sabato 28 febbraio 2009

I grandi manifesti del XXI secolo

Questo è un altro manifesto che circola in questi giorni a Roma. La fotografia l'ho scattata personalmente dalle parti di via Nazionale. Il richiamo di questa affissione è ad un convegno che si è svolto a Roma all'inizio di gennaio di quest'anno sul Medio Oriente. Nel Partito Democratico non hanno le idee molto chiare sulla situazione internazionale. E quando se le fanno cercano di rimanere sul vago per non sbagliarsi. E in questo manifesto troviamo un campionario di scontatezze da segnalare. Supponiamo che io non capisca niente di politica internazionale e sia di destra. Se dovessi incrociare un manifesto del genere la prima cosa che penserei è questa: sono d'accordo con loro. Infatti, qualsiasi persona di buon senso sottoscriverebbe i tre pensierini del manifesto. Detto questo provate a domandarvi qual è la posizione del Pd sul Medio Oriente. So già quello che state pensando: non lo sapete. Per chiarirvela ho preso il titolo del Corriere della Sera del 5 gennaio scorso (pagina 8) nel quale si mette in evidenza la confusione del Pd di fronte alla crisi in MO. In quei giorni abbiamo assistito a tutte le posizioni possibili da parte del Partito democratico. Il culmine del casino è stato raggiunto proprio il 13 gennaio quando si è svolto il convegno al quale si è richiamato questo manifesto. Io non aggiungo altro. Qui sotto trovate la cronaca fatta dal "Messaggero" (non da me!) il 14 gennaio nella quale si mette in evidenza che quel dibattito si è svolto nella confusione più totale. A questo punto mi fermo qui. Ai posteri del Medio Oriente l'ardua sentenza.

venerdì 27 febbraio 2009

Separati alla nascita

Il governatore della Luisiana e astro nascente del GOP
Bobby Jindal Il pornoproduttore Riccardo Schicchi

L'intoccabile "French doctor"

Non sappiamo se le accuse di Pèan siano vere, ma vi consigliamo di leggere il libro inchiesta "Le monde selon K". Nei giorni scorsi il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, ha respinto in blocco le accuse di conflitto di interessi tra le sue funzioni governative e studi realizzati in passato per dei paesi africani contenute nel libro "Le Monde selon K" (Fayard) del giornalista Pierre Pèan - uscito all'inizio di questo mese - denunciando un attacco contro di lui "grottesco e nauseabondo". In una intervista a "Le Nouvel Observateur", il capo della diplomazia francese ha detto di aver "sempre agito nella legalità e nella trasparenza".Secondo Pean, Kouchner sarebbe fra l'altro intervenuto presso il presidente del Gabon, Omar Bongo - quando era già ministro degli Esteri nel governo di Nicolas Sarkozy - per sollecitare il saldo di fatture emesse da due società di consulenza, "Africa Steps" e "Imeda", per studi sulla riforma della sanità nel paese africano alle quali erano legati due suoi amici. Kouchner, prima di arrivare al Quai d'Orsay, era stato consulente di "Imeda" per quello studio. Anche qui smentita di Kouchner: "Ho solo detto a Bongo che non potevo più occuparmi del servizio sanitario del Paese". L'ex fondatore di Medici senza frontiere" ha precisato di aver guadagnato per le sue consulenze in tre anni di lavoro "un po' meno di 6000 euro al mese, dopo aver pagato le tasse". La figura di questo uomo politico è destinata a far discutere non solo per i nemerosi interessi del "French doctor", ma per l'avidità di potere della moglie, Christine Okrent, che riesce ad infilarsi nella direzione di qualsiasi organo di informazione. Comunque Bernard non ti preoccupare, tanto a te non ti caccia via nessuno perchè sei amico di Sarko e della sinistra. L'unica possibilità di vederti nei guai è la candidatura di Pèan alle prossime Presidenziali (Nella foto sopra BK nel 1981 ad un'asta a favore della Polonia).

Le facce di Fellini

Da domani in tutte le edicole italiane arriva "Le facce di Fellini". Questa è una pubblicazione della Sturzo editore che certo non potrà mancare nelle vostre case. Segnatevelo nel vostro block notes e domani quando uscite acquistate le facce di Fellini, una pubblicazione della Sturzo editore che allieterà le vostre serate permettendovi di capire chi sono e da dove vengono "Le facce di Fellini". E se volete fare un regalo ad un amico non dimenticate che "Le facce di Fellini" potrebbe fare al caso vostro. Con appena 5 euro potrete portarvi a casa il campionario completo de "Le facce di Fellini". Appuntamento domani mattina all'edicola più vicina. Costa solo 5 euro....

Per i repubblicani è l'ora dell'unità

Intervista a Luciana Sbarbati, segretaria nazionale
del Movimento dei Repubblicani Europei
Voce Repubblicana del 27 ottobre 2008

Oggi i repubblicani hanno uno spazio politico per tornare a combattere le loro battaglie insieme. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la senatrice Luciana Sbarbati, segretaria del Movimento dei Repubblicani europei alla vigilia del III congresso che si svolgerà all’hotel Massimo D’Azeglio il 28 e il 1 marzo prossimi. Ecco cosa ci ha detto alla vigilia di questo appuntamento.
Senatrice Sbarbati, alla vigilia dell’appuntamento di sabato prossimo lei ha parlato del congresso della responsabilità. Cosa ha voluto dire? Qual è l’interpretazione che i repubblicani possono dare a questa parola?
“Sono partita da una considerazione molto intima, ma che ha un grande valore politico: un partito si ama non per quello che è o per quello che è diventato, ma per le ragioni della sua esistenza e per la sua storia. Trovo che queste ragioni siano così moderne e attuali per i repubblicani. Nella relazione al congresso dei Repubblicani Europei ho spiegato che queste ragioni devono essere difese e rappresentate da chi le ha sempre salvaguardate e condivise in maniera autonoma ed indipendente. Nessun altro contenitore, se non quello dei repubblicani, può comprendere questo patrimonio ed interpretarlo. Credo che oggi ci debba essere uno spazio per questa cultura moderna, laica e anticipatrici del futuro e di soluzioni importanti per la democrazia del nostro paese. I due grandi partiti stanno cercando di negare l’esistenza di questo spazio riducendo tutti al silenzio. Non credo che si tratti di discutere del bipolarismo o di negarlo. Oggi vedo in atto una volontà mediocre di avviarsi verso il bipartitismo, ad una sorta di ‘reductio ad unum’ inaccettabile. Io voglio vivere libera e morire libera con la capacità di pensare autonomamente. Essere repubblicani ha senso se si crede nella ragione e sulle sue possibilità senza condizionamenti confessionali o della politica da strapazzo che i partiti della maggioranza stanno mettendo in campo”.
Siete delusi dalla politica del Partito democratico che non ha saputo essere un partito realmente laico a causa dei condizionamenti confessionali che ci sono stati al suo interno?
“Uno spazio di laicità è assolutamente inesistente nel Partito democratico. E’ inesistente perché l’atto fondativi di questo nuovo soggetto politico - al quale noi stessi abbiamo lavorato per 12 lunghi anni - è stato un atto che ha escluso tutti fuorché i post-democristiani e i post-comunisti. Queste due componenti non hanno fatto altro che propalare ad oltranza la loro nomenclatura e il loro establishment. Da parte di questi due soggetti non c’è stata nessuna apertura alla società civile e alla diversità di altri contributi. E’ chiaro che all’interno di questo schema politico ci siamo sentiti soffocare. Noi non abbiamo cercato spazi di visibilità o parlato un altro linguaggio per farci notare. Da parte nostra non c’è stata nessuna autopromozione. Io ho scelto uno spazio di espressione, quello della pluralità, che è garantito dalla Costituzione repubblicana del nostro Paese e che loro vogliono cambiare ad uso esclusivo della loro capacità di rapinare i voti a quei piccoli partiti che loro definiscono inutili. Invece, proprio i piccoli partiti sono stati il sale della democrazia perché la storia è stata sempre fatta dalle minoranze che hanno saputo sempre mettere in moto i processi di cambiamento. Questo è accaduto in Italia, ma anche nel resto del mondo”.
Oggi vede la possibilità di ripercorrere tra tutti i repubblicani una battaglia comune sui temi di comune impegno nello stesso momento in cui i grandi partiti dei due schieramenti non riescono a produrre niente?
“Sì. Credo che sia proprio il momento di fare questa riflessione. Dobbiamo domandarci se c’è uno spazio per il pensiero repubblicano, per questa cultura ‘tout court’, che sia in grado di metterci in condizione di non bussare con il cappello in mano nella case di partiti appena nati o che si rifanno il look per produrre sempre le stesse nomenclature. Sono convinta che questo spazio – seppur minoritario - ci sia. Il partito che si è battuto per la libertà di opinione e di espressione non è mai stato un partito di massa. Ritengo che sia necessaria molta intelligenza per capire. Da questo punto di vista sono orgogliosa di essere intellettualmente ‘aristocratica’. Quindi è necessario riconquistare questo spazio che ha determinato la crescita democratica del Paese. La democrazia italiana ha bisogno del nostro contributo per essere più decente per essere all’altezza di competere con le altre democrazie. Il bipartitismo mira ad annullare solo il pensiero degli altri soggetti politici e il pensiero democratico. I grandi partiti sbagliano quando provano ad imporre una soglia di sbarramento solo per liberarsi della storia. Sono convinta che la storia non nasce dal nulla e che senza la sua comprensione non si arriva a costruire nulla”.
Cosa ha pensato quando ha visto alla guida del Pd un ex democristiano come Dario Franceschini?
“Non ho alcun preconcetto. Voglio solo vedere i fatti. Se il nuovo segretario avrà la capacità – stento a crederlo, ma mi auguro che non sia così – di riaprire il processo costituente, di percorrere un percorso plurale ed effettivo dal punto di vista della definizione delle culture in grado di definire qualcosa di diverso questo sarà un grande progresso. Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di uscire dallo schema di questa tenaglia di potere. Se Franceschini avrà questa capacità noi lo seguiremo con grande attenzione in questo progetto nel quale mi sono spesa per anni. Oggi devo dire che il bilancio di questa situazione è assolutamente negativo. Per i repubblicani è un dovere tentare la strada che li possa riunire almeno su principi fondamentali e successivamente su un percorso politico comune per portare il nostro paese a comprendere che non esiste solo il polo di centrodestra e quello di centrosinistra, i quali mirano alla ‘reductio ad unum’ degli altri soggetti. Noi pensiamo che ci sia uno spazio liberaldemocratico nel quale si fa la differenza. Sono convinta che questa ‘differenza’ può contare moltissimo”.
La collocazione di questo spazio è al centro dello schieramento politico italiano?
“Diciamo che può essere un centro inteso come centrosinistra anche se queste parole hanno un valore molto relativo. Quando vedo che il garante delle istituzioni della destra liberale è diventato Gianfranco Fini, capisco che la storia cammina. Su questo dobbiamo fare una riflessione tutti quanti. Sono i contenuti che determinano la bontà del progetto politico. E proprio sui contenuti che abbiamo sfidato il Partito democratico che non ci ha voluto ascoltare, né definire un progetto. Oggi dobbiamo fare un bilancio del percorso che abbiamo fatto insieme al Pd. Sarà il III congresso del Movimento dei Repubblicani Europei a fare questa verifica. Io dirò la mia e altrettanto faranno i repubblicani. Anche io sono coinvolta in questo insuccesso. Sono io ad essere coinvolta in questa responsabilità per non essere riuscita a farmi valere come guida di questo partito. Ma devo anche dire che ho portato avanti una battaglia solitaria della quale porto con me le stimmate. Ecco perché oggi è necessario superare i vecchi antagonismi tra Repubblicani e di superare la logica degli schieramenti. Noi siamo sempre stato il partito che ha privilegiato i contenuti. Se continueremo a fare questo la nostra strada sarà spianata e in discesa”.
Nel MRE la prospettiva di superare i vecchi schieramenti è vista positivamente?
“La sensazione alla vigilia del congresso è positiva. E’ chiaro che – noi che ci siamo sempre definiti come un soggetto della sinistra democratica e non marxista – per ora le istanze dal punto di vista dello schieramento esistono. Ma io intendo superare questa situazione a partire da un manifesto. Confido che su una logica di buon governo, e per fare gli interessi del paese, di mettere in campo un progetto serio rispetto a quello a cui stiamo assistendo nel Paese. In questi mesi i grandi partiti parlano di crisi avvitandosi solo su se stessi, rispolverando vecchie logiche che si muovono tra lo statalismo e il liberismo proprio mentre emergono novità importanti come Angela Merkel in Germania. Ecco perché è necessario guardare anche fuori dal nostro piccolo orticello”.

giovedì 26 febbraio 2009

Non sparate sui pianisti


Intervista a Gregorio Fontana
Voce Repubblicana del 27 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La sconfitta dei “pianisti” costa alla Camera circa 400 mila euro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Gregorio Fontana (Pdl), segretario d’aula, il quale ci ha spiegato come cambieranno le votazioni dei deputati nel corso della sperimentazione del nuovo sistema di voto con le impronte digitali.
Onorevole Gregorio Fontana, come sta andando la rilevazione delle impronte per il nuovo sistema di voto alla Camera che si propone di debellare il rischio dei “pianisti”?
“Come è noto, l’innovazione è tesa a rafforzare la personalità del voto allo scopo di garantire che ognuno voti per se stesso. I parlamentari devono votare per se in aula. Il sistema per il voto attraverso la rilevazione elettronica delle impronte digitali è sperimentale. Nei prossimi mesi sperimenteremo questo sistema per vedere se è davvero efficiente. Lo scopo è quello di eliminare per sempre il malcostume dei pianisti in aula”.
C’è stato qualche parlamentare che si è rifiutato di aderire al nuovo sistema ed ha evitato di fornire le impronte? Come hanno reagito i parlamentari di fronte a questa innovazione?
“Il consuntivo delle adesioni al sistema, che è volontario perché il deputati devono fornire i loro dati biometrici, deve essere fatto alla fine del periodo per l’adesione a questo nuovo metodo di voto. E’ ancora presto per fare dei bilanci. Il nuovo sistema è sperimentale. Quindi dovrà passare ancora del tempo prima che diventi definitivo. Il nostro auspicio è quello di risolvere il problema dei pianisti. Ma credo che ci siano altri problemi da affrontare come quello della revisione dei regolamenti. La maggioranza deve avere la certezza dei tempi di approvazione di un provvedimento e l’opposizione deve avere tempo e garanzia di fare il proprio mestiere. Occorre che questo nuovo sistema non sia utilizzato dall’opposizione come una sorta di tempo aggiuntivo. E’ bene chiarire che questo sistema rallenterà i lavori dell’aula, nel senso che ci sarà un rallentamento pratico dei tempi di votazione. Sarà necessario che, accanto a questo sistema di serietà che garantisce la personalità del voto, ci sia anche maggiore certezza dei tempi di votazione e di lavoro per la nostra attività d’aula”.
Quanto costa questa innovazione per il bilancio della Camera dei deputati?
“A consuntivo costa 400 mila euro”.
Avete trovato delle resistenze nei gruppi parlamentari per questa innovazione che colpisce i deputati assenteisti?
“Le resistenze di fatto non ci sono state per quanto riguarda il concetto che ognuno debba votare per se. Su questo non ci sono discussioni. Il nostro auspicio l’ho detto prima. Non vogliamo che questa novità diventi una sorta di perdita di tempo istituzionalizzata dai tempi delle votazioni. Mano a mano vedremo se questo sistema è davvero efficace”.

Schegge - 10 anni prima: la tragedia di Genova

Negli ultimi tempi ci siamo abituati alle tragedie aeree. In Italia è sempre difficile trovare un eroe per caso come quello dello scorso dicembre a New York, quando un aereo ammarò poco dopo il decollo salvandosi da un pauroso schianto. Ieri abbiamo visto un'altra tragedia dalle parti di Amsterdam. E a quanto pare il 25 febbraio è un giorno disgraziato se proprio dieci anni fa un aereo dell'alitalia uscì fuori pista dall'aeroporto di Genova finendo in mare. Una tragedia per i viaggiatori, l'equipaggio e per i quattro morti di quell'atterraggio sbagliato. Questo è un ritaglio della prima del Corriere del 26 febbraio del 1999 che riporta la notizia e a fianco a destra un immagine dello schianto di ieri ad Amsterdam. Speriamo che il prossimo 25 febbraio si parli d'altro e non del tradizionale schianto del 25 febbraio.

mercoledì 25 febbraio 2009

Obama sta sbagliando sulla crisi bancaria

Intervista a Giuliano Cazzola
Voce Repubblicana del 26 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Nei prossimi mesi faremo una grande fatica a risalire la china della crisi. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giuliano Cazzola (Pdl).
Onorevole Cazzola, dopo l’annuncio del Presidente degli Stati Uniti dell’ingresso dello Stato in Citigroup le borse internazionali hanno affrontato una giornata negativa.
“Sono molto preoccupato perché il nocciolo della crisi è negli Stati Uniti. Fino a quando non si riesce a dare fiducia nel sistema creditizio non si risolvono i problemi dell’economia mondiale. Questa non è solo una questione da affrontare in ambito nazionale. Nei prossimi mesi faremo una grande fatica per risalire la china e a comprendere quello che sta accadendo. Tutte le terapie che sono state tentate per la cura del sistema bancario, finanziario e internazionale hanno dato effetti molto limitati nel tempo. La vitalità che è stata restituita da queste misure è stata solo apparente prima del ritorno di nuovi crolli”.
Cosa pensa della strada della nazionalizzazione del sistema bancario?
“Questa non mi sembra una via da perseguire perché non risolve il problema. Io credo che la proposta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di comprare dei bond e dei titoli emessi da parte dello Stato sia una terapia intermedia rispetto alla prospettiva di nazionalizzazione delle banche”.
L’approccio degli Stati Uniti è diverso? Negli Usa si sta facendo strada l’idea dell’azionista di Stato che decide. Nemmeno in Italia siamo arrivati a pensare questo.
“Ho l’impressione che Barack Obama non stia affrontando al meglio la crisi del sistema bancario nel suo paese. Credo che il nuovo Presidente degli Stati Uniti debba affrontare questa crisi con maggiore prudenza”.
Pensa che il nostro sistema creditizio corra dei rischi? Si è detto che da noi ci sono meno rischi. La realtà delle cose è questa o dobbiamo porci altri interrogativi?
“Il punto di forza del nostro sistema bancario è quello di non essere solo un sistema di carattere commerciale, ma di avere in mano anche la gestione del risparmio. Sono convinto che il vero problema del sistema interbancario sia quello di aver perso la fiducia interna. Le banche non hanno fiducia le une rispetto alle altre perché non è chiaro quali siano i titoli tossici posseduti dai singoli istituti. E quindi si fa fatica ad avere quella fluidità e quella circolarità, quel dialogo tra istituti di credito che è indispensabile al sistema”.
La Banca d’Italia sta vigilando su quello che sta accadendo?
“Me lo auguro. La Banca d’Italia è una delle poche istituzioni delle quali possiamo fidarci. Non so se ci sono i poteri della Banca d’Italia per squarciare gli arcani del nostro sistema bancario. Il sistema bancario è il grande malato della crisi. Se i mercati non tirano è perché la gente non sa cosa succederà domani”.

Libri ritrovati e...occultati

Le finanze segrete del Vaticano.
di Lanfranco Palazzolo

Ieri sono stato proprio fortunato a trovare per la modica somma di 10 euro "Le finanze del Vaticano" (palazzi editore), uscito in Italia nel lontano 1969. Questo libro ha un grande valore perchè è uno dei pochi esempi dell'editoria anticlericale di quegli anni. Il volume è una straordinaria analisi su come lo Stato del Vaticano ha accumulato tesori incredibili utilizzandoli per propri fini e senza pensare ai bisogni dei più poveri. Ma di questo libro è interessante ricordare soprattutto la figura dell'autore. Corrado Pallenberg è stato senza dubbio un grande giornalista del Corriere della Sera e del Resto del Carlino negli anni del regime fascista. Pallenberg ha fatto la Resistenza nel Partito democratico clandestino del lavoro. Alla fine della guerra Pallenberg ha scritto per il "Sunday Telegraph" e per il "Daily Express" interesandosi alle questioni relative alla Chiesa. Da questa passione è nato nel 1959 "I segreti del Vaticano" (Palazzi editore) e poi le "Le Finanze del Vaticano". Allora era pià difficile che questi libri avessero un certo successo. I canali di comunicazione erano davvero pochi. Ma la costanza di Pallenberg ci ha permesso di venire a conoscenza degli affari della Chiesa del Concilio. Quindi grazie a Pallenberg oggi possiamo scoprire qual è stata la politica finanziaria della Santa Sede negli anni '60 e qual è stata la sua concezione degli affari tra il capitalismo liberista e il mondo comunista. Il titolo del post "Le finanze segrete del Vaticano" è un abile mix dei due libri di Pallenberg. Per farvi capire meglio la strapotenza ecclesiastica vi ho postato alcune foto del libro: nella prima foto sopra a sinistra, dopo la copertina del libro, trovate la torre della borsa di Montreal; sotto a questo scritto l'Hotel Watergate di Washington e infine il mitico Hotel Hilton di Roma. Tutte queste opere sono passate tramite il capitale azionario el Vaticano. Cercate e trovate il libro di Pallenberg ne vale la pena.

Schegge - 10 anni prima: la legge (mancata) sulla procreazione assistita

Dieci anni fa il centrosinistra cercò di far approvare una legge progressista sulla procreazione assistita. Il 25 febbraio del 1999 la Camera approvò un articolo del provvedimento che consentiva alle coppie di fatto la fecondazione. Non parteciparono a quella seduta numerosi esponenti politici del centrodestra come Berlusconi e Casini. Ma il Vaticano entrò in campo sgridando il Polo delle Libertà. I leader del centrosinistra non riuscirono a sfruttare quella superiorità parziale. L'arrabbiatura del Vaticano fu determinante perchè la legge sarebbe ritornata in aula a maggio per essere poi stravolta dai cattolici del centrosinistra e dal Polo. Solo nel giugno del 2000 la legge fu bloccata definitivamente al Senato dal centrosinistra che fece approvare degli emendamenti che avrebbero stravolto la legge, costretta a far ritorno in Commissione.

martedì 24 febbraio 2009

Fine di un figlio del vecchio PCI

Intervista a Michele De Lucia
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 24 febbraio 2009
(a sinistra il "Ventrusconi")

Alla guida del Partito democratico, Walter Veltroni ha dimostrato di essere figlio del vecchio Pci. Lo ha detto alla “Voce” il tesoriere di radicali italiani Michele De Lucia, autore de “Il baratto” (Kaos Edizioni), libro che documenta gli accordi tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi nel corso degli anni ’80.
Michele De Lucia, qual è stata la impressione dopo aver appreso delle dimissioni di Walter Veltroni?
“L’ex segretario del Partito democratico avrebbe potuto dimettersi dopo le elezioni politiche o dopo le elezioni regionali in Abruzzo. Veltroni ha inanellato una lunga serie di sconfitte elettorali. Penso che Veltroni abbia abbandonato il Partito democratico semplicemente per inguaiare i suoi compagni del Partito democratico e per evitare di essere crocifisso dal partito. Oggi non si può pensare ad un risultato positivo per il Partito democratico alle prossime elezioni europee. Ci vorrebbe un miracolo per evitare questo calo elettorale. E’ difficile pensare che assisteremo ad una ripresa del Pd a meno che non sia proprio Berlusconi a garantire la tenuta del Pd aprendo i cordoni dell’informazione per favorire il Pd, soprattutto per non essere considerato il totale responsabile delle scelte del suo Governo. Penso che Veltroni ha seminato quanto ha raccolto: nulla. Non c’era un progetto politico”.
Quali sono stati gli errori di Veltroni?
“Direi la lunghezza dello scontro politico sulla Vigilanza Rai. Il Partito democratico non ha saputo esprimere una posizione unitaria sulla vicenda di Eluana Englaro. Il Partito democratico ha espresso il nulla e nello stesso tempo ha messo in pratica la politica degli inciuci e del compromesso con Berlusconi. Il risultato non poteva che essere questo”.
Pensa che Veltroni abbia dimostrato di essere un inetto?
“Ha dimostrato di essere figlio in tutto e per tutto della tradizione comunista. Il segretario del Pd ha dimostrato di seguire la via togliattiana anche contro noi radicali. Lo ha fatto anche rifiutando di allearsi con una lista autonoma dei radicali. L’ospitalità concessa da Veltroni ai radicali è sembrato più un tentativo di liquidarci che di garantire l’ingresso in Parlamento di una delegazione radicale”.
Cosa farà Veltroni dopo questo secondo fallimento?
“Dubito che Veltroni farà altro nella vita. Magari si farà anche lui una fondazione come D’Alema. Mi sorprende che la politica italiana consideri giovane Walter Veltroni che ha 55 anni. Se è così Veltroni avrà una lunga vita politica”.
Pensa che Berlusconi sia dispiaciuto dell’uscita di scena di Veltroni? Qualcuno ha ironizzato dicendo che sarà difficile per capo del Governo trovare un avversario così.
“E’ vero, un avversario così non si incontra tutti i giorni soprattutto se pensiamo che quei due si sono retti il gioco a vicenda”.

Schegge - 10 anni prima: Casini presidenzialista

Pierferdinando Casini è il classico democristiano. Per lui la politica è l'arte del cambiamento in base alla necessità del momento. nel 1994 Berlusconi finanzia il CCD e lui è il più berlusconiano degli alleati; nel 2006 Berlusconi non lo fa diventare leader della Cdl e lui fonda il centro; nel 2009 Berlusconi gli propone la legge elettorale con lo sbarramento al 4% e lui la fa dopo essersi alleato con lui in Sardegna. Insomma, nella prima Repubblica Casini avrebbe fatto la sua grande figura. Oggi con Berlusconi davanti si deve fermare. E quando Berlusconi - nel dicembre del 2008 - gli propone il presidenzialismo lui gli risponde così: «Il presidente del Consiglio sappia che se coltiva un'ambizione presidenzialista noi siamo risolutamente contrari nelle condizioni date e con le distorsioni già esistenti. Ma soprattutto, invece di gettare ballon d'essai, si occupi della vita reale dei cittadini». Ma il 24 febbraio 1999 Casini era di un altro avviso. Basta leggere "la Repubblica" di quel giorno. Evviva la Dc di una volta meno Casini...

lunedì 23 febbraio 2009

Pd: autoconservazione di un gruppo dirigente

di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 24 febbraio 2009
Intervista a Stefano Folli

Il Partito democratico ha scelto Dario Franceschini solo per salvaguardare il suo equilibrio interno. Lo ha detto alla “Voce” l’ex direttore del "Corriere della Sera" ed editorialista del “Sole 24 Ore” Stefano Folli.
Stefano Folli, cosa pensa dell’elezione di Dario Franceschini alla guida del Pd?
“Secondo me è stata una scelta abbastanza logica nella situazione che si era creata. Questa scelta era in qualche modo scontata perché era la cosa più prevedibile e quella su cui era più facile trovare un accordo tra le varie correnti interne. In questo senso era una scelta utile al gruppo dirigente. Se vediamo le cose in un’altra prospettiva, l’elezione di Dario Franceschini è una scelta di tono minore. In questa fase, il Partito democratico avrebbe dovuto mandare un segnale forte all’elettorato. Naturalmente questo segnale non si è visto. Si è fatta la scelta di Franceschini per garantire un certo equilibrio interno”.
Come possiamo interpretare questa uscita di scena di Veltroni?
“Sono convinto che il progetto del Partito democratico, così come lo ha interpretato Veltroni, era fallito. L’ex segretario del Pd non è riuscito a superare tutta una serie di ostacoli. Ma non è riuscito a dare chiarezza al progetto che si voleva perseguire. Non è stata data una chiara identità politica al partito e la linea politica era oscillante ed ambigua. Il progetto è fallito”.
Ci sono analogie tra la fuga di Veltroni nei Democratici di sinistra del 2001 e quella del 2009 con il Partito democratico?
“No. Ogni situazione politica ha una sua storia. Non vedo nessuna analogia”.
Cosa pensa della marcia indietro di Pierluigi Bersani che si era candidato alle primarie e oggi dice che Franceschini è la cosa giusta da fare?
“Bersani poteva venir fuori solo se si fosse fatta una battaglia a viso aperto. In questo momento si pensava che fosse distruttivo. Si è cercato di preservare quel tanto di unità delle varie componenti. Non a caso Franceschini si è appellato all’unità. Bersani avrebbe diviso il Pd. Certo, Bersani rappresenta un’ipotesi politica più forte e quindi potrebbe emergere dopo questo passaggio transitorio. Allo stato delle cose, Franceschini è un candidato di transizione”.
Bersani si è bruciato?
“No. Il Pd deve avere una linea politica molto chiara. Franceschini non ha portato questa chiarezza nel Pd. Il nuovo segretario ha detto alcune cose. Ma ha di fatto confermato questo stato di cose. Per il Pd sarebbe stato meglio fare una scelta forte oggi a costo di forzare lo statuto del partito”.
Sarebbe stato meglio fare le primarie in una fase critica come questa?
“Le primarie o il congresso. Comunque qualsiasi cosa che potesse dare un segnale forte. Ma il Pd non era assolutamente preparato a farlo. Il gruppo dirigente ha pensato solo ad autoconservarsi”.

Walter l'africano

In questi anni si sono dette tante cose su Veltroni l'Africano. Approfittiamo dell'occasione per invitare l'ex segretario del Pd a cogliere la palla al balzo per partire alla volta del continente nero. Ne avrebbe certamente bisogno visto che per tutta la vita è sempre rimasto dalle parti di Piazza Fiume. Siamo convinti che due anni in Africa potrebbero cambiare il nostro Walter e ridarcelo nel suo splendore (Il ritaglio sopra e di Repubblica del 5 febbraio 2003).

L'indimenticabile "No" di Ualter

Come sapete, Veltroni non c'è più. Si è dimesso da segretario del Pd. Non è giusto che abbia lasciato. Poteva ancora fare tanto per il Pdl. Ma la storia non si fa con i "se" o con i "ma". Allora per rendere omaggio a questo politico lungimirante volevo piazzare il titolo del messaggero del 13 novembre del 1999 che testimonia come Veltroni già allora aveva compreso quali potevano essere per lui i rischi del Pd. Grazie Ualter, non ti dimenticheremo mai.

Orsacchiotti nello spazio

Come qualcuno saprà, a dicembre quattro orsacchiotti di peluche sono stati lanciati al limite dello spazio. L'idea è del 'Churchill College' dell'universita' di Cambridge. Gli orsetti giocattolo sono decollati il 1 dicembre del 2008, appesi ad una mongolfiera gonfiata ad elio equipaggiata con numerose telecamere, un ricevitore Gps, un computer di bordo e una radio, necessari ad accompagnare il loro viaggio della durata di due ore e nove minuti a 30 kilometri sopra il livello del mare. Le tute sono state disegnate dagli alunni che hanno collaborato al progetto organizzato dallo 'Spaceflight student club' dell'universita' inglese. L'esperimento mira a coinvolgere i giovani nella scienza e nell'ingegneria e il suo scopo e' quello di vedere quale delle tute, disegnate da diversi gruppi di lavoro, protegga meglio gli orsacchiotti dalle rigide temperature (53 gradi sotto lo zero) che si incontrano a quelle altitudini. Qui trovate la pagina relativa all'avventura degli orsacchiotti. Gli orsetti (nella foto sopra sulla strada del ritorno) sono tornati sani e salvi alla base. Gli studenti li hanno accolti con grande gioia chiedendogli: "Avete sentito freddo?". No, si sta benissimo. La prossima volta venite anche voi...

domenica 22 febbraio 2009

La classica intervista in ginocchio


Maria e il sogno di Carta "Raiset"

Maria de Filippi merita tutta la nostra ammirazione. Ieri si è distrutta di fatica lavorando al festival di Sanremo a titolo gratuito. Ma non appena è finito il festival è entrata nella redazione di "Tv Sorrisi e Canzoni" per spiegare che la sua presenza sul palco del festival di Sanremo era casuale rispetto alla vittoria di Marco Carta. Chissà perchè lo ha fatto? "Marco Carta - ha scritto la De Filippi - ha vinto il Festival e la mia felicita' si moltiplica perche' ero presente sul palco dell'Ariston proprio nella serata della sua incoronazione. E mi arrabbio se qualcuno vuole vedere una strana coincidenza perche' non si puo' rovinare ne' avvilire il sogno di un ragazzino che si e' sorprendemente, e per me meritatamente, avverato". L'articolo è stato scritto alle due del mattino nella redazione sanremese di "Tv Sorrisi e Canzoni". La conduttrice racconta i motivi che l'hanno spinta ad accettare l'invito di Bonolis a partecipare alla serata finale del Festival: "Io sono venuta a Sanremo accettando volentieri, ma anche un po' timorosa, l'invito di Paolo anche perche' finora non avevo mai "messo piede" in Rai. Ed e' indubbio che sono venuta all'Ariston anche felice di sapere che, a cantare su quel palco, c'erano Marco e anche Karima, pure lei "nata" ad "Amici". In realtà alla De Filippi interessa anche di lavorare con la Rai. Ma oltre a questa aspirazione, manifestata dalla De Filippi a l'Espresso uscito il 13 febbraio scorso, non ci sfugge lo scambio tra Paolo Bonolis e Maria De Filippi. Infatti il conduttore di Sanremo aveva partecipato alla puntata di "Amici" dello scorso 28 gennaio. Un vero e proprio caso. Inoltre non possiamo dimenticare il legame "particolare" tra Bonolis e Mediaset come aveva scritto il quotiddiano il "Corriere della Sera" dello scorso 3 dicembre. Fino a poco tempo fa Piersilvio Berlusconi aveva rivendicato che Bonolis era ancora sotto contratto con lui. L'articolo è qui sotto. Fate voi...

Dov'è Pierluigi Bersani?

Come avete visto, Walter Veltroni si è dimesso davvero ed è fuggito senza presentarsi all'assemblea del Pd. Lo sapevano tutti che avrebbe fatto così..Peccato, se fosse rimasto in questi mesi le risate sarebbero state garantite. Il vero mistero di queste dimissioni è il comportamento dell'altro fuggitivo: Pierluigi Bersani. Nei giorni scorsi Bersani si era candidato alla segreteria del partito. Ebbene, questa poteva essere l'occasione per "conquistare" il partito. E allora per prendere adeguatamente per il.....Bersani ho pensato di piazzare qui qualche "ultima parola famosa" di Bersani sulla sua leadership "democratica"..........................

Pierluigi Bersani, Ansa del 1 febbraio 2009
L'esponente del Pd, pero', non si tira indietro: quando il tema sara' d'attualita' ''daro' il mio contributo nelle forme che si decideranno insieme''. ''Ho dato ampie dimostrazioni di quanto conti per me l'unita'. Non si puo' dubitare che io sia uno della ditta''.

Pierluigi Bersani, Sky tg24 del 4 febbraio
Bisogna invece chiamare tutti a raccolta e limitare le aree di disagio che ci sono, questo è il contributo che sto cercando di dare. Sto lavorando con tutte le forze che ho perché questo partito sia utile al Paese". Il ministro ombra Pierluigi Bersani commenta cosi', a Sky Tg24 Mattina, le dichiarazioni di Goffredo Bettini su una sua eventuale candidatura alla guida del Partito democratico.

Pierluigi Bersani su Panorama del 6 febbraio 2009
L'ex ministro dello Sviluppo economico mette in discussione il modello centrato sulle primarie e rivaluta il ruolo degli iscritti: "Il partito - dice Bersani - è un'associazione di volontari della politica dove la sovranità è degli aderenti, i quali in determinate circostanze possono cederla agli elettori.
Ma senza prescindere dalle loro responsabilità. Prima di tutto vengono la discussione e il pronunciamento degli aderenti. Sennò il partito si riduce ad un regolamento".


Pierluigi Bersani su Repubblica del 6 febbraio 2009
"La volta scorsa ho fatto una grandissima cavolata a non candidarmi alle primarie". Lo afferma Pierluigi Bersani in una intervista a 'La Repubblica' parlando di una sua candidatura alla guida del Pd. Bersani prepara cosi' la sfida di ottobre e spiega: "ho deciso di espormi subito perche' sento il disamore dei nostri elettori, la mancanza di una prospettiva. Hanno bisogno di un punto di riferimento, altrimenti se ne vanno".

Assemblea degli amministratori del Pd del 7 febbraio 2009
Pierluigi Bersani, ministro dell'Economia del Governo ombra, difende la sua scelta di proporre la propria candidatura alla segreteria del Pd, e da Bologna, dove partecipa all'assemblea degli amministratori del partito, replica a chi lo accusa di dividere ulteriormente il partito chiarendo: "Insegnare l'unità a me si fa fatica, visto il mio curriculum". "In modo molto sereno - ribadisce l'esponente democratico - ho detto che stavolta non mi tiro indietro, punto e basta. Poi lo so anche io che non è il momento, quando sarà l'ora sarà così - chiarisce - credo che questo mio segnale vada visto come un segnale volto anche alla gente che magari può essere disaffezionata e avere dei dubbi".
Sky tg24 dell11 febbraio 2009
Mi candido adesso per dare un contributo e per dare fiducia. Pierluigi Bersani a SkyTg24 Economia spiega perchè ha deciso di annunciare adesso la sua corsa alla segreteria del Pd. "Capisco la critica" dice a chi ritiene abbia scelto un momento poco opportuno, "ma il congresso sarà comunque in autunno e l'ho fatto perchè volevo dire che io ci sarò, per dare un contributo di fiducia, perchè ho sentito diverse aree di ripiegamento. Adesso però stiamo tutti assieme, siamo una squadra, perchè abbiamo altro da fare, dobbiamo lavorare per la crisi".
Il giorno dopo l'elezione di Franceschini (22 febbraio 2009)
A questo punto non potevo sottrarmi ad un appunto dopo l'elezione di Dario Franceschini. Pierluigi Bersani ha fatto sapere che Franceschini lo ha convinto, ma si lamenta del fatto che il Corriere abbia stravolto le sue parole dicendo che lui vorrebbe correre ancora per la leadership. Invece, adesso è cambiato tutto per Bersani. Potenza di Dario Franceschini. Ma per far sapere il suo reale pensiero Bersani utilizza il suo portavoce Stefano Ditraglia. Ecco cosa ha detto oggi il suo collaboratore: ''Il Corriere della Sera e' l'unico giornale in Italia a riportare l'esatto contrario di cio' che pensa Bersani dell'elezione di Dario Franceschini a segretario del Pd. Come ha detto in tutti i modi ieri e come ribadisce oggi convintamente, il giudizio di Pier Luigi Bersani e' che si e' fatta la cosa giusta e che Franceschini ha detto parole chiare sulle esigenze politiche immediate''. A questo punto, il ritiro della sua candidatura per sempre è obbligatorio...Tanto adesso c'è Franceschini...

Soro cerca di imitare Fanfani

Antonello Soro ha sempre avuto una smodata voglia di assomigliare ad Amintore Fanfani e di passare alla storia del Partito democratico come l'uomo che ha raccolto la sua eredità. Per realizzare questo obiettivo anche Soro ha provato a rendere popolari le sue orecchie, come fu costretto a farlo Fanfani, ma a quanto pare nessun militante del Pd gli è venuto dietro a tirargliele. Allora, ieri, nel corso dell'assemblea del Pd, ha deciso di farlo da solo. Almeno Fanfani un critico che una cosa così gliela faceva ce l'aveva....Soro no!
L'episodio illustrato nella seconda foto è accaduto il 9 maggio del 1979, fu immortalato in una foto che fece subito il giro del mondo. A compierlo fu Angelo Gallo, ex attivista della Dc, morto nel maggio del 1997 ad Acri. Gallo, che nel 1979 era consigliere comunale ad Acri per la Dc, spiegava il suo gesto col fatto che piu' volte si era rivolto a Fanfani per chiedergli interventi piu' incisivi per il Sud. "Lui pero' - diceva Gallo - era rimasto sempre sordo alle mie richieste". Negli ambienti vicini a Fanfani si e' sempre sospettato, comunque, che quello di Gallo sia stato un gesto concordato con gli avversari interni di partito dell'ex presidente del Senato. E in questo senso non sarebbe stata casuale la presenza del fotografo in quel momento proprio accanto a Fanfani.

Il ritorno del "male"


In questi giorni è nato su Facebook un gruppo di amici del settimanale satirico "Il Male". Per rendere onore alla nascita di questo gruppo ho deciso di pubblicare la mia intervista con Vincino realizzata due anni fa quando fu pubblicato "IL MALE 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira". Buon ascolto e facciamoci tanto "Male".

Sanremo prima di Battiato

Giuni Russo (Giusi Romeo), "Amore no" - Sanremo 1968


Alice (Carla Bissi) - "Il mio cuore se ne va" - Sanremo 1972

Sanremo Antiproibizionista

Sibilla: "Oppio".

Vasco Rossi: “Vado al massimo”

Fiorella Mannoia: “Caffè Nero Bollente”

Francesco Magni: “Voglio l'erba”

Una Carta dopo l'altra...

Marco Carta Vince "Amici" 2008

Marco Carta vince Sanremo 2009



Povia era vincitore...

Meno male che non ha vinto Povia. Credo sia stato un bene che "Luca era gay", la canzone presentata dal cantante milanese a Sanremo, non sia arrivata prima al festival. Non sono uno che si prende "troppo sul serio" o che non rispetta quello che gli altri ritengono "giusto". Anzi, non riesco proprio a capire perchè qualcuno possa pensare di minacciare di morte Povia. Lo trovo assurdo. Ma questo non significa affatto condividere quello che ha detto Povia nella sua canzone autobiografica. Preferivo Nek che anni fa si presentò con una canzone antiabortista. In quel caso ritenevo che fosse giusto difendere la vita anche attraverso una canzone. In questo caso ci troviamo di fronte ad un'altra situazione. Il cantante rinchiude l'omosessualità nel recinto della devianza parificandola quasi ad un reato. Una volta avevo letto una parabola del Vangelo secondo Matteo sulla visita di Gesù a Cafarnao. Posso dire senz'altro che il figlio di Maria non avrebbe mai criticato "Luca perchè era gay", anzi avrebbe valutato la sua fede invece di giudicare il suo amore. Forse questo, solo questo, era importante per Gesù.
Ecco come l'episodio, riportato nella stampa a destra, viene raccontato da Matteo nel Nuovo Testamento:
"Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: "Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente". Gesù gli rispose: "Io verrò e lo curerò". Ma il centurione riprese: "Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo (amico dalla traduzione latina e non "servo", nota del blogger) sarà guarito. Perché anch`io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va`, ed egli va; e a un altro; Vieni, ed egli viene, e al mio servo: "Fa` questo, ed egli lo fa". All`udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: "In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall`oriente e dall`occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti". E Gesù disse al centurione: "Và, e sia fatto secondo la tua fede". In quell`istante il servo guarì".
Matteo 8,5-13
Ecco, quello che più colpisce in questo racconto è il fatto che a Gesù questa relazione - vera, presunta - non produca giudizio morale, non costituisca un problema. A Gesù interessa un’altra cosa, che esula dalla sfera della "moralità" dei due: la sfera della fede.
Ecco invece cosa pensa Povia nel Vangelo "secondo Luca":
"Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo, Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire che se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo che su questo argomento è diviso, non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio passato ho scavato e ho capito tante cose di me mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare stava fuori tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo bene mio padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere mamma mi parlava sempre male di papà mi diceva non sposarti mai per carità delle mie amiche era gelosa morbosa e la mia identità era sempre più confusa

Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo

Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte mi vergognavo e le cercavo di nascosto c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la pensava uguale poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore sì con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso e mi sentivo un colpevole prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi lo assolvono cercavo negli uomini chi era mio padre andavo con gli uomini per non tradire mia madre

Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo
Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni spesso ci tradivamo io cercavo ancora la mia verità quell’amore grande per l’eternità poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei che non c’entrava niente lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva ricordo solo che il giorno dopo mi mancava questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso ma adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo".

sabato 21 febbraio 2009

Omaggio a Jean-Michel Folon



Per anni mi sono chiesto di chi fosse la sigla iniziale delle trasmissioni di "Antenne 2" che guardavo la mattina tardi quando ero bambino. Quella sigla era attraente e curiosa. Oggi ho cercato il filmato di quella sigla e l'ho trovato scoprendo che era opera di Jean-Michel Folon che raggiunse il grande successo di massa proprio con quella sigla. Lo avrebbe meritato prima. Forza della televisione.

E' morto il micio "Socks"

Lutto in casa Clinton: "Socks" (Nella foto sopra al termine di una conferenza stampa contro i gatti antiamericani), ex gatto presidenziale e idolo dei media, è morto alla veneranda età di 18 anni. Mi ero occupato del gattone in un articolo pubblicato tempo fa sul Felino...., anzi sul Velino. Dal 2001 (anno nel quale Bill Clinton lasciò la Casa Bianca) il gatto nero dal muso e dalle zampe bianche viveva con la segretaria Betty Currie, che ne ha annunciato la scomparsa. "Socks ("Calzini") ha dato tanta felicità a Chelsea e a noi nel corso degli anni, così come a tutti i bambini e agli amanti dei gatti nel mondo: gli siamo riconoscenti", hanno dichiarato Bill e Hillary in un comunicato. Quelli alla Casa Bianca furono per "Socks" anni gloriosi ma anche difficili: dal 1997 dovette coabitare con "Buddy", cane presidenziale al quale dichiarò immediatamente guerra senza quartiere.

Separati alla nascita

Tracey Thorn degli "Everything but the girl"
Arisa, vincitrice delle Nuove proposte Sanremo 2009


Come distruggere i partiti in due mosse

Intervista a Stefano Ceccanti
Voce Repubblicana, 21 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La riforma della legge elettorale europea si svolgerà in due tempi. Lo ha spiegato alla “Voce” il costituzionalista e senatore del Pd Stefano Ceccanti.
Senatore Ceccanti, perché avete voluto questa riforma della legge elettorale per le europee che prevede solo lo sbarramento al 4%?
“L’ipotesi di riforma che avevamo proposto riguardava anche l’aumento delle circoscrizioni elettorali per rendere più vicino il rapporto tra cittadini ed eletti. Resta aperto il problema della rappresentanza femminile nelle liste perché le norme incentivanti sono inefficaci. Io penso che se vogliamo delle riforme condivise e registriamo un consenso, pur limitato, l’ottimo finisce per essere un limite al bene. Per questo dobbiamo accettare il limite di una riforma a due tappe per colpire la frammentazione ed introdurre questa soglia di sbarramento che è pur sempre un punto di incontro salomonico tra il 3% che avevamo proposto e il 5% del Pdl. E subito dopo le elezioni europee rifletteremo a freddo sui nodi della riforma da affrontare e la completeremo”.
Pensa che sia un errore tagliare fuori dal voto almeno 3 milioni di cittadini?
“Questo è un ragionamento statico. Noi prendiamo con questa somma i partiti che erano sotto il 4% alle ultime elezioni politiche. Ma sappiamo che la riforma proporrà a queste forze politiche di aggregarsi. Infatti, in questi giorni si stanno già producendo significative aggregazioni. Per questo penso che il numero delle liste che otterrà meno del 4 per cento sarà molto limitato. E alla fine avremo un panorama di sei, sette forze politiche che superano il 4% e che semplificherà il quadro politico anche per la transizione italiana”.
Chi trae vantaggio da questa riforma?
“Non lo sappiamo chi ne trae vantaggio. Questo dipende dal voto espresso dagli elettori. Alle elezioni europee le persone votano molto liberamente. Noi abbiamo visto i risultati più strani alle elezioni europee. Non si sa a chi giovino. Ci sono anche altri paesi che hanno una soglia come la nostra. Qui non si tratta di scegliere tra un maggioritario puro o un sistema uninominale secco. La necessità di evitare la frammentazione è un dato comunemente acquisito”.
I gruppi parlamentari più colpiti da questa riforma saranno i liberali e i Verdi?
“Ripeto che questo non posso dirlo. Dipenderà dai risultati delle prossime elezioni europee”.
Nella nuova legge elettorale europea cambierà il numero delle preferenze?
“No quello resta come prima. In Sicilia e Sardegna resta una preferenza. Nelle altre regioni restano due o tre preferenze. Questo elemento non viene toccato dalla riforma”.
Avete pensato a dare una rappresentanza politica alla Sardegna?
“Questa regione ha un numero maggiore di abitanti della Sicilia e non esprime un eletto. Ci penseremo dopo le elezioni europee”.

giovedì 19 febbraio 2009

In Israele ci vuole la Livni

Voce Repubblicana del 20 febbraio 2009
Intervista a Francesca Maria Marinaro
di Lanfranco Palazzolo

La Livni sarebbe la migliore soluzione politica per Israele. Lo ha detto alla “Voce” la senatrice Francesca Maria Marinaro del Partito democratico, membro della Commissione Esteri del Senato.
Senatrice Marinaro, dopo le elezioni politiche in Israele cosa accadrà per la formazione del nuovo Governo israeliano?
“Il mio auspicio è che in Israele ci sia un governo del buon senso per quella realtà e per quella situazione. Per come ha svolto la sua campagna elettorale, caratterizzata da un impegno per la pace, credo che un governo capeggiato dall’attuale ministro degli Esteri Livni sarebbe la soluzione politica migliore. Tuttavia, in quella situazione, dopo l’intervento a Gaza, all’interno della stessa opinione pubblica l’opinione pubblica è diventata più radicale nelle sue scelte politiche. Il risultato quasi di pareggio tra Kadima e il Likud, che rappresenta una delle forze politiche più fondamentalista della destra israeliana, la quale ha sempre invocato un intervento contro i palestinesi di Hamas”.
Kadima e i laburisti israeliani hanno “lavorato” per la vittoria del Likud sostenendo l’operazione “Piombo fuso” alla fine dello scorso anno?
“I risultati delle elezioni politiche israeliani sono lì. Credo che in una situazione del genere, soprattutto dopo il ricorso dell’uso della forza, la forza politica che poteva raccogliere un buon successo era proprio il Likud. Una forza progressista come quella dei laburisti ha sicuramente pagato un conto abbastanza elevato”.
Crede che Benjamin Netanyahu abbia paura di governare con un leader oltranzista come Avigdor Lieberman?
“Credo che dopo la sua prima esperienza di Governo, Netanyahu abbia bisogno di un alleata solida. Credo che il leader del Likud si sia posto più di un problema prima di arrivare ad una coalizione più equilibrata e meno sbilanciata sul fronte estremista. Certo, la soluzione migliore per Israele sarebbe una coalizione che comprenda forze moderate con forze centriste, con il contributo dei laburisti. Certo, non nascondo che la situazione politica è abbastanza complessa”.
Visto il sostanziale pareggio delle elezioni politiche in Israele, lei farebbe un paragone tra questa situazione e quella italiana dopo le elezioni politiche del 2006?
“No, sono situazioni completamente diverse. Se troviamo delle similitudini rispetto ai risultati di quel voto, non credo che ci siano altri elementi di comparazione”.
Crede che l’approccio di Obama ai problemi del MO sia giusto anche se non ha lasciato quest’area sotto le dirette competenze del Segretario di Stato Hillary Clinton?
“Non credo che sia un segno di sfiducia alla Clinton. Penso che per la Casa Bianca sia utile avere un elemento di fiducia che segue le vicende del MO. Lo stesso Obama aveva garantito un suo impegno specifico su Israele”.

Sylvie Vartan - una cicala canta (1968)



UNA CICALA CANTA PER UN ESTATE SOLA
1968


Io leggo dentro agli occhi tuoi
Sei come un libro che non ha
Non ha segreti e non ne avrà
Mi piange il cuore e non lo sai

L'estate brucia presto
Un sogno come il nostro
L'amore che mi giuri
Lo porti via con te

Il treno parte e non c'é più
Ancora un poco resto qui
La mano trema come se
Volesse dirti ancora ciao

Una cicala canta
Per un'estate sola
L'amore che mi hai dato
Finisce insieme a lei

L'estate brucia presto
Un sogno come il nostro
L'amore che mi giuri
Lo porti via con te
Una cicala canta
Per un'estate sola
L'amore che mi hai dato
Finisce insieme a lei

Siamo tutti copioni

(2007)


(1994)