giovedì 18 dicembre 2008

L'alleanza con Di Pietro è stato un errore

Intervista alla senatrice Vittoria Franco
Voce Repubblicana
del 19 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il nostro errore politico è quello di aver privilegiato troppo Antonio Di Pietro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la senatrice Vittoria Franco, che difende la segreteria di Walter Veltroni affermando che “il segretario del Pd non è affatto in discussione”. Ecco cosa ha detto alla “Voce”.
Senatrice Franco, come pensa che il Pd debba affrontare la sua crisi dopo le elezioni regionali in Abruzzo e l’apertura della “questione morale”?
“La crisi deve essere affrontata con decisione, pensando alle proposte politiche, alla costruzione territoriale del partito su un cemento morale che ci deve tenere uniti e coesi e deve dare identità. La ‘questione morale’ esiste, come testimoniano gli ultimi episodi. Ma penso anche alle migliaia di amministratori onesti del Partito democratico che fanno della buona politica, della buona amministrazione. Io vivo in Toscana e penso che in quella regione ci siano degli esempi di un buon modello politico, come del resto ci sono in altre aree. Credo che dobbiamo valorizzare quella esperienza. Noi dobbiamo pensare a innovare e ai giovani”.
L’intervento della magistratura in questo periodo ha modificato alcune scelte del Partito democratico?
“Non credo proprio che sia accaduto questo. In Toscana c’è la tradizione di un buon governo, di radicamento. Conosco tanti amministratori onesti, di grande generosità e di grande competenza. In Toscana il rinnovamento c’è stato. Ed io sono tranquilla su questo. Dove c’è il rinnovamento c’è un governo migliore”.
Crede che il rapporto del Partito democratico con l’Italia dei Valori debba proseguire? Un esponente del suo partito diceva che il Pd deve andare da solo…
“Non credo che la questione politica del Pd consista nel vedere qual è il comportamento degli altri partiti. Dobbiamo cercare di risolvere i problemi del Pd. L’errore è stato quello di privilegiare Di Pietro nelle alleanze escludendo piccole forze e gruppi più omogenei alla storia del Pd. Dopo le elezioni, Di Pietro ha cambiato radicalmente la sua connotazione politica. E questo ci ha spiazzati”.
La segreteria di Walter Veltroni è in grado di proseguire il suo mandato in queste condizioni di difficoltà politica? Quali sono le sue valutazioni sull’azione del leader del Pd?
“Veltroni non è assolutamente in discussione. Il leader del Pd è stato scelto come il segretario di questo partito dalle elezioni primarie. Mi pare che Veltroni abbia avuto così poco tempo per manifestare le sue capacità e la sua leadership. Secondo quanto è scritto nel nostro Statuto, abbiamo un congresso da svolgere entro il 2009: lo faremo con una discussione trasparente e democratica. Il ‘problema’ non è il segretario, ma dare forza al progetto politico del partito. Credo nel Pd e penso che questa sfida la vinceremo insieme a Veltroni”.

Gambale, il giustizialista che voleva la testa di tutti

L'ex delegato alla Legalità
del Comune di Napoli è tra i 13 arrestati
Il Tempo, 18 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il prossimo Natale non sarà bello per Giuseppe Gambale, definito nel recente passato come il "Nichi Vendola" centrista della Campania. L'ex parlamentare della Rete, del Pds, dei Democratici e della Margherita è stato componente della Commissione Antimafia e sottosegretario all'Istruzione. Oggi, il suo nome appare nell'elenco delle tredici ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Napoli. Chissà se in queste ore il suo pensiero è andato al 2 novembre del 1992, in piena era tangentopoli, quando la Giunta Polese fu decapitata da un'inchiesta della magistratura. In quella circostanza furono arrestati due assessori. E per l'allora giovanissimo parlamentare della Rete (era stato eletto a soli 28 anni) la sentenza politica era scritta: «Il consiglio comunale di Napoli non rappresenta i cittadini. Sei avvisi di garanzia in meno di cinque mesi, due arresti, sono l'evidente dimostrazione che molti consiglieri sono stati eletti con voto clientelare». «Polese - disse allora Gambale - si deve dimettere al più presto per consentire a questa città di essere amministrata nel vero senso della parola». L'anno dopo Gambale avrebbe occupato anche l'aula del Consiglio comunale partenopeo contro la presunta corruzione della Dc campana arrivando, nei giorni successivi, a denunciare due consiglieri della Dc nel corso di tafferugli in consiglio comunale. Proprio nel 1993 Gambale fu uno dei parlamentari più attivi nel chiedere la revoca dell'immunità parlamentare. Nel febbraio del 1993 manifestò davanti a Montecitorio attaccando le Camere: «Il numero esorbitante di autorizzazioni a procedere richieste dalla magistratura - disse allora - lo sta a dimostrare. Ci troviamo di fronte a un Parlamento e a un Governo delegittimati». Ma uno degli aspetti curiosi dell'esperienza politica di Gambale è stato il suo rapporto con De Mita. Il 20 maggio del 2005, intervistato da Il Giornale, aveva annunciato il suo avvicinamento a Ciriaco: «È uno dei leader politici che più stimo della mia terra». E pensare che quando il 1 marzo del 1993 fu arrestato il fratello del politico, Michele De Mita, il suo giudizio fu lapidario: il Presidente della Commissione Bicamerale per le riforme Ciriaco De Mita deve «seguire l'esempio dell'ex ministro della Sanità De Lorenzo». Un altro aspetto grottesco del giustizialismo di Gambale è stato il disprezzo nei confronti dell'ex assessore Dc Luigi Manco, "accusato" dal parlamentare della Rete di essere transitato per tutte le correnti del partito. Non c'è male come critica per un parlamentare che sarebbe transitato per quattro forze politiche e che oggi è costretto a fare i conti con l'intransigenza del suo passato.