mercoledì 17 dicembre 2008

Appuntamento domani con Giuseppe Gambale


Da parte di Fini un'opera di verità

Intervista ad Emanuele Fiano
Voce Repubblicana del 18 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Gianfranco Fini ha fatto un’opera di verità denunciando il silenzio degli italiani nel 1938 di fronte alle leggi razziali. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Partito democratico Emanuele Fiano.
Onorevole Fiano, cosa pensa delle parole pronunciate dal Presidente della Camera Gianfranco Fini sul silenzio degli italiani e della Chiesa nel 1938, anno dell’emanazione delle leggi razziali volute dal fascismo?
“Penso che il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia fatto un’opera di verità ricostruendo un quadro molto complesso con elementi di luci ed ombre. E’ vero che nell’autunno del 1938 la maggioranza degli italiani non oppose alcuna reazione all’avvio, alla promulgazione e all’applicazione delle leggi razziali volute dal fascismo. Ricordo che stiamo parlando del periodo che va dal 1938 al 1943. Credo che ci sia stato anche qualche fraintendimento sulle parole di Fini. Qualcuno ha pensato che Fini si riferisse a quello che era accaduto nell’ottobre del 1943, quando gli ebrei furono deportati dal ghetto di Roma”.
Per quanto riguarda le accuse di Fini sul silenzio della Chiesa cattolica, cosa pensa dell’atteggiamento assunto dalla Chiesa cattolica guidata da Pio XI?
“Credo che la Chiesa abbia riconosciuto – e il Presidente della Camera Fini lo ha sottolineato ricordando il mea culpa del 2000 – che non ci fu un sostanziale comportamento contrario della Chiesa sull’applicazione delle cosiddette leggi razziali. Ci furono alcuni distinguo dei parlamentari cattolici sui cosiddetti matrimoni misti. Ma non ci fu alcuna opposizione netta e seria in quel Parlamento. Nessuno alzo la voce contro quegli atti del fascismo. Da quel momento, gli ebrei furono considerati dal regime come cittadini italiani di serie B. Purtroppo questo deve essere detto. Ciò non toglie assolutamente nulla a quei cittadini italiani e a quegli uomini di Chiesa che aiutarono, nei conventi, le persone discriminate dal regime e perseguitate. Anche questo deve essere ricordato”.
Lei farebbe delle distinzioni tra il comportamento assunto da Pio XI nel 1938 e il comportamento del suo successore Pio XII dal 1939?
“Guardi, non voglio assolutamente entrare in una discussione che lascio volentieri agli storici. Questi due pontefici ebbero comportamenti diversi. Ma preferirei non entrare nel giudizio che riguarda questa discussione”.
Quando sente che Pio XII potrebbe essere beatificato, la sua reazione non è di critica? In Israele molti esponenti politici contestano questa possibile scelta della Chiesa cattolica.
“Sulle beatificazioni della Chiesa decide la Chiesa. La mia religione non conosce la santificazione. Non mi occupo di questo tema. Quello di cui sono certo è che nel 1938 mancò la parola del Papa. Ma su quello che deve la Chiesa romana non mi pronuncio”.

E Mao incontrò il Dalai Lama

Non ho mai avuto una grande opinione di Mao Zedong. Ma quando ho saputo che nel 1954 aveva incontrato il Dalai Lama devo dire che non ho cambiato opinione. Infatti, continuo a pensare che Mao sia stato un criminale politico che ha saputo presentarsi bene agli Occidentali. Certo, fa un certo effetto vedere questa foto del 1954 che riguarda un incontro tra queste due personalità. Sono in pochi a ricordare che tra i due ci sia stato un incontro. E forse sono in molti ad averlo dimenticato. Cinque anni dopo questa foto, Mao avrebbe seminato il panico e il terrore in Tibet facendo scappare il Dalai Lama in India...