martedì 30 dicembre 2008

Sul blog di Di Pietro "salta" il commento di Travaglio

Il Caso
"Il Tempo", 30 dicembre 2008
di lan. Pal.

Il «Travaglio» della famiglia Di Pietro. La lettera di abbandono dell'Italia dei valori da parte di Cristiano Di Pietro è stata commentata con durezza dai militanti del partito. E in molti hanno notato l'assenza del commento di Marco Travaglio sul sito di Di Pietro. Gabriele Antinori, sostenitore del partito: «Come mai questa settimana non c'è sul blog il consueto appuntamento con Marco Travaglio? La risposta datevela da voi, la mia gocciola di delusione e mi ricorda la sottile censura di Google su Beppe Grillo». Ma la ragione la spiega Mario Sechi: «Ma che strano oggi che Travaglio critica di Pietro e suo figlio, non viene trasmesso passaparola sul sito, ma che strana coincidenza». Lorenzo L. cerca di darsi una spiegazione a questa sparizione: «Il fatto che oggi non appaia l'intervento di Travaglio spero sia dovuto solo alla enorme importanza che le dimissioni di C. Di Pietro possano avere avuto per il padre. Restiamo comunque in attesa di delucidazioni».

Il Papa dalla parte di Brunetta

Intervista a Giuliano Cazzola
Voce Repubblicana,
31 dicembre 2008
di Lanfranco Palazzolo
Il Papa condividerebbe la politica del lavoro del ministro Renato Brunetta. Lo ha detto alla “Voce” Giuliano Cazzola, deputato del Popolo delle libertà.
Onorevole Cazzola, dopo le parole del Papa sul lavoro precario lei ha criticato gli elogi dei sindacati al pontefice affermando che il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta è più vicino ai lavoratori di quanto non lo siano i sindacati.
“Dio sta nelle cose difficili. Il ministro della Funzione pubblica cerca di fare le cose difficili. L’impegno del ministro nella frontiera del lavoro protetto del Pubblico impiego corrisponde di più ad un’idea di giustizia che non può non essere condivisa dal Papa. Le organizzazioni sindacali hanno strumentalizzato il precetto morale espresso dal pontefice contro il lavoro precario. Il messagg

io del Papa non era un invito alla stabilizzazione forzata del mercato del lavoro”.
Pensa che le parole della Chiesa sul precariato siano sincere o crede che ci sia una sorta di opportunismo sui temi del lavoro?
“La Chiesa cattolica non è una falange macedone. E’ un’istituzione complessa che ha molte divisioni al proprio interno. Naturalmente non dobbiamo pensare solo alle gerarchie ecclesiastiche, ma anche ai movimenti di base della Chiesa. Ci sono organizzazioni cattoliche vicine al centrosinistra, come l’Azione Cattolica, e organizzazioni cattoliche vicine al centrodestra, come Comunione e Liberazione. Quindi diventa difficile parlare di pensiero unico della Chiesa anche quando è espresso dal Papa. L’indicazione del Papa è quella di fare meglio. Non siamo nel migliore dei mondi possibili. Ma non possiamo pensare di tradurre le parole del Papa in misure di legge su misura per la sinistra”.
In passato lei è stato un sindacalista di primo piano. Ricorda delle conquiste sindacali e sociali raggiunte per merito della Chiesa?
“Sinceramente…Diventa difficile giudicare l’impegno della Chiesa in questo campo. Ci sono delle pastorali della Chiesa sul tema del lavoro e la ‘Rerum Novarum’. In quel caso la Chiesa ha cercato di migliorare la condizione dei lavoratori nei primi anni dello Stato Unitario. C’è un contributo dato dalla Chiesa alla crescita dello Stato sociale”.
Perché i sindacati rincorrorono le parole del Papa?
“Le parole del Papa fanno il loro gioco. Non dimentichiamo che la sinistra e la Cgil ‘campano’ sulla storia del precariato. Sono convinto che in Italia non ci sia più precariato che in Europa. Anzi, credo che in Italia il problema sia quello del lavoro sommerso. E la legge Biagi ha contrastato questo fenomeno”.
Quale pensa sia stato il merito di Brunetta nei rapporti con i sindacati?
“Brunetta ha trattato allo stesso modo Cisl, Uil e la Cgil. Questo comportamento ha portato la Cisl e la Uil alla firma del contratto sul Pubblico impiego. Non è poco”.