peccato che Di Pietro non sfoderi sempre questo grande spirito di solidarietà nei confronti del Csm e degli alleati di Governo. In passato, il leader dell'Italia dei Valori si è schierato pubblicamente contro alleati e avversari politici senza troppi riguardi. Ne ha fatto le spese il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco per il quale Di Pietro aveva chiesto le dimissioni lo scorso anno sul caso del generale Speciale: «Che la procura della Repubblica di Roma — aveva detto l'ex Pm — si sia espressa sul caso Visco parlando di condotta non illecita, ma illegittima, non solleva il viceministro dalla necessità di dimettersi nel rispetto delle istituzioni" («Il Giornale» del 21 settembre 2007). Lo stesso trattamento è stato riservato da Di Pietro nei confronti del Governatore della Campania Antonio Bassolino: «Farebbe bene a dimettersi. Ci sono responsabilità politiche che vanno assunte al di la delle brave persone e della buona fede» (Dichiarazione del 5 gennaio del 2008). Il leader dell'Italia dei Valori non ha mancato di far sentire la sua solidarietà anche al giudice Clementina Forleo, che aveva lanciato critiche durissime al mondo politico: «La Forleo — dichiarò Di Pietro — ventilava responsabilità penali di D'Alema, Latorre e in molti hanno cominciato a farle il processo. Poi si è presentata ad Annozero per due volte, dichiarando di aver ricevuto pressioni dai palazzi del potere, ed in molti hanno cominciato a farle il vuoto intorno. Finchè il Consiglio superiore della Magistratura decise di aprire una procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale» («Italia Oggi», 7 dicembre 2007). È curioso che oggi Di Pietro difenda il Vicepresidente del Csm, che proprio un anno fa aveva aperto una procedura giudicata negativamente dallo stesso leader de l'Italia dei Valori. Del resto, Di Pietro non poteva far altro che difendere Nicola Mancino. Già, perché nel 2000 lo stesso Di Pietro aveva scritto al Presidente del Senato Nicola Mancino e al presidente della Camera Luciano Violante una lettera nella quale aveva chiesto alle due alte cariche dello Stato di tutelarlo dagli attacchi dell'allora leader dell'opposizione Silvio Berlusconi: «Stimatissime autorità scrivo a voi perché non so a chi rivolgermi per essere tutelato. Sono un parlamentare della Repubblica che continuamente e violentemente attaccato da un altro parlamentare della Repubblica, forte del suo nome e delle sue televisioni e delle falsità che racconta tutti i giorni agli italiani per accreditare le sue aberranti tesi» («Il Corriere della Sera», 15 febbraio 2000). Chissà, forse in queste ore Di Pietro ha ripensato a quella supplica e ha pensato di restituire il favore a Mancino.