sabato 13 dicembre 2008

Gli alleati che aspettano Obama

Intervista ad Alessandro Forlani (Udc)
Voce Repubblicana del 13 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo italiano si trova in una situazione molto difficile sull’Afghanistan. Lo ha detto alla “Voce” il senatore dell’Udc Alessandro Forlani. Ecco cosa pensa sul ruolo dell’Italia in quest’area. Senatore Forlani, come cambierà l’impegno del Governo italiano sull’Afghanistan? Le truppe italiane verranno ridislocate?
“Il quadro afghano è complesso e allarmante. Fin dalle ultime elezioni presidenziali americane si è evidenziata la volontà della nuova amministrazione democratica di aumentare le truppe in Afghanistan per portare a termine il conflitto con i talebani. Dobbiamo tenere conto che in questa fase il presidente afghano Karzai è apparso favorevole ad un disimpegno della Nato dal Paese. Il presidente vorrebbe avere il pieno controllo della situazione. Ma questo controllo è difficile, vista la debolezza del suo governo. Karzai è sembrato molto determinato in questa posizione. Probabilmente cerca dei compromessi con i talebani moderati”.
Cosa dovrebbe fare il nostro Governo?
“Si trova in una situazione molto difficile. Dovrebbe aspettare l’insediamento dell’amministrazione democratica. E poi valutare quali saranno le intenzioni dei democratici. Il conflitto in Afghanistan non si ferma. I talebani si dimostrano sempre più forti. Se l’Italia mantiene il contingente nel Paese, è inevitabile che ci verrà chiesto un impegno maggiore e nelle zone maggiormente a rischio, dove si combatte. Capisco che in questo momento il ministro della Difesa Ignazio La Russa abbia qualche difficoltà ad assumere una posizione. Credo che ora sia necessario aspettare per capire meglio che tipo di azione intende svolgere il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’interesse del Governo italiano deve essere quello di muoversi nell’ambito della concertazione tra alleati e valutare se è possibile raggiungere una pace separata con alcuni settori del fronte talebano”.
Perché Karzai ha aperto il dialogo con i talebani?
“Credo che questa sia una posizione dettata dalla disperazione del presidente afghano, il quale ha compreso che in questi anni non si è riusciti ad arginare la minaccia dei nuovi talebani. In questo campo si possono distinguere anche diverse posizioni, culture e sensibilità. Può darsi che Karzai abbia individuato alcune personalità dialoganti. E pensi ad un armistizio con questi, per poi arginare le posizioni più estreme. Ma il quadro generale della situazione è difficile da valutare”.
Ci vorrà un decreto ad hoc per la missione in Afghanistan?
“Se le truppe italiane fossero spostate dove è più forte l’offensiva dei talebani emergerebbe un problema politico, anche se nel Parlamento non c’è la sinistra radicale. Prima di questo passaggio credo che la politica dovrebbe cercare di trovare un accordo con una parte del fronte talebano”.