giovedì 19 febbraio 2009

In Israele ci vuole la Livni

Voce Repubblicana del 20 febbraio 2009
Intervista a Francesca Maria Marinaro
di Lanfranco Palazzolo

La Livni sarebbe la migliore soluzione politica per Israele. Lo ha detto alla “Voce” la senatrice Francesca Maria Marinaro del Partito democratico, membro della Commissione Esteri del Senato.
Senatrice Marinaro, dopo le elezioni politiche in Israele cosa accadrà per la formazione del nuovo Governo israeliano?
“Il mio auspicio è che in Israele ci sia un governo del buon senso per quella realtà e per quella situazione. Per come ha svolto la sua campagna elettorale, caratterizzata da un impegno per la pace, credo che un governo capeggiato dall’attuale ministro degli Esteri Livni sarebbe la soluzione politica migliore. Tuttavia, in quella situazione, dopo l’intervento a Gaza, all’interno della stessa opinione pubblica l’opinione pubblica è diventata più radicale nelle sue scelte politiche. Il risultato quasi di pareggio tra Kadima e il Likud, che rappresenta una delle forze politiche più fondamentalista della destra israeliana, la quale ha sempre invocato un intervento contro i palestinesi di Hamas”.
Kadima e i laburisti israeliani hanno “lavorato” per la vittoria del Likud sostenendo l’operazione “Piombo fuso” alla fine dello scorso anno?
“I risultati delle elezioni politiche israeliani sono lì. Credo che in una situazione del genere, soprattutto dopo il ricorso dell’uso della forza, la forza politica che poteva raccogliere un buon successo era proprio il Likud. Una forza progressista come quella dei laburisti ha sicuramente pagato un conto abbastanza elevato”.
Crede che Benjamin Netanyahu abbia paura di governare con un leader oltranzista come Avigdor Lieberman?
“Credo che dopo la sua prima esperienza di Governo, Netanyahu abbia bisogno di un alleata solida. Credo che il leader del Likud si sia posto più di un problema prima di arrivare ad una coalizione più equilibrata e meno sbilanciata sul fronte estremista. Certo, la soluzione migliore per Israele sarebbe una coalizione che comprenda forze moderate con forze centriste, con il contributo dei laburisti. Certo, non nascondo che la situazione politica è abbastanza complessa”.
Visto il sostanziale pareggio delle elezioni politiche in Israele, lei farebbe un paragone tra questa situazione e quella italiana dopo le elezioni politiche del 2006?
“No, sono situazioni completamente diverse. Se troviamo delle similitudini rispetto ai risultati di quel voto, non credo che ci siano altri elementi di comparazione”.
Crede che l’approccio di Obama ai problemi del MO sia giusto anche se non ha lasciato quest’area sotto le dirette competenze del Segretario di Stato Hillary Clinton?
“Non credo che sia un segno di sfiducia alla Clinton. Penso che per la Casa Bianca sia utile avere un elemento di fiducia che segue le vicende del MO. Lo stesso Obama aveva garantito un suo impegno specifico su Israele”.

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