lunedì 22 dicembre 2008

L'"Hotel" che non piaceva all'esercito cecoslovacco

Fatti & Fattacci
"Voce Repubblicana"
del 23 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
(Il consiglio degli acquisti dei giorni scorsi si è trasformato in un articolo per la "Voce" opportunamente rimesso in sesto. Ve lo ripropongo per la vostra gioia).

In questi giorni sono usciti in Italia due cofanetti di dvd molto interessanti. Si tratta di "Stelle Rosse" e di "Stelle Rosse 2". I cofanetti, distribuiti dalla casa cinematografica Cecchi Gori con la Noshamefilm, sono composti di tre dvd ciascuno e parlano dei film di fantascienza d'Oltrecortina (Ddr e Cecoslovacchia). In Italia siamo colpevoli di conoscere poco di questo tipo di cinema. Il film di queste due serie che colpisce più di tutti è quello di Jan Schmidt dal titolo "Fine agosto all'Hotel Ozon" (1966). Quest'opera ha una storia divertente che vale la pena ricordare per sottolineare l’assurdità dei regimi comunisti. Jan Schmidt, il regista del film, in quel periodo era impegnato nel servizio militare di leva e propose al servizio cinematografico dell'esercito cecoslovacco questo film che parlava del "The day after" la Terza guerra mondiale. L'idea non piacque affatto ai vertici dell'esercito socialista di Praga perchè parlava di un mondo distrutto, nel quale la guerra aveva lasciato in vita solo la disperazione di pochi sopravvissuti. Secondo i responsabili dell'esercito cecoslovacco era impensabile descrivere una realtà simile perché un paese socialista doveva battersi per la pace nel mondo e non erano immaginabili scenari di distruzione e di morte. Ma il film fu “lavorato” sfruttando una zona utilizzata dall'esercito cecoslovacco per le esercitazioni. “Fine agosto all'Hotel Ozon” non piacque ai generali che lo visionarono e finì in un magazzino senza “vedere” il buio delle sale cinematografiche di Praga. L'esercito non aveva una sua distribuzione cinematografica! Il destino del film era segnato. Infatti, l'opera finì nella lista dei film da bruciare. Un ufficiale si prese la responsabilità di chiamare Jan Schmidt la notte prima del “rogo” avvertendolo del destino che si stava compiendo. Il regista riuscì a salvare il suo piccolo capolavoro. A quel punto il film passò misteriosamente la frontiera cecoslovacca e fu presentato al festival del nuovo cinema di Pesaro. Il regista fu invitato. E il film vinse a sorpresa un premio da parte del Vaticano che lodò l'impegno del regista contro i pericoli di un conflitto mondiale. Schmidt racconta che Pasolini invidiò molto quel premio perchè in quegli anni il regista sperava in un riconoscimento diretto da parte del Vaticano e della Chiesa sul suo lavoro di regista. Il problema per Schmidt fu che quando gli fu conferito questo premio nel 1967 era ancora un soldato e aveva ricevuto nientemeno che un premio dall'odiatissimo Vaticano. Il festival del cinema di Trieste consacrò l'opera anche a livello internazionale e il regista divenne "intoccabile".......sia perchè era stato "benedetto" dal Vaticano e sia perchè era diventato troppo noto. Andò peggio a Dubcek l'anno dopo...Ma questa è un'altra storia...

Rutelli & Palombelli scoprono il dramma delle intercettazioni

Ecco come Rutelli si è comportato sulle intercettazioni
Il Tempo del 22 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
Presentato un esposto al Csm Rutelli & Palombelli
scopronoil dramma delle intercettazioni.

Negli ultimi giorni Francesco Rutelli e Barbara Palombelli sono intervenuti con due lettere nel dibattito sulle intercettazioni telefoniche contenute nell'ordinanza di Napoli che ha portato ad arresti ed indagini in tutta Italia. Il senatore Rutelli lo ha fatto il 20 dicembre sul Corriere della Sera, annunciando anche un esposto al Csm sulle indiscrezioni relative ad alcune frasi che avrebbe pronunciato alla Procura di Napoli, inviando una lettera al direttore Paolo Mieli. L'ex leader della Margherita, nella missiva ha chiesto che la magistratura «sia sempre molto attenta a separare gli onesti dai delinquenti, e le chiacchiere dai fatti. Continuo, però, a non essere d'accordo con chi vorrebbe impedire le intercettazioni per i reati contro la Pubblica amministrazione. Mi batterò perché si continui a farle. Certo: è consigliabile che le inchieste giudiziarie non si riducano ad alcuni casi a registratori tenuti accesi per migliaia di ore, che sostituiscano le attività di indagine». Anche la Palombelli, su Il Riformista di ieri, spiega che il suo nome «onorato è finito in una delle intercettazioni contenute nell'ordinanza di Napoli».
Secondo la giornalista, che ha smentito ogni rapporto con le vicende relative all'indagine napoletana, è necessaria un'iniziativa da parte degli amministratori del Pd: «Spegnere per una settimana i cellulari, rifiutarsi di firmare tutte le delibere, incrociare le braccia. E nel frattempo convocare - attraverso il Capo dello Stato, uomo politico sensibile e addolorato, ma fermo nei suoi richiami - una sessione straordinaria del Consiglio superiore della magistratura per un confronto costruttivo sulle nuove regole». L'aspetto curioso di questa polemica è che la Palombelli chiede un'iniziativa politica, mentre Francesco Rutelli si limita a presentare un esposto al Csm e a minacciare querele. Nella sua lunga carriera politica, Rutelli si è scagliato contro la pratica delle intercettazioni, ma le ha anche appoggiate.
Il 14 marzo del 2007, il vicepremier Rutelli criticò le intercettazioni sull'inchiesta Vip che tiravano in ballo Silvio Sircana, portavoce di Romano Prodi: «Abbiamo a che fare con un gruppo di ricattatori sia che si tratti di vip sia che si tratti di persone normali, abbiamo delle persone che sono oggetto di ricatto e oggi rimbalzano sui media», disse durante Primo Piano su Raitre. Tuttavia, nei confronti del Governatore di Bankitalia, Rutelli tenne un comportamento opposto nell'estate del 2005. Allora Rutelli non parlò di «ricattatori», non invocò la preminenza delle «attività di indagine» e chiese una smentita di Antonio Fazio sulle intercettazioni che erano state pubblicate dai quotidiani: «Se non fosse in condizioni di farlo, credo debba lasciare il suo incarico immediatamente» (3 agosto 2005). Da Radio Radicale gli rispose Carlo Giovanardi: è «irresponsabile chiedere le dimissioni di Fazio sulla base di intercettazioni pubblicate sui giornali». Poche settimane prima, quando la bufera delle intercettazioni aveva travolto i Ds, Rutelli aveva seguito la polemica senza battere ciglio. Questo comportamento non era piaciuto ai dirigenti dei Ds.
Secondo quanto riportato dall'Ansa del 13 giugno del 2007, «oggi Fassino avrebbe telefonato al leader Dl Francesco Rutelli per sollecitare una reazione di sostegno. Telefonata che, però, a quanto si apprende da ambienti della Margherita, avrebbe suscitato un certo fastidio perché avvertita come un'insistenza». Chissà se in queste ore Fassino sta pensando di chiamare Rutelli per dargli la sua solidarietà?! Oggi quella polemica ritorna attuale.

A pagina 7

Province da abolire

Parla Antonella Casu
Voce Repubblicana del 23 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo

Le province debbono essere abolite. Lo ha detto alla “Voce” la segretaria di Radicali Italiani Antonella Casu.
Antonella Casu, venerdì scorso avete fatto un volantinaggio davanti la sede dove il Pd teneva la sua attesa Direzione per chiedere l’anagrafe degli eletti. Come è andata?
“E’ andata abbastanza bene. Al volantinaggio hanno partecipato i dirigenti radicali. Abbiamo dato a coloro che partecipavano alla Direzione una copia dell’appello rivolto ai dirigenti del Pd e pubblicato su ‘Europa’. Oggi sentiamo l’esigenza di questa anagrafe. Radicali Italiani non sono coinvolti negli scandali che vediamo in questi giorni. Ecco perché abbiamo una spinta maggiore per chiedere questa riforma. Oggi è necessario riflettere alla luce dell’astensionismo che abbiamo visto in queste ultime elezioni regionali in Abruzzo. Per questo è necessario aderire a questa battaglia. Nell’incontro che avevamo avuto con Veltroni il Pd ci aveva dato una sorta di adesione. Il Pd si è limitato di mettere questo argomento tra i punti all’ordine del giorno delle prossime elezioni amministrative. Quello che invece chiediamo è di attivarsi subito per questa riforma. Invece pensiamo che alle amministrative si debba arrivare con questa riforma completata”.
La questione morale accelererà la battaglia sull’anagrafe degli eletti?
“Questo dibattito dovrebbe accelerare il consenso verso la nostra iniziativa e la realizzazione dell’anagrafe degli eletti. I grandi partiti come il Pd e il Pdl dovrebbero essere i primi ad impegnarsi su questo fronte. E’ un vantaggio per tutti riuscire a rendere trasparente l’attività e le iniziative degli eletti. Questo aiuta gli elettori agli eletti e permette di evitare il malaffare della politica. L’anagrafe degli eletti non consiste nel far sapere quanto prendono gli eletti. Questo è solo un aspetto della battaglia. Gli elettori devono sapere come vanno gli appalti e come si svolgono i processi decisionali. Solo conoscendo tutti questi atti si può comprendere se il malaffare avanza”.
I comuni di Napoli e Firenze hanno fatto qualcosa per l’anagrafe degli eletti?
“Da parte di questi due enti locali non abbiamo visto passi in avanti anche se abbiamo spedito la lettera con la nostra proposta politica. Posso dire che Frosinone è la prima provincia che ha adottato la delibera sull’ “Anagrafe””.
Pensa che le Province siano degli enti inutili?
“Credo che questo sia uno dei livelli istituzionali che debba essere superato. In Italia abbiamo troppi livelli istituzionali. La provincia ha già poche competenze che possono essere affidate agli altri enti. Credo che l’abolizione delle province è uno degli argomenti sui quali abbiamo fatto delle iniziative e presentato delle proposte nella precedente legislatura. Continueremo ancora con questa battaglia”.